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Eroica Fenice

“Fabula nera” di Luca Sangiovanni nella chiesa di Sant’Aniello

Fabula nera di Luca Sangiovanni“Fabula nera ” è il titolo del nuovo spettacolo di Luca Sangiovanni in scena sabato 31 gennaio 2015 nella chiesa di Sant’Aniello a Caponapoli.
Un evento che nasce dalla collaborazione tra TE.CO. TEATRO DI CONTRABBANDO, un’associazione culturale dallo spirito giovane e creativo, e LEGAMBIENTE CAMPANIA che da anni promuove la salvaguardia e il restauro di “tesori” dimenticati, come purtroppo è stata fino a poco tempo fa la Chiesa di Sant’Aniello.
Seduto sulle panche di legno della chiesa, circondato da secoli di storia, lo spettatore si perde in un’atmosfera magica, frutto delle musiche di Valerio Bruner, e viene catapultato nel 1799, anno della rivoluzione napoletana che fa da sfondo alla vicenda.
E’ tra i vicoli di una Napoli povera e affamata che inizia la storia dei due protagonisti, una lazzara e un giacobino. La speranza di una vita migliore, la “fabula” tanto celata nell’animo di Ianara, magistralmente interpretata da Chiara Vitiello, si trova a fare i conti con una realtà che si tramuta in lotta per la sopravvivenza e una vita fatta di stenti e violenze di cui la venticinquenne è vittima.

Gli ideali e le speranze del giovane giacobino, di cui l’eccezionale Luigi Credendino veste i panni, sono una novità assoluta che scuotono la mente della giovane Ianara insinuandole una nuova possibilità di liberazione dalla condizione in cui, più che vive, ormai sopravvive.
Infatti, mai prima d’ora la giovane lazzara era stata oggetto delle attenzioni di un uomo perché mai nessuno l’aveva vista come una donna e non come una bestia. Così quel giovane diventa per la lazzara una speranza a cui aggrapparsi per sognare un mondo migliore. Ma quel momento sembra durare poco: l’esasperazione di Ianara ha ormai toccato ogni limite. La vita non ha più alcun valore per lei: “È ‘na scarp’a stretta c’a primm t’a liev e primm’ a fernesce e suffrì” e la fame è tale da farle pensare che “Magnà giacubin nun è peccat”.
La lotta per la sopravvivenza mette tutti contro tutti e rende gli uomini ciechi di fronte al sentimento di fratellanza. Persino il cannibalismo diventa una pratica abituale se rappresenta l’unico mezzo per andare avanti.

Luca Sangiovanni e la sua Ianara

Lo spettacolo Fabula nera di Luca Sangiovanni sembra suggerire allo spettatore alcune domande: fino a che punto siamo disposti a inseguire i nostri più profondi desideri? Fino a che punto la realtà che viviamo può essere un limite alla loro realizzazione?
La fabula di Ianara, che in napoletano significa ‘strega’, sembra non poter essere di nessun altro colore se non “nera”, così come nere e sporche sono le mani della giovane che non hanno mai conosciuto tenerezza e amore ma solo violenza e fatica.

Oltre alla fabula nera, un’altra storia antica e ricca di peripezie è quella della chiesa di Sant’Aniello a Caponapoli, oggetto della visita guidata organizzata poco prima dell’inizio dello spettacolo teatrale Fabula nera. Basti pensare che la chiesa poggia le sue fondamenta su mura greco-romane e che il territorio in cui sorge, denominato anticamente Caponapoli, era il luogo più alto dell’antica Neapolis.
La chiesa diviene luogo di culto già nel VI secolo, nel periodo in cui visse S. Aniello (o Agnello) da cui prende il nome il complesso che infatti viene chiamato anche Sant’Agnello Maggiore, anche se è probabile che fosse luogo di culto già in precedenza. Un’antica tradizione infatti, afferma che genitori del futuro santo costruirono una piccola chiesetta come voto di ringraziamento alla Vergine per aver permesso la nascita di un erede e tale evento è ricordato anche nelle sculture dell’altare centrale, in cui si vede un padre in ginocchio nell’atto di donare il figlio in fasce alla Madonna.
Ampliata nell’ IX secolo per volere del vescovo di Napoli Attanasio, e nuovamente durante il XVI (al 1527 risale l’altare maggiore scolpito da Girolamo Santacroce), i lavori del nuovo complesso terminarono nel XVII secolo. Nel 1944 il soffitto della chiesa crollò in seguito ai bombardamenti e, dopo il sisma degli anni ’80, si pensò addirittura di demolirla perché ormai ridotta a un rudere. Dopo un restauro durato decenni, nel 2011 è stata riaperta al pubblico, con la speranza che il popolo napoletano questa volta non dimentichi il grande tesoro, storico e artistico, che essa rappresenta per la città di Napoli e che lo difenda dagli atti vandalici e dai furti che in passato l’hanno spogliata della sua antica bellezza e che oggi lasciano un vuoto evidente nell’assetto decorativo.

-Fabula nera nella chiesa di Sant’Aniello.-

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