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Riforma goldoniana: riassunto, caratteristiche e opere

Riforma goldoniana: la rivoluzione del Teatro

La riforma goldoniana è il progetto strutturale con cui Carlo Goldoni, uno degli autori più fecondi della letteratura italiana, ha fondato il teatro moderno nel Settecento. Questa rivoluzione ha spazzato via due secoli di improvvisazione scenica: Goldoni eliminò la recitazione a braccio, sostituì le vecchie maschere fisse con personaggi reali (i cosiddetti “caratteri”) e impose agli attori lo studio mnemonico di un copione scritto. Un cambiamento radicale che ha trasformato il palcoscenico in uno specchio fedele della nascente società borghese e dei suoi valori.

🎯 Cosa sapere subito sulla riforma goldoniana

  • La sintesi: si tratta del passaggio definitivo dal teatro di improvvisazione (basato su un generico canovaccio) al teatro di testo, in cui ogni battuta e ogni pausa sono scritte dall’autore.
  • Le date chiave: il processo inizia timidamente nel 1738 con Momolo Cortesan e si compie definitivamente nel 1743 con La donna di garbo, la prima commedia interamente scritta dalla prima all’ultima scena.
  • Il dettaglio letterario: la riforma si basa sulla fusione di due grandi libri metaforici, il “Mondo” (l’osservazione scientifica della realtà e della società) e il “Teatro” (lo studio delle tecniche sceniche per catturare il pubblico).

💡 In cosa consiste la riforma teatrale di Goldoni?

La riforma consiste nella totale eliminazione della Commedia dell’Arte. Goldoni obbliga gli attori a smettere di improvvisare e a studiare a memoria un testo scritto (il copione), abolisce le maschere stereotipate per inserire personaggi psicologicamente complessi e adotta un linguaggio realistico e borghese al posto delle vecchie volgarità farsesche.

“Le due ricche e feconde materie delle mie commedie sono state il Mondo e il Teatro.”
— Carlo Goldoni, dalla Prefazione all’edizione Bettinelli

Cosa cambia con la riforma goldoniana?

Per comprendere la portata di questo spartiacque letterario, è fondamentale mettere a confronto il vecchio sistema teatrale con il nuovo modello imposto dal commediografo veneziano.

Elemento teatrale Commedia dell’Arte (Prima) Riforma Goldoniana (Dopo)
Testo di base Canovaccio (una trama generica appesa dietro le quinte) Copione scritto (battute e didascalie fisse decise dall’autore)
Lavoro degli attori Improvvisazione libera basata su repertori personali (i “lazzi”) Studio rigoroso della parte a memoria
Protagonisti Maschere fisse, invariabili e stereotipate “Caratteri” realistici, dotati di evoluzione psicologica
Linguaggio Plurilinguismo forzato, battute scurrili e comicità volgare Linguaggio naturale, verosimile e aderente alla classe sociale

💡 Qual è la differenza tra Commedia dell’Arte e commedia goldoniana?

La differenza principale risiede nell’autorevolezza del testo. Nella Commedia dell’Arte l’attore è il padrone assoluto del palco: improvvisa su un canovaccio, usa trucchi fisici e maschere per far ridere. Nella commedia goldoniana l’attore diventa un interprete: deve rispettare un copione scritto da un drammaturgo e calarsi nei panni di un personaggio realistico che rispecchia la società contemporanea.

Il contesto: perché serviva una riforma del teatro

La riforma goldoniana nasce come reazione diretta e inevitabile alla grave decadenza della Commedia dell’Arte, il genere teatrale che aveva dominato le piazze europee per oltre due secoli. Sebbene inizialmente fosse stata una straordinaria invenzione italiana, nel Settecento questa forma di spettacolo era diventata un meccanismo stagnante. Le trame erano ripetitive, basate su equivoci scontati; la comicità era degenerata in battute volgari per compiacere il pubblico meno esigente, e i personaggi erano ormai ingabbiati in stereotipi vuoti e ripetitivi.

