Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Attualità

Premio Napoli 2020: annunciate le terne finaliste della 66esima edizione

Torna il Premio Napoli: annunciati i nove finalisti per le sezioni di Narrativa, Saggistica e Poesia della 66esima edizione del concorso. Per l’occasione la Fondazione lancia con Scabec il nuovo progetto I Luoghi di Napoli La Fondazione Premio Napoli rinnova l’appuntamento con il prestigioso Premio Napoli, storico riconoscimento letterario italiano giunto alla sua 66esima edizione. Il Presidente della Fondazione e della Giuria Tecnica del Premio, l’avvocato Domenico Ciruzzi, ha annunciato durante la conferenza stampa nella sede della Fondazione le terne finaliste per l’edizione 2020: dei 101 titoli candidati sono stati selezionati dalla Giuria Tecnica i nove i finalisti per le tre categorie di Narrativa, Saggistica e Poesia, tra cui spicca Einaudi Editore con più di un titolo. Per la Narrativa: Valeria Parrella, Almarina (Einaudi Editore); Remo Rapino, Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio (Minimum Fax); Igiaba Scego,La linea del colore (Bompiani). Per la sezione Saggistica: Sarah Gainsforth, Airbnb città merce (DeriveApprodi); Luciano Mecacci, Besprizornye (Adelphi); Davide Sisto, Ricordati di me (Bollati Boringhieri). Per la categoria Poesia: Igor Esposito, La memoria gatta (MagMata); Tommaso Giartosio, Come sarei felice (Einaudi Editore); Cesare Viviani, Ora tocca all’imperfetto (Einaudi Editore). I vincitori saranno selezionati attraverso il voto della Giuria Popolare che ogni anno si compone mediante le iscrizioni sul sito della Fondazione Premio Napoli, realizzando una piena sinergia tra città, Provincia, scuole e anche gli istituti carcerari di Poggioreale e Secondigliano. La premiazione avverrà nel corso della consueta cerimonia che si svolgerà a dicembre al Teatro Mercadante. Premio Napoli: le Sezioni Speciali Alle tre sezioni classiche si affiancano altre sezioni “speciali”, affidate al giudizio della sola Giuria Tecnica: “Internazionale”, “Premio Speciale di Cultura”, “Premio Scrittori per l’Europa” e “Premio Napoli Napoletani Illustri”. Della Giuria Tecnica, composta da quindici membri esperti, una folta rappresentanza è costituita da docenti universitari, tra cui Chiara Ghidini (Università L’Orientale di Napoli), Massimo Fusillo (Università degli Studi dell’Aquila), Bruno Moroncini (Università degli Studi di Salerno), Ermanno Paccagnini (Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano), Matteo Palumbo (Università di Napoli Federico II), Monica Ruocco (Università L’Orientale di Napoli), Pasquale Sabbatino (Università di Napoli Federico II) e Paola Villani (Università degli Studi di Napoli Suor Orsola Benincasa); ne fanno parte anche personalità del mondo culturale come gli scrittori Wanda Marasco, Lorenzo Marone e Antonella Cilento, l’autore e critico televisivo Stefano Balassone, lo sceneggiatore e regista Maurizio Braucci, i giornalisti Antonio Gnoli e Antonio Tricomi, i giuristi Alfredo Guardiano e Sergio Moccia, il medico e poeta Eugenio Lucrezi. I luoghi di Napoli Le attività della Fondazione non si limitano al premio letterario ma coprono un più ampio raggio, attraverso la promozione della riflessione culturale per la città, la provincia e l’intera area regionale. Avendo appena concluso FarSi Rivista, rassegna di incontri con le riviste letterarie e i litblog sulla critica e sulla divulgazione letteraria curato dalla Professoressa Chiara Ghidini e da Francesco Morra, la Fondazione presenta il nuovo ciclo di appuntamenti per quest’estate: I luoghi di Napoli. Magie e incanti. Con questa iniziativa Fondazione Premio Napoli e Scabec cureranno insieme il progetto […]

