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Eroica Fenice

Eventi/Mostre/Convegni

Fabrizio Corneli in mostra allo Studio Trisorio

Venerdì 15 febbraio si è inaugurata presso lo Studio Trisorio in via Riviera di Chiaia 215 una personale di Fabrizio Corneli, artista contemporaneo noto per le sue opere realizzate tramite l’ausilio di luci ed ombre, capaci di incantare il pubblico con la loro elaborata leggerezza. L’artista Fabrizio Corneli Nato nel 1958 a Firenze, Fabrizio Corneli studia all’Accademia di Belle Arti ed entra nel mondo dell’arte contemporanea a soli 21 anni partecipando alla mostra itinerante Le alternative del nuovo. Inizialmente si dedica alla fotografia, per poi tralasciare questa disciplina e dedicarsi all’utilizzo della luce come mezzo espressivo, partecipando a mostre in Italia e all’estero, in particolare in Francia, Spagna, Germania e in Giappone, dove realizza installazioni permanenti. In Campania l’artista ha realizzato l’opera Respiro presso la Reggia di Caserta, che anticipa la mostra che si terrà negli appartamenti storici della Reggia nel 2019. La mostra di Fabrizio Corneli allo Studio Trisorio Nella dimensione artistica l’elemento della luce e dell’ombra, principi imprescindibili fra di loro, hanno subito nel corso del tempo una graduale rivalutazione, fino a divenire forma e contenuto nei lavori di Fabrizio Corneli. Difatti le sue opere sono figure plasmate come sculture che, proiettate sulla parete assumono i connotati di immagini bidimensionali. I suoi lavori sono ispirati sia all’arte classica-come il Doriforo di Policleto–, sia al quotidiano -come i ritratti o i paesaggi. La dimensione spirituale, intangibile come la luce stessa, trova espressione nelle sfere di luce colorata che gravitano nello spazio come l’Halo, opera che presenta per la prima volta allo Studio Trisorio sperimentando una dimensione inedita. L’installazione prevede inoltre un intervento sul pavimento dello spazio espositivo ispirato a motivi islamici, ma ripreso da una tarsia del Duomo di Piazza dei Miracoli a Pisa, divenendo un esempio di congiunzione fra diverse culture. Osservando le opere di Fabrizio Corneli si ritorna ad osservare con gli occhi stupiti dell’infanzia elementi ripresi dal quotidiano, che vengono stravolti nella propria essenza tramite la loro stessa composizione. Lo spazio espositivo della mostra di Fabrizio Corneli La mostra sarà visitabile fino al 22 marzo 2019 presso lo Studio Trisorio, nota galleria napoletana che ha già ospitato in passato interessanti rassegne artistiche. La galleria venne inaugurata negli anni ’70 e da allora è divenuta un punto di riferimento per chiunque operi nel settore artistico campano, ospitando mostre di celebri fotografi italiani e non, quali Bill Brandt, Mimmo Jodice, Jan Saudek, Luciano D’Alessandro. Non solo con la fotografia, ma anche con la video arte e il cinema, lo Studio Trisorio ha percorso l’evoluzione dell’arte contemporanea, dando la possibilità con artecinema di godere di un festival che riscuote ogni anno un grande successo di critica e di pubblico, grazie anche alla possibilità di incontri e dibattiti con i registi, artisti e produttori. Fonte foto: https://www.artsy.net/artist/fabrizio-corneli

