Una riga nera al piano di sopra (Piccolo Bellini) | Recensione

Una riga nera al piano di sopra (Piccolo Bellini) | Recensione

Dal 24 al 29 marzo 2026 Matilde Vigna è in scena al Teatro Piccolo Bellini di Napoli con il suo testo Una riga nera al piano di sopra – monologo per alluvioni al contrario.

Dettagli Spettacolo: Una riga nera al piano di sopra

Dato Principale Dettaglio
Date in scena 24 – 29 Marzo 2026
Location Teatro Piccolo Bellini, Napoli
Autrice e Interprete Matilde Vigna
Riconoscimenti Candidato Premi UBU 2022
Tematiche Alluvione Polesine 1951, Memoria, Identità

La tragedia del Polesine del 1951

Matilde Vigna Una riga nera al piano di sopra Piccolo Bellini
Matilde Vigna in scena

Nell’autunno del 1951 il fiume Po in piena a causa delle forti piogge inondò una serie di terre distruggendo gli argini, già in condizioni precarie per i bombardamenti dovuti alla guerra. In quella circostanza, il Polesine, zona situata tra il Veneto ed i corsi inferiori dell’Adige e del Po, visse una delle alluvioni più distruttive dell’Italia. Una tragedia lontana nel tempo, ma che non si perde né per chi l’ha vissuta né per chi, figlio di quella stessa terra, ne assorbe i racconti tramandati. Nel suo monologo Una riga nera al piano di sopra, Matilde Vigna intreccia il suo viaggio di vita verso un posto da chiamare finalmente casa alla storia a quei ricordi dolorosi legati alla sua terra d’origine e riflette: qual è il senso di una vita in corsa davanti alla sua inesorabile finitezza? Quale posto abbiamo nel mondo?

Un «monologo per alluvioni al contrario»: una vita in valigia

Scenografia Una riga nera al piano di sopra Matilde Vigna
Matilde Vigna al Piccolo Bellini

Per Matilde Vigna preparare la valigia per l’ennesimo trasferimento è diventato uno sport olimpionico a cui si è allenata fin troppo bene. Si ritrova di nuovo su un treno, circondata da valigie riempite con un attento pari e dispari di cosa portare e cosa lasciarsi alle spalle, dopo «una vita finita male». Ritorna a casa dai suoi genitori, davanti a lei i dubbi di un’ennesima nuova vita da ricostruire daccapo. Originaria del Polesine, nel viaggio verso casa dà voce a un «monologo per alluvioni al contrario»: ricorda la sua terra, fatta di profumi e sapori umili e autentici, incisa di storie di vita dell’alluvione del 1951, dove il livello dell’acqua ha segnato per sempre sulle abitazioni Una riga nera al piano di sopra.

La scena è aperta su una giovane donna seduta su un muretto. Tra le braccia stringe un piccolo bonsai: ha il senso della radice, di un’identità radicata in una terra dove la vita scorre limpida tra le piccole cose. Forse, è da questo che Matilde cerca in tutti i modi di scappare ma è sempre lì che, poi, ritorna come se per lei fosse un’eco magnetica che le riverbera in lontananza. In fin dei conti, tra tanti posti che ha provato a chiamare casa, soltanto il Polesine riesce a nominare con quell’appellativo, proprio quella piccola regione dove il caos della vita si arresta, dove la gente ha i volti segnati dalla perdita delle loro abitazioni e le mani segnate dal lavoro di vite ricostruite da zero. Anche Matilde si deve ricostruire e si domanda da dove cominciare e dove andare. Allora, Una riga nera al piano di sopra è un punto e virgola prima di un’inversione di marcia, una punteggiatura breve dedicata ai piccoli respiri della vita che ne rifocalizzano il senso.

Una riga nera al piano di sopra e la storia di una resistenza sopravvissuta

Grazie al disegno luci di Alice Colla, l’attrice Matilde Vigna può sdoppiarsi secondo un gioco teatrale ben combinato tra il racconto di una donna che confessa la sua vita privata che non riesce a trovare casa e il ricordo di una donna aggrappata a un albero, che lotta contro il destino fatale di un’alluvione. Entrambe affrontano un lutto, l’epilogo di un qualcosa che volente o nolente è finito, è da lasciare andare, adesso c’è solo da raccogliere ciò che resta e ricostruire. Una riga nera al piano di sopra racconta di due storie di resistenza a modo loro, di uno sradicamento che ne forgia l’identità, di due eroine delle quali una si muove tra le macerie di una catastrofe naturale e un’altra si muove tra quelle lasciate dall’alluvione al contrario di una vita che ha perso di vista sé stessa.

In sessanta minuti, Matilde Vigna con Una riga nera al piano di sopra regala una rappresentazione che alterna momenti ironici di leggera comicità a momenti solenni, ritorno al passato di un evento naturale che realmente ha scosso l’Italia. Un connubio che non dialoga direttamente, ma che trova un senso compiuto in quel piccolo bonsai poggiato infine sullo sfondo: con quella oscillazione costante tra l’intimo e l’apparentemente estraneo, tra passato e presente, tra ricordo di una vita che fu e un presente disseminato di incroci da intraprendere, il testo simula un fiume che prima sibila e poi straripa in una piena di vita.

🎟️ Info biglietti & cast tecnico

  • Spettacolo: Una riga nera al piano di sopra
  • Di e con: Matilde Vigna
  • Aiuto regia: Anna Zanetti | Dramaturg: Greta Cappelletti
  • Progetto sonoro: Alessio Foglia | Luci: Alice Colla
  • Costumi: Lucia Menegazzo | Foto: Mario Zanaria
  • Produzione: Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale

Spettacolo candidato ai Premi UBU 2022 come Nuovo testo italiano/scrittura drammaturgica. Un’opera imperdibile in scena dal 24 al 29 marzo 2026 al Piccolo Bellini di Napoli.

Fonte immagini: Ufficio Stampa

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A proposito di Francesca Hasson

Francesca Hasson è giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 14/12/2023. Appassionata di cultura in tutte le sue declinazioni, unisce alla formazione umanistica una visione critica e sensibile della realtà artistica storica e contemporanea. Dopo avere intrapreso gli studi in Letteratura Classica, consegue la laurea in Lettere Moderne e in Discipline della Musica e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Durante la carriera accademica, riscopre una passione viva per la ricerca e la critica, strumenti che esercita attraverso il giornalismo culturale. Carta e penna in mano, crede fortemente nel valore di questa professione, capace di generare dubbi, stimolare riflessioni e spianare la strada verso processi di consapevolezza. Un tipo di approccio che alimenta la sua scrittura e il suo sguardo sul mondo e che la orienta in una dimensione catartica di riconoscimento, identità e comprensione.

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