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Intervista a Gabriele Bacco, regista di Prometeo Male

Intervista a Gabriele Bacco, regista di Prometeo Male

Intervista a Gabriele Bacco, regista di Prometeo Male, presto in scena al Teatro Mascheranova di Pontecagnano Faiano

La compagnia teatrale Foroscenica, fondata nel 2020 da un gruppo di attori e musicisti campani con diverse esperienze formative – dal mimo corporeo alla commedia dell’arte, dal canto lirico alla composizione musicale – porterà in scena “Prometeo Male”, un audace riadattamento del “Prometeo Male Incatenato” di André Gide. Lo spettacolo, vincitore del Premio di Produzione “SCARAMOUCHE” ICRA PROJECT 2023, sarà in scena al Teatro Mascheranova di Pontecagnano Faiano (SA). Foroscenica, oltre alla produzione di spettacoli, cura anche la gestione e la programmazione artistica del Teatro Mascheranova, in collaborazione con l’omonima Associazione. L’obiettivo della compagnia è quello di indagare il contemporaneo partendo dal teatro di prosa e di ricercare un linguaggio peculiare e identitario.

L’adattamento, curato da Gabriele Bacco e Marcello De Angelis, tratta temi di stringente attualità come il rapporto tra uomo e tecnologia, la funzione dell’arte nella società moderna e la perdita di valori, prendendo spunto non solo dall’opera di Gide, ma anche da “Paludi” dello stesso autore e da “I Giganti della Montagna” di Pirandello, oltre che dalle riflessioni di filosofi come Anders e Camus.

In questa intervista, Gabriele Bacco, regista dello spettacolo, ci guiderà attraverso il processo creativo che ha portato alla nascita di questa opera, svelando le sfide affrontate nel coniugare mito e modernità, e il messaggio che sperano di comunicare al pubblico. Attraverso una scenografia evocativa, l’uso di maschere e un’interpretazione che fonde dramma e ironia, “Prometeo Male” si interroga sul significato del progresso e sul ruolo dell’artista in un mondo dominato dalla tecnica.

Il vostro adattamento di “Prometeo Male Incatenato” di Gide affronta temi attuali come tecnologia, arte e perdita di valori. Quale idea ha guidato la connessione del mito di Prometeo al contesto contemporaneo?

Lavorare su un mito fondativo ti impone inevitabilmente di confrontarsi con temi universali, ed epocali; la bellezza del mito sta nel suo risuonare sempre con la stessa potenza ieri, oggi e domani. Con Prometeo “donatore del fuoco, delle arti, delle tecniche, della conoscenza” è fin troppo evidente che ci troviamo di fronte a temi di assoluta attualità. Ci siamo immersi in una letteratura molto vasta, sia dal punto di vista filosofico che narrativo o teatrale, che fa riferimento, in modo più o meno diretto, al mito prometeico e alla deriva della società contemporanea: la “società dominata dalla tecnica”. Quello che abbiamo cercato di fare è prendere spunti e suggestioni da questi autori (G.Anders, A.Camus, Byung-chul Han, L.Pirandello, S.Beckett …), per poi cercare di trarne le necessarie conseguenze sia nell’adattamento del testo di Gide, che nella messa in scena.

2. Nel vostro spettacolo, Prometeo appare “fuori posto” in un mondo sinistro. Come avete reso questa sensazione di alienazione attraverso regia, scenografia e recitazione?

L’essere fuori posto, trovarsi di fronte un mondo che gli è estraneo è una situazione che già nel Prometeo di Gide è evidenziata. Noi abbiamo cercato di sottolineare ancora di più questo aspetto: dal punto di vista drammaturgico-registico (l’adattamento del testo e la regia sono a cura del sottoscritto e di Marcello De Angelis) ricorrendo all’espediente meta teatrale, Prometeo è un artista, più precisamente un drammaturgo; dal punto di vista recitativo utilizzando delle maschere per i personaggi che incontra alla “Palude”(in scena con me c’è Michela Ventre, le maschere sono state realizzate da Luca Arcamone); dal punto di vista scenografico creando un ambiente un po’ sgarrupato ma suggestivo, con elementi che sembra siano stati bruciati. La rupe di Prometeo richiama un carro di Tespi rotto (scenografia a cura di Luciano Cappiello).

