Gli innamorati di Goldoni al Teatro Quirino: la recensione

Cast de Gli Innamorati

Un classico intramontabile, una commedia settecentesca che trasmette quesiti più attuali che mai. A partire dal 24 febbraio e fino al primo marzo il Teatro Quirino di Roma ospita Gli Innamorati, commedia di Carlo Goldoni. Scritta nel 1759, l’opera si colloca all’interno della riforma goldoniana, nella quale l’autore decise di dedicarsi alla scrittura di personaggi psicologicamente complessi, pur mantenendo un ambiente borghese riconoscibile.

Informazioni sullo spettacolo Gli innamorati al Teatro Quirino

Dettaglio Descrizione
Date Dal 24 febbraio al 1° marzo 2026
Luogo Teatro Quirino, Via delle Vergini 7, Roma
Regia Roberto Valerio
Protagonisti Valentina Carli (Eugenia) e Leone Tarchiani (Fulgenzio)
Durata Circa due ore

Al centro della narrazione vi sono Eugenia e Fulgenzio, due giovani promessi sposi incapaci di gestire le proprie emozioni: il loro amore è infatti costellato di sospetti, gelosie e ripicche. In quest’opera vediamo come Goldoni abbia voluto mettere a nudo l’instabilità sentimentale, mostrando come insicurezza ed impulsività possano trasformare in pochi istanti l’amore in conflitto. Per un approfondimento sulla tecnica dell’autore, è utile consultare la voce relativa alla riforma del teatro su Treccani.

Gli Innamorati: tradizione e modernità in dialogo

La regia di Roberto Valerio sceglie di “svecchiare” il testo, assieme alla scenografia di Guido Fiorato che risulta ibrida, con elementi moderni che dialogano con altri più tradizionali. Il palco, infatti, è posto come uno spazio stratificato: le pareti evocano un interno prettamente borghese, venendo però attraversate da componenti più contemporanei; oggetti quotidiani dei nostri tempi – come una poltrona dal design attuale, un frigorifero, cuffie per ascoltare la musica – si intrecciano con dei costumi di scena di stampo settecentesco.

Questa contaminazione ha suscitato reazioni contrastanti tra il pubblico: c’è chi ha apprezzato la scelta di modernizzare l’opera, rendendola più riconoscibile allo spettatore contemporaneo, e chi invece ha puntualizzato la necessità di preservarne il più possibile l’originalità. “Goldoni è Goldoni” si è sentito mormorare, con una punta di delusione, a fine spettacolo. Eppure sembra essere proprio questo connubio tra tradizione e contemporaneità il cuore dell’opera. In una delle scene più rappresentative, dopo una cruda lite con Fulgenzio, Eugenia indossa delle cuffie e si isola ascoltando il brano “Look at Me” di XXXTentacion, canzone distante anni luce dal contesto rappresentato. È qui che l’oggetto moderno diviene quindi dispositivo simbolico, rendendo visibile un disagio che non appartiene solo al passato ma è anzi ben ancorato ai tempi moderni.

La crisi di Eugenia
La crisi di Eugenia

Luci e musica come linguaggio emotivo

Anche il disegno di luci contribuisce in forma massiva alla resa emotiva dello spettacolo. La luce neutra accompagna i momenti più equilibrati, garantendo naturalezza. Nei passaggi più intimi tra i due protagonisti, invece, le luci diventano più calde e soffuse, avvolgendoli in una dimensione quasi sospesa: l’immagine del bacio tra i due amanti, racchiuso in una teca trasparente ed illuminato da tonalità dorate, diventa simbolo di un amore che si vorrebbe proteggere dal mondo esterno. Al contrario, le scene di litigio o di crisi sono accompagnate da luci con tonalità più fredde e bluastre, creando un’atmosfera tesa e cupa. Queste scelte cromatiche non sono casuali: aiutano lo spettatore a comprendere in anticipo ciò che accadrà in scena, amplificando inoltre gli stati d’animo dei personaggi.

Anche le musiche, a cura di Paolo Coletta, si inseriscono in questa logica d’accompagnamento emotivo. Esse sono sfruttate come ponte tra una scena e l’altra, scandendo l’uscita e l’entrata dei vari attori e suggerendo l’andamento dell’azione. Quando la tensione cresce, le melodie diventano più dissonanti, mentre quando si alleggerisce tornano più armoniose.

Il bacio di Eugenia e Fulgenzio
Il bacio di Eugenia e Fulgenzio

Gli Innamorati di Goldoni oggi: un classico ancora vivo

Sul piano attoriale il cast risulta compatto. Valentina Carli – nei panni di Eugenia – e Leone Tarchiani – in quelli di Fulgenzio – restituiscono con credibilità l’altalena emotiva che caratterizza i loro personaggi: gli scatti di gelosia e le improvvise dichiarazioni d’amore si susseguono in un ritmo serrato. Attorno a loro le figure secondarie – interpretate da nomi illustri quali Claudio Casadio e Loredana Giordano – contribuiscono alla costruzione di un ambiente borghese frenetico. La commedia – della durata di circa due ore – mantiene un ritmo calzante, evitando tempi morti e sfruttando le pause come momenti di tensione sospesa.

Gli Innamorati, messi in scena al Teatro Quirino, risulta un tentativo ben riuscito di riproporre un classico che interroghi su problematiche odierne. L’amore descritto da Goldoni nel 1759 si rivela sorprendentemente attuale. La scelta di contaminare il testo con elementi moderni può non convincere tutti, ma non si può contestare l’effettiva connessione tra l’opera e la contemporaneità: se oggi le sue parole riescono ancora a generare discussione significa che la sua poetica continua a funzionare, rimanendo attuale attraverso il passare dei secoli.

“Specchiatevi, o giovani, in questi innamorati ch’io vi presento; ridete di loro, e non fate che si abbia a rider di voi.” – Carlo Goldoni

Dove vedere lo spettacolo e prossimi appuntamenti al Teatro Quirino

Il Teatro Quirino – Via delle Vergini 7 – manderà in scena “Gli Innamorati” dal 24 febbraio fino al 1º marzo rispettivamente alle ore 17:00 ed alle ore 21:00. Altri spettacoli in programmazione saranno “Il berretto a sonagli” (dal 3 all’8 marzo) e “Il Padrone” (dal 10 al 22 marzo).

Fonti delle immagini: archivio personale ed ufficio stampa

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