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Eroica Fenice

Lo Shintoismo e l'adorazione del Kami

Lo Shintoismo e l’adorazione del Kami

Lo scintoismo o shintoismo è una religione politeista e animista originaria del Giappone. Potrebbe essere classificata come la prima forma religiosa della nazione, venuta al mondo antecedentemente al Buddhismo.
Essa prevede il culto e l’adorazione dei kami, parola giapponese che sta ad indicare un dio, una divinità, o uno spirito. I kami possono legarsi ad elementi del paesaggio, forze della natura, esseri e qualità che questi esprimono; possono anche essere spiriti di persone venerate. Molti infatti sono considerati antichi antenati di interi clan. Persino gli imperatori possono essere o diventare kami.
Suddetti spiriti non si distanziando dal mondo naturale o fisico, bensì ne fanno parte, con tutte le positività e le negatività che questo comporta. Sono manifestazioni di musubi (結 び) l’energia di interconnessione dell’universo, e considerati esemplari di ciò a cui l’umanità dovrebbe tendere. Abitano una realtà parallela alla nostra il cui mondo è chiamato shinkai (神 界, “il mondo dei kami”),ed essere in armonia con con loro vuol dire esserlo con la natura stessa.

Sei caratteristiche che definiscono il kami

  1. Se rispettati i kami nutrono e donano amore, ma ignorarli significherebbe distruzione e disarmonia. L’obbiettivo degli shintoisti deve essere placare lo spirito al fine di ottenere il loro favore ed evitare la loro collera.
  2. Vi sono due tipologie di spirito: uno gentile (nigi-mitama) e l’altro assertivo (ara-mitama).
  3. I kami non sono esseri visibili, bensì abitano nelle persone che li venerano, nei luoghi sacri e risiedono nei fenomeni naturali.
  4. Essi si muovono, visitando luoghi di culto, ma non vi abitano per sempre.
  5. Ve ne sono tanti: ci sono 300 diverse classificazioni di kami elencate nel Kojiki (le antiche cronache del Giappone), e tutte con funzioni diverse.
  6. I kami inoltre hanno un dovere nei confronti del luogo o dell’idea che abitano. Come i fedeli devono rendere i kami felici, così i kami stessi sono obbligati a fare altrettanto.

Classificazione religiosa

La religione shintoista è di difficile classificazione. Molti la accostano all’animismo, ma la mitologia la definisce una religione politeista dai tratti sciamanici.
La preoccupazione primaria tra le sue linee di pensiero non risiede nella vita dopo la morte, bensì trovare pace e armonia in questo mondo piuttosto che in quello successivo. Lo shintoismo non possiede rigidi dogmi o luoghi santi da adorare al vertice di ogni cosa, tanto meno preghiere da ripetere con costanza. E’ piuttosto una collezione di rituali e metodi, intesi a mediare le relazioni tra gli esseri umani e i kami.
Intreccia le sue radici con quelle del buddhismo, poiché le due religioni hanno esercitato una profonda influenza l’una sull’altra per tutta la storia del Giappone, ma è stata influenzata anche dal contatto con le religioni straniere, soprattutto cinesi. Da notare per esempio, che la parola Shinto è essa stessa di origine cinese.
E’ necessario sottolineare però quanto questa religione non sia “gelosa” dei suoi fedeli: questo per dire che si può essere sia shintoisti che buddisti, oppure seguire altre religioni senza garantire alcun vincolo di fedeltà ad una soltanto.
Queste caratteristiche conferiscono allo Shintoismo un carattere di completezza semplice ed efficace, caratteristiche che gli consentono di sopravvivere tutt’oggi, facendone una religione importante e millenaria.

Tipi di Shintoismo

Ne si possono riconoscere principalmente cinque, ma si tratta di differenti forme di culto tutte mirate allo stesso obiettivo:

  • Shintoismo Imperiale: rituali eseguiti dall’imperatore nei confronti dei suoi numerosi kami, in particolare Amaterasu  la dea del sole, al fine di assicurare la continuità dello stato, la felicità del popolo e la pace mondiale.
  • Shintoismo Templare: quello statizzato e praticato nei templi jinja . Si tratta dello shintoismo organizzato, che riassume in se tutte le sue pratiche. E’ nato solo nel secolo scorso, ma affonda le sue radici nella preistoria.
  • Shintoismo settario: è composto da tredici gruppi, che pero negli anni settanta hanno formalmente dichiarato di non essere una forma di shintoismo. Formatosi nel XIX secolo, questa tipologia venne a formarsi quando i templi shintoisti vennero separati dalle altre istituzioni religiose ed usati per condurre riti e celebrazioni sotto la direzione dello Stato.
  • Shintoismo popolare: la forma non istituzionale delle pratiche shintoiste, frammentate tra le varie credenze popolari. Queste si legano allo sciamanesimo, alla divinazione e all’esorcismo, provenienti da influenze taoiste  , buddiste e del Confucianesimo .
  • Shintoismo di Stato: tentò di purificare lo shintoismo dalle pratiche del buddismo e del confucianesimo, ma si trattava di una religione talmente distorta, nazionalista e corrotta da risultare spesso incoerente. In seguito alla sconfitta giapponese nella seconda guerra mondiale venne abolito e l’imperatore forzato a rinunciare al suo status di divinità.

