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Eroica Fenice

Libri

Sylvie Richterovà presenta la riedizione di Topografia al FLIP

Sylvie Richterovà e la riedizione di Topografia in occasione del Festival della Letteratura Indipendente di Pomigliano d’Arco Sylvie Richterovà è una scrittrice e saggista ceca residente in Italia dagli anni Settanta e docente universitaria presso La Sapienza di Roma fino al 2009, dove insegnava letteratura ceca. In occasione del Festival della Letteratura Indipendente di Pomigliano d’Arco, in provincia di Napoli (promosso dal comune, dalle librerie Wojtek e Mio nonno è Michelangelo e dal blog Una banda di cefali), la scrittrice è stata tra gli ospiti per la presentazione della riedizione del suo libro. Si tratta di Topografia (Mìstopis, 1975 edizione samizdat) che è tornato dopo anni con una nuova versione pubblicata da Rina Edizione. La presentazione si è svolta alla Torre dell’Orologio nel comune di Pomigliano il giorno sabato 4 settembre, assieme allo scrittore e giornalista Davide Morante, a Gaia Seminara, docente a contratto di Lingua e letteratura ceca all’Orientale di Napoli e Alessia Cuofano, laureanda in Lingue e letterature delle Americhe sempre dell’Università Orientale. Topografia di Sylvie Richterovà, un libro censurato del regime comunista Dopo aver illustrato la vita, l’educazione e le restanti pubblicazioni, Alessia Cuofano  ha presentato il libro spiegando che Topografia non era una nuova pubblicazione piuttosto una riedizione dopo quarantanni e una pubblicazione in samizdat ossia “pubblicazioni clandestine dattiloscritte e auto-edite che venivano prodotte nei paesi di influenza comunista […] per eludere la censura.” “Pubblicato in samizdat, erano le auto-pubblicazioni di autori che non volevano nemmeno passare attraverso la censura tanto sapevano, non solo, erano veramente indipendenti, siamo ad un festival della letteratura indipendente, questo è un punto estremo dell’indipendenza, che poteva ripiegare in una ragione completamente […] a Roma erano molto sopresi di come si facevano, da un lato c’erano gruppi di persone che si occupavano di questa produzione clandestina e di libri di qualità, dall’altra dattilografe che facevano le copie […] autori che firmavano le copie all’inizio poiché una copia firmata da me era mia [….] l’edizione a stampa, la prima era l’edizione di una casa editrice ceca in esilio, in Canada a Toronto, dagli anni Novanta in poi tutti i miei libri […] sono stati pubblicati nel mondo.” La cultura della Cecoslovacchia comunista e quello sbarramento tra Europa dell’est e dell’ovest Ha preso poi la parola la scrittrice che, riguardo al suo romanzo, ha confessato che: “Un’organizzazione cronologica non mi interessava, io mi ricordo ancora la mia ribellione alla forma codificata, questo è troppo facile. La mia scrittura, soprattutto direi, i primi libri come Topografia, è un bisogno di elaborare con la coscienza cose più forte di me che sentivo, ed erano talmente forti sul piano esteriore. Io nel mondo ho conosciuto l’est e l’ovest europeo vivendo da una parte all’altra, io nel ’71 avevo il passaporto italiano, dal ’67, ed io tornavo la e passavo periodi e periodi drammatici e sono delle cose che ognuno vive, se no fugge e io penso che sia giustissimo elaborarlo. Ci vuole una creatività più forte di quella di una storia che ci inventiamo.”.  Del dissidio […]

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Viaggi e Miraggi

My Hobbit Life, intervista alla Compagnia di Nicolas Gentile in viaggio dai boschi abruzzesi fino al Vesuvio

My Hobbit Life: intervista con Nicolas Gentile alla scoperta della viaggio naturalistico della Compagnia dai boschi abruzzesi fino al Vesuvio My Hobbit Life è la pagina Instagram gestita da Nicolas Gentile, pasticciere originario di Bucchianico (in provincia di Chieti) che ha deciso di attraversare l‘Italia centro-meridionale assieme ad altri nove ragazzi imitando le gesta della “Compagnia dell’Anello” descritta da J.R.R. Tolkien nel romanzo omonimo. Il gruppo di avventurieri, vestiti come i personaggio della trilogia campione d’incassi diretta da Peter Jackson, era partito dalla Contea Gentile di Bucchianico (come riportato da un post sulla  pagina Instagram My Hobbit Life), dirigendosi prima ai castelli di Roccascalegna e Palena (in provincia di Chieti), poi attraversando il Bosco di Sant’Antonio a Pescocostanzo (L’Aquila) per giungere al Parco Nazionale della Maiella. Da qui la rotta verso il Molise e poi la Campania, chiudendo il viaggio con il Parco Archeologico di Pompei e il vulcano Vesuvio per simulare il Monte Fato di Mordor, dove Frodo gettò l’anello del potere. Il viaggio, iniziato il 26 agosto, si era concluso il giorno giovedì 2 settembre in occasione dell’anniversario della morte dell’autore delle vicende della Terra di Mezzo. Proprio per questa occasione la Compagnia dell’Anello di Nicolas Gentile aveva optato di far sosta al pub The Sign 2.0 di Pomigliano d’Arco (in provincia di Napoli), un locale che richiama il mondo del fantasy medievale essendo ispirato alla serie tv “Il Trono di Spade”. Cosa vi ha spinto a intraprendere questo lungo viaggio partendo dall’Abruzzo fino ad arrivare alle pendici del Vesuvio in Campania? Le motivazioni che ci hanno spinto a partire dall’Abruzzo per arrivare fino in Campania, fino al Vesuvio, sono molteplici. Diciamo che quella più importante è quella di supportare la nostra idea di realizzare una Contea degli hobbit in Abruzzo, insomma è solo una parte poiché vogliamo far vedere come la nostra Italia, il nostro centro-sud Italia ha delle potenzialità in quanto territorio, natura e paesaggi che non hanno nulla a invidiare a territori quali la Nuova Zelanda […] dove hanno girato le scene del Signore degli Anelli. Sono dei luoghi così belli e immaginifici che davvero potrebbero vivere di forza propria solo che dobbiamo preservare di più, un modo per dire “salviamo la Terra di Mezzo” dove ci abitiamo, quindi è un modo proprio per salvaguardare ciò che abbiamo di più prezioso ed è un gesto di speranza e di coraggio. Se noi nove matti siamo partiti dalla contea per arrivare fino al Vesuvio è anche soprattutto perché dobbiamo dare l’idea che tutti possano realizzare i propri sogni, quindi di migliorarsi e di migliorare il territorio dove abitiamo. Attraversando i boschi dell’Abruzzo, del Molise e della Campania avete imitato il viaggio della Compagnia dell’Anello ma anche ammirato le bellezze paesaggistiche e storiche dell’Italia Meridionale molto spesso dimenticate. Pensate che iniziative come questa possano incrementare il turismo naturalistico? Allora, si. E’ quello che noi ci auguriamo proprio perché un turismo naturalistico ben ponderato e non lasciato allo sbaraglio può portare davvero alla salvaguardia di sempre più siti […]

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Fun e Tech

I videogiochi sono debitori verso Italo Calvino e James Joyce ?

