Pulcinella: storia ed origini di una maschera senza tempo

Pulcinella storia ed origini: una maschera senza tempo

Pulcinella è una storica maschera appartenente alla tradizione carnevalesca napoletana.

Già conosciuta ai tempi dei Romani e sparita con l’arrivo del Cristianesimo, la maschera di Pulcinella è risorta nel corso del Cinquecento grazie alla Commedia dell’Arte.
In quella circostanza prettamente teatrale l’attore che indossava i panni di Pulcinella si chiamava Silvio Fiorillo.

Le origini del nome

Il nome della maschera ha ovviamente una propria origine; risalirebbe al contadino di Acerra Puccio d’Aniello, al quale l’attore Fiorillo si ispirò.
Ma non solo: a quanto pare ha a che fare anche con il suo tono di voce, che richiama il verso di un “polliceniello” ovvero di un piccolo pulcino.
Da allora Pulcinella si identifica metaforicamente con una serie di vizi e virtù propri del borghese napoletano, assumendo però connotati nazionali: in Inghilterra è Punch, corsaro e donnaiolo; in Germania è Pulzinella; in Olanda è Tonelgeek; in Spagna è Don Christoval Polichinela.

Pulcinella, ovvero identità dell’energia popolare, ma anche espressione degli istinti atavici, ribelle ed irriverente, simbolo non solo della napoletanità, ma della città tutta, è una maschera che racchiude in sé una doppia personalità.
Secondo gli storici ma anche coloro che nel corso del tempo lo hanno interpretato, spesso in modo particolarmente ironico, con quella sottigliezza linguistica e quel comportamento vivace che gli appartiene, Pulcinella può essere considerato un’espressione moderna della figura antica del buffone che, con le sue trovate comiche suscita il riso nei suoi ascoltatori. Considerato un “buffone”, ancora oggi la figura della tradizione non solo carnevalesca, si è arricchita, donando ulteriore spessore e significato alla letteratura popolare non solo antica, ma anche moderna.

Pulcinella: il significato linguistico della celebre maschera

Anche dal punto di vista linguistico, basato principalmente su giochi di parole, metafore popolari, allegorie, proverbi, la bravura di chi interpreta Pulcinella, e della figura iniziale, si basa sull’inventiva e sulla voglia di attirare il pubblico che lo ascolta, con vicende inverosimili, spesso inventate, veri e propri racconti incredibili con i quali in realtà ci si prende gioco degli altri.
I linguisti che ancora studiano il linguaggio antico di Pulcinella, lo definiscono antifrastico e al tempo stesso ironico. Un modo di esprimersi non attendibile, seguito da comportamenti esagerati, del tutto sconnessi dalle parole che li esprimono e in contraddizione con esse. Tipica, in questo senso, è l’abile pratica verbale che consiste nel dire una cosa e nel farne un’altra.

Il modo di esprimersi “vago” o meglio, a doppio spettro, si rifà anche all’aspetto. Nella parte superiore Pulcinella è uomo: maschera nera con naso priapeo, camicione bianco da cui fuoriesce una maglietta rossa, pantaloni bianchi, cappello a punta, detto coppolone.
La parte inferiore invece è da donna; proprio da questo punto di vista Pulcinella rappresenta non solo il maschile e il femminile, ma anche il caos e l’ordine, la luce e il buio.
In realtà, la maschera di Pulcinella è apparsa anche in alcuni dipinti del Settecento che rappresentano figure femminili.

La maschera di Pulcinella si può considerare come stratificazione di antichi culti e tradizioni che nel tempo si sono amalgamati in modo complesso ed affascinante al tempo stesso.
Il personaggio napoletano per eccellenza‚ fannullone, ironico e scettico, svela lo stato d’animo del tempo‚ caratterizzato dal declino dell’ancien régime e da quella che poi sarebbe stata la scalata verso la “libertà” con la Rivoluzione francese del 1792.

Molti gli attori che hanno vestito i panni di questa antica maschera: da Eduardo De Filippo a Nino Taranto, da Massimo Ranieri a Massimo Troisi.
Una maschera che non ha mai smesso di affascinare anche i napoletani stessi, dei quali è per molti versi l’immagine.

Pulcinella è l’immagine, gioiosa, divertente e per molti versi triste e vera di Napoli; non conosce limiti storici, non invecchia e non stanca mai. Tradizione e leggenda si mescolano in una maschera unica che rappresenta la voglia di vivere, il modo leggero di vedere il mondo, lo scherzo, il sorriso e la spensieratezza, il burlarsi della morte.

 

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