Alessandro Gassmann torna al Teatro Bellini e firma il suo quinto allestimento partenopeo, stavolta portando in scena Stato contro Nolan (un posto tranquillo), in scena dal 7 al 24 maggio, testo teatrale di Stefano Massini – acclamato drammaturgo italiano – già protagonista della stagione scorsa del Bellini con Mein Kampf e Donald. Storia molto più che leggendaria di un Golden Man. La scenografia di Gianluca Amodio ricostruisce nei minimi dettagli un’aula di tribunale americana apparentemente qualunque. Eppure, attraverso un raffinato gioco di simmetrie e geometrie, lo spazio scenico si trasforma in una successione di quadri sospesi, le cui atmosfere, anche grazie al disegno luci di Marco Palmieri, richiamano quella solitudine silenziosa espressa dai malinconici dipinti di Edward Hopper. I tagli di luce, costruiti sugli angoli della scena, scolpiscono ambienti e corpi in un realismo rarefatto, ulteriormente amplificato dal telo o velatino – un dispositivo che Alessandro Gassmann aveva già impiegato in Qualcuno volò sul nido del cuculo – che osteggia lo sguardo, ma lascia insinuare in chi osserva un senso di isolamento esistenziale.
Indice dei contenuti
| Stato contro Nolan: Dettagli dello Spettacolo | Informazioni |
|---|---|
| Regia | Alessandro Gassmann |
| Drammaturgia | Stefano Massini |
| Teatro | Teatro Bellini (Napoli) |
| Date | Dal 7 al 24 maggio |
| Attori Principali | Daniele Russo, Stefano Guerrieri, Gaetano Bruno, Emanuele M. Basso |
L’architettura del senso: Massini e la precisione chirurgica della parola

In Stato contro Nolan il dispositivo scenico sembra incarnare con chiarezza l’idea di spettatore emancipato formulata da Rancière, poiché ad esso si rivolge compiendo la scelta di proiettare all’inizio una giuria di cittadini con cui il pubblico finisce inevitabilmente per identificarsi. Gli spettatori sono così chiamati a formulare un proprio giudizio su Herbert Nolan (interpretato da Stefano Guerrieri), dinamica ulteriormente esplicitata dalle scritte sugli specchi all’uscita della platea, che invitano a riflettere e a schierarsi lasciando una “X”. Un espediente insieme drammaturgico e comunicativo, che mette in evidenza come la partecipazione dello spettatore passi anzitutto attraverso il suo sguardo.
La vicenda giudiziaria ambientata nel Midwest americano anni ’50, tiene il pubblico incollato alle poltrone fin dalle prime battute pronunciate da Daniele Russo che interpreta il procuratore Miles – un uomo guidato da una ferrea legge morale capace di indagare e far emergere le contraddizioni del suo e del nostro tempo e che per certi aspetti rimanda al celebre e indimenticabile avvocato interpretato dal premio Oscar, Gregory Peck ne Il buio oltre la siepe (1962). “A quiet place”, recita ironicamente la targa che compare sotto al cartello che indica la svolta autostradale per Leister, mostrata in video sul velatino nero che ammanta la scena. “Salva la nipote uccidendo uno sbandato” è invece il titolo dell’articolo che ha alimentato la narrazione del Leister Telegraph, per settimane, destando non pochi sospetti. Herbert Nolan, direttore del giornale in questione, è infatti anche diventato azionista della fabbrica di armi Weiss che, in seguito al fatto di cronaca, ha registrato un’impennata considerevole dei profitti legati alla vendita di fucili.
Informazione e logiche di potere
Ma in quale misura possiamo dire di servirci del mezzo di informazione senza lasciare che siano le logiche di potere ad esso connesse, a servirsi di noi?
Una riflessione sulla parola scritta che supera la dimensione processuale e teatrale e si fa attuale e concreta, richiamando inevitabilmente a quell’ambiguo rapporto che intratteniamo anche noi oggi con i social media e con i sistemi pubblicitari che li abitano e li orientano. Spia questa di un testo necessario, ma di una messa in scena ancor più urgente.
Lo spettacolo procede per tasselli che, messi insieme, restituiscono il quadro di una distorsione del reale che nostro malgrado abitiamo e in cui il potere si serve delle strategie più subdole – talvolta anche dell’arte, come ricordano tante esperienze del ventennio – per soddisfare i propri biechi scopi. Si avanza così a tentoni, in cerca di una verità sempre parziale, a partire dalla versione di Else Robichaux, giovane e tremante anabattista – interpretata da Alessia Santalucia – nonché unica testimone dell’omicidio compiuto da suo nonno – il vecchio Robichaux – ai danni di un vagabondo, reo soltanto d’aver mendicato accoglienza nella fattoria sbagliata. Il pregiudizio e la paura nei confronti del diverso compongono la parabola emotiva vissuta dalla testimone in quella giornata fatale, quando qualcosa definitivamente si spezza sotto l’urto violento dei quattro colpi di fucile esplosi dal vecchio.
Un processo in cui la scrittura è l’arma del delitto