Videogiochi, Italo Calvino e James Joyce; quando il mondo videoludico è fortemente debitore alla letteratura novecentesca Gli attuali videogiochi di ultima generazione, con trame  sviluppate e una maggior cura per i dialoghi e per le scenografie oltre che per la progettazione, vengono sempre più spesso accostati a prodotti artistici al pari di canzoni o film. Per quanto sembri assurdo, esiste un sottile legame che collega la letteratura, quella modernista e post-modernista, all’industria videoludica e questo sembra sempre più evidente, infatti molti videogames recenti hanno caratteristiche in comune con alcune tecniche narrative di molti romanzi novecenteschi e alcuni scrittori hanno anticipato l’avvento del mondo digitale. Videogiochi e letteratura; i molti esempi di adattamento da testi letterari Diversi videogiochi sono tratti da opere letterarie; è il caso della serie Ubisoft Rainbow Six tratta dall’omonima serie di romanzi dello scrittore di thriller Tom Clancy (autore di best-seller come La grande fuga dell’Ottobre Rosso e Senza Rimorso), la serie The Witcher tratta dai romanzi fantasy dell’autore polacco Andrej Sapkowski, la serie di avventure grafiche di Sherlock Holmes della Frogwares tratta dai racconti e romanzi di Arthur Conan Doyle oppure Dante’s Inferno come riadattamento della Divina Commedia in chiave fantasy e horror. Non mancano i casi di influenze meno palesi: Assassin’s Creed risente dell’influenza del romanzo Alamut che narra le vicende della Setta dei Nizariti, oppure la serie God of War si ispira alla mitologia greca e a quella nordica. Altrimenti abbiamo casi di videogiochi storici ambientati in determinate epoche perfettamente ricostruite con l’aiuto di storici, il caso della trilogia di Prince of Persia: le sabbie del tempo ambientato nella Persia medievale oppure Ghost of Tsushima nel Giappone feudale durante le invasioni dei Mongoli. James Joyce, lo scrittore irlandese che ha predetto l’era digitale con le sue opere Uno dei primi scrittori ad aver predetto il mondo dei videogiochi è l’irlandese James Joyce. Autore della raccolta di racconti Gente di Dublino (1914), dei romanzi L’Ulisse (1922) e Finnegan’s Wake (1939), il giornalista e autore modernista ha anticipato l’era informatica e la nuova comunicazione nei suoi romanzi. L’esempio più palese è proprio nell’Ulisse, dove Joyce cerca di adottare diversi linguaggi espressivi nel narrare la vicenda di Stephen Dedalus, Leopold Bloom e Molly. Nell’episodio di Circe, l’autore utilizza la forma di sceneggiatura teatrale, nell’episodio di Eolo si riprende il modello di scrittura giornalistica mentre quello delle Mandrie del Sole risente dell’intera produzione letteraria inglese dal Medioevo ai primi del Novecento. L’intento di Joyce col suo romanzo è di rappresentare la modernità che ha cambiato la realtà circostante e la sua percezione. D’altronde le scoperte di Albert Einstein in merito alla Teoria della relatività e quelle di Sigmund Freud sulla psiche hanno ribadito che l’uomo non ha una conoscenza certa della realtà circostante, la quale appare mutevole. Una crisi che ha distrutto l’individuo provocandogli nevrosi a cui si aggiunge l’imminente arrivo del moderno (cinema, telefoni, treni a vapore, automobili, luci delle città) che ha l’effetto di amplificare lo shock. Proprio come un videogioco alterna fasi interattive a cut-scene (quelle non […]

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Cinema e Serie tv

11 settembre e Iron Man, alla scoperta di un supereroe traumatizzato

11 settembre, come il tragico attentato ha avuto effetti sul cinema di Hollywood, il caso di Iron Man, il “supereroe traumatizzato”  11 settembre del 2001, l’attentato al World Trade Center cambiò per sempre il mondo con pesanti ripercussioni storiche. L’attacco, condotto dal gruppo terroristico al-Quaeda, mirava a colpire  gli Stati Uniti dopo due precedenti attentati alle ambasciate in Kenya e Tanzania nel 1998. Dopo questo terribile evento, la storia americana prese una piega diversa; “si cercò di seguire una strada alternativa all’egemonia statunitense degli anni precedenti.” L’evento influenzò anche il cinema di Hollywood; tra i film che seppero meglio raccontare la storia del post-11 settembre c’era anche Iron Man di Jon Favreau. È il giornalista italiano Tommaso Ceruso a spiegarlo con il saggio “Iron Man, un supereroe traumatizzato” contenuto nella raccolta “Shooting from Heaven” (2012), edito da Bulzoni Editore.   La catarsi di Tony Stark e la società americana prima e dopo l’attentato alle Torri Gemelle Il film dedicato al noto supereroe della Marvel racconta l’evoluzione della società americana dopo l’evento traumatico del giorno 11 settembre. Prima ancora che fosse vittima di un attacco da parte di un commando di terroristi (il gruppo è noto col nome di Dieci Anelli e ritorneranno nei film Iron Man 3 e Shang-Chi: La leggenda dei Dieci Anelli), Tony Stark è il simbolo di un’America che “insegue morbosamente l’apparire”, un “genio che ha donato le sue capacità alla guerra”, “il rappresentante del capitalismo a stelle e strisce” e attaccato soltanto alle cose materiali. Insomma, il genio, playboy, miliardario della Casa delle Idee rappresenta la vanagloria degli USA che hanno inseguito i propri successi nel campo della tecnologia proprio alla fine del Novecento, il tutto col contributo delle guerre. “La mente di Tony Stark, così come la cultura americana, ragiona per archetipi, divide in bene e in male, in giusto e in sbagliato senza riflettere minimamente sull’essenza delle cose. Il protagonista parla dei nemici come cattivi dando per scontato che i buoni siano gli americani ma ignora di essere il primo fornitore di armi dei terroristi.” Quando il protagonista è vittima dell’attacco terroristico nel pieno del deserto dell’Afghanistan, Tony ha il “suo 11 settembre” così come per gli USA, l’onnipotenza del capitale, del virtuale e del militare si rivela fragile e inadeguata. Proprio nel covo dei Dieci Anni (palesemente ispirati ai Talebani), il miliardario capisce che le armi delle Stark Industries sono acquistate anche da “quelli che considerava nemici”. Dopo il trauma di aver scoperto di essere l’artefice della morte di molte persone (come penserebbe  Platone, lo schiavo liberatosi dalle catene riconosce le ombre degli oggetti nella caverna e comprende la vera natura delle cose), inizia la catarsi del protagonista. Ora Tony Stark “rappresenta la fallacità del modello americano che ha portato all’annientamento individuale per una società con un ordine prestabilito.” Nel covo dei Dieci Anelli, il futuro eroe deve costruire un missile modello Jerico da usare per nuovi attacchi ma realizza un’armatura alimentata da un generatore impiantato nel cuore dopo che una scheggia di bomba […]

