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Eroica Fenice

per la regia di Lino Musella e Paolo Mazzarelli

“La Società” di Lino Musella e Paolo Mazzarelli al Piccolo Bellini

La Società – Tre atti di umana commedia è in scena al Teatro Piccolo Bellini, per la regia di Lino Musella e Paolo Mazzarelli, dal 7 al 12 aprile.
Lo spettacolo, vincitore del Premio della Critica 2014, vede sul palco Fabio Monti (Salvo), Laura Graziosi (Luba), Lino Musella (Ugo) e Paolo Mazzarelli (Vittorio).

Lenta s’accende la luce e l’atmosfera sul palco, una volta che il silenzio è rotto dal frastuono di una aspirapolvere usata da una non meglio identificata donna delle pulizie.
Sarà proprio il rumore a dar via al susseguirsi degli eventi, consumati inizialmente in una stanza addobbata per il Natale ed in forte contrasto con l’aria pesante e tragica in essa situata.
Tutti lì si ritrovano i protagonisti, in quel particolare crocevia, per parlare e confrontarsi sul loro futuro, mentre la figura dello zio di Salvo, malato e morente, aleggia pesante su di loro come il passato.
Ad unirli, oltre l’amicizia, è la gestione di un locale, il quale potrebbe divenire loro in seguito alla dipartita dello zio attraverso l’eredità.
Sarà il susseguirsi di diverse voci sullo stesso argomento a mostrarci le diverse anime dei protagonisti, i quali assisteranno senza poter far nulla alla fine dello zio e, forse, anche di qualcos’altro.

La società secondo Lino Musella e Paolo Mazzarelli

Cosa vuol dire far parte di una società? Essere una società? L’unione di intenti, di menti, che conseguono un unico scopo, una sola e unilaterale strada? Sì, sulla carta.
Ma la stessa umanità vive in una “società” e sa bene quanto sia difficile rimanere ancorati alla stessa identica idea nel corso del tempo, essere perennemente in accordo col resto del gruppo o non desiderare mai affermarsi sugli altri.
Il desiderio di sopraffazione, l’accecamento dovuto alla vanità dell’Io, sembra essere minore e controllabile, o del tutto assente, in giovane età, quando si ha la ferma convinzione di non cadere mai nel terribile tranello della vita e di riuscire a girare la ruota in un’altra direzione sospinti da un forte desiderio di cambiamento.
Purtroppo la spensieratezza e il fervore della giovinezza ha il suo termine, il quale mostra al suo compimento non tanto ciò che si è diventato, ma ciò che è rimasto di quello che si era.
La Società – Tre atti di umana commedia affronta perfettamente questi temi, mostrando due aspetti importanti della vita di ognuno, l’amicizia e l’amore, e la loro ascesa e caduta in un vortice di eventi.
Nonostante all’apparenza possa sembrare che per gli oltre 90 minuti dello spettacolo si parli della Cosa (il locale), essa non è il vero motore del profondo dissenso tra i protagonisti, bensì velo di uno scontro continuo dell’Essere, rappresentato in varie forme dai sentimenti e i pensieri degli attori.
Lo spettro umano ben navigato nel suo profondo, viene mostrato a tratti comico, a tratti tragico, senza eccedere eccessivamente in nessuno dei due lati e mischiando queste due forze contrarie, donandogli parvenza di realtà.
Non è impossibile capire prima del tempo dove conduce questo gioco della vita messo in scena, quale sia la conclusione di questo sprazzo di possibile esistenza, ma ancora una volta, in perfetto stile Hegeliano, sarà il cammino all’indietro a condurci alla comprensione.
Il ritorno alle origini, dove vive l’inizio di una fine già nota, ci mostrerà fino e in fondo la verità, regalando l’eco al rumore di qualcosa di già rotto.

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