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Eroica Fenice

Cinema e Serie tv

Black Widow, la recensione del film Marvel con Scarlett Johansson

Black Widow, la recensione dell’ultimo film del MCU con Scarlett Johansson, quando il genere super-eroico incontra Mission Impossible In un momento di ripresa del settore cinematografico dopo una lunga chiusura, a causa della seconda ondata di Covid-19, ad aiutare il box-office italiano c’è l’ultimo film del Marvel Cinematic Universe. Si tratta di Black Widow, diretto da Cate Shortland, sceneggiato da Eric Person e Jac Shaeffer e basato sul personaggio creato da Stan Lee, Don Hack e Don Rico nel 1964. La pellicola, accolta in modo positivo dalla critica, sperimenta insieme alla classica formula dei Marvel Studios anche il modello di Mission Impossible e Jason Bourne, unendo il genere super-eroico allo spy-thriller. La trama di Black Widow, tra gli eventi di Captain America Civil War e Avengers Infinity War Dopo gli avvenimenti di Captain America: Civil War, Natasha Romanoff (alias Vedova Nera), è ricercata per essersi opposta al Trattato di Sokovia e per aver tradito Tony Stark per Steve Rogers. Durante la sua fuga, la femme fatale interpretata da Scarlett Johansson dovrà fare i conti col proprio passato. Rincontrerà la “sorella” Yelena Belova e i “finti genitori” Alexei/Red Guardian e Melina per un viaggio verso la “Stanza Rossa” per scoprire il proprio passato. I personaggi del film; Scarlett Johansson, Florence Pugh e David Harbour promossi Il primo merito va a Scarlet Johansson e alla sua performance nella quale riesce a bilanciare le sue ottime doti di recitazione con i combattimenti intrisi di arti marziali, confermandosi sia come attrice adatta per film d’autore (come Vicky, Cristina e Barcellona, A Marriage Story, The Prestige e Jojo Rabbit) ma anche per pellicole d’azione (la sua esperienza come Vedova Nera ma anche in film come Ghost in the Shell o Lucy di Besson). Altra piacevole sorpresa è il personaggio di Yelena interpretato dalla giovanissima Florence Plugh, che sa rubare la scena e confermarsi  come attrice polivalente (veniva dai successi di critica come Piccole Donne e Midsommar- Il villaggio dei dannati). David Harbour ci regala un simpatico personaggio che riesce a smorzare la tensione e strappare una risata al pubblico, e c’è la voglia di rivederlo di nuovo nel futuro del Marvel Cinematic Universe. Invece Rachel Weisz interpreta un personaggio molto particolare che a tratti può sembrare un nemico o un traditore ma in realtà aiuterà le nostre protagoniste nella loro missione. Per quanto riguarda i nemici della pellicola, anche Taskmaster ruba la scena alle protagoniste del film, grazie al suo silenzio e alle sue abilità da assassino dopo aver memorizzato i combattimenti di molti eroi come Hawkeye, Captain America e Black Panther. Unica nota dolente tra i personaggi è il cattivo di Ray Winstone: siamo lontani dal fascino di Loki di Tom Hiddleston, dal timore generato da Thanos interpretato da Brolin, dal vendicativo e megalomane Mysterio di Jake Ghyllenhaal e dal cattivo tormentato Erik Killmonger di Michael B. Jordan ma molto meglio di altri villain malriusciti come Malekith di Christopher Eccleston. Nonostante ciò, comunque riesce a trasmettere, con la sua prepotenza e arroganza, un sentimento di […]

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Cinema e Serie tv

The Fountain-l’Albero della Vita, recensione con spoiler e analisi del cult filosofico

The Fountain- l’Albero della Vita, la recensione e l’analisi di un piccolo cult filosofico che ha molto da insegnare al pubblico   The Fountain- l’Albero della Vita è il terzo film diretto dal regista Darren Arronofsky dopo “Pi-il teorema del delirio” (1998) e “Requiem for a Dream” (2000). La pellicola, che offre molti spunti interessanti per un dibattito filosofico tra gli spettatori, fu un flop al botteghino ma nel corso degli anni riuscì a guadagnarsi il titolo di cult. La vicenda segue tre storie d’amore ambientate in tre epoche diverse. Thomas Creo è un noto ricercatore che, assieme al suo team, sta sperimentando una cura contro il cancro. Infatti sua moglie Izzi, pittrice e scrittrice, è affetta da tale male. Mentre trascorre le proprie giornate a casa, la donna sta scrivendo un romanzo d’amore intitolato “The Fountain”. Ambientato tra la fine del 1400 e l’inizio del 1500, il romanzo parla del conquistador Tomàs Verde, partito per il nuovo mondo su volere della regina Isabella, alla ricerca di un albero dai poteri curativi nella giungla del Nuovo Mondo. La terza vicenda è quella di “Tommy l’uomo del futuro” che vive in una dimensione onirica-futuristica assieme al suo albero mentre aspetta di avvicinarsi alla stella morente Xibalbà… The Fountain, la recensione del cult di Darren Aronosfky The Fountain è un progetto epico realizzato dal giovanissimo Aronofsky dove si affronta il tema di “eros e thànatos”, tre storie ambientate in mondi lontani ma unite dallo stesso tema. Hugh Jackman (famoso per aver interpretato Wolverine nella saga degli X-Men ma anche aver preso parte in film come Australia, The Greatest Showman, I miserabili e Prisoners) e Rachel Weisz interpretano i protagonisti di questo dramma filosofico nei panni di Thomas e Izzi. I punti di forza del film sono le immagini; Aronosfky ha usato poca CGI, le scene dove abbiamo intensi colori ed esplosioni sono fotografie di reazioni chimico-biologiche, d’altronde il regista si è ispirato a 2001:Odissea nello Spazio di Kubrick, che è un notevole esempio di cinema che parla per immagini, oltre alle musiche curate dal musicista Clint Mansell. L’unica grande pecca del film secondo alcuni critici è la sua ambizione, il progetto nasceva con un budget maggiore (70 milioni di dollari e un cast con Brad Pitt e Cate Blanchett), a causa dei ritardi e dei costi troppi alti da investire in un progetto del genere, Aronosfky ha dovuto “ritoccare la sceneggiatura” adattandola ad un budget più modesto rispetto a quello precedente. Solo così la Warner Bros diede il via libera al progetto. Passato, presente e futuro: l’epica storia di Thomas e Izzi tra simboli e filosofia (attenzione agli spoilers) Ma cosa vuole significare l’opera di Aronosfky? Cosa accomuna le tre storie d’amore in diverse epoche? In realtà la vicenda di Thomas Creo e di Izzi, di Tomàs Verde e la regina Isabella e quella di “Tommy” e del suo albero sono legate dallo stesso filo conduttore. Il primo motivo che lega le vicende è quello dell’Albero della Vita, presente in molte religioni. […]