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Notizie curiose

Animali stravaganti: i 5 più strani

Da piccoli tutti abbiamo sognato di possedere un animale domestico: dal cane al gatto, dal canarino al pesce rosso, non desideravamo altro che un animale con cui condividere i nostri pomeriggi di gioco o semplicemente da osservare con curiosità. I nostri desideri erano sicuramente condizionate da cartoni animati come i Digimon o i più famosi Pokemon, dove i bambini protagonisti vivevano emozionanti avventure accompagnati da creature con strane abilità. Ciò che più stupisce è che gran parte di queste creature immaginarie sono state costruite sulla base di animali realmente esistenti, ed hanno capacità così particolari da poter essere considerati al pari dei personaggi tanto popolari nella nostra infanzia. Eroica Fenice ha quindi stilato per voi una raccolta dei 5 animali più stravaganti: 1) Clamidoforo troncato Al primo posto della nostra classifica degli animali stravaganti c’è il clamidoforo troncato. Questa singolare creatura ha il suo habitat naturale in ambienti aridi e rocciosi, ed è originario dell’Argentina. Nonostante sembri un incrocio fra un criceto e un gambero rosso, fa parte della famiglia degli armadilli, ed è il più piccolo della famiglia. A causa della grandissima diffidenza che prova verso gli esseri umani, si sa pochissimo di questo mammifero, se non che usa i suoi lunghi e potenti artigli per creare dei passaggi sotterranei, dove si nasconde durante il giorno. (foto in galleria) 2) Il calamaro di vetro Negli abissi degli oceani si nascondono numerose specie di molluschi e crostacei che devono essere ancora scoperti dall’uomo, e la loro struttura fisica sorprenderebbe anche i più acculturati zoologi. Ma non dobbiamo farci influenzare dalla fantasia: oltre a creature dotate di mostruose zanne e spaventosi tentacoli  ve ne sono anche di innocue, ma non per questo facili da catturare. Stiamo parlando del calamaro di vetro, un mollusco dal corpo trasparente che vive in molti oceani e nello specifico, nelle acque di media profondità. La sua singolare struttura fisica è frutto della necessità di nascondersi dai predatori, ma la sua invisibilità non è l’unica caratteristica a rendere questo mollusco così particolare: tramite una cavità del suo corpo che riempie e svuota d’acqua a seconda della necessità, riesce a regolare la sua profondità di galleggiamento. (foto in galleria) 3) Axolotl Come si può evincere dal nome, quest’anfibio dal muso simpatico è originario del Messico. Fa parte della famiglia delle salamandre e trascorre la maggior parte della sua vita in acqua. Oltre al suo aspetto esotico, ciò che rende sorprendente questa specie animale è la loro capacità di rigenerare le parti del corpo che perdono, rendendoli oggetti di studio da parte degli scienziati. Purtroppo gli axolotl sono stati dichiarati una specie a rischio, minacciati sia dagli interventi di drenaggio dell’acqua effettuati nel loro habitat, sia per le loro prelibate carni, considerate una vera leccornia nella cultura messicana. (foto in galleria) 4) Insetto stecco Nella classifica degli animali più stravaganti non potevano mancare gli insetti, che con la loro enorme varietà si dividono in circa 900.000 specie diverse. Anche questi animali hanno sviluppato nel corso del tempo abilità di mimetizzazione per sopravvivere ai predatori, […]