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Culturalmente

Trimurti, le tre divinità indù e il ciclo di nascita, crescita e distruzione

Trimurti e il ciclo cosmico di nascita, crescita e distruzione; le tre divinità della religione induista e il loro significato Trimurti è un vocabolo di origine sanscrita, antica lingua indoeuropea dell’India, che vuol dire “il Dotato di tre aspetti” è indica la rappresentazione della triplice forma dell’Essere Supremo diviso tra Shiva, Bramha e Visnu. Nonostante l’apparenza, la Trimurti non ha niente a che vedere con la Trinità cristiana essendo quest’ultima la ripartizione divisa della stessa divinità (Padre, Figlio e Spirito Santo sono un solo Dio con tre manifestazioni diverse). La Religione induista, un culto nato con l’arrivo degli Indoarii dall’Asia Centrale Il termine Induismo indica un’antica religione politeista diffusa in India ma anche in Pakistan, Nepal, Buthan e in alcune parti del Sud-Est asiatico nonché in Europa, Stati Uniti e Africa Orientale a causa di immigrazioni nello scorso secolo. Un credo antichissimo che risale all’arrivo di popoli nomadi dall’Asia centrale che giunsero nel sub-continente indiano nel III millennio a.C. Costoro, chiamati Indoarii, sottomisero i popoli locali e decisero di istituire un sistema di caste per evitare contatti con i conquistati, per poi evolversi nelle caste attuali che vanno dai Bramini (sacerdoti) fino ai Pariah (i fuori casta o “Intoccabili”). Proprio in questa fase risale la stesura dei Veda, antichi libri religiosi scritti in Sanscrito, una lingua imparentata con il Latino, il Greco antico, il Gotico e il Celtico, per poi dare l’avvio alla nascita dell’attuale Induismo. La Trimurti: Shiva, Visnù e Bramha In tale religione si parla dell’esistenza di dèva ossia di divinità maschile e devi ossia divinità femminili. In questo ricco pantheon divino abbiamo un posto speciale per l’Essere supremo rappresentato dalla Trimurti. La prima divinità raggruppata nella Trimurti è Shiva (o Siva); si tratta, come affermato da Treccani, di un essere cosmico che “presiede all’incessante dinamica creazione-annientamento-rigenerazione, il cui ritmo è scandito dalla sua danza cosmica” ma anche un tranquillo asceta, due figure diverse che si fondono assieme: “A dispetto di ciò, si dovrebbe evitare di vedere una contraddizione o un paradosso là dove un hindu vede soltanto un’opposizione secondo il senso indiano – opposti correlati che agiscono come identità interscambiabili in relazioni necessarie. Il contrasto fra il carattere ascetico e quello erotico nelle tradizioni e nelle mitologie di Śiva non è della specie “congiunzione degli opposti”, concetto col quale spesso si è fatta confusione. Ascetismo (tapas) e desiderio (kāma) non sono diametralmente opposti come possono esserlo bianco e nero, o caldo e freddo, dove la presenza completa di un aspetto esclude automaticamente l’altro. Essi sono, nei fatti, due forme di calore, essendo tapas il fuoco distruttivo o creativo che l’asceta genera dentro di sé, kāma il calore che viene dal desiderio. Sono forme strettamente connesse in termini umani, opposte in quel senso in cui possono esserlo amore e odio, ma non mutuamente escludibili.” Queste sono le parole della studiosa Wendy Doniger nel suo volume Śiva – The Erotic Ascetic (1981). Proprio per questo forte connotazione erotica, il simbolo di Shiva è la Linga, una rappresentazione di un fallo, […]

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Attualità

Società al collasso a causa di un modello di crescita sbagliato?

Società al collasso entro l’anno 2040 ? Uno studio recente riprende una vecchia ricerca condotta dal MIT sui limiti del nostro sviluppo La società industriale che conosciamo rischia seriamente il collasso? Questo terribile dato proviene dallo studio condotto dall’università statunitense MIT nel 1972. Lo studio condotto dal team di ricercatori di diverse branche di studio prevedeva l’analisi dello sviluppo industriale e calcolare quanto questo potesse durare in rapporto alle risorse disponibili sulla Terra. Tale studio ha previsto che la società attuale è diretta ad un declino economico che si attuerà nel 2040. Gaya Herrington, presidente della KPMG, una società americana che si occupa di servizi legali e di consulenza manageriale, ha raccolto i dati di un nuovo studio sulla materia e ha raccontato tutto in una dichiarazione su Vice: « Considerata la sgradevole prospettiva del collasso, ero curiosa di capire quale scenario corrispondesse al meglio ai dati disponibili oggi. Dopotutto, il libro che presentava il modello in questione è diventato un best-seller negli anni Settanta, e da allora abbiamo accumulato diversi decenni di dati con cui predisporre un paragone significativo. Sorprendentemente, però, non sono riuscita a trovare tentativi recenti in questo senso e quindi ho deciso di farlo io. » Insomma, stando alle previsioni degli esperti, la società attuale non può sopravvivere fino ai prossimi venti anni a causa dello sfruttamento eccessivo di risorse e del notevole impatto globale. La società industriale e la sua evoluzione nel corso del Novecento tra modelli di sviluppo alternativi L’Industrializzazione ha cambiato volto al pianeta, dal XVIII secolo si diffuse dalle Isole britanniche al resto dell’Europa per poi approdare in America e in Giappone ed essere accolta dal modello economico capitalista e dalla società borghese, si richiedeva un maggior numero di merci in tempi relativamente brevi mentre le campagna erano spopolate a favore delle città. Industrializzazione, capitalismo e civiltà urbana rappresentarono il modello politico-economico e sociale predominante del Novecento (mitizzato grazie ai Ruggenti anni Venti) nonostante tentativi di arginarlo o rimodularlo; come il caso delle società nazi-fasciste (l’Italia di Benito Mussolini e la Germania di Adolf Hitler proposero un’economia protetta da dazi con l’intervento dei governi) oppure del mondo comunismo rappresentato dall’URSS, Cuba, il Vietnam e la Cina di Mao (con l’economia controllata dallo stato che interviene per regolare i prezzi e le merci). Nel 1980 il quadro si andava delineando nel seguente modo; la Cina post-Mao abbandonò l’economia pianificata per aprirsi all’Occidente e accogliere multinazionali, così si avviò all’economia di mercato pur rimanendo un paese comunista mentre l’URSS si indeboliva a causa delle ingenti spese militari per il proprio arsenale bellico e quello degli alleati. Nel 1992, con la caduta dell’Unione Sovietica e la nascita della Federazione russa e del CSI, Boris Eltsin accolse le multinazionali sul suolo russo (si ricordi l’apertura del primo McDonald’s a Mosca e a San Pietroburgo). Adesso il modello capitalista aveva vinto ma dovette far i contro con un “mondo in subbuglio” con la Prima Guerra del Golfo, la guerre nei paesi balcanici, l’attentato alle Torri Gemelle del […]

