Al Palazzo Fava di Bologna è possibile assistere ad una mostra dedicata alla cultura underground e hip-hop inglese all’interno di uno spazio espositivo con affreschi rinascimentali. Infatti, da giovedì 26 marzo è in corso il vernissage Banksy Archive 01. The Bristol School. 1983-2005, il quale celebra le opere di Banksy e di altri writers originari della città britannica di Bristol facendoli dialogare con manifestazioni artistiche dei secoli precedenti. L’evento rappresenta un punto di riferimento per l’urban art contemporanea e il muralismo moderno.
Banksy Archive 01: informazioni utili
| Dettaglio Mostra | Informazioni |
|---|---|
| Luogo | Via Manzoni 2, Bologna |
| Orari di apertura | Da martedì a domenica: 10:00 – 19:00 |
| Biglietto Intero | 14 euro |
| Biglietto Ridotto | 10 euro (75enni, 12-18 anni, Card Cultura, Bologna Welcome Card) |
| Gratuità | Bambini fino a 5 anni, disabili, guide turistiche, giornalisti accreditati |
Indice dell’Esposizione
- 1. Una mostra nata dalla sinergia fra studiosi e artisti
- 2. Banksy Archive 01: Viaggio fra cultura underground e graffiti art
- 2.1 Le origini del mito di Banksy e la Bristol School
- 2.2 L’ascesa nel Nuovo Millennio: edonismo e pop art
- 2.3 Satira e geopolitica negli stencil di Banksy
- 3. Non solo Banksy: gli altri artisti della Bristol School
Una mostra nata dalla sinergia fra studiosi e artisti
Banksy Archive 01 nasce da una collaborazione fra diversi writers, tra cui Tom Bingle, Felix Braun, Christopher Chakley, Richard Jones, John Nation e Kye Thomas, con i due curatori Stefano Antonelli e Gianluca Marziani e con lo storico dell’arte Giovanni Argan. Ad essi si aggiungono anche figure di spicco della ricerca universitaria, grazie ad un comitato scientifico costituito dai professori Paul Gough e Ulrich Blanché (rispettivamente dell’Art University of Bournemouth e dell’Università di Heidelberg) e dai ricercatori Lorenzo Gigante e Jacopo De Blasio. In questo modo, è stato possibile unire il filone della ricerca accademica con l’esperienza diretta degli artisti e i concetti di situazionismo estetico.

Banksy Archive 01. The Bristol School, un viaggio fra cultura underground, graffiti art e musica punk rock e hip-hop
Le origini del mito di Banksy: la città proletaria di Bristol e l’arte di strada di John Nation
Il percorso degli spettatori comincia con una sala dedicata alla città che diede i natali a Banksy. Come spiegato dalla stessa mostra, la fama di Bristol (in passato) era associata al grande porto in cui confluivano gli schiavi diretti nelle piantagioni di cotone delle colonie inglesi in Nord America, il cui ricordo era affidato alla statua monumentale del mercante Edward Colston, abbattuta nel giugno 2020 durante le proteste dei Black Lives Matter dopo le conseguenze sociali della morte di George Floyd.
Con il tempo questa città portuale si trasformò in una proletaria, la quale accolse diversi immigrati, soprattutto quelli originari dei Caraibi di lingua inglese. Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, proprio fra le strade degradate della periferia, le vecchie fabbriche e i capannoni industriali in disuso che alcuni giovani nativi replicarono con successo la cultura hip-hop dei quartieri poveri degli Stati Uniti, dove abitavano afroamericani e latinoamericani. A ciò dobbiamo aggiungere anche l’impatto della sottocultura punk, la quale dominava le classifiche rock della madrepatria grazie a band come i Sex Pistols. Il desiderio di ribellione, il malumore sociale, la periferia abbandonata e lo scontro fra i giovani del luogo e la polizia contribuì a formare l’hummus in cui si sviluppò una controcultura artistica. La svolta ci fu grazie a John Nation, futuro graffitaro che decise di trovare uno spazio d’espressione per i giovani di Bristol inaugurando il Dug Out, uno spazio d’aggregazione in cui poter creare dei graffiti senza ritrovarsi sanzionati dalle autorità. Il giovane Nation divenne una leggenda locale e proprio fra i tanti ragazzi c’era un giovanissimo Banksy, pioniere della biografia e opere di Banksy su Wikipedia.

