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Eroica Fenice

Autostrade del mare

Le autostrade del mare

All’occhio di chiunque sia passato vicino ad un porto o viva in una città di mare non saranno di certo sfuggite quelle enormi navi da crociera o i grandi traghetti che percorrono le cosiddette “autostrade del mare”. In  genere ci si limita alla conoscenza della loro funzione turistica. Dunque, ci siamo immersi nella vita di bordo su una nave di linea Civitavecchia-Barcellona, frugando e fotografando tra le attività che spesso passano inosservate agli occhi dei più, ma che invece svolgono un ruolo centrale nella vita delle autostrade del mare, e non solo.

Autostrade del mare: benvenuti al Grand Hotel!

Tutto appare rilassato a bordo di questi veri e propri Grand hotel galleggianti.  Possiamo osservare il mare in ogni momento della giornata direttamente dal nostro letto attraverso l’oblò della cabina. La nave fornisce ai propri ospiti ogni tipo di passatempo per allietarne la permanenza: ristoranti, bar caffetteria, shop, palestra, centro benessere, sale giochi, aree ricreative per bambini, solarium, casinò, discoteca, drivers’ club e sala conferenze. Sono ben accolti anche gli animali domestici, per i quali sono predisposti alloggi a loro dedicati e sono ammessi sul ponte esterno, dove hanno la possibilità di passeggiare e rilassarsi insieme ai loro padroni.

All’interno della grande nave sono presenti strutture adatte al trasferimento di camion, autobus e auto private. Questo tipo di trasporto è decisamente vantaggioso: via terra, la distanza che intercorre tra Barcellona e Civitavecchia è di circa 1300 km, il che richiederebbe dalle 12 alle 15 ore di viaggio, a cui andrebbero aggiunte le ore di traffico e le ore di riposo e sosta a cui gli autisti hanno diritto e dovere. Il servizio offerto dalle Compagnie di navigazione permette di coniugare il riposo e il trasporto per poi riprendere su strada il proprio percorso, ammortizzando tempi e costi (è calcolato che il risparmio è di circa la metà, tra carburante e usura dei veicoli). E non solo: rispetto al trasporto su strada, le emissioni di inquinanti si riducono sensibilmente.

Non c’è da sorprendersi, dunque, della lunga fila di mezzi pesanti all’imbarco serale, in attesa di salire a bordo della nave. Solo alle prime luci del giorno successivo si ha un’idea approssimativa sulle quantità: tutti gli autisti e gli autotrasportatori, dopo una nottata di meritato (e inusuale) riposo, s’incontrano al bar per consumare una colazione gustosa in compagnia, confrontarsi sull’efficienza e la convenienza del cambio automatico, sulle prestazioni dei vari veicoli o semplicemente organizzarsi sul numero di caffè da ordinare. Sembra non esserci nulla di strano, se non fosse che ognuno comunica con gli altri nella propria lingua. E, nonostante ciò, si capiscono perfettamente. Ironico che tutto accada esattamente mentre attraversano il mare che unisce le nazioni da cui provengono, come fosse proprio il mare, il Mediterraneo, interprete delle loro comunicazioni.

Le autostrade del mare sono da considerarsi realtà privilegiate: permettono un confortevole transito di persone e turisti, merci e mezzi, interessi e affari.

Esse sono state tracciate nei millenni dai navigatori dell’antichità con intenti analoghi e, talvolta, con ambizioni ostili.

Oggi, nello stesso mare, su rotte omologhe ma poste solo poche miglia più a sud, viaggiano altre imbarcazioni per nulla confortevoli, men che meno lussuose, il cui porto sicuro non è destinazione certa. Per lo più trasportano le speranze e il sogno di una vita migliore. Talvolta la speranza della mera sopravvivenza.

Proprio su queste stesse rotte si auspicherebbero incrementi di traffici di commerci e comunicazioni, di conoscenze e tecnologie, di diritti e di pacifica convivenza.

Ricerca e ambiente: occhi attenti alla vita del mare

Quando si pensa ai ricercatori, di solito, li si immagina in laboratorio oppure tra scavi archeologici. Invece, alcuni salpano abitualmente i mari a bordo proprio di navi a scopo principalmente turistico. Tra essi vi è Ilaria, appunto un’habitué di queste enormi imbarcazioni: attraversa su di esse il Mediterraneo da circa 8 anni, di cui gli ultimi 4 lungo la tratta Civitavecchia-Barcellona. Percorrendo le autostrade del mare, nelle immense distese di sfumature di blu, studia le dinamiche di presenza e distribuzione dei cetacei, ed in generale i cambiamenti nell’ecosistema marino. Insieme ad altri gruppi di ricercatori, è membro attivo dell’Accademia del Leviatano, una ONLUS che si occupa dal 1996 dello studio, della conoscenza e della preservazione dei nostri mari e delle delicatissime specie che lo abitano e che dal 2007 partecipa al network internazionale di monitoraggio dei cetacei nel Mediterraneo occidentale coordinato da ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), avvalendosi della collaborazione delle Compagnie di Navigazione che mettono a disposizione i propri traghetti di linea come piattaforme di osservazione: in tal modo sono state condotte numerose ricerche sfruttando le informazioni sui cetacei e sui principali fattori di rischio per l’ambiente marino ottenute sulle varie rotte percorse.
«Lungo la tratta Civitavecchia-Barcellona – spiega Ilaria – sono state avvistate tutte le 8 specie di cetacei considerate regolari nel Mediterraneo: le più frequenti sono la balenottera comune, la stenella e il capodoglio, seguite dalla specie più costiera, il tursiope; meno frequenti sono il globicefalo, il grampo, lo zifio e il delfino comune, spesso osservato in gruppi misti con la stenella.»