... continua la lettura
Libri

Quanto manca per Babilonia? torna in libreria con Fazi Editore

“Quanto manca per Babilonia?”, classico della letteratura irlandese, a grande richiesta è stato appena ripubblicato da Fazi Editore nella traduzione di Maurizio Bartocci. Uscito per la prima volta nel 1974, è il terzo romanzo della dublinese Jennifer Johnston e racconta la storia drammatica e commovente dell’avversata amicizia tra i due protagonisti Alec e Jerry. “Quanto manca per Babilonia?” è ambientato nel 1913: la prima Guerra Mondiale non è ancora iniziata ma se ne sente l’eco avvicinarsi, e anche la tensione tra l’Inghilterra e l’Irlanda serpeggia in tutta la storia. Non è solo un romanzo sulla guerra, sull’odio e sulla violenza, sulla loro inutilità e sul carico di dolore e lutti che generano. Nonostante il contesto sia tutto rivolto verso la guerra, “Quanto manca per Babilonia?” è un romanzo che racconta di amore e amicizia, che prova caparbiamente a opporre il bene all’orrore. “Quanto manca per Babilonia?”: la trama “Quanto manca per Babilonia?” si apre con un flashback quasi immediato: un ufficiale, solo nella sua stanza con carta e penna, ripercorre i suoi ricordi ma ‹‹non c’è spazio per le speculazioni o per la speranza, nemmeno per i sogni›› perché sta aspettando di essere giustiziato. È l’ufficiale Alexander Moore, inglese, aristocratico e protestante, che si è arruolato nell’esercito britannico per le ragioni sbagliate: accontentare l’ambiziosa madre, scappare dalla sua inospitale casa e seguire l’amico Jerry, partito volontario per la paga e per prepararsi a servire la causa nazionalista irlandese. Il romanzo è un lungo flusso, un memoriale senza capitoli, diviso tra l’Irlanda e le Fiandre. In Irlanda Alexander vive un’infanzia di agi ma in totale solitudine: un precettore cura la sua istruzione e il suo svago consiste nel dare da mangiare ai cigni del lago in compagnia dell’algida madre, affascinante e capace di guizzi di vera perfidia. Il padre, pur affezionato al figlio, è silenzioso e arrendevole con la moglie. Il giovane Alec rappresenta l’unico punto di contatto tra i due coniugi, chiusi in una ‹‹solitudine selvaggia›› alla quale hanno condannato anche il figlio. Quando incontra Jerry, coetaneo e figlio di contadini, cattolico, spirito libero e rivoluzionario, scopre l’amicizia e la gioia delle passioni in comune e il piacere della conversazione, assente in casa. Il sogno dei due ragazzi è aprire un maneggio insieme e dedicarsi ad allenare cavalli: Alec è un intenditore e Jerry un capace cavaliere, ma Alec è un ingenuo mentre Jerry è consapevole della loro siderale distanza sociale. La madre di Alec ostacolerà la loro amicizia – una ‹‹relazione sconveniente›› – facendo ripiombare Alec nella routine delle tristi vicende domestiche della loro casa. Il grido di un uomo oltre il filo spinato È quando la storia si sposta nelle Fiandre, in trincea, che lo stile di Jennifer Johnston si svela in tutta la sua originalità e la sua compattezza. Con una scrittura implacabile ed essenziale cala la storia nell’inferno delle trincee, condensando il passaggio dalla fattoria al fronte nel grido di un uomo al di là del filo spinato, ‹‹ma non si trattava di un grido prolungato; […]

... continua la lettura
Libri

Topeka School: il nuovo romanzo di Ben Lerner è arrivato in Italia

Topeka School, edito in Italia da Sellerio, è il nuovo romanzo di Ben Lerner: tra gare di oratoria, la psicoanalisi e l’eterno conflitto tra progressisti e reazionari si descrive il baratro della società americana. Un’auto-fiction che gli ha fatto sfiorare il Pulitzer per la Narrativa 2020 Ben Lerner è tornato, con la sua narrazione fluviale e una certa dose di cinismo. In Topeka School (2020, Sellerio) ritroviamo Adam Gordon, l’alter ego di Ben Lerner, già protagonista di Un uomo di passaggio (2011, in originale Leaving the Atocha Station), suo esordio nella narrativa. In Un uomo di passaggio Adam è a Madrid grazie ad una borsa di studio per poeti, esattamente come fu per il vero Lerner, a sperimentare stupefacenti, la vita e l’arte. Topeka School può essere definito un prequel di Un uomo di passaggio e tutto sommato anche del successivo Nel mondo a venire (2014), in cui il narratore è chiamato Ben, per comporre la trilogia di Lerner dedicata all’attuale società americana. Direttamente dal passato – nel romanzo siamo nel bel mezzo degli anni ’90 – Lerner ci descrive come la società americana, che ambisce ad essere la società tutta, sia giunta ad essere quella che apertamente è adesso: rabbiosa, intollerante, competitiva e, tema molto caro alla critica americana, permeata di mascolinità tossica. Topeka School è quello che potrebbe essere definito un romanzo “corale”: ci sono Adam, i genitori Jonathan e Jane, e il rapporto tra Adam e i suoi genitori, tra i genitori di Adam e i loro genitori, tra Adam e le sue figlie; tutte queste relazioni si intrecciano componendo una fitta trama intergenerazionale, ricordando la famiglia Lambert de Le Correzioni di Jonathan Franzen. Raccontando l’adolescenza di Adam Gordon, Lerner racconta l’America, ‹‹perché l’America è un’eterna adolescente››. Topeka School: gare di oratoria, femminismo e intolleranza Topeka è la cittadina del Kansas dove è nato e cresciuto Lerner e dove è ambientato in buona sostanza quasi tutto il romanzo. È qui che si trova la Fondazione, innovativo ed elitario centro di cura psichiatrica, dove lavorano e vivono Jonathan e Jane, i genitori di Adam, psicanalisti progressisti e colti, e il loro anziano collega Klaus, berlinese che ha collaborato con Jung dopo aver trascorso il periodo della guerra ‹‹nascosto in un pollaio, sognando di riunirsi alla famiglia, scrivendo pièce teatrali mentalmente per non impazzire››, e in grado di dare ‹‹tocco di feuilleton weimariano alla burocrazia della Fondazione››. La Fondazione è il centro di gravità anche per gruppi di autocoscienza maschile, cantanti folk, attivisti politici, esperti di sesso, scrittori e studiose femministe. In questo contesto sofisticato Adam cresce, (iper)educato alla sensibilità, al dialogo introspettivo e al femminismo, ed è istruito a parlare in pubblico nelle gare di oratoria tra licei, in cui è un temutissimo avversario (anche Lerner è stato da ragazzo campione nazionale di dibattito pubblico). Sono le gare di retorica l’inizio e il vero fulcro del romanzo: è in queste competizioni che si addestrano i giovani americani, più che all’arte dell’oratoria, a quella dell’‹‹asfaltare›› gli avversari, ‹‹vale a […]