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Libri

Romanzi di avventura, l’Africa narrata da Haggard a Crichton

Romanzi di avventura, cosa rappresentano Le Miniere del re Salomone di Haggard a Congo di Crichton nonostante quasi un secolo di distanza? I romanzi di avventura hanno sempre affascinato i lettori di ogni epoca che cercano uno svago dalla vita quotidiana grazie alle vicende ambientate in località esotiche. Tra questi posti remoti abbiamo il caso dell’Africa che ha ispirato due libri pubblicati quasi ad un secolo di distanza. Si tratta de Le Miniere del re Salomone di Henry Rider Haggard (1885) e di Congo di Michael Crichton (1980). Cosa accomuna questi due romanzi? Cosa li differenzia? Mondi perduti, alla ricerca del regno della regina Saba nel cuore della giungla africana Ambedue i romanzi di avventura affrontano come tema il “Mondo Perduto” ossia il topos  di “un luogo remoto e inesplorato rimasto “fuori dal tempo”, tagliato fuori dal resto del mondo conosciuto conservando straordinarie caratteristiche arcaiche”, come riportato da Wikipedia sulla pagina dedicata al tema. Tra gli esempi di opere che trattano questo argomento abbiamo i romanzi Il mondo perduto di Arthur Conan Doyle (il padre di Sherlock Holmes) Viaggio al Centro della Terra di Jules Verne, oppure il caso del film King Kong (1933) e i rispettivi remake del 1977 e del 2005. Nel romanzo di Haggard, i protagonisti, l’avventuriero Allan Quatermain, il nobile sir Henry Curtis e il capitano della marina John Goode, partono per un viaggio nel cuore del Sud Africa. Lord Curtis ha assoldato il cacciatore e il marinaio nella sua squadra per ritrovare il fratello scomparso, partito per il continente nero alla scoperta del Regno della regina Saba. Invece nell’altro romanzo, durante la spedizione tra la catena dei Monti Virunga in Congo (all’epoca Zaire visto che la storia è ambientata nel 1979), il team guidato dal primatologo Peter Elliot e dall’esperta di informatica Karen Ross, partito per scoprire cosa fosse successo al team precedente, giunge ai resti dell‘antica città di Zinj, luogo leggendario descritto dai mercanti arabi nel Medio Evo. Tale città, abbandonata nella giungla, era il centro fiorente di una ricchissima civiltà grazie all’abbondanza di diamanti; poi giunse al collasso e adesso una nuova specie di primate, simili agli scimpanzé ma con le dimensioni dei gorilla, custodisce le rovine. Le due opere sono ispirate ad una corrente di studi che vede il regno della regina Saba nell’Africa, forse nell’Etiopia, contro l’altra corrente che pone il favoloso reame nell’area meridionale della penisola arabica (attuale Yemen). L’importanza della scienza e della tecnologia nei romanzi di avventura: Crichton, il creatore dei “techno-thriller” Quello che differenzia Congo da Le Miniere del re Salomone è l’approccio con la tecnologia. Il romanzo di Crichton appartiene al filone del tecno-thriller come il caso dei romanzi Jurassic Park (1990), Sfera (1987), Timeline (1999) o Micro (2011), dove la maestrie di un thriller adrenalinico e con colpi di scena incontra la conoscenza scientifica e tecnologica (infatti Crichton si laureò in medicina e chirurgia ad Harvard dopo gli studi antropologici e letterari). Infatti lo scrittore e sceneggiatore californiano amava riempire i propri romanzi di alcune pagine dedicate […]

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Cinema e Serie tv

Keanu Reeves e il cinema sovrannaturale, l’analisi di tre film

Keanu Reeves e il cinema sovrannaturale, l’analisi di tre pellicole tra cui Dracula di Bram Stocker, L’avvocato del Diavolo e Constantine Tra i molti attori di Hollywood, Keanu Reevs (che oggi compie 57 anni) è stato tra quelli che tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila ha recitato in film di genere sovrannaturale. In quegli anni il genere era molto diffuso e apprezzato dal pubblico di massa, è il caso di “Intervista col Vampiro”(1994) con Tom Cruise e Brad Pitt, “Il Tocco del Male”(1998) con Denzel Washington nonché “La nona porta” (1999) e “Sleepy Hollow”(1999) con Johnny Depp. Keanu Reevs ha preso parte a tre storie di questo genere ma tra loro diverse; “Dracula di Bram Stocker” di Francis Ford Coppola (1992), “L’Avvocato del Diavolo” di Taylor Hackford (1997) e “Constantine” di Francis Lawrence (2005). Si tratta di tre tipi di pellicole diverse; un capolavoro cinematografico, un piccolo cult degli anni Novanta e un film prima dimenticato e poi riscoperto negli ultimi anni. Dracula di Bram Stocker, un giovane Keanu Reeves (nei panni di Jonathan Hacker) contro Dracula «L’uomo più fortunato che calpesta questa terra è chi trova il vero amore.» (Vlad Tepes/Dracula) Era il 1992 quando il giovane Keanu Reeves interpretò l’avvocato Jonathan Hacker nel film “Dracula di Bram Stocker” del regista Francis Ford Coppola. Dopo il successo di “Apocalypse Now” (1979), “Il Padrino-parte 1” (1972) e “il Padrino-parte 2”(1974), il film-maker italoamericano riscrive il mito del vampiro di Bram Stocker allontanandosi dall’immagine, diventata uno stereotipo, del principe delle tenebre con mantello e frac come interpretato da Bela Lungosi nel 1931. Siamo alla fine del XIX è un misterioso conte transilvano sta acquistando degli immobili nel centro di Londra, così l’avvocato Hacker si dirige in Transilvania per conoscere il misterioso acquirente dopo che il precedente avvocato, il signor Reinfeld, è divenuto malato di mente dopo il precedente viaggio… Il Dracula interpretato da Gary Oldman è il sovrano Vlad Tepes III di Vallacchia che rinnegò Dio dopo aver scoperto che sua moglie era morta suicida dopo una falsa lettera scritta dai Turchi, la quale annunciava la morte del nobile transilvano. Una personalità complessa, un uomo che ha lanciato una sfida titanica contro Dio e ha scelto l’oscurità diventando un vampiro per vincere la morte (la famosa frase “Il sangue è vita” viene pronunciata quando Vlad conficca la spada nella croce (e beve il sangue uscito per miracolo dalla reliquia). Da ricordare anche il look del celebre vampiro è del tutto originale, pelle bianca e una lunga chioma canuta raccolta, unghie lunghe e sporche nonché la veste rossa color sangue oppure la sua armature color rosso che ricorda i muscoli del corpo umana progettata dalla costumista nipponica Eiko Ishioka. Nel cast anche Wynona Rider nei panni di Mina Murray, Anthony Hopkins in quelli di Abraham van Hellsing e Cary Elwes in quelli di Arthur Holmwood. La pellicola venne accolta in modo positivo dalla critica e divenne uno dei film più visti in quell’anno e vinse tre premi Oscar per miglior […]

