Il museo della bomba atomica di Nagasaki: l’importanza della memoria

Il museo della bomba atomica di Nagasaki: l’importanza della memoria

Tra gli eventi più significativi della storia del Giappone ci sono senza dubbio i bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki. Pur rappresentando alcune delle pagine più buie della storia mondiale, questi episodi sono fondamentali per stimolare la riflessione e, soprattutto, per tramandare la memoria, insegnandoci a non ripetere gli stessi errori. In questo processo, il Museo della Bomba Atomica di Nagasaki gioca un ruolo centrale: estremamente toccante, coinvolge profondamente i visitatori, offrendo spiegazioni, aree immersive e spazi di riflessione, capaci di trasmettere consapevolezza storica, empatia e il valore universale della pace.

Informazioni principali sul museo

Dettaglio Informazione
Luogo Nagasaki peace park
Data dell’evento 9 agosto 1945
Elemento simbolo Orologio fermo alle 11:02
Obiettivo Educazione alla pace e disarmo nucleare

L’ingresso e il contesto storico

Il museo si apre con un orologio fatto a pezzi, con le lancette ferme sulle 11:02, l’orario in cui la bomba esplose, il 9 agosto 1945. Ad accompagnare la prima parte della visita, nell’atrio del museo, vi è un suono che, per quanto comune nella quotidianità, in questo contesto trasmette un’inquietudine non indifferente: il ticchettio delle lancette. Questo senso di inquietudine nasce dal fatto che ci fa riflettere su come la nostra vita sia segnata dal tempo e su come un evento del genere, durato solo un istante, possa porre fine ad essa. Proseguendo il percorso si incontrano fotografie che mostrano Nagasaki prima del bombardamento e, subito dopo, in un contrasto impressionante, strutture reali recuperate nei giorni successivi all’esplosione, completamente distrutte o deformate dal calore e dall’onda d’urto.

Tra gli edifici più importanti presenti a Nagasaki prima di quel giorno vi era la Cattedrale di Urakami, costruita nel 1914 e considerata la più grande chiesa dell’Estremo Oriente. Non solo: rappresentava anche un simbolo della rinascita del cristianesimo in un Paese che lo aveva duramente bandito per circa due secoli, infliggendo pene gravissime e torture a chi rifiutava di abiurare la fede cristiana. La cattedrale si trovava purtroppo a soli 500 metri dall’ipocentro dell’esplosione e venne quindi quasi totalmente distrutta. Oggi ne rimane una parete con alcune statue di santi, conservata nel Parco della Pace di Nagasaki. Nella sezione più ampia del museo ci si sofferma sugli eventi geopolitici che portarono all’escalation del conflitto e, infine, al lancio della bomba. Sulle pareti corre una sorta di linea temporale, con brevi spiegazioni di ciò che accadde anno per anno, dall’inizio della Seconda Guerra Mondiale fino al 6 e al 9 agosto, i giorni delle esplosioni su Hiroshima e Nagasaki.

I reperti esposti

Da questo punto in poi vengono esposti numerosi reperti storici, tra cui sensori lanciati insieme alla bomba per misurare calore e pressione dell’esplosione. Questi furono sbalzati a distanze enormi dalla potenza dello scoppio. La loro comparsa provocò panico tra i cittadini, timorosi che potessero trattarsi di ulteriori ordigni. Segue una riproduzione a grandezza naturale del Fat Man, accompagnata da una spiegazione scientifica sulla sua composizione e sul processo di detonazione. Proseguendo, si osservano altri reperti che mostrano gli effetti della bomba su edifici e oggetti quotidiani: tegole, frammenti di mura, bottiglie di vetro, monete, vestiti e persino piccoli portapranzo. Tutti risultano deformati dall’esplosione e dall’onda di calore. I segni più evidenti si osservano sui materiali da costruzione, con l’annerimento della superficie e il caratteristico pattern a bolle, risultato dell’ebollizione dei materiali; mentre oggetti come bottiglie e monete mostrano segni di fusione dovuti al calore estremo e al successivo raffreddamento.

Gli effetti sulle persone e il messaggio di pace

Foto di Takashi "Paolo" Nagai (Archivio personale)

La parte più toccante, tuttavia, è quella dedicata agli effetti sulle persone: ferite letali, sfiguranti, ripercussioni genetiche e malattie terminali. Immagini che difficilmente lasciano indifferenti. La sezione finale è dedicata alle opere d’arte ispirate a quel giorno e alle testimonianze dei sopravvissuti, i cosiddetti hibakusha, molti dei quali vissero per anni in isolamento a causa del senso di colpa indotto dalla società: l’essere sopravvissuti divenne per molti di loro un peso più che una grazia. Per approfondire la missione del museo, è possibile visitare il sito ufficiale del Nagasaki Atomic Bomb Museum.

Tra le persone scampate alla morte viene ricordato il dottor Takashi “Paolo” Nagai, medico cristiano che dedicò la sua vita alla cura dei sopravvissuti, attraverso la medicina e la preghiera. Ammalatosi di leucemia, trascorse l’ultimo periodo della sua vita a letto, nel suo studio, insieme ai suoi figli, mentre scriveva romanzi, molti dei quali dedicati proprio a quel periodo della storia di Nagasaki.

Immagine in evidenza: senbazuru (origami delle mille gru, simbolo di pace) all’ingresso del museo (archivio personale)

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