Ilaria ci informa sin da subito che nel mar Tirreno potremmo essere poco fortunati negli avvistamenti, in quanto «i picchi di presenza registrati in primavera/estate sono legati in particolare alla balenottera e allo zifio, i quali in questi periodi trovano nel Tirreno aree di alimentazione idonee. Al contrario, è emersa una minore presenza di cetacei durante l’inverno, quando sono più probabili gli avvistamenti di stenella. Invece, il bacino del mar di Sardegna-Baleari, in generale, appare avere una maggiore ricchezza di specie, e sono stati osservati movimenti stagionali per quelle più frequenti (balenottera comune, stenella e capodoglio). In alcune zone circoscritte sono state identificate, soprattutto in primavera/estate, per l’effetto combinato di diversità di specie, abbondanza e presenza di giovani».

Queste informazioni indicano la necessità e l’importanza di implementare specifiche ricerche e azioni di protezione anche in zone di alto mare. Il progetto, infatti, si occupa anche dello studio dei fattori di rischio antropici e del collegamento tra la presenza delle popolazioni marine e il traffico navale.  «In generale, il traffico navale è risultato minore nelle aree dove si osservano gli animali. La differenza è più evidente tra primavera/estate e autunno/inverno, probabilmente perché anche l’intensità del traffico diminuisce, limitando il suo potenziale disturbo sulla presenza dei cetacei. In particolare, gli avvistamenti sono più numerosi nel mar di Sardegna-Baleari, dove il transito navale è minore rispetto al mar Tirreno». Purtroppo il resoconto degli studi di Ilaria non è privo di preoccupanti notizie: «Aree di accumulo di rifiuti galleggianti (plastica, in genere) sono state osservate in tutte le stagioni e in tutte le zone di mare aperto, confermando la presenza di alti livelli di inquinamento che rappresentano un rischio rilevante per molte specie di cetacei che vivono in queste acque e che ne ingeriscono in grandi quantità, confondendole col cibo».

Di norma, le attività di avvistamento si svolgono dalla cabina di comando, la quale permette una visuale più ampia e completa. Chiaramente, ciò è possibile grazie alla disponibilità e all’impegno della Compagnia di navigazione, del Comandante e del suo equipaggio. Il solo fatto di essere a bordo di navi passeggeri ha facilitato la diffusione e la conoscenza del lavoro dell’Accademia anche ai “non addetti”. Anche parlare delle problematiche relative al mare con persone che sono sempre in navigazione può aiutare a stimolare in loro una maggiore sensibilità verso questi temi.

L’avvistamento di cetacei, talvolta può richiedere la necessità di un occhio esperto e attento come quello dei ricercatori, ma su questa rotta chiunque può avvalersi della visione di altri assidui frequentatori del Mediterraneo: berte e sterne, uccelli marini che si incontrano di tanto in tanto durante la navigazione, e chiaramente gabbiani, la cui presenza avvisa che si è prossimi alla terraferma.

Vita di bordo

Nel frattempo, decine di operatori membri dell’equipaggio, provenienti dalle nazioni più disparate, sono in fervente attività per garantire il massimo splendore degli ambienti e la migliore disponibilità per passeggeri di tutto il mondo, il tutto sempre con la massima gentilezza e il miglior sorriso che si possa sfoggiare.

In un momento di pausa, uno dei membri del personale confessa: «È dura stare lontani dalle proprie famiglie e dai propri amici per diversi mesi (tre, nel mio caso). La maggior parte del nostro tempo sulla nave lo trascorriamo lavorando e ciò costituisce un aspetto positivo, perché ci aiuta a tenere la mente impegnata e avvertire meno la nostalgia. In compenso, quando ci si trova a condividere tutto questo tempo con i colleghi in uno spazio relativamente circoscritto, è inevitabile che si diventi come una grande famiglia. Tra l’altro si lavora molto in équipe, anche perché gli imprevisti le difficoltà non mancano mai; è costantemente necessario essere attenti a superare le differenze e le barriere culturali che, inevitabilmente, contraddistinguono i nostri passeggeri e i nostri colleghi. Tirando le somme, sono molto contento del mio lavoro, perché vedo ripagato il mio impegno e questa esperienza mi sta motivando molto per il futuro della mia carriera».

Le fasi di attracco sono senza dubbio quelle più concitate per l’equipaggio, ma i passeggeri continuano a svolgere in tutta tranquillità le proprie attività, senza avere il minimo sentore della frenesia che li circonda. Da un ponte esterno a poppa della nave è possibile osservare i marinai nelle loro affascinanti quanto complesse attività: mani sapienti si occupano delle cime e voci esperte comunicano sulle operazioni da svolgere. La loro concentrazione è palpabile. Servono tanti occhi: bisogna far sì che l’enorme imbarcazione – 225 metri – riesca muoversi in spazi troppo stretti, sfiorando le altre navi, per raggiungere la banchina predefinita, di appena qualche metro più larga della nave, dove sostare fino a nuova partenza. Le manovre sono decisamente millimetriche. Eppure tutto ciò accade con cadenza quotidiana e in assoluta normalità.

A manovre ultimate ci si accorge di poter rilasciare il respiro che, nel frattempo, era rimasto sospeso; le passerelle si abbassano, passeggeri e mezzi possono defluire con ordine. Le cabine devono essere riordinate; occorre provvedere al rifornimento di tutto quanto necessario per la successiva traversata; il personale che ha guidato lo sbarco è pronto ad accogliere nuovi ospiti e un’altra fila di mezzi è in attesa della partenza, prevista nel giro di poche ore.

Serena Spennato

 

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