Unione Sovietica: destalinizzazione e Perestrojka

Unione Sovietica: Destalinizzazione e Perestrojka.

La destalinizzazione e la Perestrojka sono state fondamentali nella storia dell’Unione Sovietica. La prima ha smontato la figura eroica di Stalin, mostrando gli orrori che ha compiuto; la seconda, invece, ha rappresentato un tentativo di rivoluzionare l’economia e la politica comunista, imponendo una svolta liberale, la quale però ha sancito la fine dell’URSS.

Sintesi storica: Destalinizzazione vs Perestrojka

Fase storica Leader principale Obiettivo cardine
Destalinizzazione Nikita Chruščëv Denuncia del culto della personalità e delle purghe.
Perestrojka Michail Gorbachev Riforma economica e apertura liberale (trasparenza).

La destalinizzazione e il rapporto segreto

Nel 1956 Chruščëv durante il XX congresso del P.C.U.S. diffonde un rapporto segreto sul culto della personalità e le sue conseguenze, continuando il processo di destalinizzazione iniziato nel 1953, all’indomani della morte del dittatore. Il rapporto è una durissima requisitoria contro l’operato dell’ex vertice sovietico, una denuncia dei “processi farsa” durante il periodo delle purghe staliniane e della collettivizzazione forzata delle aziende agricole nell’Unione Sovietica. L’impianto di potere che ha portato ad accentrare nelle mani di Stalin il dominio sul paese, viene messo in luce dal nuovo segretario, per smontare il mito del precedente dittatore. Fu proprio in questo clima di trasformazione urbana e sociale che nacquero le chruščëvki, le abitazioni prefabbricate diventate simbolo dell’edilizia di massa.

Le rivolte di Budapest e Varsavia

La reazione a questa pubblicazione è molto forte nell’Unione Sovietica e in tutto il mondo. In Europa ci sono i primi casi di ribellione contro il partito, come la rivolta di Budapest del 1956, repressa nel sangue dall’Armata rossa, o anche le proteste di Varsavia da parte di sovversivi cattolici che non hanno mai accettato la direzione comunista della città. La reazione interna non si fa attendere: la società è per la prima volta spaccata tra chi difende l’operato di Stalin e chi invece lo condanna. Questo fa nascere una sorta di pluralismo di idee, alimentato anche dal proliferare di nuovi memoriali di guerra sovietici che cercavano di reinterpretare la memoria storica.

Non a tutti i dirigenti sovietici piace la mossa del nuovo segretario. Quest’ultimo difatti viene preso di mira in un tentativo di colpo di stato avvenuto nel 1957, messo in moto da un gruppo di dirigenti sovietici. Il colpo di stato però fallisce e Chruščëv aumenta il suo potere, tanto che al XXII congresso del PCUS rafforza la destalinizzazione, stavolta parlando in pubblica udienza e accompagnando le parole ai fatti (Stalingrado diviene Volgograd, vengono riabilitate le vittime delle purghe staliniane, viene rimossa la salma di Stalin dal museo nel Cremlino). Il processo di destalinizzazione del paese può dirsi concluso, l’opinione pubblica accetta definitivamente la denuncia della nuova dirigenza nei confronti del vecchio leader.

L’Unione Sovietica ne esce compromessa, così come i vari partiti comunisti mondiali, che avevano guardato al modello sovietico come ideale utopico da imitare.

La Perestrojka e la fine di un’era

Alla fine degli anni ’80 l’arretratezza economica e politica dell’Unione Sovietica nei confronti del blocco occidentale è ormai lampante. Tutto è reso ancora più evidente dall’invasione fallimentare dell’Afghanistan, dal crollo dell’economia sovietica che si reggeva solamente sull’industria pesante e dalle condizioni di vita in tutta l’URSS nettamente inferiori a quelle occidentali. Persino nel tempo libero la differenza emergeva: mentre si indagava se i videogiochi in Unione Sovietica potessero competere con quelli americani, la cultura popolare veniva influenzata da fenomeni come il successo della musica italiana in Russia.

Tutto questo porta il leader del P.C.U.S. ad un tentativo estremo di rivitalizzare una superpotenza morente, attraverso la Perestrojka. Quest’ultima è l’insieme di una serie di riforme in campo economico e politico che hanno lo scopo di portare in una nuova era l’Unione Sovietica. In campo economico si aprono al mercato finanziario moltissimi settori dell’economia interna, con la sola eccezione dell’industria pesante, fortemente nazionalizzata per questioni militari. In campo politico viene meno il dogma del partito unico consentendo l’inserimento di nomi svincolati dal partito in una seconda lista elettorale. Inoltre il P.C.U.S. non ha più il controllo sulla vita politica del paese, il potere amministrativo viene decentralizzato attraverso la creazione di repubbliche federali.

Il disfacimento dell’URSS

Questa improvvisa liberalizzazione porta al disfacimento dell’Unione Sovietica, vista l’incapacità dei vecchi sistemi burocratici di limitare e frenare le spinte interne verso la soppressione di quello che era visto come un vecchio stato arrugginito. Le privatizzazioni feroci che la Perestrojka ha messo in moto impoveriscono ancora di più il popolo russo; contrariamente, pochi ricchi si impadroniscono facilmente di settori chiave dello stato, come le industrie siderurgiche ed estrattive. Questi oligarghi daranno il potere necessario ad El’Cin per deporre Gorbachev e costituire la neonata Repubblica Federale Russa. L’Unione Sovietica viene spazzata via dal capitalismo che sancisce la sua vittoria sull’ideale socialista.

Fonte immagine: Pixabay

Articolo aggiornato il: 17 Febbraio 2026

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A proposito di Chiumiento Barbara

Studentessa di mediazione linguistica e culturale presso l'Università degli studi di Napoli l'Orientale

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