ASFALTO di Michela Lucenti al Piccolo Bellini | Recensione

ASFALTO. Poema fisico e musicale per sette attori

ASFALTO. Poema fisico e musicale per sette attori in scena dal 29 gennaio al 15 febbraio. Prosegue così la ricchissima stagione teatrale 2025/2026 del Teatro Bellini di Napoli che accoglie al Piccolo Bellini uno spettacolo intenso firmato dalla compagnia Bellini Teatro Factory.

Scheda dello spettacolo

Dettaglio Informazioni
Titolo ASFALTO. Poema fisico e musicale per sette attori
Date e Luogo Dal 29 gennaio al 15 febbraio, Piccolo Bellini (Napoli)
Regia e Coreografia Michela Lucenti
Compagnia Bellini Teatro Factory
Tematiche Incidente sul lavoro, precarietà giovanile, vita a Napoli

Se in Fenomenologia della percezione, Maurice Merleau-Ponty afferma che «il corpo conosce l’incidente prima della mente» il rider cosa pensava durante il proprio volo? A Napoli è una giornata comune per il giovane, c’è da fare una delle tante consegne: questa volta una pizza. Il lavoro stanca ma dopo il turno deve incontrare lei. A quell’appuntamento, però, non arriva mai. Il suo corpo, in seguito al forte impatto in motorino, giace al suolo.

Quando il pubblico fa il proprio ingresso in sala, il corpo -cosciente- è già lì ad attenderlo. Il volto è ricoperto di sangue, l’espressione fissa nel vuoto. La scena si apre in medias res sul luogo dell’incidente. Sul palco, pareti bianche disposte a V che riducono la scena, creano quasi un senso di costrizione e imbuto visivo. Lo zaino aperto da delivery, il casco giallo poco distante e il motorino sospeso in fondo: segni epifanici della tragedia, presenze drammaturgiche e scenografiche. L’ordine geometrico e il colore delle pareti è in contrasto con la violenza dell’accaduto: l’incidente ha già avuto luogo, il tempo sembra sospeso. Ciò che resta è una presenza muta, brutale, inevitabile. Allora il pubblico prende il proprio posto in platea e aspetta.

ASFALTO. Poema fisico e musicale per sette attori
Incipit. Tarek Ismail interpreta il driver vittima dell’incidente. Foto Flavia Tartaglia

ASFALTO: analisi del cuore di Napoli e del mondo

Il corpo scaraventato sull’asfalto è freddo, immobile. La compagnia Bellini Teatro Factory porta in scena una vicenda tragica che riflette sul ruolo dell’imprevedibilità. La sapiente regia di Michela Lucenti costruisce uno spettacolo in cui al movimento, alla parola e alla musica sono affidati i diversi punti di vista sull’accaduto. La cifra stilistica e l’approfondita ricerca di Balletto Civile sono ampiamente riconoscibili, così si assiste a una matura pratica performativa che intreccia e fa dialogare diversi linguaggi artistici. In questo modo, l’evento si configura come poema-fisico e musicale-affidato alle narrazioni dei performer, ciascuno portatore della propria individualità.

Come sottolinea Lucenti nelle note di regia, lo spettacolo si fa manifestazione di uno «spaccato generazionale» che intreccia i vissuti degli interpreti, riflettendo sulla fatalità contro cui è impossibile vincere. Gli spoken-word sono calzanti e incalzanti: coinvolgono l’audience e inducono alla riflessione. I monologhi sono accompagnati da una forte e imponente, ma anche delicata e intima gestualità, in modo da dare corpo e parola al dolore per l’improvvisa perdita di una persona cara. La compagnia del Bellini Teatro Factory, diretta da Gabriele Russo, dimostra una solida capacità di orientamento e consapevolezza scenica. Il progetto, nato con l’intento di guidare e accompagnare giovani emergenti verso la professione, può dirsi già pienamente riuscito.

