Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Miracolo di Giuseppe Massa, un mare di plastica senza Dio al Tram

Recensione dello spettacolo di Giuseppe Massa “Miracolo”, con Glory Arekekhuegbe, Gabriele Cicirello e Paolo Di Piazza (Tram, 12 settembre)

L’odore persistente di pesce.
La bara incatastata in un mare di plastica, stereotipi, non soluzioni.
Le parole a fiume.
Un fiume di parole che racchiudono essenze, paradossi e favole del nostro non Paese.
Raccontare in maniera canonica, trama alla mano, “Miracolo” della compagna dei Sutta Scupa sarebbe una missione fallimentare. Troppi ingarbugli siciliani, riferimenti, provocazioni, domande e risposte senza un vero corrispettivo.
Ma viaggiare intorno a questa piccola meraviglia teatrale si può. Basta dimenticare da dove si è partiti e cominciare sul riflettere sul dove, se, e come arrivare. Sì, perché lo spettacolo andato in scena ieri al Tram ha interpolato un microcosmo di disagio che però ha un suo punto di partenza: il problema dell’immigrazione.

“Miracolo” di Giuseppe Massa, due uomini morti e una bara viva al Tram

Su una scenografia glabra, con il disegno luci pronto ad intervallare il rumore petulante delle sirene portuali, due becchini portano nervosamente una tomba. Pesante e ingombrante, quel peso sta divertendo per loro davvero insostenibile. Nel loro cimitero non c’è più posto, ma quell’immigrato morto da qualche parte bisogna pur metterlo.
Non lo si può buttare, come il pesce prima ucciso e poi sventrato a morsi, usando il feretro come tavolo. Il suo puzzo, come quello di quel cadavere, è persistente, rimane nelle narici e nelle coscienze per tutta la durata della rappresentazione. Ma a differenza del corpo che anima la lisca, quel cadavere umano è grosso, è ingombrante, non lo si può trasformare in altro, dagli nuova collocazione.
Cosa si può fare allora?
Andare su Marte e lasciare il problema in sospeso, sarebbe un’idea.
Incidere una canzone triste o magari una allegra così da coprire il silenzio, tra una danza e una pennicchella, una simpatica alternativa.
Oppure, più semplicemente, perché non alzare il tappeto e nascondere tutto? Alla fine, ne arriveranno altri, in qualche modo bisogna pur fare.
Nessuna di queste soluzioni pare davvero risolvere il problema ai due ottusi becchini, ai due ottusi italiani: servirebbe proprio un Miracolo.
Ma in mondo che partorisce morte in un mare di plastica, neanche Dio può davvero salvarci.
————–
drammaturgia e regia di Giuseppe Massa
con Glory Arekekhuegbe, Gabriele Cicirello, Paolo Di Piazza
scene e costumi Mela Dell’Erba
luci Michele Ambrose
suono Giuseppe Rizzo
aiuto drammaturgo Giuseppe Tarantino
assistente alla regia Marco Leone
assistente alla produzione Elena Amato
Compagnia Sutta Scupa

 

Print Friendly, PDF & Email

Leave a Reply