Dal denso buio della Sala Assoli emerge per primo un corpo di donna. Attraversa la scena Rosaria — impersonata da Monica Palomby — rischiarata solo da una tenue luce che dal centro si dilata come in un respiro e, guidando lo spettatore lungo una traiettoria precisa, si muove dall’interno all’esterno seguendo i delicati moti dell’anima.
Rosaria è il Volume I del progetto antropologico teatrale Esclusi, che nasce come un profondo scavo alla ricerca drammaturgica di testimonianze e racconti da parte di giovani autrici e autori. Questo spettacolo si ispira infatti alla vera figura di Rosaria, ex guida turistica e alcolista senza fissa dimora, nonché abitante inquieta del centro storico napoletano, scomparsa senza clamore nel 2015 — come troppo spesso accade a chi abita ai confini invisibili della società.
Indice dei contenuti
Rosaria, ovvero una riflessione instabile sull’idea di corpo come archivio

La drammaturgia si costruisce allora proprio a partire dai silenzi e dai vuoti che la protagonista sceglie di attraversare in scena, dando forma ad un’indagine profonda in cui il corpo si fa archivio necessario di molteplici e intrecciate esistenze. Altro “corpo” in movimento è il cartone con la scritta fragile, che fa in quest’ordine da letto, coperta per tenersi al caldo e schermo illuminato dalla luce del proiettore, che mostra un dedalo di storie degli ultimi nei crudi disegni di Benito Martino. Per essere infine tavola da disegno, attraverso cui Rosaria immagina ancora una volta il corpo del suo amore perduto.
Tra i fumi dell’alcol la protagonista ci narra, come fosse una confessione privata, la dolorosa storia della sua vita: gli abusi subiti da ragazza, l’amore passionale per le donne e per la libertà, ritrovata e perduta ancora tra i vicoli di una Napoli che, al calare del giorno, si fa instabile ed evanescente sotto le luci gialle dei lampioni. È forse proprio in questa totale instabilità che risiede allora il nucleo dell’opera, che si traduce in una riflessione affascinante sul corpo come spazio vitale in cui si depositano — per riscriversi incessantemente — le molteplici possibilità dell’esistenza.
Il teatro necessario di Davide Iodice
La danza eterea di Chiara Alborino si inscrive proprio nell’ottica di una ricerca sulla corporeità non convenzionale, che si fa anche indagine antropologica, in perfetta linea con il lavoro sviluppato attraverso opere teatrali come La Luna (2019) e Pinocchio (2023), nate all’interno della Scuola Elementare del Teatro | Conservatorio Popolare delle Arti Sceniche: un lodevole progetto laboratoriale di pedagogia sociale sorto negli spazi dell’ex Asilo Filangeri e sostenuto poi dal Teatro di Napoli – Teatro Nazionale.
Il richiamo iniziale ai gabbiani, quasi desiderio di fuga primordiale verso un altrove ignoto, trova compimento nel poetico finale, in cui il suono stridente che caratterizza il verso dell’animale si espande, riempiendo la sala e avvolgendo l’intera scena, fino a trasformarla in uno spazio “altro”. Rosaria finisce allora per abitare dolcemente quel richiamo e, riversa in terra ormai priva di vita, sembra ricongiungersi al suo luogo naturale, per fondersi indissolubilmente con la natura incarnata dalla presenza lunare e diafana della performer, Chiara Alborino. Nuda pare evocare, con movimenti circolari e allo stesso tempo incredibilmente leggeri, il volteggiare incorporeo di un uccello, levatosi in volo alle prime luci dell’alba.
I lunghi, commossi e intensi applausi della platea di Sala Assoli testimoniano l’immediatezza con cui l’importante messaggio di Iodice arriva dritto al cuore del suo pubblico. Il suo teatro assolve infatti una funzione fondamentale, quasi salvifica e profondamente trasformativa, divenendo uno spazio aperto capace di scardinare il classico sguardo abilista e occidentale, invitando così a una decisa presa di coscienza dell’alterità intesa come presenza concreta, tangibile e viva in scena. Una prospettiva umana che riecheggia costantemente nella poetica di Iodice ed espressa emblematicamente in Mettersi nei panni degli altri, dove l’atto performativo si configura come esercizio radicale e rivoluzionario di empatia e ridefinizione dello sguardo.
Rosaria sarà in scena fino a domenica 22 marzo 2026 presso la Sala Assoli di Napoli.

Scheda tecnica e biglietteria
- 📍 Location: Sala Assoli (Napoli)
- 🕒 Repliche e orari: giovedì 19 marzo ore 20.30 | sabato 21 marzo ore 20.30 | domenica 22 marzo ore 18.00
- 💶 Prezzi biglietti: Intero 18€ | Ridotto 15€
- 🎭 Produzione: Scuola Elementare del Teatro APS – Napoli (Progetto del ciclo Officina – Conservatorio Popolare per le Arti della Scena)
- 🎬 Regia: ideato e diretto da Davide Iodice
- 👥 Cast: Monica Palomby e Chiara Alborino
- 📖 Drammaturgia e disegni: Benito Martino
- 🎵 Musiche: Lino Cannavacciuolo
Fonte immagini: ufficio stampa