I costumi raccontano la personalità e i colori della città partenopea che viene qui narrata senza filtri, senza costruzioni e preconcetti. ASFALTO ironizza, problematizza e fa emozionare tramite una narrazione costantemente dinamica, ricca di slanci, insieme seria e comica. Il cuore di Napoli si racconta, è pulsante nel traffico cittadino, nei motorini sfreccianti che non arrestano la propria corsa anche se il semaforo è rosso. Napoli è la carta sporca di cui cantava Pino Daniele, sono le persone “calcolatrici dell’imprevisto” vogliose di annullarlo, gli amori e gli amici. Si tratta di una città che viene descritta attraverso una prospettiva singolare: si vuole mostrare la bellezza, ma non quella che toglie il fiato. Piuttosto la pièce indaga i meccanismi che lasciano con il fiato sospeso, incrinando la questione sulla precarietà e la “volpicità” dello stile di vita a cui si è chiamati.

Scattanti, veloci, furbi, imperturbabili, infallibili: così bisogna essere qui? La volpe, animale citato più volte durante l’esibizione, presenza visibile nei racconti degli attori sull’accaduto, è Leitmotiv simbolico per scavare a fondo su questioni cruciali. L’incidente non è solo frutto dell’incontrollabile destino ma è il risultato di un calcolabile sistema economico che costringe giovani in primis a lavorare senza tutele e garanzie. Di fronte a una condizione irreversibile -quale la morte– i performer sono costretti poi a rispondere. Ciascuno reagisce in maniera differente: attacchi di panico, mani tra i capelli, canzoni, spaccate. Tutti, però, seguono il medesimo e necessario bisogno: respirare.

ASFALTO. Poema fisico e musicale per sette attori
Mannaggia a te, mannaggia. […] Devo respirare” Foto Flavia Tartaglia

Il significato del finale e il tormento contemporaneo

«Ti aspetti di meglio? Dalla vita intendo». Una domanda che veste i panni di uno sfidante imperativo sociale perché «il corpo è scintille di adrenalina […] sull’asfalto che brucia uguale in tutte le città del mondo». I performer uniscono il proprio grido individuale e si muovono all’unisono in una danza corale che diviene così rito. Citando il classico intramontabile Comme se fa di Roberto Murolo e Mia Martini, lo spettacolo diviene incarnazione del tormento contemporaneo. I giovani, chiamati a denunciare, hanno anche l’obbligo di guardare senza filtri la realtà. Sono tenuti dunque ad accettare e farsi attraversare dall’accaduto. Pertanto, respirare insieme fa forse meno paura.

Sul finale, il mélange linguistico, il richiamo al proprio credo e l’invocazione al proprio Dio rendono il monologo della vittima essenziale e tanto coinvolgente da condurre il pubblico, entusiasta dall’inizio della performance, a una lunga standing ovation.

ASFALTO
Un momento dello spettacolo. Foto Flavia Tartaglia

Crediti e cast completo

  • Titolo: ASFALTO. Poema fisico e musicale per sette attori
  • Regia e coreografia: Michela Lucenti
  • Con la compagnia Bellini Teatro Factory: Sofia Celentani Ungaro, Cristoforo Iorio, Tarek Ismail, Valeria Martire, Giuseppina Ruggiero, Luigi Savinelli, Lucia Straccamore
  • Assistente alla regia: Antonio Basile
  • Assistenza alla creazione: Maurizio Camilli
  • Drammaturgia: Balletto Civile
  • Testi: Emanuela Serra
  • Musiche e progetto sonoro: Antonio Della Ragione
  • Collaborazione al progetto sonoro: Rainer Monaco
  • Disegno luci: Michela Lucenti/Balletto Civile e Maurizio Di Maio
  • Scene: Accademia di Belle Arti di Napoli Cattedra di Scenografia Luigi Ferrigno; con gli studenti Alessia Di Pace, Claudia Pugliese, Roberta Fierro, Laura lloret Gracia, Sabrina Oliva, Alessandra Avitabile, Salvatore Esposito, Emanuela Bartoli, Lucrezia Maria Aita, Claudia Sabella
  • Costumi: Enzo Pirozzi
  • Foto: Flavia Tartaglia
  • Produzione: Fondazione Teatro di Napoli-Teatro Bellini

 

Fonte immagini: Ufficio Stampa

Articolo aggiornato il: 31 Gennaio 2026

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