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Culturalmente

Sherlock Holmes. Una, nessuna e centomila vite del celebre detective

Sherlock Holmes; “Una, nessuna e centomila vite” del detective inglese creato dal medico Arthur Conan Doyle a fine Ottocento Sherlock Holmes è tra i personaggi più noti della letteratura di consumo. Nato dalla penna dello scrittore (e medico) Arthur Conan Doyle, il celebre detective di fine Ottocento e il suo assistente Watson hanno incontrato un vasto successo tra i lettori di tutte le epoche. Perciò altri autori hanno voluto riprendere il mito del detective inglese riscrivendo le sue storie in nuovi contesti (come il genere horror o fantascientifico) oppure creando nuovi personaggi ispirati a Holmes. L’aspetto che l’immaginario collettivo ha di Sherlock Holmes non proviene dagli scritti di Doyle In realtà l’aspetto con il quale Sherlock Holmes è entrato nell’immaginario quotidiano non è conforme con la descrizione lasciataci da Doyle (e Watson, autore dei manoscritti sulle avventure col collega). Lo Sherlock originario non indossa il famoso berretto, non fuma soltanto la pipa e non ha mai pronunciato: “Elementare, Watson!” piuttosto frasi simili per complimentarsi col dottore. Tutti questi sono tutti elementi provenienti da scritti apocrifi oppure dalle rappresentazioni teatrali e i film muti. Le riscritture del detective di Baker Street tra romanzi, serie tv, film e fumetti Sherlock Holmes ha subito diverse riscritture anche tra diversi media, che hanno rivisto e riletto il personaggio in numerose chiavi di lettura. Tra i casi più celebri, la scrittrice Nancy Springer con la serie di romanzi young adult “The Enola Holmes Misteries” (in Italia sono editi soltanto i primi tre volumi). La serie vede protagonista Enola, sorella minore di Sherlock e Mycroft, che aspira a diventare come il fratello maggiore specializzandosi nella ricerca di persone scomparse. Dalla serie di romanzi si è ispirato il film omonimo distribuito da Netflix con Millie Bobby Brown. Un altro caso è quello dello scrittore e fumettista britannico Neil Gaiman, autore del racconto “Uno studio in smeraldo”, pubblicato nel 2003 ma inserito nella raccolta Cose Fragili (Fragile things), la storia è un pastiche letterario fra il giallo di Doyle e il genere horror di H.P Lovecraft. Sherlock e Watson devono risolvere un misterioso omicidio connesso alle spaventose creature extradimensionali descritte dall’autore americano nei suoi racconti. Inoltre, a inizio Novecento, lo scrittore francese Maurice Leblanc riprese la figura di Sherlock Holmes per creare la nemesi del suo personaggio, il ladro Arsène Lupin. Pur di superare il copyright sul detective di Doyle, Leblanc sposto la “S” iniziale, così creò Herlock Sholmes, l’investigatore inglese che vuole catturare il ladro gentiluomo francese. Invece nel medium televisivo, due adattamenti possono essere analizzati come riscritture del personaggio.  Nel primo caso è la serie tv della BBC “Sherlock”. Ambientata nella Londra contemporanea, John Watson è un ex-medico militare che è tornato a casa dopo una missione in Afghanistan. In seguito, dovrà condividere l’appartamento con il misterioso Sherlock Holmes e tra i due nascerà un profondo legame che li unirà in diverse indagini. Martin Freeman e Benedict Cumberbatch hanno interpretato il celebre duo di Baker Street con una serie tv breve ma acclamata dalla critica. Sempre […]

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Attualità

Ruggenti anni Venti, un ritorno dell’edonismo dopo la pandemia?

