Dopodiché stasera mi butto | Generazione Disagio | Recensione

Dopodiché stasera mi butto, di Generazione Disagio |Recensione

Il primo spettacolo del collettivo Generazione Disagio al Piccolo Bellini

A dieci anni di distanza dalla stesura del loro primo testo teatrale, il collettivo artistico Generazione Disagio porta in scena al Piccolo Bellini di Napoli dal 7 al 12 febbraio Dopodiché stasera mi butto, di e con Enrico Pittaluga, Graziano Sirressi, Andrea Panigatti e Luca Mammoli, con la regia di Riccardo Pippa. Lo spettacolo si articola secondo le regole rivisitate del gioco dell’oca, vedendo coinvolto attivamente anche il pubblico.

Dopodiché stasera mi butto: la recensione

Dopodiché stasera mi butto è uno spettacolo dissacrante: tutto quanto pensavamo di sapere del o sul teatro, tutto ciò che ci siamo sempre aspettati di riscontrare su quelle tavole di legno con lo spettacolo della Generazione Disagio si frantuma, secondo un atteggiamento che sovverte e ricolloca i ruoli di continuo. La già sottile linea che divide il pubblico dagli attori scompare, il palcoscenico viene dichiarato espressamente aperto a tutti e la scena sembra perdere quella sua illusorietà profanandosi con una paradossale obiettività.     

Dando seguito ad un vero e proprio gioco dell’oca, rivisitato in modo cinico, Dopodiché stasera mi butto invita gli spettatori a scagliarsi contro ciascun attore in gara a turno: sono espressi una serie di disagi generazionali ai quali non è richiesto di trovare una soluzione, anzi, al contrario l’obiettivo è quello di spingere sempre più gli attori all’ultima casella, ovvero quella irreversibile del suicidio. In questo modo, vengono affrontati temi attuali che vanno dalla disoccupazione, al senso di oppressione che spesso le generazioni di oggi si ritrovano a vivere nella società odierna, a quello di disorientamento che purtroppo è sempre più tangibile e diffuso tra tanti giovani, esposti talvolta a rischi che possono risultare estremi.

Dopodiché stasera mi butto, pertanto, mette in atto un esperimento interessante. Ad essere proposto per la scena non è più un teatro canonico, convenzionale, ma è un teatro che si fa spazio per la collettività e per l’interazione con quest’ultima. Certo, ci sarebbe da chiedersi se questa dinamica abbia o meno l’occasione, ma anche la forza d’impatto, per imporsi come nuova maniera possibile di fare teatro, osservando le altrettanto possibili conseguenze della scelta di squarciare quell’abitudine alla sacralità della scena: una tale evidente spettacolarizzazione quale reazione scaturisce nei confronti di un altrettanto necessario recupero della tradizione, intesa quest’ultima come sinonimo di radice della propria identità? Con sguardo lungimirante, fin dove porta il teatro, alla deriva dell’intrattenimento od a qualcosa di più profondo?  Eppure, sta di fatto che il collettivo artistico Generazione Disagio ha avuto il coraggio e la spigliatezza necessari per proporre qualcosa di nuovo, ed è il caso di esclamare “finalmente!”, poiché di questi tempi non sempre si riscontra con così tanta facilità la volontà di mettersi in gioco nell’esplorare i vari modi di ampliare il teatro.

Allora, Dopodiché stasera mi butto riesce in un’unica serata a sovvertire certe regole teatrali millenarie, davanti alla performance lo spettatore sente comunque proposte nuove, cosa non scontata. L’augurio è quello di non fermarsi mai con lo sperimentare, né con l’interrogarsi, e che il teatro sia reso terreno fertile per abbracciare target più ampi.

Fonte immagine di copertina: Teatro Bellini

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A proposito di Francesca Hasson

Francesca Hasson è giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 14/12/2023. Appassionata di cultura in tutte le sue declinazioni, unisce alla formazione umanistica una visione critica e sensibile della realtà artistica storica e contemporanea. Dopo avere intrapreso gli studi in Letteratura Classica, consegue la laurea in Lettere Moderne e in Discipline della Musica e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Durante la carriera accademica, riscopre una passione viva per la ricerca e la critica, strumenti che esercita attraverso il giornalismo culturale. Carta e penna in mano, crede fortemente nel valore di questa professione, capace di generare dubbi, stimolare riflessioni e spianare la strada verso processi di consapevolezza. Un tipo di approccio che alimenta la sua scrittura e il suo sguardo sul mondo e che la orienta in una dimensione catartica di riconoscimento, identità e comprensione.

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