Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Scene da Faust, il mito in pezzi di Federico Tiezzi

Scene da Faust, il mito in pezzi di Federico Tiezzi

Con Scene da Faust, Federico Tiezzi cede nuovamente al fascino del mito classico confrontandosi con l’opera immortale di Johann Wolfang Goethe. Lo spettacolo, in programma al Teatro Mercadante dal 4 al 9 Febbraio, è ispirato alla prima parte del poema di Goethe e riprende le vicende del dottor Faust nella sua spasmodica ricerca del potere e della conoscenza assoluti che lo conduce a firmare un patto di sangue vendendo l’anima al Diavolo.

Su una scena bianca e fredda, tre arcangeli penzolano a testa in giù dal soffitto cantando le lodi del creato immersi in un’atmosfera asettica. Si apre così il prologo in cielo, prologo di dodici scene attraverso le quali Tiezzi esplora la vicenda di Faust sezionandone e ricomponendone i significati più profondi. Al centro della scena, uno specchio incrinato presta la sua immagine alla voce cupa di Dio nel suo dialogo con Mefistofele; il demone, che con la sua tentazione scuote l’uomo dal torpore della sua naturale pigrizia, strappa al Creatore la scommessa che riuscirà a corrompere l’anima del dottor Faust.

Ed eccolo Faust alle prese con la sua insaziabile sete di conoscenza mentre si strugge in una notte insonne richiuso nel suo laboratorio e circondato da libri. Quei libri che ha divorato nel disperato tentativo di raggiungere l’essenza pura della conoscenza, cadono ora dal cielo completamente bianchi e vuoti a rappresentare la vanità degli sforzi di Faust. E proprio nelle brecce del tormento di Faust si insinua Mefistofele; il diavolo, apparso sulla scena nelle sembianze di una grottesca macchietta, lusinga lo scienziato promettendogli di fargli vivere l’attimo che da solo vale tutta una vita. Come in un gioco di specchi, le promesse di Mefistofele appaiono come proiezioni degli stessi desideri di Faust e sarà proprio il dottore a strappare il patto di sangue al Diavolo facendo riemergere tutti i desideri del suo inconscio.

Ma Faust e Mefistofele non sono né antagonisti né complici, sono le due parti della stessa anima, il bene e il male che convivono nel dottore, l’eterno dualismo che si dibatte in ogni uomo incessantemente e senza soluzione definitiva. Il grande fallimento dell’esistenza umana si dipana davanti agli occhi dello spettatore nell’analisi lucida e fredda che ne fa Tiezzi, la beffa del fallito esperimento di meditazione all’inizio della rappresentazione, i libri vuoti, il Creatore come uno specchio in frantumi e il Creato come un mondo sottosopra abitato da arcangeli nudi e privi di grazia.

In tutte le scene è palpabile il desiderio di Faust, e attraverso lui dell’uomo contemporaneo, di giungere alla conoscenza assoluta e di vivere un’esperienza che travalichi i confini dell’umano. Ma la vanità di questi tentativi è altrettanto palese e insinuata nel profondo dello spettatore fin dalla prima scena, dove Tiezzi manifesta magistralmente l’ovvietà dell’assurdo, la levitazione è palesemente un tentativo senza speranza ma allo stesso tempo qualcosa verso cui tutti siamo spinti a credere vera.

Scene da Faust è un’analisi fredda e distaccata della vicenda di Faust, del tormento della sua ricerca, della sete di esperienze totali e del desiderio carnale che si manifesta nell’urgenza di conquistare Margherita. Il dramma dell’amore perduto di Margherita precipita da una dimensione di purezza alla perdizione della colpa e del delitto. Tutte le emozioni sono analizzate al microscopio come in un laboratorio scientifico, atmosfera cui ogni pezzo della scenografia rimanda, e allo stesso tempo sublimate da questo esercizio di controllo fino a renderle essenziali e profondamente vere, umane nell’accezione più naturale della parola.

Fonte immagine: https://www.teatrostabilenapoli.it/

Print Friendly, PDF & Email

Leave a Reply