L’espressione vittoria mutilata, a cosa si riferiva D’Annunzio?

vittoria mutilata

L’espressione vittoria mutilata fu coniata nel 1918 dal poeta Gabriele D’Annunzio, al termine della Prima guerra mondiale, per descrivere la delusione italiana. Nonostante la vittoria nella Grande guerra, gli interessi territoriali del Paese non furono pienamente rispettati. Adottata dai nazionalisti, l’espressione si identificò in un’avversione contro i governi del Biennio Rosso (1919-20) che, dopo il trattato di Versailles e i 14 punti di Wilson, non difesero a sufficienza le rivendicazioni italiane.

Il contesto storico e il patto di Londra

L’origine della vittoria mutilata è legata alle decisioni prese prima dell’ingresso dell’Italia in guerra. Nel 1914, il governo dichiarò la neutralità, nonostante la Triplice Alleanza con gli Imperi centrali. Nel 1915, in seguito a trattative segrete con le potenze dell’Intesa (Francia, Regno Unito, Russia), il governo Salandra si accordò per combattere contro i suoi ex alleati. La decisione era basata su interessi territoriali. L’Italia sarebbe entrata in guerra a fianco di chi avesse garantito le migliori concessioni in caso di vittoria. Oltre a questo, esisteva un contenzioso con l’Austria per le cosiddette terre irredente. Poiché l’Austria era restia a fare concessioni, l’Italia si schierò con l’Intesa.

Nel 1915, l’Italia entrò in guerra. Le promesse furono formalizzate nel Patto di Londra (1915): in cambio del suo impegno militare, l’Italia avrebbe ottenuto il Trentino Alto-Adige, la Venezia-Giulia, l’Istria (esclusa Fiume) e parte della Dalmazia.

Territori promessi (patto di Londra 1915) Territori ottenuti (trattati di pace 1919-20)
Trentino, Alto Adige fino al Brennero, Trieste, Gorizia. Confermati. L’Italia ottenne questi territori.
Istria (esclusa la città di Fiume). Confermata. L’Istria divenne italiana.
Gran parte della Dalmazia. Negata. La Dalmazia fu assegnata in gran parte al nuovo Regno di Jugoslavia (con l’eccezione di Zara).

La conferenza di pace e la questione di Fiume

Nonostante la vittoria, le promesse non furono mantenute del tutto. Alla conferenza di pace di Parigi, i rappresentanti italiani non riuscirono a esigere il pieno rispetto del patto. La situazione fu complicata dal presidente americano Wilson che, non essendo firmatario del patto, basava la divisione dei territori sul principio di autodeterminazione dei popoli. Questo principio fu usato dall’Italia per rivendicare la città di Fiume, a maggioranza italiana ma non inclusa nel Patto di Londra. Tuttavia, lo stesso principio andava contro le rivendicazioni italiane sulla Dalmazia, a maggioranza slava. Il trattato di Versailles (1919) negò all’Italia la Dalmazia e lasciò in sospeso la questione di Fiume, che fu occupata da soldati interalleati. La reazione fu rabbiosa: tra i nazionalisti si diffuse il malcontento per una vittoria che non rendeva onore ai seicentomila caduti.

L’impresa di Fiume e le conseguenze

Fu in questo contesto che Gabriele D’Annunzio cercò di annettere Fiume all’Italia. Nel settembre 1919, si mise a capo di reparti dell’esercito ribelli e volontari nazionalisti. Il 12 settembre 1919 marciò su Fiume, scacciando le truppe interalleate e proclamando l’annessione della città all’Italia. D’Annunzio istituì un governo provvisorio, la Reggenza del Carnaro. L’occupazione, che rischiava di causare gravi incidenti internazionali, fu osteggiata dai governi italiani. La questione fu risolta nel novembre del 1920, quando il governo Giolitti firmò con la Jugoslavia il trattato di Rapallo. Secondo l’accordo, la Dalmazia andava alla Jugoslavia (tranne Zara, che restava italiana) e Fiume veniva dichiarata città libera. Poiché D’Annunzio si rifiutò di lasciare la città, Giolitti ordinò all’esercito regolare di attaccare. L’operazione fu compiuta durante il Natale del 1920, in quello che D’Annunzio definì il Natale di sangue. Il sentimento nazionalista generato dalla “vittoria mutilata” e dall’impresa di Fiume fu una delle cause principali che, a partire dal 1919, favorirono l’ascesa di movimenti di estrema destra, come il Fascismo.

Fonte immagine: Wikipedia Commons

Articolo aggiornato il: 13/09/2025

Altri articoli da non perdere
Sindrome di Stendhal: cos’è, sintomi e come riconoscerla
La sindrome di Sthendal

La sindrome di Stendhal, nota anche come "sindrome di Firenze", è un disturbo psicosomatico che provoca sintomi fisici e psicologici Scopri di più

La filosofia di Xunzi: la natura umana è malvagia
La filosofia di Xunzi: la natura umana è malvagia

Durante il periodo degli stati combattenti, in Cina, si assiste al fiorire di una grande quantità di sistemi di pensiero Scopri di più

Tarocchi dei Decani: la guida completa al legame tra astrologia e carte
tarocchi dei Decani

I Tarocchi dei Decani non sono semplici carte: sono il punto di incontro esatto tra astrologia e cartomanzia. Mentre i Scopri di più

Eris: la dea greca della discordia e il pomo d’oro
Eris: la dea greca della discordia

Gli dei dell'Olimpo sono protagonisti di affascinanti avventure, ma anche divinità minori popolano storie bizzarre. Tra queste vi è Eris, Scopri di più

Imperialismo, cos’è e come ha influenzato il mondo
Imperialismo, cos'è e come ha influenzato il mondo

L'imperialismo è la tendenza di una nazione a estendere il proprio dominio economico e politico su altri territori. Il processo, Scopri di più

Canzoni d’amore italiane: le 6 più belle
Canzoni d’amore italiane: le 6 più belle

Le canzoni d'amore italiane rappresentano una delle espressioni artistiche più nobili della nostra cultura, capaci di unire melodia e poesia Scopri di più

Condividi l'articolo!

A proposito di Andrea Marchegiano

Vedi tutti gli articoli di Andrea Marchegiano

Commenta