... continua la lettura
Teatro

Il concorso Le Cortigiane torna quest’anno in modalità online

Abbiamo intervistato la compagnia La Corte dei SognatTori che organizza il concorso “Le Cortigiane” per scoprire le novità dell’edizione 2020, come partecipare e soprattutto come si svolge un concorso di teatro fuori dal teatro. Torna anche quest’anno Le Cortigiane, il concorso per corti teatrali a tema femminile ideato e diretto da Tiziana Tirrito con la compagnia teatrale La Corte dei SognatTori, fondata nel 2001 dalla Tirrito e dai professionisti dello spettacolo Vincenzo Borrelli, Cristina Casale, Domenico Orsini e Barbara Risi. Le prescrizioni di distanziamento sociale dovute al Covid 19 hanno portato gli organizzatori a spostare il concorso dal palco del teatro al web: in adesione alla campagna Mibact #iorestoacasa, quest’anno Le Cortigiane sarà online, ma come sempre gratuito, aperto ad entrambi i sessi senza limiti di età o nazionalità, e valuterà lavori che siano necessariamente incentrati sull’universo femminile. Le modalità di partecipazione e la deadline Storie edite o inedite, originali o liberi adattamenti di un testo letterario esistente, in italiano o in vernacolo, di durata della pièce di 10 minuti: le candidature per Le Cortigiane devono pervenire agli organizzatori entro il 30 giugno 2020, secondo le modalità indicate nel bando. I corti pervenuti saranno selezionati dalla Giuria Tecnica e il 15 luglio saranno caricati sul canale Youtube del concorso, dove il pubblico potrà votare il corto preferito attraverso i “like” fino al 31 agosto. Il 15 settembre saranno svelati i nomi dei finalisti, in vista del match finale a fine mese con l’auspicio che possa svolgersi dal vivo. I Premi de Le Cortigiane Il premio per l’attrice o attore vincente è un manufatto artistico della linea “SHIT by Chreo” realizzato dall’orafa Daniela Montella. Sarà premiato anche l’autore del miglior testo con un’opera di arte grafica realizzata da Daniela Montella. Infine la direzione artistica de “I Corti della Formica“, tra i più longevi e accreditati festival di corti teatrali, selezionerà, a sua insindacabile discrezione, una o più opere che entreranno di diritto nella prossima edizione festival. Abbiamo intervistato gli organizzatori de Le Cortigiane per farci descrivere il nuovo scenario di un concorso teatrale fuori teatro e per avere qualche consiglio per gli aspiranti candidati. Alla fine dell’intervista troverete i link ai canali ufficiali de Le Cortigiane. L’intervista alla compagnia La Corte dei SognatTori Le Cortigiane è già alla sua terza edizione. Che cosa si propone l’edizione 2020? L’intento della manifestazione è quello di dar vita a sinergie e sodalizi artistici e nel contempo di dar spazio ad un repertorio, originale e innovativo, che sia appetibile anche per un pubblico non prettamente teatrale, ma sensibile al fascino delle tematiche e del clima culturale che si intende promuovere dentro ed intorno al teatro. Le Cortigiane ha sempre cercato, inoltre, di rispondere all’impellente bisogno di trovare nuovi spazi ed opportunità perché il teatro possa continuare a fare la propria parte nel contesto socio-culturale del nostro Paese. In tal senso, vista l’attuale situazione di emergenza e in adesione alla campagna del Mibact #iorestoacasa, abbiamo pensato ad una terza edizione 2020 che si svolga on-line… Sappiamo […]

... continua la lettura
Attualità

Musei online e sui social: guida ai migliori tour virtuali

Il museo è online: visitare da casa la Cappella Sistina, l’Hermitage, mostre fotografiche imperdibili e scoprire l’eccezionale offerta del Museo Egizio di Torino, si può. In attesa di tornare a visitarli dal vivo, i musei italiani e del mondo hanno riprogrammato la loro offerta online e così tra tour immersivi, percorsi tematici e pillole di cultura sui social, Internet diventa uno scrigno d’arte. Ecco la guida definitiva ai migliori tour virtuali di musei e mostre d’arte in giro per l’Italia e per il mondo. Musei online d’Italia Musei Vaticani Visitare i Musei Vaticani deserti è un sogno che può avverarsi solo per Alberto Angela. Per tutti gli altri, c’è il link  con il tour in realtà virtuale delle più belle stanze, Cappella Sistina compresa, della galleria d’arte Vaticana. Galleria degli Uffizi Eike Schmidt, Direttore della Galleria degli Uffizi di Firenze, saluta i suoi “visitatori digitali” prima di iniziare il nuovo progetto #UffiziDecameron: ogni giorno sarà descritta e raccontata un’opera, una storia, un personaggio della collezione degli Uffizi, Palazzo Pitti e Giardino di Boboli. Museo Egizio di Torino Christian Greco, il Direttore del Museo Egizio, a 12 anni, durante un viaggio in Egitto con la famiglia, capì che avrebbe fatto l’egittologo, e così è stato. Nominato Direttore del Museo Egizio a 39 anni, ha dichiarato che lo avrebbe rivoluzionato, e anche stavolta così è stato: lo ha trasformato in un ente di ricerca, ha creato Rime, la rivista del Museo Egizio, ha firmato più di ottanta intese con università italiane e straniere, lo ha raddoppiato negli spazi, lo ha “aperto” ai detenuti della casa circondariale di Torino. Il sito del Museo Egizio non può che essere all’altezza della sua collezione e del suo Direttore. Per visitare il museo con la sua guida eccezionale ci sono le “Passeggiate del Direttore” ogni giovedì e sabato, mentre i curatori che compongono il Dipartimento si occupano delle “Istantanee dalla Collezione” per raccontare degli oggetti più speciali e curiosi della collezione. E per i bambini una sezione dedicata: i tutorial di “l’antico Egitto fai da te” e le interviste di giovani giornalisti di “Stelevisione” agli egittologi del Museo. I musei online del mondo Museo del Louvre Il Louvre mette a disposizione a questo link tour virtuali delle sale espositive e le gallerie del museo: il menu a tendina permette di scegliere l’itinerario tematico da seguire per visitare le stanze e le collezioni d’arte tra le più prestigiose al mondo. Tra le opere più rappresentative del Louvre c’è senza dubbio la Gioconda e il Louvre ha ideato una app che permette di ammirare il capolavoro di Leonardo da Vinci in realtà virtuale direttamente dal proprio smartphone e conoscere le ultime scoperte della ricerca sul processo creativo e sulle tecniche pittoriche di Leonardo. Museo del Prado Anche la collezione del Museo del Prado di Madrid, che ospita tutti i capolavori di Goya, si visita online scegliendo di ammirare le opere per autori, collezioni, secoli o tecniche d’arte. Museo dell’Hermitage Assolutamente imperdibile il sito dell’Hermitage di San Pietroburgo: è […]

