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Eroica Fenice

Peppe Servillo in scena con Amore non Amore

Peppe Servillo in scena con Amore non Amore

In occasione del Napoli Teatro Festival Peppe Servillo e Franco Marcoaldi hanno portato in scena il 10 giugno al Teatro Sannazaro Amore non Amore, un canzoniere poetico recitato sulle note delle canzoni del repertorio classico napoletano, suonate dal chitarrista Cristiano Califano.

Amore non Amore, frammenti di vita quotidiana

Il teatro è un hic et nunc, un qui irripetibile, calato in un momento ben preciso che rende la rappresentazione un privilegio da gustare e da assorbire nella memoria dello spettatore. Il dubbio amletico dell'”Essere o non Essere” si trasforma in un “esserci o non esserci”, la versione contemporanea di un’assenza non fisica ma mentale. Come conciliare il teatro con una società in cui tutti vivono con lo sguardo incollato sullo schermo dello smartphone? Bisogna esserci, essere presenti a se stessi, concentrandosi sul significato delle parole, sulla poesia e sulla musicalità che esprimono. Con questo invito sui generis a spegnere i cellulari inizia lo spettacolo.

Sipario aperto, tre sedie posizionate al buio. Un’atmosfera che richiama i locali da flamenco, con la chitarra classica spagnola che accompagna le danze vorticose dei ballerini. A sostituire la danza c’è la poesia, le cui parole “ballano”con altrettanta musicalità grazie alla maestria di Califano che fa “parlare” la sua chitarra con grande armonia e sensibilità. Le poesie di Marcoaldi, in cui si avverte l’eco di grandi autori quali Caproni e la Szymborska, esprimono la compresenza dei due opposti, Amore e non Amore, che convivono in un perfetto equilibrio tra il discorso emozionale/romantico e quello razionale/analitico. Dalla desacralizzazione della poesia nel mondo contemporaneo si giunge così a questo canzoniere che ricompone i frammenti del quotidiano, elevandolo e conferendogli una nuova sacralità, perché Amore non Amore è, più di tutto, al fondo, una forma di canto della vita.

Peppe Servillo canta il repertorio napoletano

Magistrale l’interpretazione di Servillo, che ha cantato ed interpretato con pathos le musiche più note del repertorio napoletano, da Era de maggio a Reginella, coinvolgendo gli spettatori in un canto collettivo. La guerra interiore tra Amore e non Amore, Eros e Thanatos, intimità ed estraneità si concilia così in un’unica realtà che acquista senso proprio grazie alla parola cantata.

Amore non Amore:

medesimo il motore

che ti sospinge a largo

e ti riporta a riva

 

Fonte immagine: www.assonapoli.it

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