Ruggenti anni Venti, torneremo in una situazione simile al periodo dopo la Grande Guerra nei prossimi anni? Ecco il parere di un sociologo Ad aprile del 2021, il quotidiano statunitense The New York Reporter immagina i “nuovi Ruggenti anni Venti” del XXI secolo dopo la pandemia di Covid19. In questo scenario immaginario, Alexandria Ocasio-Cortez sarà il primo presidente con origini latino-americane, lo sceneggiatore Lin-Manuel Miranda realizzerà un musical basato sul Grande Gatsby con un cast multietnico, Amy Adams vincerà il  Premio Oscar e gli “aperitivi a distanza” saranno vietati da una legge del governo americano. Tutto questo porta il lettore a porsi una domanda. Siamo all’inizio di un nuovo decennio di edonismo come “i Ruggenti Venti”? Gli anni Venti del XX e XXI secolo, cosa li accomuna ? L’ipotesi di un possibile ritorno ad una decade di felicità e di gioia è dovuto ad un confronto col passato. Nel 1918, prima ancora che la Grande Guerra terminasse, ci fu una pandemia di Influenza spagnola. Scoppiata in un campo militare in Kansas, la pandemia si diffuse nel mondo mentre gli Alleati e gli Imperi Centrali si combattevano tra Europa, Africa e Oceano Pacifico. Nel 1920, la pandemia terminò improvvisamente (all’epoca non esistevano vaccini, bisognerà aspettare il 1928 per la penicillina di Alexander Fleming) portando ad “un risveglio del piacere di vita” grazie “all’american style of living” (stile di vita in stile americano), ossia acquisto di automobili ma anche divertimenti sfrenati. Tale situazione potrebbe ripresentarsi nel post-Covid19? Nicholas Christakis “Un possibile ritorno dell’edonismo dopo la pandemia di Covid-19” Nicholas Christakis, sociologo greco-americano esperto di social network e docente di scienze sociali alla Yale University, ha ipotizzato che una situazione del genere potrebbe ripresentarsi. Nel suo ultimo libro, Apollo’s Arrow: The Profound and the Enduring impact of Coronavirus on the Way We Live (2020), ha descritto un “possibile ritorno allo stile di vita edonista dopo un periodo cupo dovuto alla pandemia.” Secondo il parere di Christakis, durante i tempi di crisi il sentimento religioso delle persone aumenta, diminuisce il desiderio di divertirsi e si comincia a risparmiare soldi. Inoltre, stando alle sue previsioni, nel 2024 “la pandemia di Covid-19 sarà un lontano brutto ricordo, le persone vorranno cercare aumentare le loro relazioni sociali, aumenteranno le abitudini sessuali licenziose e il sentimento religioso sarà messo da parte”. Insomma ci sarà una rinascita della gioia di vivere, aumenteranno le spese e dedicheremo molto tempo al divertimento presi da un senso di edonismo che attraverserà tutta la società. Un po’ come nel decennio dalla fine della Grande Guerra al Crollo di Wall Street (che testimoniò i limiti del capitalismo). Già negli Stati Uniti guidati da Joe Biden, il nuovo presidente sta seguendo una politica economica keysiana, ossia seguendo la teoria dove la domanda aggregata di un bene può garantire la piena occupazione; l’obiettivo è di adattare politiche fiscali espansive “senza far scattare automaticamente alcuna pressione inflazionistica e quindi senza provocare un rialzo dei tassi” come riportato da Business People. Invece nell’Eurozona è stato congelato il “Patto di […]

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Nerd zone

Cyberpunk: il mondo distopico è diventato una realtà odierna ?

Cyberpunk, quale lezione filosofica abbiamo appreso da questo genere, nonostante l’avviso di una realtà distopica e imminente ? Alcuni topoi del genere cyberpunk sono le metropoli futuristiche sovraffollate, quartieri multietnici, giornate di pioggia e il cielo grigio ma anche piccoli hacker che combattono contro multinazionali e la tecnologia sempre più invadente. Le origini di questo termine risalgono al racconto omonimo di Bruce Bethke pubblicato nel 1983. Il nome nasce dalla fusione del termine “cyber” (relativo alla parola cibernetica) e “punk”, che vuole soffermarsi sull’aspetto critico e di denuncia degli scrittori contro l’uso negativo della tecnologica, riprendendo il nome del famoso movimento di denuncia giovanile. Il cyberpunk, che vanta tra i suoi antenati gli scrittori George Orwell, Aldous Huxley e Philip K. Dick, continua ancora oggi ad affascinare, ma una domanda sorge spontanea. Tale movimento di critica ha predetto la nostra (e futura) realtà oppure no? Cyberpunk: il rapporto tra uomo, macchina e ambiente circostante in Blade Runner Lo scrittore Philip K. Dick pubblicò nel 1968 un romanzo, “Il cacciatore di androidi” (Do Android Dreams of Electric Sheep?). Tale opera ha ispirato il film Blade Runner di Ridley Scott e il seguito Blade Runner 2049 di Denis Villenueve. Il futuro descritto nel mondo di Blade Runner (1992 per il romanzo e 2019 per il film) è pessimista. La città di Los Angeles è una megalopoli caotica simile a realtà come Tokyo o Hong Kong, multietnica e il tempo è sempre piovoso (anche a causa dell’inquinamento). La popolazione dei bassifondi parla il city-speak, una lingua creola nata in seguito all’arrivo di immigrati, mentre un corpo speciale di poliziotti, i Blade Runner, si occupano di dare la caccia ai “replicanti”, androidi creati per colonizzare nuovi mondi che sono scappati. Rivendendo il “futuro-passato di Blade Runner”, possiamo accorgerci quanto la nostra realtà somigli al mondo di Dick e Scott. Effettivamente le metropoli sono da tempo luoghi caotici e ci sono stati casi di lingue creole nate con l’immigrazione oppure interazioni linguistiche come il caso dello spanglish. Anche l’ambiente colpito dai cambiamenti climatici ha delle somiglianze con quanto sta accadendo oggi. Lo scorso anno, nel mese di settembre, il cielo di San Francisco si è tinto di arancione a causa degli incendi che divamparono in California. Il paesaggio apocalittico ricorda molte scene del film Blade Runner 2049. La tecnologia ci possiede, la lezione (attuale) di Matrix Un decennio dopo il primo Blade Runner, un altro film cyberpunk ha scosso il suo pubblico sui pericoli della tecnologia e sul rischio che le macchine, dopo aver preso coscienza di sé, possano sottomettere il genere umano. Si tratta di Matrix, pellicola d’azione delle sorelle Wachowski con Keanu Reevs, Carrie-Anne Moss, Hugo Weaving e Laurence Fishburne. Omaggiando il mito della Caverna di Platone, la filosofia cartesiana, religioni asiatiche, ma citando anche manga e film di arti marziali, Matrix vuole essere un monito per lo spettatore. Gli esseri umani non hanno consapevolezza di ciò che realmente sta succedendo, conducono una vita tranquilla, nelle loro faccende quotidiane, ignari di essere sotto […]

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Cinema e Serie tv

Cinema epico è in crisi? In realtà la risposta giusta è no!