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Cinema & Serie tv

Il CULT #2: When Harry met Sally di R. Reiner

Come abbiamo annunciato nel numero precedente, la rubrica “Il CULT” è la rubrica di cinema che a cadenza mensile propone un classico della cinematografia, analizzandolo in quattro punti e spiegando gli elementi che lo hanno reso tanto famoso. In occasione della festa di San Valentino, non potevamo non parlare della commedia romantica per eccellenza, colei che ha segnato il punto di svolta del genere e a cui tutte le pellicole “rosa” vengono paragonate: naturalmente stiamo parlando di When Harry Met Sally (Harry ti presento Sally) When Harry met Sally di Robert Reiner Uscito nel 1989 e diretto da Robert Reiner (Stand By Me, Misery non deve morire), il film è stato realizzato con la sceneggiatura di Nora Ephron (C’è posta per te, Julie & Julia), madrina della commedia romantica americana. Ambientato per la maggior parte nella nevrotica città di New York (come l’ha definita il regista stesso), l’opera riesce a divertire e ad emozionare lo spettatore, anche grazie all’atmosfera che richiama alla mente lo stile “alleniano”. 1) La trama originale Nonostante Harry ti presento Sally sia fra i grandi esponenti del genere, il lungometraggio presenta uno sviluppo di trama diverso dalla solita storia d’amore cinematografica: quando Harry (Billy Crystal) e Sally (Meg Ryan) si incontrano per la prima volta non provano un’attrazione istantanea l’uno per l’altro, e si salutano entrambi sperando di non incontrarsi mai più. Nel corso della narrazione assisteremo a numerosi balzi temporali, che ci mostreranno come i due conducano la propria vita guidati dalle proprie esperienze, ricoprendo un ruolo di comparsa nella storia del rispettivo coprotagonista. Anche quando si rincontreranno ad anni di distanza, ognuno con il proprio carico di successi e delusioni, si instaurerà tra di loro un rapporto dettato dal bisogno di compagnia e di distrazione dalla routine, eliminando così il cliché del colpo di fulmine e rimandando per gran parte del film il “gran momento”. Quest’elemento viene sottolineato dalla sequenza di apertura, che mostra diverse coppie di anziani che ricordano il loro primo incontro. 2) Autenticità del racconto All’interno di When Harry met Sally non sono pochi gli elementi narrativi che hanno origine dalla realtà: non solo le storie raccontate all’inizio della pellicola riprendono quelle di persone comuni, ma anche i caratteri dei due protagonisti sono stati modellati sulla base del regista Robert Reiner e della sceneggiatrice Nora Ephron. Le due personalità agli antipodi con diverse concezioni di vita hanno portato sullo schermo due personaggi che hanno convinto il pubblico grazie alla loro sincerità. Inoltre alcune scene sono state improvvisate o ideate dagli attori, costringendo gli altri personaggi ad adeguarsi alla situazione: è il caso della celebre scena del finto orgasmo al ristorante, oppure della sequenza di Sally ed Harry durante la visita al Tempio di Dendur nel Metropolitan Museum of Art. 3) La regia A rendere Harry e Sally una delle coppie più famose del cinema non è stata solo la bravura degli interpreti ma anche la regia di Robert Reiner, capace di far apparire gli attori come due metà dello stesso insieme. Ci riferiamo in […]

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Teatro

Open – mic con Valerio Lundini / Intervista

Open – mic con Valerio Lundini al Kestè Venerdì 8 febbraio si è svolta al Kestè in Largo San Giovanni Maggiore Pignatelli una serata all’insegna del divertimento,  dell’impegno sociale e del black humor. Lo spettacolo ha avuto inizio con l’immancabile Gina Luongo, che ha inaugurato la serata proponendo al pubblico una “moneta alternativa”, utile non solo per il commercio ma anche come ricompensa per la galanteria maschile. Dopo aver scaldato il pubblico Gina ha lasciato il palco ad un altro volto noto degli Open – mic, Stefano Viggiani, che ha parlato di razzismo e intolleranza utilizzando come pretesto l’argomento della masturbazione e della pornografia, giungendo alla conclusione che troppo spesso vengono colpevolizzati ingiustamente. Il testimone è passato poi ad Adriano Sacchettini, un altro habituè del Kestè che resta in tema portando sul palco le difficoltà legate alla proprietà del membro maschile. Lo spettacolo è continuato prima con Dylan Selina e poi con Vincenzo Comunale che, presentati da Gina Luongo in veste di Pippo Baudo, hanno portato sul palco la discriminazione razziale fatta nei confronti dei meridionali e dei migranti. Dopo aver abbattuto tutti i tabù razziali e sessuali, è stata la volta del politcally correct demolito dalle battute one-liner di Davide DDL e da Flavio Verdino capace di fare comicità sulla somiglianza fra Dio ed Hitler e sul difficile tema dell’aborto.”  Ciliegina sulla torta è stato Valerio Lundini, con uno stile unico ed elaborato, ma allo stesso tempo immediato ed esilarante. Abbiamo chiacchierato un po’ con lui per tentare di scoprire il suo segreto: Valerio Lundini – L’intervista Come hai iniziato a fare stand up comedy? Io nasco come autore in radio e in TV per altri comici come Lillo & Greg e Nino Frassica talvolta. Inoltre ho una band dove suoniamo brani molto comici e surreali, ed in questo modo mi sono avvicinato alla comicità e al palcoscenico. Avendo molto materiale scritto da me anche per riviste come Linus o per diversi magazine online, ho scritto molti sketch, ho iniziato ad usarli…inizialmente leggevo dei racconti in pubblico in piccoli posti, poi ho messo su degli spettacoli. Più che stand up comedy io faccio degli sketch, delle piccole situazioni dove ci sono io con altri elementi che disturbano la performance con dei rumori fuori campo, tipo dei tuoni o delle distrazioni che creo precedentemente… una sorta di piccolo spettacolo teatrale. Ed ho iniziato perché sentivo l’esigenza di fare cose che mi divertivano che non potevo far fare ad altri. Come sei entrato nel mondo della radio e dello spettacolo? Io facevo degli sketch che caricavo su internet, e questi sketch li aveva visti Nino Frassica che mi ha chiesto di andare da lui in trasmissione a fare l’autore o un personaggio in radio…già conoscevo Lillo & Greg perché suonavamo negli stessi locali, e mi hanno chiamato in seguito a fare l’autore per la loro trasmissione. Ho avuto la fortuna di essere chiamato ecco. Hai collaborato con nomi affermati dello spettacolo. Com’è lavorare con loro? Mi sono sempre trovato bene, non ho mai avvertito disagio. Sono persone con […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Innamorati di Napoli con gli Innamorati di Napoli

