Ha debuttato, al teatro di Villa Lazzaroni, la celebre opera teatrale Il canto del cigno di Anton Čechov, in scena il 21 e 22 febbraio, con Ugo Pagliai nei panni di Svetlovidov.
Scheda tecnica dello spettacolo Il canto del cigno
| Ruolo/Elemento | Dettaglio della messa in scena |
|---|---|
| Protagonista | Ugo Pagliai (Vasilij Vasil’evič Svetlovidov) |
| Autore | Anton Čechov |
| Regia | Tommaso Garré |
| Sede | Teatro di Villa Lazzaroni, Roma |
| Musiche | Dario Arcidiacono |
Indice dei contenuti
L’essenza del teatro di Čechov: trama e temi de Il canto del cigno
Atto unico della produzione giovanile dell’autore, la prima pubblicazione de Il canto del cigno risale al 1887 in Russia e, pur essendo un’opera minore del drammaturgo, questo monologo dialogato anticipa temi centrali nella poetica di Čechov: memoria e disillusione, malinconia esistenziale, solitudine. Il protagonista è Vasilij Vasil’evič Svetlovidov, un anziano attore che, al termine di uno spettacolo, resta chiuso in teatro dopo una serata segnata dall’ebbrezza. L’unica presenza accanto a lui è il suggeritore Nikita Ivanovič, rimasto sul palco. Spaesato e malinconico, l’attore riflette sulla propria carriera, prendendo atto dell’inevitabile decadenza e della sua solitudine.
In compagnia di Nikita ripercorre le tappe della sua vita artistica, ricordando i grandi ruoli interpretati, dall’Otello all’Amleto, riaffermando il suo legame viscerale con il palcoscenico. Ma i ricordi aprono anche una domanda più profonda: cosa resta dell’attore quando i riflettori si spengono?
È da questa paura della solitudine e dell’avvicinarsi della morte che il protagonista si concede, come i cigni, un ultimo canto: non un lamento, ma una consapevole presa di coscienza, in cui la passione per la drammaturgia si intreccia al senso del limite e alla fine imminente.

L’interpretazione di Ugo Pagliai e la visione di Tommaso Garré
A vestire i panni del protagonista nella messa in scena romana del 21 e 22 febbraio al teatro di Villa Lazzaroni è stato Ugo Pagliai, noto attore e doppiatore italiano con una solida esperienza teatrale. Classe ’37, ha calcato numerosi palcoscenici e lavorato con nomi illustri del settore (Paolo Sorrentino, per citarne uno), conquistando notorietà e rispetto anche in ambito cinematografico. Ha dato prova del suo talento immergendosi pienamente in Svetlovidov, mettendone in luce ogni sfumatura.
La sua interpretazione si fonda su un attento studio dell’espressività: la voce alterna toni sommessi e improvvisi innalzamenti, restituendo i cambi emotivi senza eccessi. Anche i movimenti sono misurati, lasciando che silenzi e sguardi verso il pubblico trasmettano l’essenza della pièce. La regia di Tommaso Garré, affiancata dalla consulenza artistica di Tommaso Pagliai, sceglie un impianto essenziale: scenografia spoglia per concentrare l’attenzione sull’attore e musiche originali di Dario Arcidiacono che accompagnano con discrezione i passaggi più introspettivi.
Il lavoro congiunto si è rivelato un successo: al termine dello spettacolo il pubblico ha premiato cast e produzione con una fragorosa standing ovation. Come recita una battuta della messa in scena, “Dove c’è talento, non esiste vecchiaia”.

Dove vedere lo spettacolo e i prossimi appuntamenti a Villa Lazzaroni
Oltre a questa rappresentazione, il teatro di Villa Lazzaroni, in Via Tommaso Fortificocca 71 (RM), offre una programmazione ricca durante tutto l’anno. I prossimi spettacoli saranno “Vernice fresca” di Giovanni Sicurello (6–8 marzo) e “Roma Sinfonietta” (12 marzo).
Fonti dell’immagine: archivio personale ed ufficio stampa