Cinema epico è in crisi? In realtà la risposta è un no ! La storia di un genere che ha raccontato le geste dell’umanità tra capolavori e flop Il cinema epico è in crisi? Questa è una domanda molto interessante per un genere che comprende, per la maggior parte dei casi, kolossal di Hollywood basati su avvenimenti storici, episodi mitologici o religiosi. Il cinema epico conobbe il suo massimo splendore tra gli Anni Cinquanta e Sessanta, con capolavori come “I dieci comandamenti “(1956), “Ben-Hur “(1959), “Spartacus “(1960),” Lawrence d’Arabia” (1962) e “Cleopatra” (1932). Adesso è davvero in stato di decadenza? Il cinema epico tra Mel Gibson e Ridley Scott, William Wallce contro Massimo Decimo Meridio Nel 1996 usci nelle sale “Braveheart- Cuore Impavido” di Mel Gibson dedicato alla storia di William Wallace, l’eroe nazionale della Scozia del XIII secolo che affrontò l’invasione inglese. In seguito al grande successo della pellicola, Gibson tornerà a recitare in un nuovo dramma storico, “Il Patriota” di Roland Emmerich ma gli esiti furono diversi. Il film ottenne un discreto successo. ma le recensioni furono principalmente negative a causa di una vicenda “maggiormente romanzata” che rifletteva solo il punto di vista degli indipendentisti raffigurando l’esercito inglese come totalmente malvagio. Nel frattempo, un altro film epico riuscì a riscuotere successo sia tra la critica cinematografia e il pubblico (nonostante il parere contrario di molti storici antichi). Si tratta del film “Il Gladiatore” di Ridley Scott con Russel Crowe e Joaquin Phoenix nei rispettivi panni di Massimo Decimo Meridio e dell’imperatore Commodo. Anche se vi sono diversi errori storici come la morte di Commodo nell’arena contro il protagonista oppure l’uccisione di Marco Aurelio per mano del figlio, la pellicola fu elogiata per la sua eleganza e per la capacità degli attori protagonisti di inscenare il dramma umano. Dopo il successo del Gladiatore, che incassò 465 milioni di dollari su un budget di 107 milioni (come riportato da Box Office Mojo), Scott tornò a cimentarsi col genere epico senza arrivare agli stessi risultati. E’ il caso delle pellicole “Le Crociate-Kingdom of Heaven” (2005) e “Robin Hood” (2010) che ottennero pochi consensi tra il pubblico e recensioni generalmente negative. Nel frattempo anche Mel Gibson tornò col genere epico, ma con un diverso approccio. Puntò su film a basso budget contro il modello kolossal di Scott. Così arrivarono nelle sale “La Passione di Cristo” (uscito nel 2004, costato 30 milioni ne incassò 612 milioni) e “Apocalypto”(2006, costato 15 milioni ne incassò 120 milioni), il primo racconta la vicenda della crocefissione di Gesù mentre il secondo si concentra sui Maya. Purtroppo Gibson dovette affrontare le accuse di razzismo per i questi due film, in particolar modo per la rappresentazione degli “Ebrei come assetati di potere” e i Maya come “un popolo selvaggio dedito a guerre e sacrifici”. I vari tentativi di Hollywood; il caso di Troy, Alexander, King Arthur e 300 Nel frattempo, anche altri registi di Hollywood provarono a cimentarsi nel genere preferendo il modello blockbuster con attori noti. E’ il […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Raffaele Messina presenta due libri ambientati nella Napoli secentesca