... continua la lettura
Libri

Annavera Viva: l’intervista in attesa del nuovo romanzo

Abbiamo intervistato Annavera Viva, autrice della fortunata saga di romanzi noir ambientati a Napoli: ci ha raccontato com’è la sua quarantena, come vede il presente e cosa prevede per il futuro. Con qualche anticipazione sul suo prossimo romanzo L’Ebreo. Annavera Viva, pugliese di nascita naturalizzata napoletana, è autrice della fortunata saga di romanzi noir ambientati nel Rione Sanità a Napoli con la quale ha dato vita ai personaggi di Don Raffaele, il parroco del quartiere, e del fratello Don Peppino, boss che detiene il monopolio di pizzo, prostituzione e scommesse. I tre romanzi, Questioni di sangue, Chimere e Cattiva stella, tutti editi da Homo Scrivens, prima di essere storie di misteri da svelare sono gialli sociali che rappresentano con fedeltà le identità di Napoli: non solo la città provata dalla povertà, dall’ignoranza e dagli espedienti per sopravvivere, ma anche l’altra città, quella colta, privilegiata e ricca. In mezzo, le incursioni feroci della criminalità, della camorra e della corruzione. Nei suoi romanzi come nella realtà queste anime si incrociano e si lasciano contaminare. Napoli conserva da sempre questa spaccatura profonda, e quando Don Raffaele ritorna nel quartiere Sanità, in Questioni di sangue, il primo dei romanzi della saga, ritrova esattamente quello che aveva lasciato anni prima, quando era stato adottato da una famiglia romana. Suo fratello, il boss Don Peppino, intanto ha preso possesso del quartiere e spadroneggia, non senza istintivi slanci morali. Il Rione diventa il teatro tragico e ilare delle storie dei “due Don”, dove il giallo da risolvere è il pretesto per narrare, descrivere, provare a spiegare cos’è Napoli. Una città dove trovano il proprio spazio eroi e carnefici, coraggio e omertà, cinici chiromanti e i loro insospettabili avventori. Annavera Viva ci ha raccontato in questa intervista della sua quarantena, del suo punto di vista sul presente e dei suoi progetti per il futuro, con qualche anticipazione sul prossimo romanzo, L’ebreo. L’intervista ad Annavera Viva Il 2020 è un anno che non dimenticheremo. Qual è il cambiamento principale che la pandemia ha prodotto sulla tua vita? Escludendo la preoccupazione costante per la salute delle persone care, non ho affrontato grossi cambiamenti. Sono un’habitué dell’autoisolamento e mi è già capitato altre volte d’immergermi completamente nel mio lavoro anche per un mese. Quindi, ho cercato, fin dall’inizio, di renderlo il più simile possibile a uno di quei periodi. Sveglia prestissimo, subito al lavoro, televisione solo per ascoltare il bollettino delle 18,00 e qualche film la sera. Diciamo che, per ora, l’auto condizionamento è abbastanza riuscito, ma per quanto altro tempo possa durare non lo so, perché comunque mi mancano i momenti di ricarica che quando si scrive sono indispensabili. I miei erano immergermi nell’arte, gallerie, musei, passeggiate in quartieri suggestivi. Questo mi manca molto. Come stai impiegando il tempo della tua quarantena? Ci sono i libri che stai leggendo e che ci consigli? Ne ho approfittato per occuparmi di un romanzo storico, che avevo in mente da tempo, e che richiedeva una ricerca piuttosto impegnativa. Ottima cosa, come dicevo, per […]

