I cioccolatini di Olga, di Laura Angiulli | Recensione

I cioccolatini di Olga, di Laura Angiulli | Recensione

Prosegue la stagione 2024/2025 della Galleria Toledo con lo spettacolo I cioccolatini di Olga, in scena dall’8 al 12 gennaio.

I cioccolatini di Olga: uno sguardo su Philip Roth

Liberamente ispirato a L’orgia di Praga di Philip Roth, I cioccolatini di Olga viene riadattato e diretto da Laura Angiulli e messo in scena alla Galleria Toledo con Alessandra D’Elia e Antonio Marfella. Uno scrittore americano si reca a Praga per cercare un manoscritto di uno sconosciuto scrittore yiddish. Lo scenario della città, dove si vive ancora la repressione della Primavera di Praga, è sofferente, cupo, freddo. Quel manoscritto si rivela essere nelle mani di una giovane donna sensuale, Olga, che abbandonata cede il suo fascino ad altri uomini. Tra lei e lo scrittore americano, dunque, si tesse progressivamente una fitta rete di dialoghi, provocazioni e svelamenti che delineano i tratti del contesto in cui si muovono.

Si legge nella sinossi di I cioccolatini di Olga: «Le figure, faticosamente, stentatamente si aggirano sulla scena dell’opera, quasi fantasmi nella nebbia offuscante di un diritto di sopravvivenza tanto reclamato quanto negato, e pure si stagliano per la nettezza della rappresentazione, e si fanno elementi di configurazione di un più ampio spaccato umano che può facilmente essere assunto a segno di una mortificante conduzione di vita, quasi negazione della vita stessa. La scelta  di trarre un’idea di messinscena dagli umori de L’orgia di Praga si lega idealmente alla già consumata esperienza – da parte dell’autrice/regista-  che fu nella traslazione teatrale del romanzo Le braci di Sandor Marai felicemente portata alla scena, e al desiderio ancora una volta presente di appuntare lo sguardo su quell’ampio versante d’Europa drammaticamente segnato da espropriazioni di territori e caratteri, di culture, di logos; un’ulteriore occasione di riflessione che pure nel mutato contesto storico-politico degli ultimi decenni cerca di cogliere, nelle leggibili contraddizioni del presente, le tracce di un passato la cui drammaticità non è ancora affidata alla polvere del tempo» – Laura Angiulli.

Uno sguardo sulla messinscena

Per riprendere il discorso citato poco prima, il senso di un lavoro come quello di portare in scena I cioccolatini di Olga si spiega nel momento in cui si vuole cogliere il passato come traccia tangibile e leggibile di un presente che non lo è, o non ancora almeno. Il suo cuore pulsante sta nell’importanza della memoria, come strumento di analisi del qui ed ora. Tanto più se si parla di un testo che rappresenta macro-temi quali l’appartenenza, la disperata volontà di condivisione contro l’abbandono, il terribile tentativo di sopravvivenza in un contesto di guerra e repressione. Tra i personaggi vi è un tormentato grido di sofferenza personale, sociale e politica.

Quando si tenta il recupero di un’opera a cui ci si ispira, come nel caso de I cioccolatini di Olga, è fondamentale chiedersi perché, cosa scegliere di dire, come dirlo, quale spirito trarre fuori da tale ispirazione, a chi rivolgersi. Ecco, una difficoltà insita in questa tipologia di comunicazione, in un intento che vuole a tutti costi preservare la purezza di un lavoro che così rischia di rivelare una certa pesantezza, a malincuore, nonostante il potenziale, invece di darsi la possibilità di “sporcarsi” per essere vissuto più profondamente. Una riflessione da tenere a mente, soprattutto in un intento così nobile di recupero e innovazione.

Fonte immagine: Ufficio Stampa

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A proposito di Francesca Hasson

Francesca Hasson è giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 14/12/2023. Appassionata di cultura in tutte le sue declinazioni, unisce alla formazione umanistica una visione critica e sensibile della realtà artistica storica e contemporanea. Dopo avere intrapreso gli studi in Letteratura Classica, consegue la laurea in Lettere Moderne e in Discipline della Musica e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Durante la carriera accademica, riscopre una passione viva per la ricerca e la critica, strumenti che esercita attraverso il giornalismo culturale. Carta e penna in mano, crede fortemente nel valore di questa professione, capace di generare dubbi, stimolare riflessioni e spianare la strada verso processi di consapevolezza. Un tipo di approccio che alimenta la sua scrittura e il suo sguardo sul mondo e che la orienta in una dimensione catartica di riconoscimento, identità e comprensione.

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