Arrivato alla quarta edizione, Innamorati di Napoli è un’iniziativa che permette di visitare luoghi storici della città accompagnati da guide turistiche e personaggi famosi, arricchendo con i propri racconti personali le visite ai monumenti e luoghi d’interesse storico ed artistico. Innamorati di Napoli – l’iniziativa Promosso dall’Assessorato di Napoli, l’iniziativa Innamorati di Napoli è un ottima occasione per andare alla scoperta di luoghi famosi e meno famosi, che assumono grazie ai racconti degli “illustri ciceroni” una nuova veste, più intima e personale. L’iniziativa, che si terrà domenica 17 febbraio, è nata da un’idea dello scrittore Maurizio De Giovanni, e avrà quest’anno come madrina l’attrice Luisa Amatucci, protagonista di Caina (2016), pellicola pregna di attualità e dramma. L’attrice presenzierà alla visita a Palazzo San Giacomo, evento quest’anno arricchito dalla presenza della compagnia La fabbrica di Wojtyla che inscenerà un’imperdibile visita teatralizzata in costumi d’epoca. In linea con la politica d’inclusione adottata dal sindaco Luigi De Magistris, l’evento è stato realizzato in collaborazione con l’Ente Nazionale Sordi, permettendo anche ai non udenti di seguire la visita che sarà tradotta nella lingua dei segni. Anche il Museo di Capodimonte dimostra attenzione verso ogni tipologia di visitatore, con l’evento “Capodimonte tra le mani” un itinerario di tipo tattile – narrativo alla scoperta della Galleria delle Arti e degli Appartamenti Reali; l’iniziativa è parte della rete “Napoli tra le mani”, realizzata in collaborazione con il SAAD (Servizio di Ateneo per Attività di Studenti con Disabilità) dell’Università Suor Orsola Benincasa. I percorsi tattili del Museo e Real Bosco di Capodimonte si inseriscono nelle attività di promozione dell’accessibilità alla cultura e al patrimonio storico e artistico del territorio napoletano, mirando così a migliorare la fruizione e la conoscenza dei luoghi d’arte. I percorsi sono una realtà concreta già da 6 anni. Tra i numerosi personaggi famosi che aderiranno all’iniziativa, fiore all’occhiello è costituito dagli attori “eduardiani” Marisa Laurito, Marina Confalone e Nello Mascia che si occuperanno di visite speciali alla mostra “I De Filippo – il mestiere in scena” , raccontando le esperienze che li legano al Maestro Edoardo De Filippo. A garantire l’ottimo livello della visita è l’Associazione di categoria Guide Turistiche Campania, che affiancherà i ciceroni illustri secondo il calendario pubblicato sul sito del comune di Napoli e sul sito dell’associazione Guide turistiche in Campania dove sarà possibile trovare tutte le info (non solo gli orari ma anche sconti ed entrate gratuite) ed effettuare la prenotazione online ai vari eventi, necessari per la partecipazione. Innamorati di Napoli – il programma Sono più di 40 i diversi eventi legati all’iniziativa che avranno luogo il 17 febbraio 2019 in diverse zone della città. Fra le numerose proposte ve ne sono però alcuni speciali: Mostra “I De Filippo – Il mestiere in scena”  Nella mattina di sabato 16 febbraio, Marisa Laurito farà da guida alla mostra raccontando la sua esperienza personale e di lavoro con Edoardo De Filippo. In seguito saranno Marina Confalone e Nello Mascia a parlare dei loro personali ricordi legati al Maestro. Per l’occasione il prezzo della mostra è di […]