Raffaele Messina presenta “Masaniello Innamorato” e “Nella Bottega di Caravaggio”, alla scoperta della Napoli del Seicento tra arte e letteratura Lo scrittore Raffaele Messina ha presentato i due libri “Masaniello Innamorato” e “Nella bottega di Caravaggio” presso la Feltrinelli Point del comune napoletano di Pomigliano d’Arco. La presentazione della coppia di volumi, editi da Colonnese Editore, è avvenuta nel pomeriggio di mercoledì 23 giugno assieme al primo cittadino pomiglianese Gianluca del Mastro. I due libri, secondo il progetto dell’autore, sono i primi due volumi di una trilogia ambientata nella Napoli del 1600, per il terzo volume bisognerà aspettare la pubblicazione nella primavera del 2022. Gianluca del Mastro, sindaco di Pomigliano d’Arco, introduce gli spettatori alla presentazione dei due volumi “Finalmente siamo dal vivo e questa è una bella testimonianza da parte degli spettatori”. Così il sindaco del Mastro ha introdotto il tema dell’incontro e gli argomenti trattati nei due libri di Messina. “In questi due libricini l’autore ci fa una proposta letteraria molto interessante, che è quella di […] focalizzarsi sul Seicento, un Seicento formalmente napoletano. […] Si tratta di una Napoli molto affascinante, è una Napoli un po’ che ci sfugge. Perché voi dovete pensare che noi conosciamo, nel nostro immaginario, […] una Napoli un po’ più tarda, quella borbonica e pre-borbonica, cioè la Napoli settecentesca, quella di Basile. La conosciamo bene perché gli autori ce ne parlano a lungo.” Un altro aspetto interessante di questi due volumi sono le traduzione in lingua inglese, nonostante il sindaco sostenga l’idea che la traduzione sia un tradimento del testo, ma stavolta le due traduttrici sono riuscite a trovare dei termini inglesi che riescono a rendere l’idea delle parole originali in dialetto: “Per un traduttore […] è geneticamente impossibile riuscire a rendere delle cose, delle espressione come vi dimostrerò. [….] piennello ‘e pummarole è intraducibile, la traduttrice ha preferito piennolo of tomatoes. […] starving in inglese significa affamato, è un qualcosa diverso da hungry, […] tutta a’Maronn e’fame […] vi saluto con have a nice day ossia stat buon”. Raffaele Messina e la Napoli del volume “Masaniello Innamorato” Successivamente, è intervenuto l’autore Raffaele Messina affermando che “il raccontare veloce e facile è lo scopo della collana” e lo stesso Messina ha immaginato che il suo “libro potesse accompagnare i lettori in luoghi comuni come il mare oppure il parco pubblico”. Il tentativo è quello di rendere “leggeri”, seguendo l’idea proposta dallo scrittore Italo Calvino, e “dare un’idea, un significato e un momento di riflessione.” “Masaniello innamorato e altri racconti” presenta tre narrazioni accomunate dal tema della fame. La fame come privazione, fame di cibo, fame d’amore se vogliamo il primo racconto, mentre il secondo è una riscrittura di un racconto popolare che ho appreso da una mia bisnonna [in riferimento alle origini siciliane dell’autore], la cultura araba mi è arrivata in modo genetico assieme al latte e alla pastina della mia bisnonna che mi faceva mangiare raccontando le storie. [….]”. In Masaniello Innamorato ci sono il tema della fame di cibo e quella di amore, infatti la […]

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Riflessioni culturali

Stati Uniti: gli eredi politici della Roma antica?

Gli Stati Uniti sono gli eredi politici della Roma antica? Il professore Watts avvisa della situazione simile alla crisi repubblicana Gli Stati Uniti d’America sono gli eredi dell’Antica Roma? Questa è senza dubbio una domanda che ha sempre incuriosito molti storici, filosofi e politologi in merito alle somiglianze fra l’attuale superpotenza nordamericana e l’antica repubblica (e poi impero) che conquistò il Mediterraneo. Una storia molto simile, lo studio del professore Edward J. Watts In realtà la storia americana deve molto a quella classica già partendo dalle origini. George Washington e i Padri Fondatori si ispirarono alle repubblica romana pur di gettare le basi per una federazione di stati situata lungo le coste americane. D’altronde lo stesso Washington fu divinizzato dopo la sua morte come illustra un celebre affresco nella cupola del Campidoglio, un po’ come per molti imperatori romani (nelle isole Hawaii, la religione shintoista locale  ha accolto il primo presidente come kami; ossia divinità). Il tema è stato ripreso in chiave attuale anche dal docente universitario di storia Edward J Watts. Il professor Watts, che lavora presso l’Università di San Diego in California, si è occupato in un articolo sul quotidiano Times delle somiglianze fra la crisi della Repubblica Romana e gli attuali USA. La crisi di una repubblica e i suoi valori: Washington contro Weimar «For the past two years many have turned to Germany’s Weimar Republic and other failed European states of the 1930s to understand our current political crisis. But the Roman Republic is the more relevant model. Not only is the American republic the daughter of Rome’s, but, like first century Rome, it is now an old country whose citizens know no other form of government.» Con un paragone proveniente dal suo articolo, il docente di storia sottolinea che una “repubblica anziana” come quella romana poteva facilmente superare una crisi politica poiché i propri cittadini erano fedeli a tali ideali di libertà mentre una “repubblica giovane” come quella di Weimar fu soppiantata dal Reich nazista poiché i cittadini non conoscevano il concetto di libertà. La vera causa della crisi repubblicana e l’arrivo dei Gracchi La vera crisi della Roma repubblicana iniziò nel II secolo dopo Cristo; l’espansione nel Mediterraneo orientale e la conquista della Grecia, di Cartagine e della Siria aveva portato grandi ricchezze nelle casse statali. Aumentò il numero di cittadini ricchi che acquistarono terreni agricoli per la creazione di latifondi schiavistici mentre nuovi ceti sociali come i mercanti e gli armatori delle navi si imposero sulla scena politica e sociale. Il divario tra una popolazione sempre più ricca e i concittadini più poveri decretò un nuovo tipo di politica sempre più populistica. È il caso dei fratelli Gracchi, Caio e Tiberio, che proposero, nel proprio mandato di tribuni della plebe, una Lex Agraria. In seguito, i due Gracchi furono uccisi in due congiure a pochi anni di distanza poiché molti senatori temevano che tali tribuni potessero acquisire maggior potere e “aspirare alla monarchia”. Seguì l’epoca delle “grandi personalità” che misero da parte le […]

