Galatea Ranzi è già in scena e aspetta paziente che il pubblico in sala faccia silenzio per dare vita a Miriam, personaggio tratto dal libro In nome della madre di Erri de Luca. Le luci si abbassano, il mormorio si quieta e si crea subito un’atmosfera mistica e perfetta che perdura per tutti i 65 minuti dello spettacolo.
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La forza di Miriam e il coraggio della maternità

In una scenografia iperminimalista, la protagonista, seduta su uno sgabello e vestita poco più che di stracci, inizia a raccontarsi.
Il tema centrale è quello della maternità, che in questo caso rappresenta un atto di grande coraggio.
La storia è quella di Miriam, una ragazza trasformata dall’accoglienza del divino nella propria vita.
Il privilegio è quello di ascoltare il suo punto di vista, di sentirla raccontare in prima persona sentimenti, emozioni, paure e gioie.
Miriam, promessa sposa di Josep, riceve l’annuncio dell’angelo e si ritrova incinta senza aver conosciuto uomo. Ci racconta la scoperta della sua maternità, le difficoltà nel gestire una situazione più grande di lei, gli ostacoli di una mentalità gretta e la forza di portare alla luce suo figlio Ieshu.
Finalmente una delle storie più antiche e conosciute al mondo viene vissuta e raccontata attraverso gli occhi e il cuore della protagonista.
Miriam è una donna minuta e fragile, cresciuta mite e sottomessa, che con il dono della maternità si scopre forte, invincibile ed autosufficiente. Da semplice e giovane ragazza diventa donna adulta e matura, consapevole della propria dignità e del proprio potenziale.
È madre consapevole del destino straordinario del figlio, ma che desidera al tempo stesso proteggerlo e supplica che Gesù non sia “nessuno” e che possa rimanere con lei fino ai trent’anni. Un’invocazione molto toccante che esprime tutta l’umanità e il dramma interiore di una madre.
È sempre lei che ci parla di Josep, sposo innamorato e di grande fede che accetta il mistero della nascita di Ieshu anche senza comprenderlo pienamente. Le rimane vicino, la protegge e la sostiene ma non si intromette nel grande mistero interiore che la pervade: è un eroe silenzioso, compagno fidato e complementare a Maria.
Interpretazione e regia illuminata
Il tono della recitazione all’inizio è distaccato e monotono, quasi da automa, poi via via che la protagonista prende più consapevolezza del suo destino di madre appare sempre più coinvolta ed espressiva fino all’invocazione finale verso Dio.
C’è un distacco netto tra la pacatezza dei toni, la grazia delle movenze e la potenza delle parole.
Lo spettacolo è totalmente basato sulla forza del racconto che irrompe in ognuno dei presenti, atei o credenti, ponendo l’attenzione sulla potenza delle donne, che specie nella loro espressione di madri, sfidano le convenzioni, generano cambiamento e superano i limiti preimpostati con la forza della verità e dell’amore.
È un testo molto intenso, che si assapora una parola alla volta, e Galatea Ranzi è splendida nella sua interpretazione che rimane sempre elegante ed eterea.
La regia di Gianluca Barbadori ha il pregio di centrarsi sulla figura di Miriam eliminando ogni possibile distrazione dalla scena e al tempo stesso annullando la distanza tra palco e platea.
In nome della madre è un monologo che non concede distrazioni: colpisce e lascia il pubblico con la certezza che la forza di una madre è un vero miracolo.
Info pratiche
In nome della madre al Teatro India a Roma nelle date del 10 – 11 – 12 gennaio 2025
Biglietti da 16,5 € con possibilità di riduzioni
Fonte immagini: Ufficio Stampa (credits to: Rosellina Garbo)
Articolo aggiornato il: 11/01/2026

