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Eroica Fenice

Lo Sgargabonzi

Lo Sgargabonzi al Kestè di Napoli (Intervista)

La serata del 12 giugno è approdato al Kestè di Napoli l’impertinente Alessandro Gori, noto come Lo Sgargabonzi. Stiamo parlando di un interessantissimo personaggio che desta molta curiosità: scrittore, comico, fumettista. Dal 2013 cura l’omonima pagina Facebook e porta in giro per l’Italia il suo spettacolo satirico “Lo Sgargabonzi Live“.

Eroica Fenice ha avuto il piacere di scambiare una chiacchierata con lui!

Lo Sgargabonzi, intervista

Le prima parola che senti di dover proferire quando ti si chiede di te.

Guarda, facciamo che va bene qualsiasi parola tranne una: “ciccione”. Grazie.

Raccontami de “Lo Sgargabonzi ”.

Lo Sgargabonzi è stato il mio blog fin dal 2005 ed è dal 2013 la mia pagina FB. Ma a me piace immaginare Lo Sgargabonzi come un universo che partorisce universi. Un blob scivoloso, cangiante e mutaforma, tempestato da metastasi sotto forma di ossei bussolotti delle sorprese Kinder. Dentro ciascuno una storia che vive di regole e mostri propri.

L’avventura letteraria di cui vai più fiero.

Sono contento di tutti i miei libri. Sono tutti frutto di anni di lavoro. L’ultimo, Jocelyn Uccide Ancora, l’ho scritto nel giro di tredici anni. Nella scrittura sono un perfezionista e non uno che si accontenta: se il libro non è come ce l’ho in mente non lo pubblico.

Qual è il carburante de Le Avventure di Gunther Brodolini?

Le Avventure di Gunther Brodolini fu scritto nel 2005 e nasceva dalla voglia urgente, in anni di politicamente correttissimo, di tirar fuori le storie morbose e inquietanti che avevo in testa fin da piccolo. È un libro quasi punk, nonostante il punk non sia mai stato fra i miei riferimenti.

Cosa mi dici di Bolbo e Il Problema Purtroppo del Precariato?

Bolbo è un’opera fortemente autobiografica, un romanzo decostruito e psichedelico che ha il passo di una rapsodia prog. L’ho scritto col mio amico Gianluca Cincinelli, esattamente come il successivo Il Problema Purtroppo del Precariato, ovvero un libro schiettamente umoristico che mette in scena il nostro sottogenere comico preferito: la commedia dell’imbarazzo.

E di Jocelyn Uccide Ancora?

Jocelyn Uccide Ancora, edito da minimumfax e adesso in libreria, è un’opera totale sotto forma di un armonico zibaldone di 50 racconti e 10 interludi. Ci sono favole horror, siparietti dadaisti, ipertesti di canzoni alla moda, interviste a personaggi storici, barzellette, poesie, cronache dall’adolescenza profonda, guide pratiche, non tutti sanno che, pagine perdute del diario di Anna Frank e monologhi inediti di Saviano.

In un mondo giusto si meriterebbe un successo planetario. Inutile dire che è un libro da ombrellone a dir poco perfetto e che previene il cancro solare lì dove fa ombra.

Mi conieresti, al volo, un neologismo per definire ciò che fai durante i tuoi live?

Una sorta di assemblea d’istituto. Uno col cappellino e la felpa in pile che legge i propri testi da un foglio a protocollo, senza particolare talento per la recitazione, con una dizione pessima e mangiandosi pure le parole.

Potresti darti un voto come comico?

Mi darei umilmente 5. Ovvero la media fra lo 0 che mi do come performer e il 10 che do ai miei testi.

Sei laureato in psicologia. Perché?

Perché era la Facoltà più vicina a (tiepidamente) interessarmi. Ma non ho mai pensato di fare lo psicologo. Volevo solo prolungare l’adolescenza. Ho copiato tutti gli esami che potevo. Non ricordo mezza cosa studiata sui libri, se non che Freud mi piaceva molto e Jung per niente.

La tua passione per la scrittura in quattro righi.

Non ho nessuna passione per la scrittura. Per esempio non sono mai stato un lettore. Avrò letto a fatica dieci romanzi in vita mia, ma in compenso migliaia di fumetti Bonelli. Semmai è una passione per la costruzione del racconto, a partire dalla sua forma orale che solo successivamente si sedimenta in quella scritta. Credo che sia abbastanza tipico di chi, come me, è sempre vissuto in campagna.

Quella per i giochi da tavolo in un paragone.

Il gioco, nel suo astrattismo e nella sua ieraticità, io lo avverto come una forma d’arte superiore poiché fatto di meccaniche totalmente scollegate dalla vita e dalla gravità. Durante una partita ad Hansa Teutonica, nella testa dei giocatori c’è il silenzio, il quotidiano resta fuori. E vedi quei giocatori tributare più impegno e concentrazione rispetto a quanta ne userebbero per qualcosa che li fa guadagnare, per il lavoro etc. Per me il gioco è il tentativo più alto dell’uomo di allontanare l’ansia della morte. E poi, per citare Alex Randolph, “il gioco è l’unica attività a cui non puoi essere costretto. Se hai giocato costretto, non hai giocato”.

Ami la musica, e la domanda mi sorge spontanea: la canzone che vorresti aver scritto tu?

Te ne dico tre: Don’t Look Back in Anger degli Oasis, Disco 2000 dei Pulp e Age of Man dei Greta Van Fleet. Immagino che se avessi citato Zappa, i Gong e i Radiohead avrei fatto miglior figura ma tant’è.

La serata del 12 giugno sei stato a Napoli. È doveroso, a questo punto, menzionare gli Squallor…

Gli Squallor sono sempre stati la mia pressoché unica fonte d’ispirazione. Dai loro dischi ho compreso che la comicità che piace a me non è una pornografica somma di risate, ma la percezione d’una psicologia complessa e seducente da parte dell’Io narrante. I monologhi improvvisati di Alfredo Cerruti sono d’una bellezza indescrivibile per la loro naturalezza e, allo stesso tempo, per il loro essere stratificati, fatti di voli pindarici, horror vacui e vicoli ciechi. E se negli anni ’70 erano modernissimi, oggi sono addirittura fantascienza.

Cos’è la risata per te? Qui ti chiederei proprio un tema. Ma fai tu.

Penso che la risata per un comico non debba essere per forza il fine, spesso è bene che non sia nemmeno il mezzo. La risata è per me la cosa meno importante nella comicità, che deve essergli sì consonante, ma deve essere soprattutto un atto libero, personale, astratto, malmostoso e che non deve spiegazioni. Bisogna liberarsi da questa monomania della risata, che pare alla stregua dell’erezione per un attore porno. Così come bisogna liberarsi dai soliti target automatici: cattolici, animalisti, antiabortisti, Salvini, Renzi o chi per loro. Non se ne può più. A suon di battute pelosissime sui preti pedofili sono riusciti a farceli rimanere simpatici!

Dove potremo vederti prossimamente?

Sarò a Bologna il 18 giugno, poi il 27 a Roma, il 6 luglio nella mia Arezzo e il 15 a Firenze. Poi ad agosto compio i miei primi ottant’anni e me ne andrò al mare con la mia famiglia.

Grazie ad Alessandro Gori per la disponibilità!

 

Fonte immagine:https://www.facebook.com/sgargabonzi/

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