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Eroica Fenice

raffaele viviani

Io, Raffaele Viviani al Teatro Sannazaro

Sul palcoscenico uno sfondo fotografico grigio fatto di rarefatti palazzi, quelli vecchi con i balconi in muratura e i panni appesi ad asciugare all’altezza di finestrelle fatiscenti: se ci vivi, ti accorgi subito che è Napoli, la faccia apparente della malinconia scarna simile a quella di edifici abbandonati, ma al cui interno persiste la vita, tutta l’esuberanza e l’energia di un popolo che dell’inopia fa la sua grande forza. Questo il connubio che circoscrive l’immenso cerchio di un artista quale Raffaele Viviani. Io, Raffaele Viviani di Antonio Ghirelli e Achille Millo è in scena di nuovo al Teatro Sannazaro dal 24 al 26 Aprile, per la regia di Antonio Ferrante.

Io, Raffaele Viviani sono nato a Castellamare di Stabia…”, sono le parole che danno il via allo spettacolo, tutto recitato e cantato da quattro capaci attori quali Gigi Savoia, Giuseppe Zeno, Lalla Esposito e Francesco Viglietti, accompagnati dalle musiche dal vivo di Vittorio Cataldi e Sandro Tummolillo. Non solo quindi ad allietare lo spettatore sono le meravigliose e passionali poesie di Viviani, ma anche le numerose e variegate interpretazioni teatrali che resero il suo estro e le sue invenzioni inimitabili, tanto da essere considerato un “futurista” della scena, come egli stesso ci ricorda sul palco. Nato in sofferenza e miseria, Raffaele Viviani crebbe sul palco grazie al mestiere del padre, recitando per la prima volta da piccolissimo e diventando all’istante un istrione del teatro popolare napoletano. Fu il Varietà la sua più fantomatica passione, l’arte che egli respirava e di cui si nutriva, l’arte che perseguì a discapito della famiglia e obbligato a mille sacrifici, in nome di un sogno che si insinuò nella sua carne quando da bambino si interessò alle storie di Orlando e Rinaldo. Da subito non ebbe nessun dubbio, la sua esistenza doveva essere dedicata al teatro. Durante la rappresentazione è proprio l’ardore e lo sperimentalismo di Viviani che si percepisce, l’esigenza di farsi strada attraverso la scoperta di un mondo diverso, sempre tenendo ben presente il caotico miscuglio che è la città di Napoli, terra dalle mille contraddizioni, patria della risata nostalgica, della sovrabbondanza di chi non ha niente, in un continuo parallelismo ossimorico.

Così si alternano sulla scena le interpretazioni che Raffaele Viviani in un unico spettacolo recitava da solo, con l’aiuto della mimica e l’abilità di essere centinaia di personaggi in un solo attore; passano davanti allo spettatore gli sketch della prostituta Ines e Bammenella ‘e coppe Quartiere, le macchiette Totonno ‘e Quagliarella, il Trovatore e lo scugnizzo, il suo primo successo e la cui immagine ricorre tra la comicità e drammaticità dell’artista, simbolo e status di una Napoli che egli amava con tutto il cuore. Lo stesso vale per le canzoni, alcune pregne di intensità, rudezza, profondità, lamento e tristezza, altre di gioia, imprecazioni, ironia e risa, che siano ricche d’amore o che riflettano le intemperanze e la cruda realtà del popolo, nei suoi usi e costumi, nei suoi pregiudizi, nelle sue ingiustizie.

– Io, Raffaele Viviani al Teatro Sannazaro –

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