... continua la lettura
Libri

Libri in quarantena: sette titoli e due ebook gratis

Dopo la guida ai servizi gratuiti offerti da Solidarietà Digitale, ecco sette libri (corredati da citazione cult) più due bonus ebook da scaricare gratuitamente come antidoto contro la quarantena In questi giorni di quarantena da coronavirus, in cui si deve restare a casa per contenere il contagio, il tempo si dilata. Per cercare di alleviare la pena di queste settimane di stop obbligato è importante non farsi sopraffare dall’horror vacui delle nostre giornate e dall’agitazione per la pandemia esplosa fuori dal pianerottolo di casa. Dopo la guida ai servizi gratuiti offerti nell’ambito di Solidarietà Digitale ecco sette libri (corredati da citazione cult) più due bonus ebook da scaricare gratuitamente. Per chi sempre tra le stesse mura non riesce a stare e cerca l’occasione per evadere: fisicamente non si può, proviamoci con i libri. 1 – Dio di illusioni, di Donna Tartt (BUR) Best seller degli anni ’90, è il romanzo d’esordio (scritto a ventotto anni) di Donna Tartt. Il suo terzo romanzo, Il cardellino, è stato pubblicato nel 2013 e le è valso il premio Pulitzer per la narrativa. In Dio di illusioni un piccolo gruppo di brillanti studenti segue il corso di letteratura classica e greco antico di un carismatico e misterioso professore. Il ricordo di un crimine apre la narrazione, svelato tra ambigui legami d’amore, segreti e riti dionisiaci nelle montagne innevate del Vermont. È un romanzo sofisticato, costruito sull’illusione magica di poter vivere fuori dalla realtà, immersi in un passato mitico e seducente da celebrare ogni giorno. Citazione cult: ‹‹Che cosa hai letto in greco?›› ‹‹Il Nuovo Testamento.›› ‹‹Be’, ovviamente hai letto in koinè›› affermò acido. 2 – Nemesi, di Philip Roth (Einaudi) Nemesi, del 2010, è stato il suo ultimo romanzo. Anche chi non ha mai letto Roth può iniziare da Nemesi, partendo dalla fine. Nel 2012 Philip Roth in una intervista racconta di aver riletto tutta la sua produzione partendo proprio da Nemesi e di aver capito di aver fatto “il mio meglio con i mezzi a mia disposizione”, citando il pugile Joe Louis. Ma attenzione: anche se ambientato nel 1944 è un romanzo di stringente attualità ed infatti è tornato in vetta alle classifiche di vendita. Racconta dell’epidemia di poliomelite che minaccia la cittadina di Newark in New Jersey e descrive tutta la gamma di emozioni con cui l’animatore di campo giochi Bucky Cantor è costretto a convivere. In che modo riuscirà a far fronte agli eventi? Come si convive con un’epidemia? Nicola Lagioia su twitter ha dichiarato che sta faticando a leggere, “Forse anche perché i libri di solito raccontano avendo come punto di vista il “dopo” mentre noi invece siamo nel mezzo del guado.”, ma stavolta Philip Roth ci suggerisce la sua terapia letteraria con il racconto del “durante”. Citazione cult: ‹‹La paura ci degrada. Far sì che si abbia meno paura… questo è il tuo compito, e il mio.›› 3 – Agosto, moglie mia non ti conosco, di Achille Campanile (BUR) Per prepararci alle placide e rilassate atmosfere estive Achille Campanile fa naufragare […]

... continua la lettura
Libri

I conti con l’oste, un viaggio sentimentale tra le nuove trattorie italiane

I conti con l’oste è il viaggio sentimentale di Tommaso Melilli tra le storie delle nuove trattorie italiane, e senza sciorinare ricette ci racconta chi siamo quando mangiamo Tommaso Melilli è un giovane chef, viene dalla campagna della provincia lombarda ed è un narratore eccezionale. Non è esattamente una scoperta, né stupisce: la sua penna era già nota per la rubrica di cucina e costume Tovagliette su Rivista Studio e per Spaghetti Wars, un personal essay in francese sull’identità in cucina. I conti con l’oste – ritorno nel paese delle tovaglie a quadretti, in libreria dal 18 febbraio, è edito da Einaudi nella collana Frontiere ed è il suo debutto nell’editoria italiana. Non un romanzo ma neanche una vera e propria indagine, sul suo profilo Instagram Melilli definisce I conti con l’oste una non fiction – novel, quell’ibrido letterario tra realtà e creatività che risponde all’esigenza, finora un po’ sopita, di parlare a noi stessi del nostro presente. Un viaggio sentimentale nelle nuove trattorie italiane Un viaggio tra alcuni dei ristoranti e delle trattorie più interessanti in circolazione per raccontare “il dietro le quinte dei fuochi” provando a scoprire dove e come nasce quella magia che ci fa sentire a casa quando andiamo a cenare fuori. Non l’ennesimo libro di cucina, non ci sono ricette (solo qualche consiglio nascosto tra gli incisi, tipo il modo migliore per fare il ragù), non c’è il piglio del critico gastronomico: è un libro sulla cucina scritto con l’impronta del cuoco e lo sguardo del narratore. È un archivio di storie e aneddoti tratti dalla sua esperienza professionale e personale perché è soprattutto il racconto di un “viaggio sentimentale”, come dice lui stesso, del rientro in Italia da Parigi, dove Melilli, scivolando un po’ sul modo in cui ciò accade, da studente universitario di lettere diventa cuoco. Sulla soglia dei trenta, il giovane cuoco in terra di Francia ricorda le sue radici italiane e si scopre oste, senza aver mai lavorato in una trattoria o osteria in Italia. Ma quando torna in Italia il vicino di casa lo accoglie dicendogli “Guarda chi c’è, lo zingaro!”, intendendo, forse inconsapevolmente o forse no, che se te ne sei andato via non appartieni a niente, né al luogo dove arrivi e neanche più al luogo da cui vieni. È come se Melilli si fosse posto le supreme domande “chi sono, da dove vengo e dove sto andando” cercando le risposte tra fornelli e fornitori, il mondo che dichiara essergli più familiare. I conti con l’oste è il suo personale romanzo di formazione per conciliare le due identità di oste e di zingaro, fatte di anelli voluminosi, camicie alla Adriano Celentano e bandane in cucina. L’itinerario che sceglie segue quei locali che occupano, ciascuno con la propria filosofia, il nuovo paesaggio delle trattorie italiane, senza avere la pretesa di stilare la guida delle imprescindibili trattorie del momento. I capitoli sono gli incontri che descrivono il cambiamento della scena gastronomica italiana: Passerini è l’unica tappa francese, divenuto famoso per […]

