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La memoria degli altri: la stagione 2026/27 del Teatro di Napoli

La memoria degli altri: la stagione 2026/27 del Teatro di Napoli

Venerdì 29 maggio 2026 al Teatro San Ferdinando è stata presentata la stagione 2026/2027 del Teatro di Napoli: La memoria degli altri.

Dettaglio stagione Informazioni e programmazione
Titolo ufficiale La memoria degli altri
Direttore artistico Roberto Andò
Sedi della stagione Teatro Mercadante, Teatro San Ferdinando, Ridotto del Mercadante
Data d’inizio 21 ottobre 2026
Incontro d’apertura L’ultimo nastro di Krapp (Samuel Beckett) e Press Conference (Harold Pinter)

La memoria degli altri: la stagione 2026/27 del Teatro di Napoli
Renato Carpentieri in L’ultimo nastro di Krapp

Il teatro tra La memoria degli altri e l’innovazione

«Il senso di questa stagione sta nel dedicarla alla memoria come sguardo dolente che si insinua tra le macerie in cui si annidano i caratteri del mondo» – con queste parole il direttore artistico del Teatro di Napoli, Roberto Andò, introduce la prossima stagione 2026/2027. È stato deciso di intitolarla non a caso La memoria degli altri: espressione di quella peculiare attenzione per un teatro che sia equilibrio tra il recupero della tradizione e la ricerca delle giovani voci artistiche; che sia un luogo di identità imprescindibilmente umano, un luogo «non soltanto di spettacolo, ma uno strumento essenziale di crescita civile e sociale», incalza il presidente Luciano Cannito.

A ribadire quanto la nuova stagione, La memoria degli altri, si ponga anche per certi versi come celebrazione dell’impatto sociale del teatro, sono stati presenti ai saluti istituzionali il Sindaco della Città Gaetano Manfredi e lAssessore alla Cultura della Regione Campania Ninni Cutaia con l’intercessione di Maurizio De Giovanni e del direttore generale Mimmo Basso. Presenze non scontate ma fondamentali, che hanno sottolineato l’urgente sostegno delle istituzioni traducibile in una concreta crescita produttiva e non soltanto in una semplice distribuzione d’arte sul suolo partenopeo, ovvero su un terreno che non vive un rapporto istituzionalizzato con il teatro ma che, allo stesso tempo, è costellato di realtà artistiche dimostrandone la vitalità e l’attenzione alla tradizione. D’altra parte, «Napoli e il teatro sono la stessa cosa» – Maurizio De Giovanni.

La memoria degli altri: la stagione 2026/27 del Teatro di Napoli
La memoria degli altri: la stagione 2026/27 del Teatro di Napoli

Gli spettacoli in programmazione

Che cos’è il teatro ora? Dove e come si pone un’eccellenza del patrimonio culturale come il Teatro di Napoli nei confronti della città? La stagione 2026/2027 La memoria degli altri sviluppa il programma intorno a questi interrogativi, riflettendo sul ruolo sociale del teatro. Quest’ultimo viene posto nei termini di uno spazio incontaminato dall’AI, dalle evoluzioni tecnologiche e perciò di uno spazio di incontro e di riconoscimento tra le persone. In questo senso, alla larga definibile catartico in tutta la sua complessità, si rivela quanto mai necessario l’attenzione al recupero della memoria.

La memoria degli altri inizia con il Teatro Mercadante: il primo spettacolo della stagione è il 21 ottobre 2026 con un accostamento tra L’ultimo nastro di Krapp di Samuel Beckett e Press Conference di Harold Pinter, operazione effettuata dal regista Roberto Andò per riflettere sui vuoti nei quali si insinua la responsabilità della parola. Si prosegue con: la vasca di Franco Marcoaldi e la regia di Andrea Renzi; Fatto, non detto di Romeo Castellucci; Il pozzo dei pazzi di Franco Scaldati e con la regia di Franco Maresco e Claudia Uzzo; l’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto con la regia di Davide Livermore; Otello di William Shakespeare con la regia di Luca De Fusco; Pirandello Pulp di Edoardo Erba e la regia di Gioele Dix; Il delirio del particolare di Vitaliano Trevisan e la regia di Giorgio Sangati.

