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Eroica Fenice

Davide Mazzocco

Cronofagia – Come il capitalismo depreda il nostro tempo di Davide Mazzocco (Recensione)

594 minuti è il tempo stimato per la lettura di Cronofagia – Come il capitalismo depreda il nostro tempo, di Davide Mazzocco. Minuti ben spesi? Assolutamente sì.

Edito da D Editore, casa editrice che sta crescendo con costanza, Cronofagia – Come il capitalismo depreda il nostro tempo è l’ultimo libro di Davide Mazzocco. Abbiamo già parlato di Cronofagia in occasione della presentazione tenutasi nei giorni scorsi nell’ambito del Salone del libro e dell’editoria di Napoli notando come potesse essere un libro interessante. La lettura l’ha confermato.

Perché nelle nostre giornate, di fatto, non esistono più momenti di noia? Dalla metropolitana fino all’attesa in posta, siamo costantemente intrattenuti da podcast, giochi, conversazioni o, più semplicemente, dalle home dei social. Come siamo arrivati a questo? Com’è possibile che si cerchi costantemente di accorciare il tempo, accelerare il ritmo ed aumentare la velocità?

Sono alcune delle domande che si pone Davide Mazzocco in Cronofagia cercando di «mostrare le dinamiche, le strategie e le sovrastrutture con le quali i poteri politico ed economico depredano le masse del loro tempo». Il consumatore-spettatore-cliente-utente-elettore, spiega l’autore, oltre ad essere sfruttato per estrarre valore dal lavoro e per ricavare profitti dal consumo, viene attaccato nel tentativo di colonizzare il suo tempo libero.

Cronofagia dimostra come «la sorveglianza e il controllo sul tempo di lavoro sono stati sostituiti dall’autodisciplina e dall’autocontrollo dei lavoratori che, in un contesto di carenza occupazionale, lavorano più del dovuto pur di mantenere il proprio impiego». Il paradosso è che ciò accade dopo secoli di lotte per limitare le ore di lavoro ed ottenere giorni feriali. Chi guadagna da questa continua corsa all’accelerazione? La disuguaglianza dei redditi si sta trasformando in disuguaglianza del tempo a disposizione.

Viene costantemente detto che la digitalizzazione della burocrazia porterà vantaggi materiale ed immateriali ma in realtà sta accadendo il contrario. Mentre la burocrazia statale e le grandi aziende ottengono dati che possono essere usati in una duplice prospettiva, sia per essere analizzati e per profilare il cittadino-consumatore, sia per essere venduti ad altre aziende, la digitalizzazione burocratica costringe il cittadino a svolgere funzioni che esulano dalle sue competenze. I dati dovrebbero essere acquisiti automaticamente dalla grande amministrazione pubblica ma in realtà così non è. Dalla dichiarazione dei redditi alle prese visioni delle condizioni generali, il cittadino è costretto ad essere, come spiega l’autore, “il ragioniere, il commercialista, e il fiscalista di sé stesso”. E mentre si prova con fatica a svolgere mansioni per cui non si sarà mai retribuiti, inevitabilmente si sottrae tempo ed energia all’attività principale, il proprio lavoro. Superfluo dire che ciò danneggia sia il lavoratore sia chi ne dovrebbe ricevere le cure, soprattutto quando il lavoratore che deve registrare i dati lavora nell’ambito della pubblica amministrazione, della scuola o della sanità.

Inoltre, come se non bastasse, il capitale ha iniziato ad estrarre valore anche dal nostro tempo libero: tutti i social network traggono profitti dalla produzione di contenuti, dal tempo loro dedicato e dai dati che forniamo. «Se vent’anni fa vi avessero chiesto di trascorrere, in media, 135 minuti al giorno a fruire e produrre contenuti testuali, fotografici e video senza alcun tipo di remunerazione, quale sarebbe stata la vostra risposta?».

Pur essendo un tema già trattato da altri autori, che infatti Davide Mazzocco cita, il testo ha il pregio di sfruttare le riflessioni precedenti per spiegare situazioni contemporanee partendo da fatti di cronaca ed attualità. Il tutto con capitoli brevi che facilitano una lettura che è sempre interessante e che tratta tematiche complesse in modo chiaro.

Nei giorni in cui si vede per la prima volta l’immagine di un buco nero dove spazio e tempo assumono un significato del tutto diverso da quello che siamo noi soliti attribuire, in Cronofagia il tema del rapporto tra spazio e tempo viene approfondito con cura. Le nostre città, i centri commerciali, ma anche gli aeroporti, sono tutti esempi di luoghi che hanno modificato gli spazi in virtù della necessità di “controllare il tempo”. Mentre nel centro commerciale e nell’aeroporto l’obiettivo è quello di trattenere più a lungo possibile il consumatore, i centri urbani si ristrutturano di continuo per ridefinire le abitudini di vita dei cittadini. E mentre lo spazio architettonico ed urbano si modifica per controllare il tempo, contemporaneamente aziende come Netflix si preoccupano di erodere le ore di riposo del consumatore per incrementare il tempo di fruizione dei loro contenuti.

Cronofagia: l’importanza di rivalutare il nostro tempo

Nella prefazione del libro Daniele Gambetta spiega come le tematiche affrontate rischino, se non trattate adeguatamente, di farci sentire soli, impotenti rispetto alla forza del capitale. Riflessione più che corretta dato che spesso, finita una lettura simile, si finisce col cercare una via d’uscita che non esiste.  L’errore, suggerisce Gambetta, sta nell’impostare il discorso solo in termini individuali ignorando l’importanza della comunità. Cronofagia, come gli altri libri della collana Nextopia, ha quindi l’ambizione di non essere solo un libro ma un progetto. Un progetto che ha l’obiettivo di far incontrare, discutere, stare insieme ma soprattutto riflettere nell’ottica di costruire una comunità perché le forze del singolo saranno sempre di meno.

Quindi, come sfuggire all’obsolescenza programmata, ai social che rubano la nostra attenzione, alle città che ci allontanano, alle applicazioni e alle aziende che in cambio di denaro permettono di evitare le lunghe attese e le snervanti file? Nelle ultime pagine di Cronofagia Davide Mazzocco elenca alcune realtà che già da decenni provano a sfuggire alle dinamiche del capitalismo cronofago, suggerendo alcune buone soluzioni che però potranno essere valide solo a patto di convincere tutti a riconsiderare l’importanza del tempo.

E tu, cosa aspetti? #Riprenditiiltuotempo.

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