L’obiettivo principale di Goldoni era superare questi limiti per restituire dignità e valore pedagogico al teatro, elevandolo da semplice forma di intrattenimento popolare a strumento di riflessione critica sulla realtà. Questo intento teorico fu codificato in modo esemplare nella celebre prefazione all’edizione Bettinelli delle sue commedie (1750), in cui l’autore dichiara apertamente di ispirarsi al “Mondo” e al “Teatro”. Voleva, in sintesi, applicare i principi razionali dell’Illuminismo al palcoscenico: un teatro illuminato, realistico e misurato, che parlasse a un pubblico vasto e variegato, dando voce in particolare alla borghesia mercantile emergente, il vero motore economico del Settecento veneziano.

💡 Perché Carlo Goldoni attua la riforma teatrale?

Goldoni avvia la sua riforma perché si rende conto che il teatro italiano era caduto in basso, diventando ripetitivo, volgare e lontano dalla realtà quotidiana. Da intellettuale illuminista, ritiene che il teatro debba avere uno scopo morale ed educativo: non deve limitarsi a far sbellicare dalle risate con battibecchi osceni, ma deve correggere i vizi della società mettendo in scena la vita vera e insegnando il buonsenso borghese.

I quattro pilastri della riforma goldoniana

La rivoluzione di Goldoni si fonda su quattro innovazioni fondamentali, introdotte non in modo traumatico, ma attraverso una strategia calcolata e graduale. Questa transizione fu resa possibile grazie alla stretta collaborazione con Girolamo Medebach, celebre capocomico della compagnia residente al Teatro Sant’Angelo di Venezia, che accettò (non senza resistenze iniziali) di testare sul campo le nuove idee del commediografo.

1. Dal canovaccio al copione scritto e la “crisi dell’attore”

Goldoni restituì il potere assoluto all’autore letterario. Abbandonò il canovaccio (il semplice riassunto degli eventi su cui la compagnia improvvisava) e impose il copione interamente scritto, vincolando l’interprete a recitare le battute esatte. Questa mossa scatenò una vera e propria crisi psicologica e tecnica tra i commedianti dell’epoca. Gli attori della Commedia dell’Arte, abituati a essere i padroni della scena grazie alle loro abilità fisiche e ai repertori personali, si videro improvvisamente privati della loro libertà narcisistica e costretti al duro lavoro di studio mnemonico e disciplina registica.

2. Dalle maschere ai caratteri psicologici

Per chi ricerca la differenza tra maschera e carattere, il concetto è semplice ma profondo: la maschera è una tipologia fissa, immutabile e prevedibile (Pantalone è sempre l’avaro raggirato, Arlecchino è sempre il servo affamato); il carattere, invece, è un individuo unico, le cui azioni cambiano in base al contesto, alle emozioni e alle esperienze vissute durante la trama. Goldoni osservava la società del suo tempo e portava in scena individui complessi, dotati di sfumature morali, segnando la nascita del realismo teatrale moderno.

3. Il nuovo linguaggio e il plurilinguismo sociale

Sul piano linguistico, l’autore attuò una profonda operazione sociologica. Abbandonò il plurilinguismo grottesco e forzato della tradizione (usato esclusivamente per scatenare facili risate) e adottò un codice comunicativo strettamente legato alla classe sociale del personaggio. I nobili affettati si esprimono in un italiano toscaneggiante e letterario, mentre il popolo e la dinamica borghesia mercantile utilizzano il dialetto veneziano. Quest’ultimo perde la sua valenza ridicola e viene innalzato a lingua viva, autentica e dotata di un’inedita dignità letteraria.

4. La borghesia come nuova eroina morale

Al centro del nuovo universo scenico non c’è più la derisione fine a se stessa, ma l’esaltazione dei nuovi valori etici. I veri protagonisti del teatro goldoniano sono i membri della borghesia veneziana: mercanti onesti, artigiani instancabili e locandiere intraprendenti (come la famosissima Mirandolina de La Locandiera). L’aristocrazia, un tempo intoccabile, viene invece spesso ritratta come oziosa, superba e parassitaria, incapace di stare al passo con un mondo in rapida trasformazione economica.