Parte fondamentale della stagione La memoria degli altri non può non essere anche il programma del Teatro San Ferdinando, sito nel cuore di Napoli: uscita di emergenza di Manlio Santanelli e la regia di Alfio Scuderi; Il sindaco del Rione Sanità di Eduardo De Filippo con la regia e l’interpretazione di Geppi Gleijeses; A Place of safety di Kepler-452 con la regia di Enrico Baraldi e Nicola Borghesi; L’ombra perduta di Peter Schlemihl di e con Marco Baliani con la regia di Maria Maglietta; Asteroide di e con Marco D’Agostin; Amleto di William Shakespeare e la regia di Leonardo Lidi; Notarbartolo, un uomo giusto di Dacia Marini e la regia di Fausto Russo Alesi; Studio su sei personaggi di Emma Dante.

Non manca una prospettiva internazionale, tra drammaturgie e regie: il processo Pelicot – Oratorio scientifico, di Milo Rau e Servane Dècle; People, Places & Things di Duncan Macmillan; Mami di Mario Banushi; Il Reparto N. 6 di Lev Dodin; L’isola di Juan Carlos Rubio; Antigone di Jean Anouilh.

Ma se è necessario recuperare la tradizione, lo è altrettanto controbilanciarla con l’instancabile ricerca delle nuove espressioni artistiche. Per questo motivo, la stagione La memoria degli altri espande il proprio lavoro anche tra forme teatrali differenti dalla prosa e tra giovani artisti, sia al Ridotto del Mercadante sia sui palcoscenici principali: il pittore dell’ultimo giorno di Fabrizio Sinisi; Ceneri con la coreografia di Marcos Morau; Una pièce spagnola di Yasmin Reza; Julius Caesar – teologia marziana di Pier Lorenzo Pisano; Agape – the cosmic ballroom con la coreografia di Luna Cenere; I quaderni di Serafino Gubbio Operatore di Flavio Capuzzo Dolcetta; I Babbapapà – vincitore della IV edizione del Premio Leo De Berardinis under 35 – di Enzo Castellone; Recita dell’attore vecchiato di Gianni Celati; Isolani di Silvia Ajelli; Tatiana di Giuseppe Affinito; Il purgatorio dei viventi di Silvio Perrella; Due signore e un cherubino di Goliarda Sapienza; Processo all’esistenza di Emanuele D’Errico.

La memoria degli altri: la stagione 2026/27 del Teatro di Napoli
La memoria degli altri: la stagione 2026/27 del Teatro di Napoli

Il Teatro di Napoli per il sociale, per un teatro accessibile

Neanche per la prossima stagione La memoria degli altri il Teatro di Napoli risparmia l’impegno per il sociale: uno sguardo che consolida la percezione del teatro come spazio di ricongiungimento dell’essenza umana. Un’idea che non può prescindere dalla formazione per le promesse artistiche, soprattutto per gli allievi al terzo anno del quarto triennio della Scuola del Teatro di Napoli per attori e registi che prosegue con la direzione di Arturo Cirillo. Inoltre, si conferma lo scopo di costruire un teatro accessibile, con il sostegno per la Scuola elementare di Davide Iodice, per Arrevuoto a cura di Maurizio Braucci e per I Sud a cura di Alessandra Cutolo.

Infine, l’impegno per preservare il teatro come La memoria degli altri, affinché lo sia di tutti noi, accoglie anche le nuove sensibilità: la quinta edizione del Premio Leo De Berardinis; Autori del nostro tempo con un ciclo di incontri sulla realtà culturale contemporanea; Eduardo Punto e da capo di Antonello Cossia per promovere il Teatro San Ferdinando; Ce steva 3 volte di Manlio Santanelli; Cuore di Napoli per una relazione proficua e interattiva con l’arte; Queequeg, una residenza artistica per la drammaturgia contemporanea; Residanza in collaborazione con Movimento Danza; Scritture di scena in collaborazione con Hystrio Festival; TXT Festival – il piacere del testo, a cura di Pier Lorenzo Pisano, sodalizio avanzato con acume da Roberto Andò verso un autore attento sul panorama teatrale odierno.


Fonte immagini: Ufficio Stampa


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A proposito di Francesca Hasson

Francesca Hasson è giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 14/12/2023. Appassionata di cultura in tutte le sue declinazioni, unisce alla formazione umanistica una visione critica e sensibile della realtà artistica storica e contemporanea. Dopo avere intrapreso gli studi in Letteratura Classica, consegue la laurea in Lettere Moderne e in Discipline della Musica e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Durante la carriera accademica, riscopre una passione viva per la ricerca e la critica, strumenti che esercita attraverso il giornalismo culturale. Carta e penna in mano, crede fortemente nel valore di questa professione, capace di generare dubbi, stimolare riflessioni e spianare la strada verso processi di consapevolezza. Un tipo di approccio che alimenta la sua scrittura e il suo sguardo sul mondo e che la orienta in una dimensione catartica di riconoscimento, identità e comprensione.

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