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Eroica Fenice

Giuseppe Isgrò

“Adulto” di Giuseppe Isgrò, dal 17 al 18 aprile allo START

Adulto. Un uomo semi nudo sulla scena, un uomo che si appresta a vivere una vita che sembra essere rifiutata, a tratti spaventosa per un essere che di quest’ultima non ne capisce la natura.

Uno spettacolo teatrale alle volte insegna e “Adulto” di Giuseppe Isgrò certamente lo fa. Ti prende per mano e ti trascina nella vita di un Carlo istintivo, spaventato, di un uomo che probabilmente non vuole vivere, buttato lì nella mischia di una scena sabbiosa, un insieme di elementi che compongono un palcoscenico che sembra riprodurre uno scavo, un insieme di oggetti essenziali e significativi.

Chi di noi, nella propria infanzia non ha avuto un cavallino sul quale sedersi e dondolarsi per crescere in un periodo che all’apparenza sembra essere infantile ed invece è un tempo di crescita interiore. Un cavallino bianco che da subito esprime la sessualità, probabilmente mal vissuta del protagonista che con affanno racconta la sua vita ad uno spettatore che sta lì in attesa di capire dove sarà mai portato.

Ispirato ai testi finali di Pier Paolo Pasolini, Elsa Morante e Dario Bellezza lo spettacolo prosegue con un’affascinante interpretazione di Dario Muratore che attrae gli occhi sulle continue luci della scena, che si spengono e si accendono in base alle varie tappe che la vita ci pone davanti.

Ma la vera difficoltà dell’uomo, di ogni uomo, quella difficile, quella difficoltà insormontabile è l’accettazione di se stessi e del proprio corpo; un corpo che si svende alla mercé di tutti, un corpo che desidera altri corpi, ma il desiderio è meschino e la mente gioca brutti scherzi ad una personalità che della crescita ne ha subito tutti i lati oscuri.

Una madre che cresce il proprio figlio come una bambola, una madre che porta alla crescita un uomo borghese, uomo borghese “che oggi significa essere servo”. Servo di una società che ci porta ogni giorno ad essere accettati tramite la normalità, ma che cos’è poi mai questa normalità? Un’alta classe sociale che si vede sorpassare dalla plebe per essere portato alla denigrazione, una società che ci vuole tutti uguali forse, una società che denigra il diverso.

Giuseppe Isgrò racconta la paura dell’uomo adulto

Il teatro fa pensare, la scena teatrale fa capire che l’uomo è particolare, che l’adulto ha paura e probabilmente si vergogna.

Un uomo che probabilmente non riesce nell’intento di crescere, si direbbe guardando la scena in un primo momento, “un bambino impaurito di entrare nella brutta vita”, un bambino che inevitabilmente diventa adulto; infine un uomo che si fa spazio nel mondo non desideroso né di sorridere né di scherzare, perché mille e mille volte ha tentato di porvi fine alla vita e ne porta con se le cicatrici ed i tagli.

Un adulto che vive nell’ombra di una madre, una figura che si porta dietro, come un grande peso, con grande rabbia.

E una scena, che è la vita, con poca luce. Quasi buia.

La nascita, il ritorno al primo vagito, il ritorno ad una vita non ancora vissuta, e poi di nuovo luce in un mondo che forse non ci vuole o semplicemente non ci merita. Il rifiuto di essere, di esistere, di nascere; l’irrefrenabile e innato bisogno di tornare nell’utero materno per porre fine al rifiuto e alla denigrazione, la necessità di ritornare in quel luogo sicuro, prima della luce; e poi, di nuovo buio.

Questo è ADULTO di Giuseppe Isgrò con Dario Muratore dal 17 al 18 aprile allo start/interno 5.