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Cinema e Serie tv

Batman di Christopher Nolan, un viaggio tra cinema, fumetti e filosofia

Batman di Christopher Nolan, alla scoperta della trilogia dedicata al celebre eroe della DC dove il cinefumetto incontra la filosofia Christopher Nolan, regista britannico autore di film come Inception, Dunkirk, Interstellar, The Prestige e Memento, è noto al grande pubblico per la trilogia dedicata al Crociato Incappucciato. Si tratta della serie di film costituiti da Batman Begins (2005), Il Cavaliere Oscuro (The Dark Knight, 2008) e Il Cavaliere oscuro- Il ritorno (The Dark Knight Rises, 2012) dove il cinema action incontra lo stile del filmmaker inglese. Nonostante l’apprezzamento anche da parte del pubblico nerd, la “Trilogia del Cavaliere Oscuro” è un’opera filosofica che risente del pensiero di Nietzsche e di molti pensatori. Batman Begins: lo scontro tra il bene e il male Batman Begins racconta le origini del cavaliere oscuro concepito da Nolan, ispirandosi al graphic novel “Batman:Year One” di Frank Miller e David Mazzucchelli. Un giovane Bruce Wayne, deciso a vendicare l’omicidio dei genitori gira il mondo per apprendere come lottare contro il crimine. In Asia incontra Henri Ducard (che poi si rivela essere Ra’s al Ghul) e la misteriosa Setta delle Ombre. Il personaggio, interpretato da Liam Neeson, rappresenta un concetto distorto della giustizia. Costui vorrebbe applicare il pugno di ferro uccidendo i criminali e arrivando a distruggere città se non vi fosse rimedio di salvarle.“Non è pazzo nel modo in cui lo sono tutti gli altri cattivi di Batman, non è deciso a vendicarsi… in realtà lui sta cercando di guarire il mondo con mezzi molto drastici” queste sono le parole dello sceneggiatore David Goyer, il quale (durante una dichiarazione su The Age) riferisce di “esseri ispirato a Osama bin Laden” per la ri-modellazione del personaggio. Lo scontro vede due modelli diversi di giustizia, da un lato la possibilità di redenzione come quella proposta da Bruce Wayne/Batman e dall’altro lato la distruzione totale del male come quella di Duncard/Ra’s al-Ghul. In seguito si aggiunge il tema della paura. E’ il caso di Bruce Wayne che sceglie un costume “ispirato ai pipistrelli” perché vuole che la sua fobia per i chirotteri sia condivisa anche da altri essendo “i criminali superstiziosi”. Il tema torna anche col personaggio del professor Jonathan Cane, alias Spaventapasseri, che usa un gas allucinogeno e una maschera per spaventare i suoi nemici. E’ il percorso di superamento della paura che porta il protagonista a maturare e diventare un “super-eroe nietzschiano” che si eleva oltre gli altri. Il Cavaliere Oscuro: la follia e l’anarchia di Joker Con il successivo film, si introduce il concetto di caos e di follia incarnati dal Joker di Heath Ledger. Nolan ci propone una sua versione del celebre clown criminale, lontano dal gangster di Jack Nicholson del Batman di Tim Burton. Il film si ispira a “Batman: il lungo Halloween” di Jeph Loeb e Tim Sale ma cita anche il graphic novel “The Killing Joke” di Alan Moore. Qui Joker rappresenta la follia, il caos, un uomo che si lascia andare agli istinti irrazionali il quale si abbatte su Gotham, un […]

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Cinema e Serie tv

La donna alla finestra, la recensione dell’ultimo film di Joe Wright

Recensione del film La donna alla finestra di Joe Wright, tra omaggi a Hitchcock, una trama semplice e personaggi poco profondi. La donna alla finestra è un thriller diretto dal regista inglese Joe Wright (reduce del successo di L’ora più buia del 2017) con Amy Adams, Gary Oldman, Anthony Mackie e le nuove star Brian Tyre Henry, Wyatt Russel (il figlio di Kurt) e Fred Hechinger. Il soggetto di questo film proviene dal romanzo di A.J. Finn pubblicato nel 2018. La donna alla finestra: la trama e la storia travagliata del film di Joe Wright La protagonista del film è Anna Fox, una psicologa che soffre di agorafobia (disagio in ambienti esterni non familiari), rinchiusa nella propria dimora dopo un incidente. Nonostante la sua vita sembri monotona, la protagonista assisterà ad un orrido omicidio nel palazzo di fronte, dove si è trasferita una nuova famiglia. Il capofamiglia Alistair Russel nega di aver ucciso la moglie mentre suo figlio Ethan nasconde qualcosa di strano. Nel frattempo, le indagini condotte da Anna si fanno più insistenti, fino ad una terribile scoperta… Il film, una produzione della 20th Century Fox, sarebbe dovuto uscire nelle sale a maggio 2020 dopo un primo posticipo (era fissato per la fine del 2019) ma la pandemia causata dal Covid-19 ha impedito la proiezione nelle sale. La Walt Disney, dal 2019 proprietaria della Fox, ha venduto i diritti di distribuizione del film anziché inserirlo nel catalogo di Disney+. Così la pellicola è arrivata a maggio 2021 sulla piattaforma di streaming Netflix. I punti a favore del film: lo sviluppo, la scenografia e la colonna sonora Joe Wright mostra la sua capacità nella regia regalandoci delle bellissime inquadrature. La trama ci permette di approfondire il comportamento di Anna per poi, nel mezzo dello svolgimento, offrire la spiegazione al suo comportamento. Ottime anche la colonna sonora di Danny Elfman (noto per le musiche di Spider-Man e Batman), la fotografia di Bruno Delbonel e la scenografia di Kevin Thompson. I punti a sfavore del film: una trama poco originale e stereotipi del genere Nonostante il film sia un piccolo omaggio a Hitchcock (in particolar modo si fa riferimento alla pellicola La finestra sul cortile) e a molti classici del genere, esso non presenta alcuna novità. La sceneggiatura non approfondisce gli altri personaggio presenti nella vicenda; molti si riducono a stereotipi presenti nei tipici film thriller e gialli. Altro problema riguarda la vicenda. Nonostante l’idea di ambientare la storia in un unico luogo, ossia la casa di Anna Fox (forse una citazione ad una delle unità aristoteliche della tragedia), il film non presenta altri spunti originali. La donna alla finestra non si rivela essere una ventata fresca per il genere bensì un ritorno ai cliché classici. In conclusione, il film è una visione piacevole per una serata a nervi tesi con Netflix ma anche una vera occasione sprecata per Amy Adams o Gary Oldman. Un peccato per un film-maker che si è contraddistinto per classici contemporanei come Orgoglio e pregiudizio, Espiazione e […]