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Nerd zone

Dune, Filippo Rossi racconta le origini della saga fantascientifica di Herbert

Dune, alla scoperta dell’imminente film basato sulla saga fantascientifica di Herbert grazie al saggio di Filippo Rossi Dune è il nuovo film kolossal di fantascienza diretto da Denis Villenueve (tratto dal romanzo dello scrittore statunitense Frank Herbert) che sarà presentato alla Mostra del Cinema di Venezia il 3 settembre. Tra i protagonisti di questa nuova avventura dal sapore epico abbiamo Timothèe Chalamet, Zendaya, Rebecca Fergurson, Josh Brolin, Oscar Isaacs, Dave Bautista, Javier Bardem e Jason Momoa. Per poter approfondire e scoprire il mondo immaginario creato da Herbert, il saggista Filippo Rossi ha realizzato un volume: “Dune- Tra le sabbie del mito” pubblicato il 25 febbraio 2021 da Edizioni NPE. L’autore, dopo aver raccontato il mondo di Star Wars nei saggi “La Forza sia con voi – Storia, simboli e significati della saga di Star Wars” (2015, scritto con Paolo Gulisano), “Tutte le Guerre Stellari – La metafisica della Forza nella saga di Star Wars” (2020) e quello dedicato a Superman con “Super – Ottant’anni del primo supereroe: da Nembo Kid a Superman” (2018), ha deciso affascinare i nerd di oggi con questa epopea spaziale scritta da Herbert. Come prima domanda le volevo chiedere in che modo avesse conosciuto il ciclo di Dune dello scrittore americano Frank Herbert? Nel 1986 avevo quindici anni e aprivo per la prima volta il libro Dune di Frank Herbert. L’avevo ordinato sul vecchio catalogo di distribuzione postale Euroclub, al quale era abbonata mia madre, poiché attratto dalla copertina (tratta dal poster del film di David Lynch, datato 1984) e dal riassunto della trama. In quel grande romanzo del 1965, capostipite della saga fantascientifica omonima, il protagonista Paul Atreides ha la stessa età: quindici anni. Cosa che ovviamente mi coinvolse nel profondo. In un paio di anni ho completato la lettura dell’esalogia letteraria originale, condendola con la visione dello storico, controverso film di Lynch. Nel tempo le riletture e le condivisioni si sono moltiplicate. Il lavoro per le Edizioni NPE esce al compiersi esatto dei miei cinquant’anni. Quest’anno, in autunno, a un secolo dalla nascita di Herbert (classe 1920), uscirà il film kolossal del grande regista canadese Denis Villeneuve tratto proprio dal primo Dune. Essendo io un appassionato di cinema, si tratta della realizzazione del pluri-decennale sogno di un’opera cinematografica tratta dal mio libro più amato che sia ambiziosa, ma soprattutto fedele e rispettosa. In questo incredibile meccanismo di coincidenze, che ovviamente coincidenze non possono essere, ho dunque ho costruito un saggio molto vasto. L’idea alla base è l’omaggio tanto alle mie fantasie giovanili, quanto ai maestri che mi hanno aiutato a realizzarle, facendomi uomo. L’obiettivo è seguire le profetiche tracce tra le dune di Paul “Muad’Dib” Atreides e dei suoi figli, per comprendere l’ossessione e distinguere le visioni dai miraggi. Perché ha deciso di scrivere un saggio dedicato a questa saga fantascientifica ? Il primo romanzo di Herbert è considerato il best-seller della fantascienza, il libro più venduto e più popolare del genere. È molto importante perché la fanta-filosofia, alla base anche del boom cinematografico di […]

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Culturalmente

Nizariti, alla scoperta della leggendaria Setta degli Assassini

Nizariti, alla scoperta della leggendaria Setta degli Assassini, che ha ispirato la serie di videogiochi Assassin’s Creed e il romanzo Alamut “Lo Veglio è chiamato in loro lingua Aloodin. Egli avea fatto fare tra due montagne in una valle lo piú bello giardino e ’l piú grande del mondo. Quivi avea tutti frutti (e) li piú begli palagi del mondo, tutti dipinti ad oro, a besti’ e a uccelli; quivi era condotti: per tale venía acqua a per tale mèle e per tale vino; quivi era donzelli e donzelle, li piú begli del mondo, che meglio sapeano cantare e sonare e ballare. E facea lo Veglio credere a costoro che quello era lo paradiso. E perciò ’l fece, perché Malcometto disse che chi andasse in paradiso, avrebbe di belle femine tante quanto volesse, e quivi troverebbe fiumi di latte, di vino e di mèle. E perciò ’l fece simile a quello ch’avea detto Malcometto; e li saracini di quella contrada credeano veramente che quello fosse lo paradiso. E in questo giardino non intrava se none colui cu’ e’ volea fare assesin[o]. A la ’ntrata del giardino ave’ uno castello sí forte, che non temea niuno uomo del mondo. Lo Veglio tenea in sua corte tutti giovani di 12 anni, li quali li paressero da diventare prodi uomini. Quando lo Veglio ne facea mettere nel giardino a 4, a 10, a 20, egli gli facea dare oppio a bere, e quelli dormía bene 3 dí; e faceali portare nel giardino e là entro gli facea isvegliare.” In questo passo tratto dal quarantesimo capitolo del Milione di Marco Polo (dell’edizione curata da Antonio Lanza per l’Unità-Editori Liberi nel 1982), il viaggiatore veneziano menziona una setta maschile e militare legata al mondo dell’Islam che ebbe un ruolo importante nell’Oriente del Basso Medioevo. Si tratta dei Nizariti o Setta degli Assassini, un gruppo musulmano che continua ad affascinare il mondo occidentale; è il caso del romanzo storico Alamut di Vladimir Bartol oppure della celebre saga di videogiochi Assassin’s Creed della Ubisoft. Quali sono le origini di questo gruppo religioso e perché sono entrati nell’immaginario collettivo ? Il Medio Oriente del IX secolo, uno scontro religioso e politico Le origini dell’ideologia dei Nizariti risalgono alla forte scissione che ha diviso la fede islamica in due gruppi, da una lato i Sunniti e dall’altro gli Sciiti. Il primo gruppo ha come testo sacro anche la Sunna oltre il Corano e crede che il califfo possa essere un qualsiasi islamico dotto mentre il secondo crede che il leader religioso dell’Islam debba essere un parente di Maometto. Il movimento nizarita nasce nel IX secolo da una corrente messianica dell’Islam sciita, i filosofi e i pensatori che abbracciavano tale dottrina credevano nell’arrivo di un madhi e dell’imminente fine del mondo. Tale gruppo riuscì a impadronirsi dell’Egitto per poi conquistare anche la Libia, l’Algeria, il Marocco, la Sicilia, le coste dell’Arabia bagnate dal Mar Rosso e i territori della Palestina contesi con i Crociati provenienti dall’Europa: così iniziò il governo […]

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Voli Pindarici

Robin Williams, il Pierrot moderno che emozionò il pubblico

Robin Williams, sette anni fa ci lasciava il piccolo Pierrot moderno che ci ha fatto piangere, ridere ed emozionare con le sue storie «Robin Williams è stato un aviatore, un dottore, un genio, una tata, un presidente, un professore, un Peter Pan bangarang e tutto il resto. Ma era unico nel suo genere. È arrivato nelle nostre vite come un alieno, ma ha finito per toccare ogni elemento dello spirito umano. Ci ha fatto ridere. Ci ha fatto piangere. Ha dato il suo incommensurabile talento liberamente e generosamente a coloro che ne avevano più bisogno, dalle nostre truppe di stanza all’estero agli emarginati nelle nostre strade […]”                                                                                        Con queste parole l’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama definì Robin McLaurin Williams. L’attore che è entrato nelle vite di tutti, facendoci sorridere ma anche piangere o riflettere, un uomo iconico che ha segnato la storia del cinema, da ruoli in film impegnati a pellicole d’intrattenimento della nostra infanzia. I primi passi, dalla televisione al mondo di Hollywood Il suo successo, dopo diversi anni a teatro, iniziò con una simpatica serie tv. Si tratta di “Mindy e Mork” dove il noto attore interpretava il simpatico marziano. Erano gli anni Settanta e Ottanta, non esistevano le piattaforme di streaming e le serie tv dell’epoca non godevano di grande considerazione diversamente da oggi come nel caso di prodotti come Breaking Bad, Peaky Blinders o Il Trono di Spade. Eppure, quel piccolo gioiellino trasmesso dalle tv fece breccia nei cuori della gente di tutto il mondo e il giovanissimo Robin divenne il beneamino del pubblico. Il vero successo arrivò soltanto negli anni Novanta quando Williams entrò nell’Olimpo di Hollywood grazie alle sue doti recitative spettacolari e di comico. Non era un eroe dell’azione come Sylvester Stallone o Arnold Schwarzenegger, non era il mito delle ragazzine come i giovanissimi Tom Cruise, Johnny Depp o Keanu Reeves ma con le sue capacità riuscì a tracciare una strada alternativa al modello ideale di attore voluto dalla massa. Il film che lo consacrò al mondo del cinema è “L’Attimo fuggente”, dove interpreta il famosissimo professor John Keating; un docente rivoluzionari che insegna letteratura inglese in una prestigiosa scuola maschile degli anni Cinquanta. Un professore rivoluzionario, che vorrebbe che gli alunni non si adeguassero a determinati schemi, piuttosto che fossero liberi dalle convinzioni della società e dai rigidi voleri dei padri. Un vero insegnante che nutre rispetto per la sua materia ed è conscio di aver lasciato la sua impronta nelle menti dei propri studenti. Prima Peter Pan, poi il genio e poi mrs Dubtfire In seguito Robin Williams interpretò “un Peter Pan oramai cresciuto e senza fantasia” nel film di Steven Spielberg “Hook-Capitan Uncino” assieme a Dustin Hoffmann, Julia Roberts e Bob Hoskins. Nonostante la critica abbia distrutto il film con le proprie recensioni, Williams entrò nell’immaginario popolare di quegli anni come nuovo Peter Pan spodestando la precedente incarnazione del personaggio della Walt Disney. In pochi anni quel piccolo film di Spilberg divenne un cult amato da una generazione. […]

