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Eroica Fenice

Musa, storia di un'ispirazione

Musa, storia di un’ispirazione al Te.Co

Dal 8 al 10 aprile il Te.Co, Teatro di Contrabbando, piccolo teatro situato in via Diocleziano a Fuorigrotta ospita la pièce Musa, storia di un’ispirazione, diretta da Alessandro Palladino, accompagnato in scena da Francesca Romana Bergamo, Simona Pipolo e Chiara Vitiello.
La pièce è un adattamento de “Il libertino” di Schmitt e si gioca sulla figura del celebre filosofo illuminista Diderot, autore, insieme all’amico e collega d’Alembert, della prima Enciclopédie (1751).

Musa, storia di un’ispirazione o viaggio nella mente di un umano “troppo” umano

Quello che Palladino porta in scena è un Diderot inquieto, tormentato dai dubbi e dalle domande che la sua natura riflessiva, e al contempo così legata ai piaceri terreni, lo assalgono.
Ad affliggere il filosofo è il gravoso compito di doversi occupare della stesura dell’articolo sulla Morale per l’Enciclopédie, articolo che lo pone in imbarazzo e difficoltà, combattuto tra la paura della censura e il disprezzo dell’ipocrisia, tra la ricerca di una qualche verità assoluta e il desiderio, l’esigenza di farsi bastare ciò che la vita quotidiana e l’esperienza del presente gli consente di conoscere.
Esiste una Morale assoluta? Può un uomo dissoluto e libertino, quale Diderot ha la fama di essere, parlare di Morale?

I dubbi e le incertezze del filosofo Diderot sono raccontati attraverso le figure di tre donne, tre affascinanti seduttrici, tra le quali Diderot non riesce a scegliere.
Le tre donne impersonano la Carne, la Ragione e l’Arte: esse sono le muse che vorticano nella mente del filosofo, che gli impediscono di vedere lucidamente, di concentrarsi sull’articolo. L’Arte, la Carne e la Ragione abitano la mente del filosofo e la dominano, e s’incarnano laddove sanno che riusciranno a colpire nel segno, nei segreti della seduzione del corpo femminile: l’una con l’estro e la genialità, l’altra con l’esuberanza della giovinezza, l’altra ancora con la pacatezza e il senso di sicurezza della razionalità.
Le tre muse creano e disfano un intricato gioco d’illusioni e di domande, confondendo l’intellettuale, che incarna in sé stesso tutta l’incertezza dell’uomo alle prese con le grandi domande e il desiderio di trovare risposte assolute a queste domande.

Quello in Musa, storia di un’ispirazione è un Diderot che si rivela in tutta la sua umanità e fragilità, un uomo che non ha risposte per sé stesso e tuttavia deve cercarne e scriverne per i suoi lettori. Ma è davvero necessario conoscere, è davvero necessario rispondere?
Come dopo un lungo temporale arriva finalmente il sereno, così dopo i tormenti e le sofferenze del filosofo arriva la luce, e con essa una risposta alle domande che lo affligge. La risposta è la più semplice, la più immediata, la più elementare, la più umana, quella meno metafisica e filosofica possibile.
Vano qualsiasi tentativo di dare un senso alla molteplicità degli istinti, dei desideri e delle azioni umane. Vano qualsiasi tentativo di speculare sull’etica, sulla condotta come valori assoluti. Vano qualsiasi tentativo di fare ordine nel naturale disordine.
La risposta è nella ricerca della felicità, l’unico vero obiettivo da perseguire. Del benessere, del piacere, della ricchezza, del sapere. A ciascuno il suo.
E la morale? Smettiamo di chiedercelo. Non per tutte le domande esiste una risposta.