Mottainai: la filosofia giapponese del non spreco

Mottainai: la filosofia giapponese del non spreco

Mottainai è la parola giapponese per dire “spreco”, inteso come spreco che si può risparmiare ma viene comunque attuato. La parola non è solo un’espressione comunemente usata per esprimere rimpianto, è anche un concetto filosofico, ben più largo, intessuto nella cultura giapponese.

Sintesi del concetto Mottainai

Aspetto Descrizione
Etimologia Da “Mottai” (essenza intrinseca) + “Nai” (negazione/non esserci)
Significato principale Spreco, rimpianto per il potenziale perso, gratitudine
Radici filosofiche Shintoismo, Buddismo, Animismo (gli oggetti hanno energia)
Applicazioni pratiche Riciclo, riparazione (Kintsugi), riutilizzo tessuti (Sashiko)

Il significato di Mottainai e le origini

La parola mottainai in giapponese ha alcune interpretazioni:

  • Deriverebbe dalla scrittura in caratteri 勿体 (mottai) accanto alla negazione “nai”, cioè non esserci. Mottai è “l’essenza intrinseca delle cose”. L’espressione sarebbe quindi un modo antico per dire “l’essenza/il potenziale di quell’oggetto non c’è più”, cioè è stato sprecato.
  • È un concetto shintoista (e buddhista) per cui ogni oggetto (in particolare il cibo) è il prodotto indiretto di sforzi e lavori da parte di persone, risorse e natura. Per questo “mottai-nai” si riferirebbe alla “nonsostanza”, cioè al fatto che nulla in questo mondo è un oggetto indipendente al resto della realtà. Qui ci sono tinte più profondo di pensiero.

In certi casi, questa parola viene usata per esprimere che si è immeritevoli di qualcosa e quindi si è grati.

Ecco due esempi comuni di frasi giapponesi con la parola Mottainai:

  1. まだ使えるのに捨ててしまうのは勿体ないSarebbe uno spreco buttarlo quando è ancora utilizzabile!
  2. もったいないことに多くの人はスマホの機能の大半をほとんど使っていない. Peccato che molte persone utilizzano a malapena le funzionalità del loro smartphone.

Mottainai quindi viene usato verso oggetti di cui si è grati, come il cibo. L’obiettivo di molti giovani giapponesi legati al mottainai è quello di consumare un oggetto fino alla fine; e questo significa, potenzialmente, utilizzare l’oggetto per tutta la vita finché non si rompe e diventa non funzionante.

Perché non sprecare? Energia e ricordi

Per il Giappone, in particolare per chi onora questo concetto, ogni oggetto possiede energia che condivide con noi. Noi, a nostra volta, cediamo la nostra energia verso gli oggetti. Ogni oggetto che possediamo diventa quindi parte di noi: buttarlo non è solo uno spreco di materiale, ma soprattutto un rifiuto a ricordi e affetto. La commemorazione dei legami affettivi con oggetti da noi considerati inanimati potrebbe essere un tratto dello Shintoismo e del più antico animismo, per i quali in ogni spazio e in ogni entità naturale esistono Kami e spiriti.

Mottainai nell’ambientalismo giapponese e nel kintsugi

Lo spirito mottainai proviene dalla chiamata opposta al consumismo: nella società questo si può vedere come la diffusione di negozi di riparazione di elettrodomestici, negozi di riparazioni di vestiti per bambini, il riciclo attivo di bottiglie di plastica, l’accumulo di olio esausto da cucina e molte altre attività. Come avviene nella prevenzione dei crimini, anche in questo caso, la popolazione giapponese sembra molto collaborativa con il governo per promuovere azioni di non-spreco.

Mottainai, però, è una parola dal valore innanzitutto quotidiano: quando si ricama (sashiko) si deve stare attenti a non buttare drappi, poiché questi verranno riutilizzati; quando si produce il sake, i sedimenti del riso fermentato non vengono sprecati ma vengono usati per produrre altri cibi. Il mottainai è visibile persino nella più conosciuta tecnica della riparazione dei vasi: kintsugi. Secondo un pensiero tipicamente giapponese, ma non per forza relegato solo ai giapponesi, quando si rompe e va in frantumi un oggetto, invece di venir buttato, viene riassemblato con una lacca d’oro. Il prodotto finale acquista persino più fascino dell’oggetto integro prima della rottura. Il legame affettivo condiviso con quell’oggetto è più forte dell’incidente che lo ha distrutto.

Una parola già internazionale: Wangari Maathai

Wangari Maathai
Wangari Maathai nel 2006 (Wikicommons)

Wangari Maathai, ambientalista del Kenya vincitrice del Premio Nobel nel 2004, durante una sessione a United Nations del 2009, utlizzò questa parola davanti a un pubblico non giapponese. Le sue parole sono state:

«Even at personal level, we can all reduce, re-use and recycle, what is embraced as Mottainai in Japan, a concept that also calls us to express gratitude, to respect and to avoid wastage.»

«Anche al livello personale, tutti possiamo risparmiare, riutilizzare e riciclare ciò che viene accettato come Mottainai in Giappone, un concetto che ci chiama anche a esprimere gratitudine, a rispettare e a evitare lo spreco.»

 

Fonte Immagine in Evidenza: Wikicommons

Articolo aggiornato il: 11/01/2026

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