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Napoli e Dintorni

Vulcani in Campania, quali sono e perchè affascinano così tanto?

Vulcani in Campania, alla scoperta di queste strutture geologiche complesse e del rapporto morte-nascita tra le comunità situate nella provincia di Napoli In Campania gli studiosi dell’IGNV hanno individuato tre complessi vulcanici: si tratta dei Campi Flegrei, del complesso Somma-Vesuvio e dell’isola di Ischia. A questi si aggiungono l’Isola di Procida, che eruttò ben 22.000 anni fa e il vulcano a Roccamonfina, nel nord del casertano, oggi estinto. Il complesso Vesuvio-Monte Somma, tra i vulcani più noti in Italia e nel mondo Il complesso vulcanico Vesuvio-Monte Somma è tra i più noti nel nostro Paese e nel mondo, grazie al fatto che offre al Golfo di Napoli il suo celebre paesaggio rappresentato sulle cartoline. In realtà, un rapporto di morte e di vita lo lega alle comunità alle sue pendici – si ricordi che prima dell’eruzione del 79 d.C., nella quale Plinio il vecchio perse la vita (e Plinio il giovane raccontò tale vicenda in una lettera rivolta all’amico Tacito), il vulcano non aveva la sua forma attuale: era coperto di vegetazione e aveva un picco come una semplice montagna, il che lo rendeva innocuo agli occhi dei Romani dell’epoca -. Ma già in passato tale luogo incantevole era diventato sinonimo di morte: è il caso dell’Eruzione del Monte Somma, avvenuta nel II millennio a.C. che distrusse un piccolo villaggio dell’età del bronzo a Nola (chiamata “la Pompei preistorica”). Dal 2001, gli studiosi ricostruirono la triste vicenda di una delle primissime eruzione di questo complesso vulcanico. Seguirono altre eruzioni molto più conosciute come quella del 1631 (con l’intervento di San Gennaro tramite una processione promossa dal vescovo, il quale acquietò il vulcano) e quella del 1944 (con foto scattate dall’esercito americano; era ancora in corso la Seconda Guerra Mondiale). I Campi Flegrei e il Lago d’Averno, le porte dell’Ade descritte da Virgilio Altro luogo suggestivo ma sempre di origine vulcanica è il complesso dei Campi Flegrei (flegreo deriva da flègo che in greco vuol dire “brucio”), una zona molto estesa dai quartieri napoletani di Pianura e Fuorigrotta fino ai comuni di Pozzuoli, Bacoli, Quarto e Monte di Procida. Proprio in questa zona è situato il Lago d’Averno (Avernus in latino è l’adattamento dell’originario greco άορνος cioè “senza uccelli” a causa della mancanza di volatili nelle zone per via delle esalazioni di gas), che secondo la mitologia era l’accesso al regno di Ade per i Greci (Plutone per i Romani), immagine canonizzatasi col sesto libro dell’Eneide di Virgilio, nella descrizione dell’ascesa dell’eroe troiano Enea nel Regno dei Morti. Anche questa località continua ad attrarre turisti come il complesso Vesuvio-Somma; tra i punti di interesse la Casina Vanvitelliana, il Parco Archeologico di Cuma (con il leggendario antro della Sibilla cumana) e il Parco Archeologico di Baia sommersa. Per quanto riguarda le eruzioni di questa area, la più antica risale a 39000 anni fa (si tratta del fenomeno dell’Ignimbrite Campana, cioè 150  km^3 di magma sommersero 30.000 km^2 di superficie) fino alla nascita di Monte Nuovo avvenuta nel 1538 e testimoniato da diverse fonti dell’epoca. […]

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Cinema e Serie tv

Black Widow, la recensione del film Marvel con Scarlett Johansson

Black Widow, la recensione dell’ultimo film del MCU con Scarlett Johansson, quando il genere super-eroico incontra Mission Impossible In un momento di ripresa del settore cinematografico dopo una lunga chiusura, a causa della seconda ondata di Covid-19, ad aiutare il box-office italiano c’è l’ultimo film del Marvel Cinematic Universe. Si tratta di Black Widow, diretto da Cate Shortland, sceneggiato da Eric Person e Jac Shaeffer e basato sul personaggio creato da Stan Lee, Don Hack e Don Rico nel 1964. La pellicola, accolta in modo positivo dalla critica, sperimenta insieme alla classica formula dei Marvel Studios anche il modello di Mission Impossible e Jason Bourne, unendo il genere super-eroico allo spy-thriller. La trama di Black Widow, tra gli eventi di Captain America Civil War e Avengers Infinity War Dopo gli avvenimenti di Captain America: Civil War, Natasha Romanoff (alias Vedova Nera), è ricercata per essersi opposta al Trattato di Sokovia e per aver tradito Tony Stark per Steve Rogers. Durante la sua fuga, la femme fatale interpretata da Scarlett Johansson dovrà fare i conti col proprio passato. Rincontrerà la “sorella” Yelena Belova e i “finti genitori” Alexei/Red Guardian e Melina per un viaggio verso la “Stanza Rossa” per scoprire il proprio passato. I personaggi del film; Scarlett Johansson, Florence Pugh e David Harbour promossi Il primo merito va a Scarlet Johansson e alla sua performance nella quale riesce a bilanciare le sue ottime doti di recitazione con i combattimenti intrisi di arti marziali, confermandosi sia come attrice adatta per film d’autore (come Vicky, Cristina e Barcellona, A Marriage Story, The Prestige e Jojo Rabbit) ma anche per pellicole d’azione (la sua esperienza come Vedova Nera ma anche in film come Ghost in the Shell o Lucy di Besson). Altra piacevole sorpresa è il personaggio di Yelena interpretato dalla giovanissima Florence Plugh, che sa rubare la scena e confermarsi  come attrice polivalente (veniva dai successi di critica come Piccole Donne e Midsommar- Il villaggio dei dannati). David Harbour ci regala un simpatico personaggio che riesce a smorzare la tensione e strappare una risata al pubblico, e c’è la voglia di rivederlo di nuovo nel futuro del Marvel Cinematic Universe. Invece Rachel Weisz interpreta un personaggio molto particolare che a tratti può sembrare un nemico o un traditore ma in realtà aiuterà le nostre protagoniste nella loro missione. Per quanto riguarda i nemici della pellicola, anche Taskmaster ruba la scena alle protagoniste del film, grazie al suo silenzio e alle sue abilità da assassino dopo aver memorizzato i combattimenti di molti eroi come Hawkeye, Captain America e Black Panther. Unica nota dolente tra i personaggi è il cattivo di Ray Winstone: siamo lontani dal fascino di Loki di Tom Hiddleston, dal timore generato da Thanos interpretato da Brolin, dal vendicativo e megalomane Mysterio di Jake Ghyllenhaal e dal cattivo tormentato Erik Killmonger di Michael B. Jordan ma molto meglio di altri villain malriusciti come Malekith di Christopher Eccleston. Nonostante ciò, comunque riesce a trasmettere, con la sua prepotenza e arroganza, un sentimento di […]