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Teatro

Clara Campi e la nuova femminilità al Kestè

Una serata tutta al femminile quella di sabato 19 gennaio al Kestè, che ha avuto il piacere di ospitare sul palco 3 donne che hanno fatto della loro “femminilità 2.0” la base del proprio spettacolo.  “Non sono femminista, ma…” di Clara Campi Preceduta dalle simpaticissime comedians Gina Luongo e Connie Dentice, Clara Campi si è esibita lo scorso sabato 19 gennaio al Kestè con il suo ultimo spettacolo “Non sono femminista, ma…” portando sul palcoscenico la difficoltà di essere donna in una società in cui sono ancora presenti preconcetti razziali e misogini. Come ci aveva già anticipato nella sua intervista, Clara trasforma i pregiudizi e le ipocrisie in materiale per il suo monologo comico, riscuotendo successo fra il pubblico sopratutto grazie alla sua spontaneità e alla capacità di interagire con esso. Consapevole dello stereotipo delle attiviste frigide e scostanti, “Non sono femminista ma…” mira a distruggere questo cliché mettendo in scena la vita sentimentale e sessuale della comedians lombarda, che narra le proprie (dis)avventure amorose e le conseguenze che una donna deve affrontare in cambio di una sessualità libera dai preconcetti. Clara esprime un tipo di femminilità nuovo ed opposto alla tradizione: una femminilità forte e consapevole, che non ha timore di apparire aggressiva o volgare. Anche se alcune battute potrebbero sembrare misantrope,  il suo obiettivo è chiaramente provocare il pubblico, dimostrando che tutti noi abbiamo dei tabù. “Tutti in famiglia abbiamo un parente anziano che spara cazzate sugli immigrati, vero? Dobbiamo esserne felici, così almeno movimenta la serata!” Il titolo dello spettacolo è proprio l’espressione di questo concetto, una frase che ultimamente sentiamo spesso pronunciare per mascherare (fallendo in partenza) i pregiudizi verso il diverso. Eppure il primo passo per combattere questo pensiero consiste nella sua accettazione, che comporta un cambiamento del nostro essere. Clara riesce quindi a rendere divertente un discorso dalla grande importanza sociale, facendo riflettere mentre ci si diverte. Il suo monologo si struttura quindi su più punti: dal cartone animato degli anni ’80 He – Man  diventato un’ icona del movimento omosessuale, fino alla friendzone e alla pornografia, senza mai smettere di ridere e continuando a demolire i luoghi comuni.  La comicità di Clara Campi si rivela essere una lente d’ingrandimento con cui analizzare i comportamenti della nostra società, scovando le contraddizioni e guardandole da un altro punto di vista, ma mettendole così anche in ridicolo. “E se invece provassimo a cambiare lo slogan in “Io SONO RAZZISTA, ma…” senti come suona meglio?” Terminato lo spettacolo non si può fare a meno di pensare che se riuscissimo ad avere lo stesso atteggiamento di Clara, capace di fare ironia prima su se stessa e poi su gli altri, riusciremmo a comprendere meglio il punto di vista altrui e a smontare i pregiudizi che sono alla base della nostra cultura.  Non perdete i prossimi appuntamenti di Stand Up Comedy al Kestè, in cui, con ironia e leggerezza vengono affrontati temi di grande attualità!   Fonte immagine: https://www.facebook.com/events/2396690470360143/