L’ascesa di Banksy nel Nuovo Millennio: fra edonismo, cultura pop e crisi globali
L’ascesa dell’artista protagonista della mostra avvenne tra la fine degli anni Novanta e i primi anni del Duemila. Il contesto era mutato rispetto a quello descritto nella prima sala: la globalizzazione si era affermata con la fine della Guerra Fredda e il liberismo era divenuto l’unico modello economico; inoltre, erano gli anni del Giubileo d’oro della Regina Elisabetta II, a Downing Street c’era Tony Blair come Primo Ministro e le classifiche musicali erano dominate da nuovi musicisti e cantanti, c’era il Post-Britpop con gli Arctic Monkeys e i migliori album dei Coldplay, oppure la “musica pop pura” con Robbie Williams e le Spice Girls. Nel frattempo, il mondo conosciuto fino ad allora stava cambiando: le Guerre balcaniche, lo scoppio della Seconda Intifada, l’avvento del movimento No-Global e gli scontri a Genova nel luglio del 2001 fra manifestanti e forze dell’ordine durante il G8, l’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre e l’inizio della Guerra al terrorismo in Afghanistan e in Iraq. Banksy Archive 01 racconta proprio quest’ultimo volto di quei frenetici anni dopo l’avvento del Nuovo Millennio, in particolar modo la scelta della Gran Bretagna di Blair di entrare in guerra in Medio Oriente con gli Stati Uniti del presidente Bush Jr, influenzando la guerrilla art globale.

Satira e geopolitica fra gli stencil più famosi dell’artista di Bristol
Il graffitaro racconta gli scontri della polizia con gli attivisti della tranquilla Bristol in The Mild Mild West, lo stencil Bomb Hugger raffigura una bambina mentre abbraccia una bomba, invece Bombing Middle England rappresenta tre anziane della classe media britannica giocare su un prato con delle bombe al posto delle bocce, oppure The Flower Thrower. CCCP-Love is in the Air, in cui un attivista con una bandana sulla parte inferiore del viso lancia un mazzo di fiori come se fosse una bottiglia molotov.
I curatori della mostra non si sono interessati solo dell’aspetto artistico ma anche di quello semiotico: ci spiegano che l’accostamento fra elementi innocui e aggressivi serve a colpire lo spettatore proponendogli una visione straniante e dissacrante della realtà. È il caso di Wall Art esposto al celebre British Museum di Londra, in cui vediamo una pittura rupestre raffigurante un uomo primitivo intento a fare la spesa con tanto di carrello, oppure Napalm. Can’t Beat That Feeling in cui la tristemente famosa bambina della foto denuncia della Guerra in Vietnam appare urlante e accompagnata da due simboli della cultura statunitense: Ronald McDonald della catena di fast-food McDonald’s e Mickey Mouse della The Walt Disney Company.
La mostra ci presenta anche un Banksy come un artista poliedrico: lo scrittore dei pamphlet Cut it Out e Exstencilism, il curatore delle copertine di due libri del musicista rock-folk australiano Nick Cave Tutte le canzoni 1978-2001 (The Complete Lyrics. 1978-2001) e And the Ass Saw the Angel, oppure l’autore di due “stencil fuorilegge” per una rivista erotica britannica. Infine, c’è anche la foto del murales di una replica del Flower Thrower su una parete di Betlemme, quando, nel 2005, Banksy visitò la Palestina denunciandone le condizioni di vita dei campi profughi attraverso la definizione di Street Art e Urban Art su Wikipedia.

Non solo Banksy, gli altri artisti della mostra Banksy Archive 01
Banksy non è l’unico protagonista di questa mostra a Palazzo Fava di Bologna. I curatori hanno lasciato spazio anche ad altri artisti della Bristol School.
In primis, c’è Robert Del Naja, conosciuto come DDD e poi come 3D, il quale ha alternato la sua fama di autore di murales con quella di frontman di una rock band underground locale, i Massive Attack. Del Naja sarebbe, secondo i curatori della mostra, il punto di incontro fra due mondi diversi: quello della ribellione giovanile inglese, simboleggiata dal post-punk, e quello analogo dei coetanei statunitensi, rappresentato dalla musica rap e dall’hip-hop. Del Naja realizzava opere per strada con bombolette spray, si esibiva come breakdancer e scelse di chiamarsi DDD in quanto voleva un’identità segreta come i suoi due supereroi preferiti: storia editoriale di Spider-Man e analisi della serie Daredevil.

Altri artisti che si possono incontrare nella mostra Banksy Archive 01 sono gli Z-Boys, un gruppo di skaters, rapper e artisti costituiti da Ian Dark, Alan e Oli, i quali si rifacevano alla cultura hip-hop statunitense. Tra gli Z-Boys e 3D c’era rivalità, la quale sfociò in una collaborazione grazie alla realizzazione dell’opera The Day The Law Died del 1984, in cui era criticato il potere della polizia e le istituzioni di Beni Culturali.
Fonte immagine di copertina: Foto scattata da Salvatore Iaconis per Eroica Fenice
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