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Cinema e Serie tv

The Fountain-l’Albero della Vita, recensione con spoiler e analisi del cult filosofico

The Fountain- l’Albero della Vita, la recensione e l’analisi di un piccolo cult filosofico che ha molto da insegnare al pubblico   The Fountain- l’Albero della Vita è il terzo film diretto dal regista Darren Arronofsky dopo “Pi-il teorema del delirio” (1998) e “Requiem for a Dream” (2000). La pellicola, che offre molti spunti interessanti per un dibattito filosofico tra gli spettatori, fu un flop al botteghino ma nel corso degli anni riuscì a guadagnarsi il titolo di cult. La vicenda segue tre storie d’amore ambientate in tre epoche diverse. Thomas Creo è un noto ricercatore che, assieme al suo team, sta sperimentando una cura contro il cancro. Infatti sua moglie Izzi, pittrice e scrittrice, è affetta da tale male. Mentre trascorre le proprie giornate a casa, la donna sta scrivendo un romanzo d’amore intitolato “The Fountain”. Ambientato tra la fine del 1400 e l’inizio del 1500, il romanzo parla del conquistador Tomàs Verde, partito per il nuovo mondo su volere della regina Isabella, alla ricerca di un albero dai poteri curativi nella giungla del Nuovo Mondo. La terza vicenda è quella di “Tommy l’uomo del futuro” che vive in una dimensione onirica-futuristica assieme al suo albero mentre aspetta di avvicinarsi alla stella morente Xibalbà… The Fountain, la recensione del cult di Darren Aronosfky The Fountain è un progetto epico realizzato dal giovanissimo Aronofsky dove si affronta il tema di “eros e thànatos”, tre storie ambientate in mondi lontani ma unite dallo stesso tema. Hugh Jackman (famoso per aver interpretato Wolverine nella saga degli X-Men ma anche aver preso parte in film come Australia, The Greatest Showman, I miserabili e Prisoners) e Rachel Weisz interpretano i protagonisti di questo dramma filosofico nei panni di Thomas e Izzi. I punti di forza del film sono le immagini; Aronosfky ha usato poca CGI, le scene dove abbiamo intensi colori ed esplosioni sono fotografie di reazioni chimico-biologiche, d’altronde il regista si è ispirato a 2001:Odissea nello Spazio di Kubrick, che è un notevole esempio di cinema che parla per immagini, oltre alle musiche curate dal musicista Clint Mansell. L’unica grande pecca del film secondo alcuni critici è la sua ambizione, il progetto nasceva con un budget maggiore (70 milioni di dollari e un cast con Brad Pitt e Cate Blanchett), a causa dei ritardi e dei costi troppi alti da investire in un progetto del genere, Aronosfky ha dovuto “ritoccare la sceneggiatura” adattandola ad un budget più modesto rispetto a quello precedente. Solo così la Warner Bros diede il via libera al progetto. Passato, presente e futuro: l’epica storia di Thomas e Izzi tra simboli e filosofia (attenzione agli spoilers) Ma cosa vuole significare l’opera di Aronosfky? Cosa accomuna le tre storie d’amore in diverse epoche? In realtà la vicenda di Thomas Creo e di Izzi, di Tomàs Verde e la regina Isabella e quella di “Tommy” e del suo albero sono legate dallo stesso filo conduttore. Il primo motivo che lega le vicende è quello dell’Albero della Vita, presente in molte religioni. […]

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Culturalmente

Sherlock Holmes. Una, nessuna e centomila vite del celebre detective

Sherlock Holmes; “Una, nessuna e centomila vite” del detective inglese creato dal medico Arthur Conan Doyle a fine Ottocento Sherlock Holmes è tra i personaggi più noti della letteratura di consumo. Nato dalla penna dello scrittore (e medico) Arthur Conan Doyle, il celebre detective di fine Ottocento e il suo assistente Watson hanno incontrato un vasto successo tra i lettori di tutte le epoche. Perciò altri autori hanno voluto riprendere il mito del detective inglese riscrivendo le sue storie in nuovi contesti (come il genere horror o fantascientifico) oppure creando nuovi personaggi ispirati a Holmes. L’aspetto che l’immaginario collettivo ha di Sherlock Holmes non proviene dagli scritti di Doyle In realtà l’aspetto con il quale Sherlock Holmes è entrato nell’immaginario quotidiano non è conforme con la descrizione lasciataci da Doyle (e Watson, autore dei manoscritti sulle avventure col collega). Lo Sherlock originario non indossa il famoso berretto, non fuma soltanto la pipa e non ha mai pronunciato: “Elementare, Watson!” piuttosto frasi simili per complimentarsi col dottore. Tutti questi sono tutti elementi provenienti da scritti apocrifi oppure dalle rappresentazioni teatrali e i film muti. Le riscritture del detective di Baker Street tra romanzi, serie tv, film e fumetti Sherlock Holmes ha subito diverse riscritture anche tra diversi media, che hanno rivisto e riletto il personaggio in numerose chiavi di lettura. Tra i casi più celebri, la scrittrice Nancy Springer con la serie di romanzi young adult “The Enola Holmes Misteries” (in Italia sono editi soltanto i primi tre volumi). La serie vede protagonista Enola, sorella minore di Sherlock e Mycroft, che aspira a diventare come il fratello maggiore specializzandosi nella ricerca di persone scomparse. Dalla serie di romanzi si è ispirato il film omonimo distribuito da Netflix con Millie Bobby Brown. Un altro caso è quello dello scrittore e fumettista britannico Neil Gaiman, autore del racconto “Uno studio in smeraldo”, pubblicato nel 2003 ma inserito nella raccolta Cose Fragili (Fragile things), la storia è un pastiche letterario fra il giallo di Doyle e il genere horror di H.P Lovecraft. Sherlock e Watson devono risolvere un misterioso omicidio connesso alle spaventose creature extradimensionali descritte dall’autore americano nei suoi racconti. Inoltre, a inizio Novecento, lo scrittore francese Maurice Leblanc riprese la figura di Sherlock Holmes per creare la nemesi del suo personaggio, il ladro Arsène Lupin. Pur di superare il copyright sul detective di Doyle, Leblanc sposto la “S” iniziale, così creò Herlock Sholmes, l’investigatore inglese che vuole catturare il ladro gentiluomo francese. Invece nel medium televisivo, due adattamenti possono essere analizzati come riscritture del personaggio.  Nel primo caso è la serie tv della BBC “Sherlock”. Ambientata nella Londra contemporanea, John Watson è un ex-medico militare che è tornato a casa dopo una missione in Afghanistan. In seguito, dovrà condividere l’appartamento con il misterioso Sherlock Holmes e tra i due nascerà un profondo legame che li unirà in diverse indagini. Martin Freeman e Benedict Cumberbatch hanno interpretato il celebre duo di Baker Street con una serie tv breve ma acclamata dalla critica. Sempre […]

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Attualità

Ruggenti anni Venti, un ritorno dell’edonismo dopo la pandemia?