Durante il processo emergono diversi livelli di manipolazione della verità che si innestano su pregiudizi e stereotipi ormai radicati nelle menti delle persone sedimentatesi nel tempo:
- dal banale automatismo che associa l’aspetto trasandato alla malvagità;
- fino alla convinzione che il passato di un uomo in carcere sia un marchio indelebile che non lascia spazio ad alcuna redenzione.
Al cuore di questo meccanismo c’è la penna, (e guai a definirla “polacca”) di Paul Kapinski, interpretato da un eccellente Emanuele M. Basso, che confeziona quella che a tutti gli effetti definiremmo oggi una fake news. Accusato dal fiero e spavaldo avvocato Nathan della difesa – interpretato da Gaetano Bruno – di alimentare i suoi sogni di gloria letteraria, egli trasfigura le persone in personaggi di una storia in cui il vecchio anabattista assurge a eroe, per il solo merito di essere nato dalla parte ‘giusta’ della storia. Il procuratore Miles smaschera anche il perbenismo che si nasconde dietro la targa di posto tranquillo, posizionata dopo l’accaduto e vanto per la gente del posto, come la maestra Dorothy Trevers (Gaia Benassi), la cui testimonianza svela da un lato la minaccia insita in parole del tutto innocue, ma che acquistano un valore politico alla luce dei fatti e sono il riflesso di una comunità arroccata nella paura e pronta a escludere sistematicamente il diverso. La tensione drammatica viene stemperata dall’umorismo di alcuni personaggi tra cui spiccano il giudice Rutherford, interpretato da Mauro Marino, e dal buffo commerciante Eddie Benjamin (Giuseppe Gandini).
La regia necessaria di Alessandro Gassmann

Poco importa allora a questo punto che il vecchio fosse infermo e febbricitante al momento dello sparo, come sottolinea il Pastore Abel Edgar (Davide Dolores), se il suo fucile fosse realmente di marca Weiss o se abbia o meno ricevuto medaglie che i giornalisti – addirittura lo stesso Nolan – gli ha appuntato in petto dopo la sua morte e senza alcun permesso legale. Coloristicamente molto interessante è la scena della testimonianza di Norman Weiss (Angelo Zampieri) che muta al mutare della luce che filtra dalle imponenti vetrate delle finestre a tutta altezza simmetriche, collocate ai lati dell’aula-palcoscenico. Il rovesciamento delle condizioni atmosferiche in un temporale cupo crea l’atmosfera del racconto sulla sua geniale intuizione d’affari. Vendere armi vuol dire sfruttare l’emozione primordiale: la paura. L’eccellente lavoro di Gassmann sugli attori trova il suo apice con Herbert Nolan. Presente in scena sin dall’inizio ma senza pronunciare alcuna battuta, egli si fa trovare pronto nel momento del bisogno, pronto com’è a trasformare quell’attimo decisivo nel più facile e letale dei gol a porta vuota.
Le ultime parole sono pronunciate da Daniele Russo, ma non appartengono soltanto al procuratore Miles. Egli resta solo, quasi prigioniero di uno spazio ritagliato da un cono di luce che sottrae gli altri corpi in scena, per svelare invece quella solitudine nuda che accomuna ogni essere umano sulla terra.
In un mondo dominato dalla paura, dalla manipolazione delle parole e delle immagini, l’unico e solo peccato imperdonabile è quello di restare indifferenti.
Stato contro Nolan (un posto tranquillo) è uno spettacolo in cui la regia di Alessandro Gassmann intrattiene un dialogo unico, stimolante e vivo con la parola di Stefano Massini, che trova a sua volta in essa il suo completamento necessario.
Info, Crediti e Biglietti
STATO CONTRO NOLAN
(un posto tranquillo)
di Stefano Massini
uno spettacolo di Alessandro Gassmann
con
Daniele Russo – procuratore Miles
Gaetano Bruno – avvocato Nathan
Mauro Marino – giudice Rutherford
Emanuele M. Basso – Paul Kapinski (testimone)
Gaia Benassi – Dorothy Trevers (testimone)
Davide Dolores – Pastore Abel Edgar (testimone)
Giuseppe Gandini – Eddie Benjamin (testimone)
Stefano Guerrieri – Herbert Nolan (imputato)
Alessia Santalucia – Else Robichaux (testimone)
Angelo Zampieri – Norman Weiss (testimone)
scene Gianluca Amodio
luci Marco Palmieri
costumi Mariano Tufano
musiche Pivio e Aldo De Scalzi
video Marco Schiavoni
regista assistente Emanuele M. Basso / aiuto regia Gaia Benassi / assistente alla regia Gloria Riggio / assistente scenografa Gaia Caponi / assistente costumista Gaia Sarnataro
produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, Teatro Biondo Palermo
Durata Spettacolo: 150 minuti più intervallo
Fonte immagini: Ufficio stampa

