Senegal-Marocco: finale di Coppa d’Africa

Finale Coppa d'Africa: Senegal-Marocco

Senegal-Marocco: finale di Coppa d’Africa. Esattamente un mese fa, domenica 18 gennaio, il calcio africano ha regalato una delle finali più folli ed emozionanti della sua recente storia. A Rabat, centro economico, politico e culturale del Marocco, è andata in scena la finale di Coppa d’Africa. Nigeria, Costa d’Avorio, Mali, Camerun, Egitto e altre squadre si sono affrontate in partite epiche, cariche di pathos. Per milioni di appassionati l’AFCON non è una competizione, è qualcosa di più. È un rito, un momento collettivo in cui le difficoltà economiche, politiche e sociali si dissolvono per novanta minuti. Il calcio diventa rifugio, identità e festa.

Finale Senegal-Marocco: i momenti chiave

Minuto Evento Protagonista
75′ Gol annullato al Senegal (fallo di Seck) Ismaïla Sarr
98′ Rigore sbagliato (cucchiaio parato) Brahim Diaz
105′ Ritiro temporaneo della squadra Sadio Mané (leader)
112′ (Supp.) Gol decisivo per il Senegal Pape Gueye

Gli stadi si trasformano in un mosaico di emozioni: tifosi che ballano, donne che cantano e bambini che sventolano bandiere più grandi di loro. Sono presenti superstizioni, riti e sciamani. Un racconto che sfugge alla logica ed abbraccia la magia. Le nazionali sono piene di stelle come Ademola Lookman, Victor Osimhen e Mohamed Salah. Il destino ha scelto una determinata storia. In una partita rocambolesca, fatta di tensione e colpi di scena, a spuntarla sono stati i Leoni della Teranga. Una finale così non si dimentica facilmente. Una partita che ricorda al mondo quanto il calcio, in Africa, sia molto più di un gioco. L’AFCON è un evento unico.

Il cammino del Senegal verso la finale

Il Senegal ha sollevato la sua seconda Coppa d’Africa a Rabat, completando un percorso che ha confermato la sua crescita e solidità. La prima volta era accaduto nel 2021, in Camerun. Il cammino inizia il 23 dicembre, con la gara inaugurale contro il Botswana. Due vittorie e un pareggio bastano per accedere agli ottavi di finale. Agli ottavi, il Senegal supera con autorità il Sudan. Ai quarti, arriva il Mali di Yves Bissouma, centrocampista del Tottenham. È una partita sporca, intensa, ma decisa da un lampo di Ndiaye, autore dell’1-0. In semifinale, il destino ripropone un vecchio duello: Senegal-Egitto, Koulibaly contro Salah. Il Senegal ha la meglio, imponendosi nuovamente per 1-0. Si giunge in finale e ad attendere i Leoni della Teranga, c’è il Marocco. Hanno mostrato un calcio fisico ma non caotico. Il Senegal è una delle nazionali più affascinanti e complete del panorama africano. La seconda Coppa d’Africa è una dimostrazione di identità e mentalità.

Il Marocco: squadra favorita e la scelta di Brahim Diaz

Il Marocco, padrone di casa del torneo, è arrivato a questa edizione della Coppa d’Africa con un peso storico sulle spalle. L’unico trionfo continentale risale al 1976, in Etiopia: da allora, più di cinquant’anni di attese, rimpianti e generazioni di talenti che non sono riuscite a riportare i Leoni dell’Atlante sul tetto d’Africa. L’edizione disputata a Rabat assume un valore simbolico: l’occasione per chiudere un cerchio. Il Marocco ha dominato senza esitazioni il girone travolgendo Tanzania, Camerun e Nigeria. La squadra di Regragui ha mostrato un calcio moderno, verticale e intenso. Il protagonista assoluto del cammino marocchino è Brahim Diaz. L’ex Milan, oggi al Real Madrid, ha scelto di vestire la maglia del Marocco rinunciando alla nazionale spagnola. La federazione marocchina lo corteggia a lungo, gli offre un ruolo centrale nel progetto tecnico. La nonna paterna, marocchina, è stato il filo che ha legato il suo talento alla storia del Paese. Una nazionale che ha già dimostrato il proprio valore al Mondiale in Qatar e che, con questa Coppa d’Africa, conferma di essere destinata a recitare un ruolo da protagonista anche nelle prossime competizioni, sia continentali che globali.

Brahim Diaz con la maglia del Marocco
Brahim Diaz durante la Coppa d’Africa – Wikipedia

Una finale folle: rigori, proteste e supplementari

Il 18 gennaio 2026, presso lo stadio Prince Moulay Abdellah di Rabat si è giocata Senegal-Marocco: finale di Coppa d’Africa. Da un lato i Leoni dell’Atlante, favoriti e spinti da un popolo intero. Dall’altro, i Leoni della Teranga, portatori di forza antica e della jom. La partita rimane inchiodata sullo 0-0. Bastano gli ultimi 30 minuti per raccontare questa pazza partita. Lo squillo arriva da un calcio d’angolo per il Senegal. Seck si divincola da un avversario e con una torsione furiosa colpisce il palo con un colpo di testa che fa tremare tutta Rabat. Sarr, il più rapido a leggere la traiettoria, insacca. I senegalesi esplodono, ma l’arbitro fischia un fallo. La rete è annullata. Le proteste sono veementi. Al 98’ minuto di gioco arriva il momento che cambia la finale: rigore per il Marocco. La decisione arriva solo dopo un interminabile controllo al VAR. La causa? Una trattenuta da parte di Diouf su Brahim Diaz. Il Senegal, sotto indicazioni del CT Thiaw, lascia il campo per protesta. Tutti rientrano negli spogliatoi, tranne uno, tranne Mané. Rimane lì, fermo, immobile. Dopo dieci interminabili minuti, il Senegal rientra in campo. Diaz si presenta sul dischetto. Un gol significherebbe fine della maledizione. Prova il cucchiaio, gesto audace. Mendy non abbocca e la finale cambia direzione. Nei supplementari, la partita diventa una battaglia primordiale. I Leoni della Teranga trovano il vantaggio con una sassata di Gueye, il centrocampista del Villarreal. Il Marocco reagisce con disperazione. È una finale che non concede tregua, che si gioca sul filo del rasoio, tra nervi scoperti e fiato corto. Il Senegal ha espugnato Rabat. La Coppa d’Africa prende di nuovo la strada di Dakar. Il Marocco vede prolungarsi la sua maledizione. Mané, ancora una volta, si prende la scena. Non solo un campione, ma un condottiero, un simbolo. Il cielo marocchino viene squarciato da un ruggito che arriva da lontano, da un popolo che non ha smesso mai di crederci. Senegal Rek!

Mané salva il Senegal: oltre il risultato

Questa coppa d’Africa non l’ha vinta il Senegal, l’ha vinta Sadio Mané con una lezione che va oltre il risultato. Nel momento più sporco della finale il Senegal vacilla, e l’idea di abbandonare il campo può essere comprensibile. Mané non urla. Non accusa. Richiama i compagni uno ad uno, li guarda negli occhi e li convince a giocare la finale fino alla fine. Diventa il collante morale che ha saputo tenere insieme presente e futuro, talento e carattere. Sadio non ha salvato solo una partita. Ha salvato l’orgoglio di un intero popolo. Senegal-Marocco: la finale di Coppa d’Africa che verrà ricordata a lungo.

Fonte immagine: Depositphoto

 

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