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La Rivolta di Varsavia, un sacrificio inutile?

La Rivolta di Varsavia, un sacrificio inutile?

Tra l’agosto e l’ottobre del 1944 l’Armia Krajowa, ovvero l’Armata Nazionale polacca e la resistenza polacca decisero di intraprendere un atto ribellione contro gli occupanti nazisti, la cosiddetta Rivolta di Varsavia. L’Armata Rossa era alle porte della città, per i tedeschi la sconfitta era questione di tempo.

Perché allora i polacchi decisero di sacrificare le proprie vite in una rivolta che qualcuno potrebbe definire evitabile?

Una posizione geografica sfavorevole

Alla vigilia della Seconda guerra mondiale la seconda Repubblica di Polonia si trovava in una situazione molto precaria. La posizione geografica la vedeva schiacciata tra le due superpotenze degli anni Trenta del Novecento: il Terzo Reich e l’Unione Sovietica. Dopo la morte nel 1935 del capo di stato maggiore Józef Pilsudski, che aveva stabilizzato i rapporti con le potenze vicine, la situazione si deteriorò rapidamente.

Le ostilità tra Polonia e Germania nazista iniziarono il 1°settembre del 1939. L’occupazione del suolo polacco a ovest da parte dei nazisti non risultò poi tanto inaspettata quanto l’aggressione, due settimane dopo, dei sovietici a ovest. Negli accordi del patto segreto Molotov-Ribbentrop, secondo cui Unione Sovietica e Germania nazista si spartivano l’Europa in sfere d’influenza, la Polonia doveva appartenere metà ai tedeschi e metà ai sovietici. E così avvenne. La linea di divisione fu fissata lungo il fiume Bug.

Resistenza polacca: la Rivolta di Varsavia

Si forma così in poco tempo un forte e articolato movimento di resistenza. Un numeroso esercito clandestino che continuamente e informava gli alleati e sabotava azioni militari tedesche. Il governo in esilio a capo della resistenza si trovava in Gran Bretagna. Nel quadro complesso delle potenze in gioco la Polonia si trovava in una posizione molto sfavorevole. Sia da un punto di vista geografico che ideologico. Nonostante infatti l’Unione Sovietica fosse parte importante della resistenza al nazismo, i polacchi non vedevano di buon grado occupazione sovietica e le sue mire espansionistiche. Inoltre, come si verrà a sapere in seguito, furono proprio i sovietici nel 1940 a uccidere sommariamente a Katyn’ 22.000 tra ufficiali, politici, giornalisti professori e industriali polacchi.
I partigiani polacchi cooperano con i sovietici e combattono militarmente contro la Germania nazista, ma sono consapevole del fatto che la vittoria di Stalin porterebbe la Polonia a sottostare al modello comunista.

Il governo in esilio fissa la data di inizio della rivolta di Varsavia  al 1°agosto del 1944. A quel tempo le forze alleate andavano incontro a una vittoria certa. I tedeschi erano stremati.
Per la prima volta molti partigiani polacchi si riunirono a Varsavia. Le percentuali di successo dell’operazione militare erano quasi nulle, la Wehrmacht era troppo più forte. Si trattava piuttosto di un modo di tenere occupate le forze tedesche per forzare l’arrivo degli alleati e la liberazione della città di Varsavia. I sovietici però negano gli aiuti ai rivoltosi e fermano la propria avanzata sull’altra sponda della Vistola.
I tedeschi soppressero con violenza l’insurrezione. Moltissimi civili furono torturati e uccisi. Gli insorti, riconoscibili dal bracciale bianco e rosso, dimostrarono durante la Rivolta di Varsavia un gran coraggio.

La rivolta si esaurì in ottobre. I combattenti polacchi dell’Armia Krajowa vennero riconosciuti dai nazisti come legittimi combattenti. La popolazione civile fu libera di evacuare.

Dopo l’insurrezione Hitler decise risolutamente di radere al suolo la città che più di tutte gli ha dato filo da torcere. Varsavia a fine del conflitto è una distesa di macerie e morti. In questa insurrezione saranno quasi 200.000 le vittime. Un massacro che rimarrà a lungo nella memoria dei polacchi.

Per approfondire il contesto storico e culturale del Paese, visita la guida alla storia e alla cultura della Polonia.

Immagine in evidenza: Wikimedia commons

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