3.Gabriele Bacco, avete introdotto altri testi e riflessioni, tra cui “Paludi” di Gide e “I Giganti della Montagna”. In che modo questi riferimenti hanno arricchito la vostra interpretazione del mito?

Possiamo dire che Gide ci ha aiutati nella lettura e nella interpretazione del “Prometeo male incatenato” di Gide. Infatti “Paludi”, testo dell’autore francese che precede di qualche anno il racconto su Prometeo, ha influenzato fortemente il nostro adattamento teatrale. Il Prometeo di Gide, dal Caucaso, scende per ritrovarsi immerso nella mondanità parigina di fine ottocento; nel nostro adattamento si ritrova alla Palude. Lo stesso “Prometeo artista” è ispirato allo scrittore del racconto “Paludi”. Anche “I Giganti della Montagna” di L. Pirandello è stato un testo fondamentale: ha guidato il lavoro a partire dalla riflessione sulla condizione degli scalognati e quella della compagnia di attori che ha ispirato la struttura e il tono dello spettacolo, dal gioco della messa in scena, fino al tema dei Giganti che ricorre spesso nel nostro testo.

4. Il vostro spettacolo ha vinto il Premio di Produzione “SCARAMOUCHE” per la fusione di modernità e mitologia. Quale difficoltà principale avete incontrato nel bilanciare questi elementi in scena?

Fondere mitologia e modernità spesso porta a delle semplificazioni e delle banalizzazioni che sterilizzano soprattutto il materiale di partenza. La difficoltà è stata proprio quella di non accontentarsi delle prime soluzioni, di farsi le domande giuste, accettare la complessità dei testi e cercare con onestà e umiltà delle interpretazioni che non risultassero violente e presuntuose, e che rispettassero il più possibile i testi che provavamo a maneggiare. Gide da questo punto di vista è stato un Maestro, e noi lo abbiamo trattato come tale; osando e tradendolo anche ma provando a farlo con cognizione di causa.

5. Il mito di Prometeo ha diverse interpretazioni nel tempo. Quale messaggio principale volete che il pubblico porti con sé dopo lo spettacolo?

Rispondo con due citazioni di Gide che sono all’inizio dei testi di riferimento del lavoro. In “Prometeo male incatenato” all’inizio compare una dedica di Gide a un suo amico: “Dedicato a te[..] Quei pochissimi che ti somigliano possano in questo fascio di loglio trovare, come l’hai trovato tu, del buon grano” Invece “Paludi” si apre così: “Prima di spiegare il mio libro agli altri, attendo che altri lo spieghino a me. Volerlo spiegare in anticipo sarebbe restringerne prematuramente il senso, perché se sappiamo ciò che volevamo dire, non sappiamo se dicevamo solo quello…” Noi speriamo di riuscire a far divertire il pubblico suggerendo una scomodità, una pericolosità.

6. Progetti per il futuro?

Riuscire a far vivere il più possibile “Prometeo male”. E continuare, sia nel nostro lavoro di compagnia che di direzione artistica dello spazio che abitiamo, a lavorare in direzione di qualcosa che possa durare e incidere, senza mai accomodarci o, come direbbe Gide, “coricarci”.

Fonte insieme: ufficio stampa 

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A proposito di Marcello Affuso

Direttore di Eroica Fenice | Docente di italiano e latino | Autore di "A un passo da te" (Linee infinite), "Tramonti di cartone" (GM Press), "Cortocircuito", "Cavallucci e cotton fioc" e "Ribut" (Guida editore)

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