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Nerd zone

Super-eroi: alla scoperta degli antenati degli odierni paladini della legge

Super-eroi, in occasione dell’uscita nelle sale di Black Widow e The Suicide Squad, alla scoperta dei primi paladini della giustizia Al momento i super-eroi dominano il mondo dei nerd. Nei prossimi giorni usciranno nelle sale i film Black Widow e The Suicide Squad mentre Netflix con le serie tv The Umbrella Accademy e Jupiter’s Legacy sfida Amazon Prime Video con The Boys e Invincible. In tutto questo, molti si pongono una domanda: da dove e quando nascono i supereroi? Chi sono i super-eori ? Quando hanno fatto la loro prima apparizione ? Il vocabolario Treccani propone come definizione di supereroe la seguente: “Personaggio immaginario, nato nell’ambito dei fumetti per ragazzi e poi trasferito nel cinema, dotato di forza muscolare, di capacità sensoriali e talvolta di capacità intellettuali straordinarie e sovrannaturali, che si assume il compito di proteggere l’umanità da catastrofi naturali o accidentali e […], di combattere pericolosi e astuti criminali, di fronte ai quali le regolari forze dell’ordine risultano impotenti” Se pensassimo a tutto il nostro bagaglio culturale, in tutte le epoche non sono mancati individui del genere. È il caso degli eroi dei miti greci come Ercole, Giasone e Ulisse oppure personaggi più antichi come Gilgamesh o quelli dell’età medievale tra cui re Artù, Rolando e Robin Hood. Nonostante ogni epoca avesse i suoi “super-eroi”, i più prossimi a quelli attuali comparvero solo all’inizio del secolo scorso. Tarzan e John Carter, i due super-eroi di Edgar R. Burroughs Edgar Rice Burroghs, scrittore americano e autore di molti romanzi fantastici e avventurosi, pubblicati a puntate su riviste (le famose pulp fiction), è, secondo molti, il padre dei moderni super-eroi. Nel 1912 comparve John Carter nelle pagine del romanzo “Sotto le lune di Marte” mentre due anni dopo nacque Tarzan delle scimmie. John Carter, ex-soldato dell’esercito confederato, viene teletrasportato sul pianeta Marte dove scopre che lo scontro tra due civiltà ha contribuito alla fine del pianeta. Qui, il nostro eroe, trovandosi in un’atmosfera diversa dalla nostra, sviluppa dei poteri come super-forza e capacità di compiere grandi salti. Diverso è il caso di Tarzan, alias John Clayton visconte di Greystoke III. Figlio di due superstiti di un ammutinamento, i coniugi Greystock non riuscirono a sopravvivere nella giungla, lasciando il proprio figlio nelle mani dei “mangani”, una specie di gorilla. Il bambino riesce ad adattarsi nella giungla, sviluppando una notevole forza e resistenza nonché abilità tattiche. Le due creazioni di Burroghs hanno contribuito alla nascita di Superman.Infatti il supereroe kryptoniano è stato abbandonato dai genitori originari, proprio come Tarzan, e su un pianeta alieno ha sviluppato i superpoteri come John Carter. McCulley e il primo super-eroe con identità segreta e costume, il caso di Zorro Nel 1919 nasce un altro personaggio molto apprezzato grazie a film e serie tv. Si tratta di Don Diego de la Vega, conosciuto col nome di Zorro e creato dallo sceneggiatore e scrittore Johnston McCulley. La sua prima apparizione è nel romanzo “La Maledizione di Capistrano”, anche esso pubblicato a puntate sulla rivista All-Story Weekley. Siamo nella […]