💡 Qual è il ruolo della donna e della borghesia nel nuovo teatro?

Goldoni compie una rivoluzione sociologica: le donne smettono di essere semplici oggetti del desiderio o figure svenevoli da salvare. Diventano personaggi lucidi, intelligenti e calcolatori, capaci di gestire il proprio patrimonio e di dominare psicologicamente gli uomini (il caso emblematico è Mirandolina). La borghesia, di cui queste donne fanno spesso parte, viene innalzata a portatrice dei veri valori moderni: il lavoro, il risparmio, il buonsenso e il merito personale, contrapposti ai privilegi di sangue di una nobiltà ormai decadente.

Le opere chiave e le fasi del cambiamento

Monumento a Carlo Goldoni in Campo S. Bartolomeo a Venezia
Monumento a Carlo Goldoni in Campo S. Bartolomeo a Venezia (Didier Descouens )

Il percorso della riforma non fu un’imposizione dall’oggi al domani. Goldoni sapeva bene che stravolgere improvvisamente i gusti del pubblico pagante avrebbe causato il fallimento commerciale della compagnia. Progettò quindi una metamorfosi in più fasi, sviluppata attraverso opere che segnarono tappe inequivocabili del suo manifesto letterario.

💡 Quali sono le fasi della riforma goldoniana?

La riforma si sviluppa in tre fasi principali. La prima è ibrida (dal 1738): l’autore scrive per intero solo la parte del protagonista principale, lasciando il resto all’improvvisazione, per abituare attori e pubblico. La seconda è la stesura integrale (dal 1743): scompare il canovaccio e ogni ruolo viene dotato di un copione fisso. La terza fase (dagli anni ’50) è la compiutezza psicologica: le maschere vengono eliminate del tutto o trasformate irriconoscibilmente in “caratteri” a tutto tondo.

Momolo Cortesan (1738): l’esperimento ibrido

È il primissimo tentativo di svezzare gli attori dalla comodità dell’improvvisazione. In questa commedia, Goldoni scrive interamente solo ed esclusivamente le battute del protagonista principale (interpretato dal celebre attore Francesco Golinetti), lasciando che il resto del cast continui a recitare “a soggetto” seguendo un canovaccio. Un’opera ponte che funge da cavallo di Troia per il nuovo sistema.

La donna di garbo (1743): il primo testo integrale

Questa commedia segna il vero punto di non ritorno della drammaturgia italiana. Si tratta del primissimo testo teatrale goldoniano interamente scritto, dalla prima all’ultima battuta, compresi i ruoli minori. Il controllo del commediografo sulla resa finale dello spettacolo diventa assoluto e inappellabile.

Il teatro comico (1750): il manifesto programmatico

Più che una semplice pièce, Il teatro comico è un trattato di poetica messo in scena. Adottando la geniale tecnica del “meta-teatro” (il teatro nel teatro), Goldoni mostra una compagnia di attori alle prese con le prove di uno spettacolo. Attraverso i dialoghi e le lamentele dei personaggi, l’autore spiega e giustifica direttamente al pubblico i principi della sua riforma, demolendo le vecchie regole e difendendo il ritorno al realismo e al decoro scenico.

La Locandiera (1753): il compimento assoluto

Considerata all’unanimità l’apice insuperato della riforma goldoniana. Le maschere sono del tutto sparite. Al loro posto c’è la quintessenza del “carattere”: Mirandolina. Una donna d’affari indipendente, seducente ma non per passione, bensì per esercitare il proprio narcisismo e difendere la propria libertà dalle ingerenze dell’aristocrazia maschile. È il trionfo della razionalità illuminista e dell’intelligenza borghese calata nella quotidianità.