... continua la lettura
Attualità

Solidarietà Digitale: libri, Giga e informazione gratis

La lunga lista dei servizi digitali gratuiti offerti da Solidarietà Digitale, l’iniziativa del Ministero per l’Innovazione Tecnologica e AGID per ridurre l’impatto dell’emergenza coronavirus: libri, Giga e informazione gratis. Il Ministero per L’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione e l’AGID, l’Agenzia per l’Italia Digitale, hanno lanciato il programma Solidarietà Digitale con l’obiettivo di limitare le ripercussioni sociali ed economiche dovute all’epidemia di Covid-19 che sta costringendo gli italiani all’isolamento nelle proprie case. Imprese e associazioni hanno messo a disposizione della popolazione italiana servizi digitali gratuiti per permettere di continuare le proprie attività e mantenere le proprie abitudini di vita, rispettando al tempo stesso le disposizioni a tutela della salute durante l’emergenza coronavirus. Promosso inizialmente per le (ex) zone rosse dell’Italia settentrionale, il ministro per l’Innovazione Paola Pisano ha esteso il progetto a tutta la penisola dopo l’ultimo drastico decreto dell’8 marzo del Presidente Conte. Abbiamo tutti il dovere di restare a casa e di uscire solo se strettamente necessario, per contenere la diffusione del virus e proteggere le fasce della popolazione più deboli ed esposte al contagio. Per alleviare questa limitazione e migliorare la gestione del lavoro e delle normali attività quotidiane l’innovazione digitale viene in soccorso ai cittadini, professionisti e aziende. Così diverse imprese offrono gratuitamente strumenti per facilitare lo smart working, a garanzia del lavoro ma anche per fronteggiare il rischio di perdite economiche. Numerose anche le soluzioni di e-learning per rimanere al passo con il calendario delle scuole e delle università, senza tralasciare la ricchissima offerta legata all’intrattenimento durante questa faticosa quarantena. L’iniziativa è stata un tale successo che l’elenco con tutti i partner sul sito ufficiale di Solidarietà Digitale è in costante aggiornamento. Smart working e l’e-learning Sono numerosissime le imprese che hanno accolto l’invito del Governo italiano fornire gratuitamente i propri servizi per favorire lo smart working e l’e-learning. Tra le tante, Connexia offre per due settimane l’uso gratuito della piattaforma di smart working Webex e al termine del periodo non ci sarà alcun obbligo o costo; per le scuole e le università sono a disposizione gratuitamente le piattaforme di WeSchool (powered by Tim) e Cisco Webex, che consentono di tenere lezioni da remoto, far interagire studenti e docenti, collaborare e condividere documenti e dati. Ed è anche previsto l’affiancamento e il supporto da parte di volontari IBM. Amazon gioca su due tavoli: non solo intrattenimento ma anche e-learning su materie STEM destinato ai docenti. I corsi riguarderanno le opportunità del Creative Learning e Coding applicate alla didattica e durante l’attività verranno presentati strumenti gratuiti per creare un kit per progetti in classe. Solidarietà Digitale per l’intrattenimento, l’informazione e l’inclusione Per rendere meno stressante l’isolamento, Solidarietà Digitale non ha trascurato l’intrattenimento, così si può leggere gratuitamente un giornale anche senza andare in edicola o un libro senza andare in libreria, utilizzando i propri dispositivi digitali da casa. Le riviste di Edizioni Condé Nast Italia (Vanity Fair, Vogue, Wired, GQ, La Cucina Italiana), i quotidiani La Stampa, La Repubblica, Il Riformista sono solo alcuni tra gli aderenti all’iniziativa […]

... continua la lettura
Libri

Michael Kohlhaas di Kleist torna in libreria con Fazi Editore

“Michael Kohlhaas” di Kleist, amato da Thomas Mann, Kafka e Hesse, torna in libreria con Fazi Editore: un classico della letteratura tedesca da riscoprire. Tra le ultime uscite, Fazi Editore ripropone in libreria Michael Kohlhaas, una delle figure più irrequiete e passionali della letteratura tedesca – dove pure non mancano figure irrequiete e passionali – “uomo strano ma non spregevole” (pag. 91), protagonista dell’omonimo racconto di Heinrich Von Kleist, pubblicato per la prima volta nel 1810. Questo romanzo breve, o racconto lungo, è stato definito da Thomas Mann “il più forte della letteratura tedesca” e Franz Kafka dichiarò che amava leggerlo ad alta voce quasi rapito dall’estasi, tanto da aver dedicato una delle sue due uniche uscite pubbliche per una lettura di alcuni passaggi dell’opera di Kleist. Anche soltanto questi due endorsement possono aiutare a comprendere la straordinaria potenza di quest’opera, di cui tutto ci è detto già nell’incipit, prima di precipitare nel vortice di una sanguinosa vendetta tra roghi, devastazioni e oscure macchinazioni. Prendendo spunto da un fatto di cronaca, come era in voga fare nell’Ottocento, Kleist costruisce la narrazione quasi epica della storia di Kohlhaas, mercante di cavalli di Brandeburgo e cittadino esemplare sotto ogni aspetto: uomo timorato di Dio, padre e marito premuroso, generoso e magnanimo vicino di casa. È l’inganno di un potente, che gli sequestra illegalmente due dei suoi cavalli, ad accecare Kohlhaas tanto da annullare progressivamente il suo spirito caritatevole e trasformarlo in un brigante e assassino. Si autoproclama luogotenente sulla Terra dell’arcangelo Michele, l’Angelo del Giudizio, e insieme ad un manipolo di mercenari mette a ferro e fuoco villaggi e castelli per ottenere giustizia per sé, ma non solo. Kohlhaas: gli estremi di una storia universale L’intensità drammatica della vita di Kohlhaas è tale da passare dal piano personale a quello sociale con la naturalezza propria dei classici della letteratura. Prima dell’abisso della giustizia privata, della faida, Kohlhaas tenterà la strada dei Tribunali, ma la protezione delle leggi gli sarà negata scatenando una serie di nefandezze burocratiche e lutti. L’isolamento dalla comunità e la delegittimazione delle istanze di un commerciante onesto fanno vacillare le basi della convivenza civile, fino a sfociare nella follia e nell’autodistruzione. È così che un uomo mite e innocente diviene artefice dell’inferno morale della sua stessa vita e la sua implacabile ossessione per la giustizia alimenta l’eterno scontro tra classi sociali. I due cavalli di Kohlhaas, sequestrati, sfruttati e denutriti, sono l’incarnazione di tutta la società, sopraffatta dall’arbitrio e dalla violenza dei più forti. Il potere ha ingannato i leali, deriso i giusti, derubato gli onesti, lo Stato è carente e confuso, debole e incerto. Non resta che agire e Kohlhaas agisce, con ostinazione, con ambizione e ardore, anche sfidando Martin Lutero, e diventa un demonio sulla Terra in cerca di giustizia ma assestato di vendetta. Michael Kohlhaas: il più terribile degli uomini onesti La nuova traduzione curata da Federico Ferraguto è agevole senza tradire lo stile implacabile e intransigente che ha caratterizzato Kleist e che è stato forse causa […]

