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Eroica Fenice

DR. NEST

Dr. Nest, Familie Floz al Teatro Bellini di Napoli

Dr. Nest è il titolo della storia che Familie Flöz – un gruppo di attori tedeschi – porta sul palco del Teatro Bellini di Napoli per addentrarsi nell’enigmatica cartografia del cervello e raccontare le torbide profondità dell’animo umano.
La travolgente storia del Dr. Nest è ispirata da paradossali descrizioni di casi provenienti dalla neurologia ed è ambientata nella sperduta casa di cura “Villa Blanca”.
Un giorno, il dottore viene svegliato di buon mattino da alcune voci e quando torna lentamente in sé a Villa Blanca, si ritrova solo ed estraneo a se stesso, nonostante l’ambiente, i pazienti e i colleghi gli siano familiari.
Si tratta di una produzione Familie Flöz in coproduzione con Theaterhaus Stuttgart, Stadttheater Wolfsburg e L’Odyssée Périgueux con il supporto di HKF e Fondstransfabrik. Lo spettacolo di Fabian Baumgarten, Anna Kistel, Björn Leese, Benjamin Reber, Hajo Schüler, Mats Suethoff e Michael Vogel con Anna Kistel, Björn Leese, Benjamin Reber, Hajo Schüler e Mats Suethoff, vanta della regia di Hajo Schüler e della co-regia di Michael Vogel.

Dopo le prime due date, lo spettacolo sarà replicato fino al 15 dicembre.

Dr. Nest, tra sogno e follia

Il maggior punto di forza dell’inventiva di Familie Flöz è quello di riuscire a far sognare letteralmente ad occhi aperti il pubblico, grazie all’utilizzo di maschere “quasi” umane, e dico “quasi” perché hanno zigomi perfetti, pelle marmorea e non conoscono nei. Le maschere sul palco del Teatro Bellini, curate da Hajo Schüler, non lasciano percepire sentimenti o pensieri. No! Quelli li devi creare tu. Perché una maschera cela il viso animato dietro una forma statica e prende vita innanzitutto nell’immaginazione dello spettatore.
Familie Floz mette al centro della propria rappresentazione il conflitto corporeo, perché una situazione drammatica si manifesta prima di tutto nel corpo. La compagnia berlinese chiede una sola cosa alla propria platea: spalancare gli occhi, restare svegli con la mente e tenere il cuore vigile.
Il mondo della psichiatria è ben distante da uno sterile convegno e dallo sguardo di fuoco di uomini in giacca e cravatta. Sicuro. Determinato. Rassicurante. Lo sconta sulla propria pelle Dr. Nest, che si ritrova a rimuginare su ricordi di corpi con vita propria, personalità dissociate, stati confusionali, demoni e allucinazioni incontrate nella sperduta casa di cura Villa Blanca. Dr. Nest non ha avuto a che fare con assemblati di organi, lui ha avuto a che fare con persone. Queste ultime non si riconoscono di certo sotto lo stesso nome, ma le terapie – ahimè – sono perlopiù uguali per tutte e i colleghi sono stanchi e demotivati, e c’è chi ha pensato che lui addirittura non sapesse cosa fosse giusto fare.
La dimensione onirica delle scene mobili in cui ci lascia fluttuare Rotes Pferd è straniante, ma al contempo familiare, perché ci ritroviamo nei meandri della psiche umana. Opportuni e originali i costumi di scena di Masha Schubert, utilissimi per sottolineare alcune caratteristiche psicologiche dei personaggi che l’indossano. Incantevole il sound design di Dirk Schröder e fondamentale il disegno-luci creato da Reinhard Hubert, che sottolinea e nasconde egregiamente movimenti ed espressioni corporee.
Le musiche di Fabian Kalbitzer meriterebbero un articolo a parte, ma non posso permettermelo – si dice che essere in grado di esporre i concetti in poche righe sia una grande qualità per chi scrive…- quindi, mi limiterò a definirle!
Avvolgenti. Dolorose. Raggianti. Malinconiche. Spensierate. Come la rappresentazione, nel complesso.

Fonte immagine: http://www.teatrobellini.it/spettacoli/309/dr-nest

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