È andato in scena l’8 maggio al Teatro Mercadante di Napoli LA DUSE – Nessuna opera di Adriano Bolognino e Rosaria Di Maro, spettacolo che ha debuttato nel dicembre 2024 a Padova, creato grazie a un bando vinto in collaborazione con la Compagnia Opus Ballet, aperto alle compagnie italiane per celebrare i cento anni dalla morte di Eleonora Duse (avvenuta a Pittsburgh nel 1924). La coreografia più che interrogare la memoria soltanto biografica dell’attrice, ne indaga la presenza in una dimensione di assenza e di vuoto e lo fa con rara intensità e forza.
Indice dei contenuti
| Dettagli Spettacolo | Informazioni |
|---|---|
| Titolo | LA DUSE – Nessuna opera |
| Coreografia | Adriano Bolognino e Rosaria Di Maro |
| Teatro e Data | Teatro Mercadante (Napoli), 8 maggio |
| Compagnia | COB Compagnia Opus Ballet |
| Tema | Omaggio a Eleonora Duse |
Adriano Bolognino omaggia la “Divina” Eleonora Duse

Uno spiraglio è tutto ciò che il pubblico scorge, vincolato da un sipario socchiuso che invita l’occhio a spiare l’ingresso in scena delle otto danzatrici (Giuliana Bonaffini, Rosaria Di Maro, Ginevra Gioli, Gaia Mondini, Giulia Orlando, Cristina Roggerini, Giovanna Santoro, Sara Schiavo, Rebeca Zucchegni). La scena si svela poi attorno a un maestoso lampadario che definisce lo spazio illuminandolo e – nel momento in cui si leva verso l’alto – dà il via a una danza tutta al femminile, che si configura come la ricerca viscerale di un io inevitabilmente frammentato. In scena i corpi – espressione di corporeità diverse – si ritrovano a seguire un unico ritmo, muovendosi come versioni o visioni differenti della stessa donna.
Un lavoro magnetico e necessario che mostra come la danza possa trasformare i corpi in veicolo di memoria condivisa, riflettendo quanto dichiarato dal coreografo stesso: «In ogni mia creazione, però, c’è una costante: una grande ricerca sulla figura femminile, sulle particolarità e le sfaccettature della donna per un’analisi a tutto tondo: società, arte, ricerca del movimento. Prediligo sempre danzatrici donne». Ad ispirare la coreografia è stata anche lettura del libro di Mirella Schino Eleonora Duse – Storie e immagini di una rivoluzione teatrale, che restituisce l’immagine di una Eleonora Duse donna e al contempo attrice e interprete di estrema intensità, per tale ragione capace di suscitare emozioni forti nel pubblico del tempo (basti pensare alle sue tantissime interpretazioni de La Signora delle Camelie).
Il movimento fluisce attraversato da una tensione palpabile e quasi febbrile, poiché in esso si instaurano gesti ricorrenti come quello delle mani che partendo dal cuore si proiettano al cielo fin sopra la testa, spie di un’urgenza interiore e spirituale. Di impatto è anche il gioco ottico creato dal fondale corto che non tocca terra, e crea un dispositivo scenico che tende a sezionare i corpi, trasformando entrate e uscite delle danzatrici in apparizioni quasi surreali.
La solitudine tra la folla, ovvero il peso di essere Diva

Le musiche originali di Giuseppe Villarosa – in cui i suoni taglienti quasi industriali dell’inizio si aprono progressivamente a un lirismo costituito da archi e pianoforte – accompagnano l’ensemble in un pezzo certo corale, ma spesso abitato da tensioni e incrinature. Lo sguardo delle danzatrici è quasi sempre rivolto verso il pubblico, spesso con fare indagatorio, come a cercare un confronto diretto con esso o a volerlo guidare in un viaggio alla scoperta del femminile. All’interno di questa tensione relazionale, in un momento della performance, emerge anche quel senso di solitudine che la fama porta spesso con sé, e l’immobilità di una delle danzatrici che resta a terra, isolata dal movimento incessante delle altre, non fa che rendere tangibile quel sentimento di alienazione di matrice profondamente novecentesca, in cui la presenza si svuota d’ogni relazione autentica. Questo sentimento di solitudine trova forse il suo culmine nel finale, quando la scena si popola progressivamente di rose rosse portate dalle danzatrici.
La chiusura del sipario sancisce una cesura netta con la prima parte del lavoro perché al suo riaprirsi sul palco domina una proiezione video, anticipata da un sibilo di vento. È il corpo della danzatrice Rosaria Di Maro ad essere scandagliato da una regia che attraverso zoom improvvisi e allontanamenti prospettici seziona il movimento, i cui gesti a tratti scattosi, diventano al contempo l’oggetto da indagare e lo strumento dell’indagine stessa. Nel mentre si alternano assoli, duetti e pezzi d’ensemble al ritmo di un battito sonoro che cresce, finché il fondale si trasforma in un rettangolo rosso saturo, una visione cromatica che, per intensità e rigore geometrico, richiama l’intensità delle tele di Rothko.
LA DUSE – Nessuna opera di Bolognino e Di Maro si configura allora come una ricerca di questa tensione – tra presenza e assenza, esposizione e isolamento, caduta e rinascita – in cui la coreografia trova il suo più autentico centro focale, trasformando il corpo in un luogo di memoria, vulnerabilità e continua e dinamica ridefinizione del sé.
Fonte immagini: Ufficio Stampa
Crediti: LA DUSE – Nessuna opera
- Coreografia: Adriano Bolognino e Rosaria Di Maro
- Luce e spazio: Gianni Staropoli
- Musiche originali: Giuseppe Villarosa
- Scenografo: Loris Giancola
- Costumi: Santi Rinciari
- Danzatrici: Giuliana Bonaffini, Rosaria Di Maro, Ginevra Gioli, Gaia Mondini, Giulia Orlando, Cristina Roggerini, Giovanna Santoro, Sara Schiavo, Rebeca Zucchegni
- Maître de ballet: Giusi Santagati
- Direzione artistica: Rosanna Brocanello
- Consulenza artistica: Laura Pulin
- Produzione: COB Compagnia Opus Ballet
- Collaborazione produttiva: Teatro Stabile del Veneto e Teatro Comunale Città di Vicenza
8 maggio ore 21 – TEATRO MERCADANTE NAPOLI