Insegnamenti ed etica

La concezione moderna dello Shintoismo sta nell’esistenza di una vita dopo la morte e nella trasposizione in anima del corpo fisico. A differenza delle pratiche buddiste, che promuovono il distacco dai desideri e dagli attaccamenti, lo Shintoismo enfatizza questa vita e la ricerca della felicità in essa. Sebbene abbiano prospettive molto diverse sul mondo, la maggior parte dei giapponesi non vede alcuna necessità di riconciliare le due religioni e pertanto le pratica entrambe. Perciò è comune per molte persone praticare lo Shintoismo in vita ed essere comunque sepolte con un funerale buddhista.

Lo Shintoismo presenta un infinità di insegnamenti positivi. Una prima regola etica risiede nella disponibilità verso gli altri: l’uomo deve sempre aiutare il prossimo per mantenere l’armonia e il benessere della società. Di conseguenza, tale religione promuove l’umiltà a discapito dell’egocentrismo e dell’egoismo.
Non ha dei veri e propri comandamenti come il cristianesimo, bensì degli obiettivi legati al culto della famiglia, nella quale il soggetto cresce e sviluppa se stesso; della natura, in quanto espressione del divino e dei kami; la pulizia, che vuol dire purezza una delle massime virtù. Essenziale per condurre una vita armoniosa; ed infine i matsuri, ossia i festival dedicati ai kami.

Simbologia dello Shintoismo

I Torii

Il simbolo universalmente riconosciuto dello Shintoismo. Sono i portali che danno accesso ai templi e alle zone sacre. Rappresentano l’interazione tra il mondo umano e quello divino. Attraversarli significa rivitalizzare i sensi spirituali e rinnovare di continuo la partecipazione alla vita, all’universo intero e alla propria esistenza soggettiva.
L’origine dei Torii è semisconosciuta, ma molte voci li ricollegano agli uccelli e alla loro permanenza su di essi. Animali importanti poiché simbolo del collegamento tra Terra e cielo. La parola Torii è infatti composto da tori, che significa uccello con l’aggiunta di una i finale.

Tomoe

Detto anche Yin-Yang-Yuan o Triplo Taijitu, è il simbolo della triplicità dell’energia cosmica shintoista. Due delle tre parti del tomoe rappresentano lo Yin e Yan, la terza parte l’universo.

Corda Sacra

Considerata espressione delle potenze spirituali, è una composizione che spesso appare in molti templi shintoisti o in luoghi sacri. Viene frequentemente appesa all’asta orizzontale dei torii per incrementarne il significato sacro, oppure la si può trovare legata al tronco di un albero, o attorno ad una roccia, poiché considerati espressione delle potenze spirituali.
Lo shimenawa consiste in una treccia di paglia di riso, alla quale vengono appese strisce di carta, i cosiddetti gohei (御幣), che sono, dopo lo specchio, l’elemento più utilizzato per raffigurare le divinità.

Maneki neko o Gatto della fortuna

Nel Diciassettesimo secolo, in un tempio di Tokyo, viveva un monaco poverissimo, costretto a dividere il suo cibo con un gatto Tama. Un giorno, durante una tempesta, un ricco signore si fermò sotto un albero del tempio per ripararsi dalla pioggia. Mentre aspettava la fine della tempesta, vide un gatto, che con la zampa, lo invitava a seguirlo verso il tempio. L’uomo si alzò per seguire il gatto e proprio in quel momento un fulmine colpì la pianta. Da quel giorno l’uomo divenne amico del monaco e del gatto, che non dovettero più vivere in povertà. Quando il gatto Tama morì fu seppellito nel tempio di Goutokuj“.

Sicuramente la leggenda più popolare del Maneki neko (招き猫), letteralmente gatto che invita, all’estero chiamato anche gatto della fortuna. Sebbene sia di origini buddiste, il Maneki neko è simbolicamente raffigurato come portafortuna anche nelle pratiche shintoiste.
La sua figura risale tra il XIV e il XVII secolo, avendo origine ad Osaka, anche se alcune testimonianze combaciano la sua nascita all’epoca d’importazione dei gatti in Giappone.

Conclusioni

Questo è certamente un piccolo spiraglio su un ampio velo di mistero che circonda le tradizioni giapponesi. Un riassunto delle caratteristiche fondamentali di questa tanto affascinante credenza religiosa.

Fonte immagine: pixabay.com

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