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Libri

Circe: l’ultimo romanzo della scrittrice Madeline Miller

Recensione del romanzo “Circe” della scrittrice americana Madeline Miller, alla (ri)scoperta della famosa maga della mitologia greca Circe è il romanzo fantastico a sfondo mitologico scritto dall’autrice statunitense Madeline Miller e pubblicato dalla casa editrice Sonzogno Editore. Dopo il successo del romanzo “La Canzone di Achille”, pubblicato nel 2013, l’autrice torna nel mondo della mitologia greca con una nuova storia. Alla scoperta della celebre maga descritta da Omero Il romanzo tratta la vicenda dell’omonima ninfa, figlia del titano Elios e di una ninfa del mare. Dopo aver trascorso la sua infanzia nel palazzo del titano Oceano, Circe sarà bandita e costretta a vivere sull’isola di Ea dopo aver trasformato una delle ninfe in un mostro marino. Nonostante sembri rinchiusa in una lunga prigionia, la nostra protagonista avrà l’occasione di scoprire i propri poteri ma anche di incontrare personaggi leggendari come l’architetto Dedalo, Giasone e Medea, Ulisse fino a Penelope e Telemaco. Un viaggio alla scoperta di un personaggio affascinante che ha ispirato poeti e artisti, il tutto con gli occhi di un lettore attuale. Madeleine Miller ci porta nel fantastico mondo dei miti greci L’autrice del romanzo, sfruttando i suoi studi sul mondo classico, riesce a ricreare il mondo dei miti greci nei minimi dettagli ma permette anche a chi non ha una solida conoscenza di approfondire tale argomento. La storia attraversa tutte le epoche della mitologia, dai tempi antichi di Prometeo che rubò il fuoco agli uomini all’epoca degli eroi come Giasone e Teseo fino alle imprese di Ulisse e quelle di Telemaco. Inoltre, la Miller ricorda al proprio lettore che le divinità greche, a differenza del Dio delle religioni abramitiche, non si curano del genere umano, trascorrendo le proprie giornate in banchetti e a godere della propria immortalità. Questo è uno dei temi centrali dell’opera: Circe è divisa, essendo una divinità minore, tra i Titani, le Ninfe e gli Olimpici e dall’altra parte gli umani, verso i quali nutre molte simpatie. La possibilità di vivere in eterno le permette di riflettere sul senso dell’essere divini e su quale sia il proprio rapporto con gli uomini. La scrittura della Miller, dolce e delicata ma ricca di sensazioni tattili, uditive e visive, permette al lettore di sentirsi presente in quei luoghi mitici come l’isola di Ea oppure il palazzo di Oceano. Perché leggere Circe? Alla (ri)scoperta dei miti greci Perché leggere il romanzo di Circe di Madeline Miller? Il romanzo è una grande occasione per riflettere e ripensare al nostro patrimonio culturale e storico. L’autrice vuole riraccontare la vicenda della celebre maga con una nuova prospettiva. La Circe della Miller è una donna coraggiosa, forte e decisa nonostante momenti di debolezza, durante i quali sembra abbandonare la saggezza divina per essere controllata dalle passioni, proprio come gli esseri umani. L’opera vuole dare una nuova voce in capitolo ad uno dei personaggi più celebri dell’Odissea, molto spesso limitata al solo episodio d’incontro con Ulisse senza scoprire le vicende precedenti o anteriori. Nonostante un finale reputato da molti “anticlimatico” a causa degli ultimi […]

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Riflessioni culturali

Leopardi e la Natura matrigna: un pensiero ecologista ante litteram?

Leopardi e la Natura matrigna: il poeta ottocentesco di Recanati aveva provato ad avvisare l’umanità dei propri limiti molti secoli fa? Giacomo Leopardi, il noto poeta recanatese, morì il 14 giugno del 1837. Anche se due secoli separano i nostri giorni da quelli del poeta recanatese, il pensiero filosofico di Leopardi è molto più attuale di quello che sembri. Nonostante l’immagine stereotipata degli studenti italiani sia quello del “poeta pessimista mai-una-gioia” e dell’autore di “A Silvia”, le riflessioni di Leopardi nascondono una realtà amara che solo oggigiorno abbiamo appreso appieno. Giacomo Leopardi e la critica alla fiducia (esagerata) sul progresso umano  “Qui mira e qui ti specchia, Secol superbo e sciocco, Che il calle insino allora Dal risorto pensier segnato innanti Abbandonasti, e volti addietro i passi, Del ritornar ti vanti, E procedere il chiami.” Questi sono i versi 52-56 della lirica La Ginestra (dell’edizione curata da Ugo Dotti e pubblicata da Feltrinelli Editore), scritta durante la permanenza nella villa a Torre Annunziata, situata sulle pendici del Vesuvio. La critica che Leopardi rivolge ai suoi contemporanei, è quella di accettare una posizione antropocentrica dell’umanità nei confronti del mondo circostante. In seguito a molto scoperte  scientifiche ed esplorazioni, l’Ottocento è passato alla storia come il secolo più antropocentrico degli altri: filosofi come Auguste Comte e la corrente dei Positivisti elogiavano la grandezza umana capace di superare diversi ostacoli, Charles Darwin pubblicava i suoi scritti sull’evoluzione della specie e Jules Verne celebrava le imprese tecnologiche con romanzi come Il Giro del Mondo in Ottanta Giorni. Nonostante questo elogio all’umanità abbia accompagnato tutto l’Ottocento, dai primi anni fino alla fine, il poeta recanatese si scontrò con tali idee dimostrando che l’uomo non ha alcun potere contro la Natura. L’egocentrismo dell’uomo spiegato nelle Operette Morali e ne La Ginestra La dimostrazione più grande del pensiero leopardiano che l’uomo non conti nulla di fronte alle forze della Natura è dimostrato  nell’Operetta Morale intitolata “Dialogo di uno gnomo e di un folletto”, scritta nel 1824. Giacomo Leopardi immagina un dialogo tra due creature fantastiche in una terra desolata. Un giorno, uno gnomo esce dalle miniere per capire come mai non ci siano più minatori all’interno delle miniere. In seguito un folletto, incontrato per caso, spiega allo gnomo che l’umanità si era estinta a causa di diversi fattori tra cui guerre, omicidi, esplorazioni, trascorrere le giornate nell’ozio e “stillandosi il cervello sui libri”. Secondo lo stesso folletto, tutte le creature viventi credono che il mondo sia stato creato per il proprio tornaconto come il filosofo greco Crisippo che affermava che i maiali erano “pezzi di carne preparati apposta per gli uomini”. Nonostante la scomparsa dell’umanità, sembra che il resto della vita continui a vivere il proprio ciclo così come le stagioni o i pianeti. Il tema si ripresenta nella poesia La Ginestra per la cui composizione Leopardi trae spunto dall’osservazione di una pianta dai fiori gialli, tipica dell’area tra il Lazio e la Campania. La ginestra, il fiore che cresce sul Vesuvio, è l’unica pianta che riesce […]

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