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Eroica Fenice

L’ isola di Arturo alla Sala Assoli: legge Iaia Forte

Là, nei giorni quieti, il mare è tenero e fresco, e si posa sulla riva come una rugiada. Ah, io non chiederei di essere un gabbiano, né un delfino; mi accontenterei d’essere uno scorfano, ch’è il pesce più brutto del mare, pur di ritrovarmi laggiù, a scherzare in quell’acqua.

L’ isola di Arturo, Elsa Morante.

Quando ho letto per la prima volta L’ isola di Arturo ero molto giovane. I personaggi erano così vivi che mi sembrava di averli accanto, di sentire il loro calore nella stanza in cui leggevo. Quando in età adulta, già innamorata della Morante, ho deciso di rileggerlo, ho compreso cose che da piccola non riuscivo a capire, ma ho sentito che la memoria fantastica della prima lettura era rimasta intatta, e che questo libro, per me, avrebbe incarnato per sempre l’adolescenza. Procida, nel romanzo, è come l’anima di Arturo, un luogo incantato e innocente, che verrà abbandonato dal protagonista nell’età in cui si abbandona la propria infanzia. L’isola e Arturo sono quindi lo stesso corpo, selvatico e denso, sono l’infanzia e l’innocenza, e il romanzo racconta magnificamente di questo rito di passaggio da un’età all’altra così traumatico per tutti noi. Ho deciso di lavorare su questo romanzo per il piacere di comunicare una lingua così bella, e per passare del tempo in compagnia di quell’isola, di quel tempo perduto, che è per tutti noi, il nutrimento più vitale dell’immaginazione.

Queste le parole con cui Iaia Forte, che ha dato voce alla vicenda di Arturo Gerace, presenta il suo lavoro. Queste le parole da cui prepotentemente trasuda il suo amore per la scrittura di Elsa Morante, per il suo romanzo, verso il quale si inchina alla fine della lettura. Per circa un’ora porta i suoi ascoltatori sull’isola di Procida, per le sue stradine, al fianco del piccolo grande Arturo, a emozionarsi con lui, contagiati dai suoi sentimenti, dalle sue illusioni passate, delusioni presenti e aspettative future.

Arturo Gerace, nato a Procida, da padre di sangue misto, tedesco e italiano, e da una madre, morta di parto, che ci è dato di conoscere attraverso una fotografia ingiallita. Vive lunghi anni beati fatti di spiagge e scogliere, sogni fantastici e una barca fregiata di titolo piratesco. Incurante di vestiti e cibi, è stato allevato con latte di capra da un balio di nome Silvestro. Incombente su quel suo idillio solitario la vichinga immagine paterna, Wilhelm Gerace, che parte e arriva, sempre inatteso, con una valigia legata con lo spago, colma d’avventure e promesse per l’avvenire. Nel giro di due inverni e due estati, in Arturo matura e precipita una crisi: le nozze impreviste del padre gli portano in casa una matrigna, Nunziatella, e un fratellastro, Carmine. La beata scorza della sua solitudine si screpola, l’idillio con la terra natale diventa un divorzio irrevocabile.

L’ isola di Arturo e il destino di Arturo finiscono nel momento in cui la vita di un uomo dovrebbe cominciare

Finita la sua giornata mitica, Arturo si allontana dall’isola, sul vapore-traghetto, con la faccia rivolta contro lo schienale, verso un futuro annebbiato e confuso. La sua anima infantile urta contro la durezza della vita reale: un epilogo fatto di dolore e fuga, di paura e voglia di conoscere il mondo.

Come fui sul sedile accanto a Silvestro, nascosi il volto sul braccio, contro lo schienale. E dissi a Silvestro: Senti. Non mi va di vedere Procida mentre s’allontana, e si confonde, diventa come una cosa grigia..Preferisco fingere che non sia esistita. Perciò fino al momento che non si vede più niente, sarà meglio che io non guardì là. Tu avvisami, a quel momento. E rimasi col viso sul braccio, quasi un malore senza nessun pensiero, finchè Silvestro non mi scosse con delicatezza, e mi disse: Arturo, puoi svegliarti. Intorno alla nostra nave, la marina era tutta uniforme, sconfinata come un oceano. L’isola non si vedeva più.

L’ isola di Arturo

Lettura scenica con Iaia Forte

Elaborazione drammaturgica di Iaia Forte e Carlotta Corradi

30ennale Sala Assoli del Teatro Nuovo

Sabato 9 gennio, ore 20.30 e Domenica 10 gennaio, ore 18.00