... continua la lettura
Attualità

Riforma della prescrizione: spunta il Lodo Conte e la maggioranza si divide

La riforma della prescrizione penale ha avuto una genesi travagliata, e anche adesso che è entrata in vigore non riesce a trovare pace. La matassa di dichiarazioni, voti e veti incrociati è quasi impossibile da dipanare, e in un complicato gioco di specchi ognuno dei soggetti coinvolti riesce ad essere contemporaneamente se stesso e il suo contrario. Con la conclusione che il 28 gennaio l’Unione delle Camere Penali sciopererà ancora una volta contro la neonata riforma Bonafede. Il vertice di maggioranza sulla prescrizione e il “Lodo Conte” Il 9 gennaio si è tenuto a Palazzo Chigi un vertice di maggioranza, in cui erano presenti il premier Conte, il ministro della giustizia Bonafede e i delegati del Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Liberi e Uguali e Italia Viva. Il vertice è stato convocato su sollecitazione del Partito Democratico, che riteneva necessario correggere il totale blocco della prescrizione introdotto dallo “Spazza-corrotti” ricorrendo a un meccanismo più morbido: la proposta di Delrio e Orlando consisteva nel sospendere la prescrizione per due anni in appello e per un anno dalla sentenza contro la quale si ricorre per Cassazione, per un totale di circa tre anni di sospensione della prescrizione, contro la sospensione perenne prevista dalla riforma adesso in vigore. In questo modo il PD intendeva riconoscere il principio della riforma ma bilanciandolo con la garanzia dei tempi certi per la giustizia. Il ministro della giustizia Bonafede però non lascia spiragli alla possibilità di rivedere la propria riforma, dichiarandola praticamente intoccabile, e durante il vertice vengono respinte le proposte correttive avanzate da PD, Italia Viva e Liberi e Uguali. Nonostante il rifiuto secco di Bonafede a qualsiasi intervento sulla riforma della prescrizione, rinnovato anche poco prima che il vertice iniziasse, il ministro alla fine torna sui suoi passi. Durante l’incontro giunge dal premier Conte una proposta per mediare tra le contrastanti anime della maggioranza: è il già battezzato “Lodo Conte”, che introduce un doppio binario tra assoluzione e condanna in primo grado. In caso di condanna, varrebbe la riforma Bonafede e dunque la prescrizione si blocca sine die. Nel caso di assoluzione, invece, si congela la prescrizione solo per alcuni mesi o al massimo per due anni. E ancora, per il premier ogni eventuale rettifica dovrà reggersi su due pilastri: intervenuta la prescrizione, deve essere assicurata la tutela degli interessi civili per la parte lesa, ed è obbligatorio adempiere all’impegno della totale ristrutturazione del processo penale, per giungere alla tanto discussa riduzione dei tempi processuali. Anche questa proposta porta con sé inevitabili dubbi di costituzionalità, a partire dalla disparità di trattamento tra imputato condannato e assolto in primo grado, che espone il Lodo del premier al rischio della violazione dell’art. 27 della Costituzione. Apparentemente la toppa è peggio del buco, ma tra i partecipanti al vertice si respira entusiasmo per aver comunque abbattuto il totem dell’abrogazione totale della prescrizione. La soddisfazione del ministro Bonafede per l’intesa (al ribasso) sulla prescrizione e per la maggioranza ricompattata è però ridimensionata dalle dichiarazioni dei delegati di Italia Viva […]

