Il Misantropo di Shammah, al Mercadante | Recensione

Il Misantropo di Shammah, al Mercadante | Recensione

Dall’8 al 12 aprile va in scena al Teatro Mercadante di Napoli Il Misantropo di Shammah, dall’opera seicentesca di Molière.

Il Misantropo di Shammah non accoglie nessuna spettacolarizzazione, nessuna distorsione performativa che sia d’impatto per la visione; anzi, a partire dai costumi di scena sgargianti e in pieno stile seicentesco (di Giovanna Buzzi) fino all’utilizzo della parola attraverso i versi alessandrini in rima (traduzione di Valerio Magrelli), la scena si struttura su una certa fedeltà al testo classico. In particolare, quest’ultima scelta di esprimere la parola in versi alessandrini, com’era nel 1666, ma con la rima, restituisce al pubblico un elogio semantico della parola stessa e della sua musicalità. Il tutto, inserito in una scena suddivisa in tre parti (di Margherita Palli), che dà l’idea di un teatro con due quinte laterali accentuata ancor di più dal gioco di apertura e chiusura di un drappeggio rosso, proietta quindi la platea in una messinscena metateatrale di quel gioco tra le parti tra realtà e finzione che in Molière dispiega un risultato tragicamente comico.

Il Misantropo di Shammah, al Mercadante | Recensione

Informazioni Chiave Dettaglio
Spettacolo Il Misantropo di Molière
Regia e Adattamento Andrée Ruth Shammah (con Luca Micheletti)
Traduzione Valerio Magrelli (versi alessandrini in rima)
Teatro e Città Teatro Mercadante, Napoli
Date Dall’8 al 12 aprile 2026

Il Misantropo di Shammah: la musicalità semantica come gioco di apparenze

Valerio Magrelli lavora alla traduzione di Il Misantropo di Molière destinando, infine, il lavoro alla collana Lo Specchio della casa editrice Mondadori. Non si tratta di una traduzione destinata alla lettura silenziosa, bensì pensata e prodotta per il lavoro di regia teatrale di Andrée Ruth Shammah, la quale partecipa all’adattamento del testo insieme anche a Luca Micheletti. Si è davanti a una partitura, composta a sei mani: sì, non è scontato definirla con questo preciso termine dal momento che l’elemento della musicalità determina l’intera struttura della pièce.

Questa musicalità è pervasa da una sottilissima ironia che diventa cifra formale e stilistica di una irreversibile incomunicabilità. I personaggi della pièce non si incontrano, non dialogano, al contrario decantano i loro sfarzi mentre tessono una fitta trama di apparenze. Soltanto il protagonista entra ed esce da quel gioco e, infatti, alla fine resterà solo tradito da tutti: Il Misantropo di Shammah non può fare a meno di inserirsi nella forma di quella dinamica per poi risultarne deluso ed escluso.

Il Misantropo di Shammah, al Mercadante | Recensione

Tra intellettualismi e Molière in purezza

Il Misantropo di Shammah non ricerca l’estetica bensì un Molière in purezza: lo studio sulla parola indica un rigore filologico che esprime la volontà di recuperare l’inestinguibile attualità e funzionalità del classico seicentesco. Una vera e propria lezione di teatro dove si esercita sulla platea il potere ipnotico dell’ascolto. Certo, si tratta di una prova a dir poco audace che presuppone un cast precisamente inquadrato. Gli attori Fausto Cabra, Marco Balbi, Bea Barret, Manuel Bonvino, Angelo Di Genio, Filippo Lai, Margherita Laterza, Francesco Maisetti, Edoardo Rivoira, Emilia Scarpati Fanetti, Andrea Soffiantini e Corrado d’Elia se da un lato riescono notevolmente a fronteggiare quella partitura, dall’altro risultano fin troppo statici e incasellati in quel rigore filologico su cui riflettere.

Viene da chiedersi fino a che punto questo tipo di lavoro non sia parafrasato in un virtuosismo fine a sé stesso: nonostante i presupposti ideologici, Il Misantropo di Shammah purtroppo pecca di un ritmo che rompa il presente, che dimostri la contemporaneità del classico e il senso di viverlo tutt’oggi. Resta un’esplorazione formale, un gusto esteriore con la convinzione che un testo come Molière già dica tutto di per sé. Ed è interessante capire fino a che punto abbia una logica ancora valida una tale pedissequa attenzione alla forma in un lavoro di recupero che vada oltre l’elogio, che a quel punto non incontra la possibilità del teatro di essere una sintesi sinuosa tra visione e ascolto, tra estetica e contenuto.

Informazioni, orari e biglietti

Produzione e crediti

  • Opera: Il Misantropo di Molière
  • Progetto e collaborazione alla traduzione: Andrée Ruth Shammah e Luca Micheletti
  • Regia: Andrée Ruth Shammah
  • Traduzione: Valerio Magrelli
  • Con: Fausto Cabra e con Marco Balbi, Bea Barret, Manuel Bonvino, Angelo Di Genio, Filippo Lai, Margherita Laterza, Francesco Maisetti, Edoardo Rivoira, Emilia Scarpati Fanetti, Andrea Soffiantini
  • Con la partecipazione di: Corrado d’Elia
  • Scene: Margherita Palli
  • Costumi: Giovanna Buzzi
  • Luci: Fabrizio Ballini
  • Musiche: Michele Tadini
  • Cura del movimento: Isa Traversi
  • Produzione: Teatro Franco Parenti, Fondazione Teatro della Toscana

Fonte immagini: Ufficio Stampa

 

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A proposito di Francesca Hasson

Francesca Hasson è giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 14/12/2023. Appassionata di cultura in tutte le sue declinazioni, unisce alla formazione umanistica una visione critica e sensibile della realtà artistica storica e contemporanea. Dopo avere intrapreso gli studi in Letteratura Classica, consegue la laurea in Lettere Moderne e in Discipline della Musica e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Durante la carriera accademica, riscopre una passione viva per la ricerca e la critica, strumenti che esercita attraverso il giornalismo culturale. Carta e penna in mano, crede fortemente nel valore di questa professione, capace di generare dubbi, stimolare riflessioni e spianare la strada verso processi di consapevolezza. Un tipo di approccio che alimenta la sua scrittura e il suo sguardo sul mondo e che la orienta in una dimensione catartica di riconoscimento, identità e comprensione.

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