L’opposizione degli attori e le critiche alla riforma

L’imposizione del nuovo modello teatrale non fu una passeggiata trionfale. Le prime e più feroci resistenze non arrivarono dal pubblico, ma dagli stessi addetti ai lavori. L’ambiente teatrale veneziano si spaccò letteralmente in due tra i “goldoniani” e gli irriducibili conservatori. Per i capocomici e i primi attori, infatti, il nuovo sistema rappresentava una gravissima limitazione della propria libertà artistica e un faticoso ridimensionamento del proprio ego sul palcoscenico.

💡 Come reagirono gli attori alla riforma di Goldoni?

La reazione iniziale degli attori fu di netta ostilità. Essendo abituati da secoli alla comodità dell’improvvisazione, vedevano lo studio mnemonico del copione scritto come una faticosa prigionia. Inoltre, l’eliminazione delle maschere fisse distruggeva i loro consolidati repertori di “lazzi” (gag fisiche). Goldoni dovette lottare anni e impiegare tutto il suo talento diplomatico, scrivendo le parti letteralmente su misura per il talento specifico di ogni singolo attore della sua compagnia, per convincerli ad abbandonare la vecchia routine.

Oltre all’ostruzionismo interno, Goldoni dovette affrontare una durissima campagna denigratoria da parte dei commediografi rivali. Il primo fu l’abate Pietro Chiari, che per contrastare il realismo borghese goldoniano riempì i teatri veneziani di commedie romanzesche, esotiche e avventurose, puntando sullo stupore e sull’intreccio intricato per attrarre il pubblico meno intellettuale.

Ma l’opposizione più colta e letale giunse dal conte Carlo Gozzi. Aristocratico conservatore e intellettuale raffinatissimo, Gozzi considerava la borghesia mercantile (esaltata da Goldoni) come la rovina morale della società. Si batté strenuamente per difendere l’antica Commedia dell’Arte e accusò pubblicamente Goldoni di aver ucciso la poesia, la magia e la fantasia del teatro italiano per sostituirla con una volgare e asettica “copia della realtà quotidiana”. Gozzi rispose mettendo in scena le sue celebri Fiabe teatrali, ottenendo un tale successo da spingere Goldoni ad abbandonare la sua amata Venezia nel 1762, accettando l’esilio volontario (e definitivo) a Parigi.

L’importanza e l’eredità della riforma goldoniana

Nonostante l’amarezza per le feroci critiche subite in patria, il tracciato segnato da Carlo Goldoni si dimostrò storicamente irreversibile. La sua ostinazione ha restituito una incalcolabile dignità letteraria e morale al teatro comico europeo, sganciandolo dal banale intrattenimento popolare. Fu lui a creare ufficialmente la moderna “commedia di carattere”, una forma espressiva capace di bilanciarsi perfettamente e di contrapporsi con successo sia alla scurrilità del teatro di piazza, sia all’artificiosa noia della tragedia classicista riservata all’alta nobiltà.

“La grandezza di Goldoni non sta solo nell’aver ucciso la Commedia dell’Arte, ma nell’aver capito che il teatro non poteva più essere una parentesi giocosa: doveva diventare il documento spietato e sorridente di una società in pieno mutamento.”
Mario Baratto, storico della letteratura e critico teatrale

La sua geniale trasposizione della vita borghese, il realismo psicologico dei suoi personaggi e la codificazione della professione attoriale (grazie al copione moderno) hanno gettato le fondamenta della scena borghese ottocentesca, influenzando colossi della drammaturgia europea come Molière e Anton Čechov. L’eredità della riforma goldoniana è tale che, ancora oggi, i suoi capolavori costituiscono un banco di prova imprescindibile per qualsiasi attore o regista che voglia calcare i palcoscenici di tutto il mondo.

🎭 Le origini dello spettacolo: L’argomento che hai appena letto segna la nascita della drammaturgia moderna, ma quali sono le vere origini del teatro comico in Italia e come si è evoluto nei secoli precedenti alla Riforma?

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Ultimo aggiornamento: 1 agosto 2026

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