Mantova, rimembro ancora la tua veste d’argento opaco, che subito, nella stagione dei fiori e dei cinguettii, qualche artista di strada colorava con un caleidoscopio di gioia ed allegria.
Oh dolce e bagnata Mantova, rimembro ancora la riluttanza della mia anima nell’accostarsi così vicina ad una città che non appariva per niente in sintonia con i miei desideri, eppure diventava in così breve tempo madre amorevole, pronta a perdonare la mia caparbia resistenza, accogliendomi tra le sue braccia colme di bellezza, cultura, serenità e amore. E oggi, negli istanti di acuta e vibrante nostalgia, pagherei per rituffarmi in quel tuo abbraccio.
Mantova, rimembro ancora il gelido timore di un’ingenua e ancora acerba giovane donna, quasi bambina, nel fare timidamente capolino tra i tuoi campi dorati, tra quelle desolanti distese che ogni giorno accompagnavano la mia routine pre e post lavorativa.
Oh Mantova, rimembro l’umida alba, vestita di assordante silenzio, così come il tepore del purpureo tramonto, che talvolta sembrava fondersi letteralmente con le pittoresche ninfee del Lago Superiore.
Oh bella e dannata Mantova, rimembro ancora il profumo della tua colorata primavera, che come uno spettacolo fioriva per cullare la pace dei sensi, e per infondere nel cuore un po’ di gioia, dopo il rigido e pigro inverno. Oh che incredibile e meravigliosa metamorfosi la tua! Con quell’inedita capacità di trasformarti, nel tiepido maggio, da città semi fantasma a centro pullulante di musica, pittura, cibo internazionale e culla di libri, arte, turismo e curiosità. Tu, così camaleontica e bisbetica, eppure così uguale solo a te stessa.
Mantova, rimembro ancora i pomeriggi così prepotentemente afosi, caratteristica delle tue umide estati. Ma rimembro ancora le tiepide sere, quando la calda stagione non necessitava di giacche e coprispalle, perché il piacevole tepore riusciva persino a dissetare dall’arsura delle ore diurne. Stare lì, a passeggiare presso il Lungolago, o distesa su una sdraio del Papa’s, mi stimolava ad accantonare preoccupazioni e nostalgie per la terra che mi ha allevato, così da catapultarmi senza remore alcuna in questa nuova ed entusiasmante dimensione, quella della crescita, quella della maturità, quella delle amicizie e delle esperienze che, fondamentali, son riuscite a fortificare uno spirito ancora troppo intimorito e ferito dalla crudele distanza.
Mantova, rimembro ancora le amene gite domenicali presso i ridenti territori sul Garda, presso il maestoso Parco Giardino Sigurtà, presso la romantica Verona ammantata d’Amor, fin sopra Torricelle, con quel panorama mozzafiato che solo i cuori aperti alla bellezza riescono ad amare.
Mantova, rimembro ancora la tua fioritura, che, come un quadro impressionista, adornava le tue piazze e alcuni particolari scorci, facendomi dimenticare il tedio e il grigiore agonizzante dell’inverno trascorso.
Mantova, rimembro ancora quei posti ormai così familiari al mio cuore: Viale Risorgimento – dove, assonnata, attendevo di mattina l’autobus che mi conduceva a lavoro -, Corso Garibaldi, l’immensa Piazza Sordello, in cui, a volte, mi sentivo così piccina; e ancora, la Basilica di Sant’ Andrea, Piazzale Gramsci, il Teatro Sociale, il Palazzo Ducale, fino all’incantevole e maestoso Palazzo Te, dove ho potuto osservare e respirare una tra le più incredibili, magnifiche e fantasmagoriche arti. Lì, gli occhi ed ogni singolo muscolo dipinto dei Giganti, in quella che è una tra le più famose sale museali al mondo, incatenavano il mio sguardo, collegandolo direttamente all’anima, sospirante e gemente di fronte ad una meraviglia così mastodontica ed unica!
Mantova, rimembro ancora…
Mantova, rimembro le amicizie, quelle che si intrecciano all’anima, fermate dall’elastico dell’affetto totalizzante e disinteressato. Quelle che incontri e che non lasci più uscire dal cuore, nemmeno se sei tu a lasciarle fisicamente. Quelle belle, quelle autentiche, quelle mature, quelle del “per sempre”, e se lo dici, ci credi davvero!
Oh Mantova, rimembro le risate, i pianti, le incazzature e le delusioni, che la tua mano è stata sempre solerte a trasformare in speranza e determinazione.
Mantova, rimembro ancora il profumo dei gelsomini in primavera lungo le strade, quello dei gelsi fioriti di fronte ai laghi. Rimembro il sapore delle gustose tigelle, accompagnate dai salumi e dagli eccellenti formaggi, quello del cotechino e del delicato risotto alla pilota, che i frizzanti apericena offrivano al mio curioso palato.
Oh Mantova, terra triste e ridente, mutevole con le stagioni, rimembro la tua unicità, l’incanto di saper sfidare i sentimenti e poi prostrarti ad essi come un’ancella fedele al suo Santuario. Tu hai saputo comprendere i miei timori, le mie insicurezze, le mie ingenuità, i miei silenzi, e mi hai mostrato il percorso per nutrirli, affinché potessero tramutarsi in coraggio, forza e bellezza.
Oh Mantova, rimembro ancora le tempeste e i temporali estivi che si sono abbattuti fuori e dentro me. E rimembro quel sole, che finalmente fiducioso riusciva a dissipare la nebbia e ad attecchire, come komorebi, tra i piccoli filamenti della mia anima, riuscendo persino a produrre musica, nel casino dei pensieri e delle nostalgie.
Oh Mantova, come dimenticarti! Quel 26 marzo 2015 sei entrata prepotentemente nella mia vita. E niente e nessuno potrà mai declinare il mio amore per te! Terra Madre, Terra Padre, Terra Sorella, Terra Amica, Terra Vita. Terra di cristalli infrangibili, quelli che costituiscono ogni infinitesimale particella del mio essere.
Sì Mantova, io ti rimembro ancora, fondendo la mia libido con il tuo amore, e ringraziandoti per gli innumerevoli arcobaleni donatimi dopo ogni pioggia!
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