Un viaggio alla scoperta della civiltà contadina: strumenti, cultura e vita quotidiana

Un autentico tuffo nel passato quello che ci permette di fare il «Museo di civiltà contadina e delle arti popolari» di Colle Sannita (BN), ideato e inaugurato nel 2013 dal signor Giovanni Carletto.

Area tematica Oggetti e strumenti esposti
Agricoltura Chiantaturo, aratri, macchinari per la trebbiatura, forche.
Cantina e Grano Tronco di olmo per cereali, torchi, botti, setacci.
Casa e Famiglia Culle, banco di scuola, materasso di mais, lampade ad olio.
Artigianato Telai antichi, organo a canne, attrezzi da calzolaio e fabbro.

Veniamo catapultati all’improvviso in una realtà che appare ai nostri occhi lontana, congelata in un tempo che non ci appartiene e non sarà mai nostro. Eppure è lì davanti a noi, a portata di mano. Si presenta con la stessa semplicità della vita di allora, senza eccessi, senza fronzoli: essenziale e autentica. Grazie alla guida esperta dell’ideatore e curatore del museo, attrezzo dopo attrezzo, riscopriamo l’origine, gli usi e le particolarità di ogni strumento, tutti raccolti e restaurati personalmente dal signor Giovanni. Ognuno di essi ha una sua storia, quella che il proprietario del museo ha saputo raccontare in tante forme, e che si svela da sé attraverso i più piccoli particolari: una crepa, una pietra scalfita, il legno logorato dall’uso e dal tempo. Minuscoli dettagli che sanno di vissuto.

Dalla terra alla tavola: gli strumenti agricoli

Il nostro viaggio inizia dalla terra, dal seme piantato nel terreno con il noto chiantaturo: una promessa di fertilità che il contadino donava alla sua futura sposa. Ordinatamente disposti lungo i pannelli di legno, svariati tipi di strumenti agricoli:

  • vanghe e zappe per la lavorazione del terreno;
  • attrezzi per l’allevamento e la gestione degli animali;
  • rastrelli e forche per la raccolta del fieno.

A completare la rassegna di attrezzi agricoli, anche mezzi pesanti per la coltivazione e per il trasporto di generi alimentari o di altri materiali: diversi tipi di aratri, carri e grandi macchinari per la trebbiatura. Tutti restaurati, alcuni ci appaiono familiari, altri estranei nelle loro forme, antiche e inconsuete ai nostri occhi.

Conservazione del grano e antichi attrezzi da cantina

Fanno la loro comparsa anche i classici strumenti per la pulitura del frumento, come i setacci, e le grandi casse di legno impiegate per la conservazione dei cereali: tra queste, spicca un imponente e secolare tronco di olmo, anch’esso adattato ad umile contenitore per il frumento. Tutto ciò denota l’ingegno e lo spirito di adattamento della civiltà contadina, che si percepiscono anche alla vista degli attrezzi realizzati per i lavori domestici, come strumenti per il legno e moli per affilare le lame.
Andando oltre, trovano ancora spazio gli immancabili e antichi attrezzi da cantina: botti e recipienti, il torchio con la tinozza e le irroratrici per la vigna. Osservandoli, ritornano alla mente le vecchie cantine, pervase dall’odore dolciastro di vino e di mosto.

La vita domestica e familiare di un tempo

Continuando il nostro viaggio, ci immergiamo nella quotidianità più vera della comunità e delle famiglie: su un pianerottolo, un vecchio banco di scuola custodisce i ricordi degli studenti di allora, indelebili come l’inchiostro contenuto nei calamai, mentre poco più su, ci colpiscono gli oggetti della vita familiare e quotidiana. Accanto all’abbigliamento tipico del contadino e della contadina, sono esposti i più svariati e singolari attrezzi da cucina:

  • pentole e paioli;
  • mulini a mano;
  • superfici e strumenti per impastare e cuocere il pane.

In questo spazio, sono stati sistemati anche le culle e un girello antico per i bambini, per rendere ancora più realistiche le immagini della vita domestica delle donne e degli uomini di un tempo, racchiuse tra i sapori e gli odori caserecci del cibo e la cura della famiglia.

Oggetti comuni e la camera da letto tradizionale

Sorprendono, nel museo, anche le storie di oggetti comuni, come quelle delle lampade ad olio e dei recipienti per il petrolio, destinati all’alimentazione dei lumi: alcuni provengono dalle lontane coste americane, protagonisti di viaggi inaspettati, esattamente come i tradizionali bauli di coloro che partivano all’estero in cerca di fortuna. Questi completano la scena della classica camera da letto contadina, allestita in un altro angolo del museo: la stanza è semplice e sobria, caratteristica del tempo, con il comò, la cassapanca, le lampade ad olio e il materasso, originale, imbottito con le foglie delle pannocchie di mais.

Antichi mestieri: tessitura e artigianato

Dominano la scena, al piano inferiore invece, i telai antichi e gli strumenti da filatura, tra cui orditoi, fusi e arcolai, che hanno intrecciato nel tempo migliaia di fili, tessuti dalle abili mani delle donne. Accanto ai colori delle trame, invece, riusciamo ancora a distinguere le deboli note dell’antico e pregiato organo a canne che il signor Giovanni ha saputo abilmente riparare e ristrutturare: oggi infatti è di nuovo in grado di suonare, grazie alla pazienza e alla dedizione del suo restauratore.

Infine, gli strumenti di commercianti e artigiani ci offrono un’ultima e autentica panoramica sulla vita di allora, semplice, ma piena di risorse: compaiono bilance antiche, prodotti di stagnini e ramai, utensili di sarti e fabbri, un banchetto da calzolaio con i suoi strumenti e attrezzi da falegnameria.

Al termine del nostro viaggio, abbiamo ammirato solo alcuni degli oggetti e degli strumenti esposti all’interno del museo, che insieme a tantissimi altri caratterizzavano la quotidianità del mondo contadino di allora. Quello del museo e del suo ideatore, vuole essere un invito a riscoprire la civiltà rurale in tutte le sue sfaccettature, come un mondo lontano di cui conservare il ricordo. Un obiettivo personale che il signor Giovanni è riuscito, con dedizione, a portare a termine, grazie all’ingegno e alla passione che lo hanno da sempre ispirato.

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