... continua la lettura
Attualità

Come in Slovenia stanno salvando le api

In Slovenia le api sono protette dalla popolazione e sono il motore dello sviluppo economico del Paese: un modello per la comunità internazionale. Le api di tutto il mondo sono in pericolo: pesticidi, parassiti, monocolture intensive, condizioni climatiche avverse ed estreme minacciano la loro sopravvivenza. La tutela delle api è fondamentale per il mondo e per l’uomo, e secondo gli esperti un terzo di quello che mangiamo lo dobbiamo al loro contributo. Dal centro dell’Europa, però, giunge l’ambizioso progetto di coniugare ambiente, cultura ed economia e salvaguardare questo piccolo e prezioso insetto: in Slovenia le api stanno bene e sono il motore dello sviluppo economico del Paese. La Slovenia è il Paese europeo con la più alta presenza di apicoltori, sono circa 9.600 per un totale di 12.500 alveari e 170 mila colonie di api. È tutto merito dell’ape carnica, originaria della Slovenia centrale e adatta al clima del posto, le cui doti la rendono amatissima dagli apicoltori, quasi venerata: è docile ma resistente alle malattie e con una grande capacità di adattamento. Ma soprattutto ha il raro pregio di essere sia specie protetta che garanzia di un’attività economica di successo, declinata in produzione, commercio e turismo sostenibile. Il modello sloveno La Slovenia ha dato i natali nel 1734 a Anton Janša, allevatore e pittore, considerato il padre della moderna apicoltura. Per celebrarlo, ma anche per promuovere sul piano internazionale il tema della biodiversità, nel 2017 il governo sloveno ha proposto all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che il 20 maggio, giorno della sua nascita, fosse proclamata la Giornata Mondiale delle Api. Questo risultato è solo il coronamento del modello a tutela di questo operoso insetto messo in campo dalla Slovenia fin dall’inizio degli anni Duemila: non solo dichiarando specie protetta l’ape carnica, ma anche formando gli studenti e i cittadini con corsi gratuiti di apicoltura, così da sensibilizzare la popolazione, creare nuove professionalità e favorire la presenza di alveari urbani. L’apicoltura in Slovenia non conosce limitazioni e si pratica in campagna così come in città, dettando una moda che si sta diffondendo in tutto il mondo, tanto che città come Parigi e Londra intervengono sulle proprie aree verdi metropolitane seguendo l’esempio sloveno, e non mancano iniziative italiane come Beeing che promuovono l’apicoltura urbana per principianti. Lubiana, la capitale, conta già 300 apicoltori, e il loro numero è in crescita. I suoi 65mila alberi, rigorosamente dai fiori utili al nutrimento delle api come tigli e castagni, la rendono una delle città più verdi al mondo. Una legge speciale obbliga i residenti a piantare solo arbusti, erbe e fiori che producano polline adeguato alle esigenze delle api, e le strade cittadine si riempiono di girasoli, menta e salvia. Lo Stato sovvenziona medicinali e rimedi contro gli acari degli alveari e già nel 2011 ha messo al bando gli insetticidi che contengono neonicotinoidi, sostanze letali per le api e dannose per l’uomo, ben otto anni prima dell’Unione Europea. Questo virtuoso modello in meno di dieci anni ha mostrato i suoi risultati, e così nel 2017 […]

... continua la lettura
Attualità

La riforma della prescrizione è in vigore: cosa è cambiato

La riforma della prescrizione è entrata in vigore ma non si placano le polemiche e slitta il vertice fissato a Palazzo Chigi. Cos’era, cos’è e cosa sarà la prescrizione penale in Italia. Dal 1 gennaio 2020 è entrata in vigore la riforma della prescrizione penale, approvata dal primo Governo Conte nel gennaio 2019 e contenuta nel ddl Anticorruzione, meglio noto come “Spazza-corrotti”. Nonostante ciò, i dubbi sul contenuto e sugli effetti della riforma permangono, sia da parte degli operatori del diritto che delle stesse forze politiche, anche di maggioranza. Tra i più critici c’è il Partito Democratico, oggi alleato del M5S, che ha chiesto di rivederne il testo formulando una proposta di legge per la sua modifica, ma il vertice fissato per il 7 gennaio è stato rinviato oggi, a causa del sovraffollamento di impegni di Palazzo Chigi. La proposta, che consiste in un solo articolo, vuole ammorbidire la disposizione targata 5stelle-Lega dedicata alla prescrizione per evitare quello che è stato definito “l’ergastolo del giudizio”. Di cosa parliamo quando parliamo di prescrizione La prescrizione del reato ha come unico presupposto il decorso del tempo: trascorso un certo periodo di tempo fissato dalla legge, e diverso a seconda del tipo di reato, il reato (o presunto tale) si estingue e non viene più punito. A scanso di indignazioni, fanno ovviamente eccezione i reati puniti con la pena dell’ergastolo, che sono imprescrittibili, e questo anche prima della riforma. Dal punto di vista dello Stato, la prescrizione interviene quando si è affievolito l’interesse a perseguire un reato commesso in un tempo ormai lontano e che sarebbe anche inopportuno punire. Si aggiunga l’aspetto tecnico della difficoltà, e in alcuni casi impossibilità, di reperire prove e testimoni quando sono passati molti anni. Per l’imputato, invece, è una garanzia contro l’eccessiva durata del processo, che comporta costi psicologici, familiari ed economici considerevoli anche se si dovesse giungere all’assoluzione. Le novità della riforma della prescrizione La riforma, fortemente voluta dal Ministro della Giustizia Bonafede, è l’approdo della battaglia storica del Movimento 5 Stelle contro i tempi troppo lunghi dei processi italiani e l’uso strumentale dell’istituto della prescrizione: si applicherà ai presunti reati commessi dalla data di entrata in vigore della riforma e prevede il blocco assoluto della prescrizione dopo che sia stata emanata la sentenza di primo grado, sia di condanna che di assoluzione. Nelle intenzioni dei promotori questa misura garantirà la certezza della pena, così che nessun imputato colpevole resti impunito sfruttando il meccanismo della prescrizione. Dall’altro lato, chi osteggia la riforma sostiene che il processo successivo al primo grado di giudizio rischia di diventare potenzialmente eterno, con buona pace delle garanzie dell’imputato e della ragionevole durata del processo. In particolare, lo scenario che spaventa di più è quello di una sentenza di assoluzione in primo grado, in cui la presunzione di non colpevolezza è ancora più palpabile, che aprirà ai successivi gradi di giudizio in cui il soggetto è nella “disponibilità” del potere dello Stato per un tempo indefinito (e potenzialmente infinito). Senza dimenticare che […]

... continua la lettura