Redrum dell’interessantissimo gruppo nanou è lo spettacolo che apre le porte alla stagione 2026 di Körper-Centro di Produzione nazionale della Danza. Il titolo Redrum — primo capitolo del progetto pluriennale Overlook Hotel — rimanda a una parola che esiste solo attraverso un rovesciamento: “murder” letto al contrario, come appare nel romanzo The Shining di Stephen King e, soprattutto, nel film di Stanley Kubrick, dove il termine non annuncia un’azione ma segnala una condizione di disorientamento percettivo e mentale.
Dettagli dello spettacolo Redrum del gruppo nanou
| Caratteristica | Dettaglio |
|---|---|
| Compagnia | gruppo nanou |
| Coreografia | Marco Valerio Amico e Rhuena Bracci |
| Musiche originali | Bruno Dorella |
| Premio | Vincitore ex-aequo premio UBU 2024 (Miglior spettacolo di danza) |
| Progetto | Primo capitolo di Overlook Hotel |
| Stagione | Apertura stagione Adelante 2026 (Centro Körper) |
Indice dei contenuti
Redrum: “l’invito a cena” del gruppo nanou
Tramite l’attenta scelta performativa, Redrum — coreografato da Marco Valerio Amico e Rhuena Bracci — emerge come linguaggio destrutturato e si manifesta come “un invito a cena” che non segue modalità tradizionali, affiorando secondo una logica più vicina al sogno o alla memoria che alla narrazione. La forza dei riferimenti su cui si fonda la produzione non risiede nelle citazioni dirette, ma nell’idea di uno spazio che trattiene tracce — vissute e danzate — di un tempo quasi sospeso, di un senso che va ricercato osservando più volte da angolazioni differenti.
Il gruppo nanou dichiara dunque i propri intenti già tramite il titolo e prosegue optando per la messa in scena di un’installazione coreografica per cinque danzatori e un performer. Non emerge un punto di vista dominante, la pièce non segue una progressione lineare e i significati non vengono dispiegati perché chiedono di essere attraversati. L’audience, infatti, viene accolta in un’atmosfera in continuo mutamento, sia per gli spazi che ospitano il gruppo sia per la natura stessa della pièce, nel tentativo di mettere alla prova chi osserva. Si tratta di uno di quei lavori che invita anche alla libertà: il pubblico che ne fruisce può entrare e uscire, assistere in piedi o sedersi in un punto dello spazio. Entrarci significa accettare anche di disorientarsi, di non sapere e di restare nell’attesa della scoperta. Il movimento coesiste con il pubblico, i danzatori mantengono un’impeccabile livello di concentrazione che li fa sembrare parte dell’ambiente in cui agiscono. I corpi paiono muoversi dentro lo spazio mentale prima di quello scenico. Le azioni non portano avanti un racconto ma producono slanci emotivi che restano sospesi, anche quando lo sguardo si sposta altrove. L’ambiente dominante è delineato dai grandi tappeti rossi, dalle sedie usufruite dal gruppo, dal lungo e scintillante telo che prima riscopre un corpo poi ne svela un altro, fino a divenire un’enorme tela che sfiora anche il pubblico. Il gioco di luci di Marco Valerio Amico è accattivante, intimo e intrigante. I movimenti sono spesso trattenuti, mentre i corpi appaiono come attraversati da stati d’animo, manifestati con un notevole grado di imperturbabilità. La pièce alterna virtuosismi — tramite, per esempio, impeccabili rese di floorwork — e momenti di stasi.
L’installazione coreografica, il rapporto con il tempo e la musica, la riflessione che ne emerge
L’elemento altamente interessante risiede nelle scelte musicali: i brani originali di Bruno Dorella non fungono da accompagnamento ma sono parte attiva dell’esperienza scenica. Predominano suoni elettronici e pulsazioni profonde, mescolati a inserti di strumenti acustici che creano atmosfere sospese. I ritmi crescono e si ritraggono in sintonia con l’azione: così la pièce è ancor di più un’esperienza sensoriale a tutto tondo. La musica guida lo spettatore attraverso straniamento e sospensione, amplificando la sensazione che la danza debba essere percepita con tutto il corpo.
Uno degli aspetti più interessanti è il rapporto con il tempo. Redrum non impone una durata e questo sposta il valore dell’esperienza: conta ciò che resta dopo. Ogni spettatore costruisce una propria costellazione di immagini, frammentaria, inevitabilmente incompleta. In questo senso il lavoro rinuncia a ogni idea di totalità e accetta la perdita come parte della sua forma.
Vincitore ex-aequo premio UBU 2024 come miglior spettacolo di danza, Redrum apre un campo d’esperienza ampio e generoso in cui lo spettatore è chiamato a negoziare il proprio ruolo in continuazione: guardare, avvicinarsi, allontanarsi, restare. Forse la domanda più importante da porsi una volta fuoriusciti da quel magico tempo plastico, non riguarda ciò che accade in scena, ma che tipo di attenzione si è disposti a esercitare.
La stagione 2026 di Körper: innovazione e nuovi format
Dunque a partire dall’intensità di Redrum, il Centro Körper presenta la propria stagione proponendosi come luogo di attraversamento e incontro, costruendo un mosaico di proposte partendo da concetti essenziali e simboli ricorrenti. L’intento appare anche quello di mettere in dialogo le arti e di porsi come luogo di incontro e condivisione di linguaggi distinti. Il cartellone propone un’ampia selezione di spettacoli di danza contemporanea, installazioni coreografiche e performance sperimentali, con particolare attenzione a progetti innovativi e site-specific. La novità risiede nel nuovo format DUET-incontri del venerdì, dedicato al dialogo tra musica e danza. La stagione valorizza anche, come sempre, giovani talenti e compagnie emergenti, alternando esperienze che coinvolgono direttamente il pubblico. In questo modo, Spazio Körper conferma essere punto di riferimento per la danza contemporanea nel panorama nazionale.
Per scoprire l’intera programmazione Adelante 2026: https://www.korper.it/programmazione
Fonte immagine di copertina: foto ufficiale gruppo nanou
Articolo aggiornato il: 02/02/2026