Ruggenti anni Venti, torneremo in una situazione simile al periodo dopo la Grande Guerra nei prossimi anni? Ecco il parere di un sociologo Ad aprile del 2021, il quotidiano statunitense The New York Reporter immagina i “nuovi Ruggenti anni Venti” del XXI secolo dopo la pandemia di Covid19. In questo scenario immaginario, Alexandria Ocasio-Cortez sarà il primo presidente con origini latino-americane, lo sceneggiatore Lin-Manuel Miranda realizzerà un musical basato sul Grande Gatsby con un cast multietnico, Amy Adams vincerà il  Premio Oscar e gli “aperitivi a distanza” saranno vietati da una legge del governo americano. Tutto questo porta il lettore a porsi una domanda. Siamo all’inizio di un nuovo decennio di edonismo come “i Ruggenti Venti”? Gli anni Venti del XX e XXI secolo, cosa li accomuna ? L’ipotesi di un possibile ritorno ad una decade di felicità e di gioia è dovuto ad un confronto col passato. Nel 1918, prima ancora che la Grande Guerra terminasse, ci fu una pandemia di Influenza spagnola. Scoppiata in un campo militare in Kansas, la pandemia si diffuse nel mondo mentre gli Alleati e gli Imperi Centrali si combattevano tra Europa, Africa e Oceano Pacifico. Nel 1920, la pandemia terminò improvvisamente (all’epoca non esistevano vaccini, bisognerà aspettare il 1928 per la penicillina di Alexander Fleming) portando ad “un risveglio del piacere di vita” grazie “all’american style of living” (stile di vita in stile americano), ossia acquisto di automobili ma anche divertimenti sfrenati. Tale situazione potrebbe ripresentarsi nel post-Covid19? Nicholas Christakis “Un possibile ritorno dell’edonismo dopo la pandemia di Covid-19” Nicholas Christakis, sociologo greco-americano esperto di social network e docente di scienze sociali alla Yale University, ha ipotizzato che una situazione del genere potrebbe ripresentarsi. Nel suo ultimo libro, Apollo’s Arrow: The Profound and the Enduring impact of Coronavirus on the Way We Live (2020), ha descritto un “possibile ritorno allo stile di vita edonista dopo un periodo cupo dovuto alla pandemia.” Secondo il parere di Christakis, durante i tempi di crisi il sentimento religioso delle persone aumenta, diminuisce il desiderio di divertirsi e si comincia a risparmiare soldi. Inoltre, stando alle sue previsioni, nel 2024 “la pandemia di Covid-19 sarà un lontano brutto ricordo, le persone vorranno cercare aumentare le loro relazioni sociali, aumenteranno le abitudini sessuali licenziose e il sentimento religioso sarà messo da parte”. Insomma ci sarà una rinascita della gioia di vivere, aumenteranno le spese e dedicheremo molto tempo al divertimento presi da un senso di edonismo che attraverserà tutta la società. Un po’ come nel decennio dalla fine della Grande Guerra al Crollo di Wall Street (che testimoniò i limiti del capitalismo). Già negli Stati Uniti guidati da Joe Biden, il nuovo presidente sta seguendo una politica economica keysiana, ossia seguendo la teoria dove la domanda aggregata di un bene può garantire la piena occupazione; l’obiettivo è di adattare politiche fiscali espansive “senza far scattare automaticamente alcuna pressione inflazionistica e quindi senza provocare un rialzo dei tassi” come riportato da Business People. Invece nell’Eurozona è stato congelato il “Patto di […]

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Nerd zone

Cyberpunk: il mondo distopico è diventato una realtà odierna ?

Cyberpunk, quale lezione filosofica abbiamo appreso da questo genere, nonostante l’avviso di una realtà distopica e imminente ? Alcuni topoi del genere cyberpunk sono le metropoli futuristiche sovraffollate, quartieri multietnici, giornate di pioggia e il cielo grigio ma anche piccoli hacker che combattono contro multinazionali e la tecnologia sempre più invadente. Le origini di questo termine risalgono al racconto omonimo di Bruce Bethke pubblicato nel 1983. Il nome nasce dalla fusione del termine “cyber” (relativo alla parola cibernetica) e “punk”, che vuole soffermarsi sull’aspetto critico e di denuncia degli scrittori contro l’uso negativo della tecnologica, riprendendo il nome del famoso movimento di denuncia giovanile. Il cyberpunk, che vanta tra i suoi antenati gli scrittori George Orwell, Aldous Huxley e Philip K. Dick, continua ancora oggi ad affascinare, ma una domanda sorge spontanea. Tale movimento di critica ha predetto la nostra (e futura) realtà oppure no? Cyberpunk: il rapporto tra uomo, macchina e ambiente circostante in Blade Runner Lo scrittore Philip K. Dick pubblicò nel 1968 un romanzo, “Il cacciatore di androidi” (Do Android Dreams of Electric Sheep?). Tale opera ha ispirato il film Blade Runner di Ridley Scott e il seguito Blade Runner 2049 di Denis Villenueve. Il futuro descritto nel mondo di Blade Runner (1992 per il romanzo e 2019 per il film) è pessimista. La città di Los Angeles è una megalopoli caotica simile a realtà come Tokyo o Hong Kong, multietnica e il tempo è sempre piovoso (anche a causa dell’inquinamento). La popolazione dei bassifondi parla il city-speak, una lingua creola nata in seguito all’arrivo di immigrati, mentre un corpo speciale di poliziotti, i Blade Runner, si occupano di dare la caccia ai “replicanti”, androidi creati per colonizzare nuovi mondi che sono scappati. Rivendendo il “futuro-passato di Blade Runner”, possiamo accorgerci quanto la nostra realtà somigli al mondo di Dick e Scott. Effettivamente le metropoli sono da tempo luoghi caotici e ci sono stati casi di lingue creole nate con l’immigrazione oppure interazioni linguistiche come il caso dello spanglish. Anche l’ambiente colpito dai cambiamenti climatici ha delle somiglianze con quanto sta accadendo oggi. Lo scorso anno, nel mese di settembre, il cielo di San Francisco si è tinto di arancione a causa degli incendi che divamparono in California. Il paesaggio apocalittico ricorda molte scene del film Blade Runner 2049. La tecnologia ci possiede, la lezione (attuale) di Matrix Un decennio dopo il primo Blade Runner, un altro film cyberpunk ha scosso il suo pubblico sui pericoli della tecnologia e sul rischio che le macchine, dopo aver preso coscienza di sé, possano sottomettere il genere umano. Si tratta di Matrix, pellicola d’azione delle sorelle Wachowski con Keanu Reevs, Carrie-Anne Moss, Hugo Weaving e Laurence Fishburne. Omaggiando il mito della Caverna di Platone, la filosofia cartesiana, religioni asiatiche, ma citando anche manga e film di arti marziali, Matrix vuole essere un monito per lo spettatore. Gli esseri umani non hanno consapevolezza di ciò che realmente sta succedendo, conducono una vita tranquilla, nelle loro faccende quotidiane, ignari di essere sotto […]

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