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Cinema & Serie tv

Il CULT: “Suspiria” di Dario Argento

I film che non puoi non conoscere: il CULT Dal 1895 fino ad oggi, il cinema ci ha regalato tantissimi capolavori, capaci di emozionare e di far riflettere. Dal genere drammatico alla commedia, dall’espressionismo tedesco alla serializzazione del cinema, da George Méliès a Quentin Tarantino, la cinematografia ha acquisito in breve tempo sempre maggior spessore guadagnandosi la definizione di “settima arte”. L’impatto che il cinema ha avuto sulla nostra cultura è stato enorme, tanto da portare alcune opere a divenire il simbolo di una generazione. Questi film, ribattezzati con il termine “cult”, rappresentano non solo un importante aspetto della cinematografia ma anche un interessante elemento sociale, imprescindibili per chiunque si ritenga un appassionato del genere. È per questo che da gennaio 2019 nasce la rubrica il CULT, che ripropone mensilmente i film e le serie TV più apprezzate della storia! Analizzandole in 4 punti, scopriamo insieme cosa ha reso queste pellicole l’emblema di una generazione. In occasione dell’uscita del remake di Suspiria di Luca Guadagnino, il primo numero è dedicato al film che l’ha ispirato, opera del maestro dell’horror italiano: Dario Argento. Suspiria di Dario Argento Proiettato nelle sale italiane nel 1977, il film realizzato da Dario Argento è considerato da molti una pietra miliare della sua produzione, segnando il passaggio da uno stampo di tipo poliziesco al genere horror. Ma quali sono gli elementi che lo hanno reso un cult? 1) La fiaba in Suspiria Fin dalle prime sequenze è facile individuare l’influenza che la cultura del nord Europa ha avuto sul regista: un’innocente ragazza costretta a fronteggiare le forze del male, l’Accademia di danza simile ad un castello, la presenza di sortilegi e figure demoniache sono il frutto di un viaggio che Dario Argento ha compiuto in Francia, Svizzera e Germania alla ricerca d’ispirazione. Le ambientazioni sono infatti ricreate sul modello delle fiabe dei fratelli Grimm che, ben lontane dall’essere innocue favole per bambini, continuano ad esercitare fascino sui lettori di ogni età. A dimostrazione di ciò anche le citazioni a Biancaneve della Walt Disney, naturalmente in chiave più grottesca e macabra. 2) La fotografia Anche da un punto di vista tecnico possiamo ritrovare delle analogie con il classico Disney: entrambe le pellicole fanno uso del Technicolor, procedimento che si distingue per i suoi colori saturi ed aggressivi. Proprio la fotografia è uno dei punti forti dell’opera: realizzata da Luciano Tovoli, si avvale dell’uso di luci colorate poste dietro la carta da parati o al di fuori dell’inquadratura, colorando così i protagonisti e le ambientazioni e conferendogli un aspetto irreale. In questo modo lo spettatore si ritrova trasportato in un mondo onirico, richiamando inoltre l’uso che gli espressionisti tedeschi facevano del bianco e nero, metafora delle inquietudini dei  personaggi. 3) L’atmosfera Ciò che ha reso Suspiria un cult è l’inconfondibile atmosfera che Dario Argento è riuscito a ricreare, grazie anche alla scenografia di Giuseppe Bassan. Inizialmente l’idea del regista era di realizzare un film cui le protagoniste fossero bambine, ma la produzione si oppose temendo la censura. Si optò quindi per un abile stratagemma: […]

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Teatro

Clara Campi, il lato comico del femminismo | Intervista

Intervista a Clara Campi, stand up comedian presto al Kesté di Napoli Clara Campi è una giovane attrice diplomata presso l’American Musical and Dramatic Academy di New York, dove ha partecipato a spettacoli teatrali e a numerosi film indipendenti. Dopo cinque anni negli USA è tornata a Milano dedicandosi alla televisione e ai social, trattando in chiave ironica e spietata i temi del femminismo e di una società troppo spesso maschilista. Ha preso parte a Natural Born Comedians su Comedy Central, a Lucignolo su Italia 1, a vari sketch mandati in onda su Italia 2, e collabora con i Pantellas e Paolo Noise ai loro video online. In occasione del suo prossimo spettacolo Non sono femminista ma… al Kestè di Napoli il 19 Gennaio, abbiamo incontrato Clara Campi per fare due chiacchiere e quattro risate. Clara Campi, l’intervista Come ha iniziato Clara Campi a fare stand up comedy? Non c’è stato un momento preciso in cui ho iniziato. Ho cominciato come attrice, ho studiato recitazione a New York e ho anche lavorato come attrice. Mentre ero negli Stati Uniti sono entrata in gruppo di sketch comedy dal nome Nomansland e abbiamo iniziato a frequentare i comedy club in giro per New York, avvicinandomi al genere. Anche se inizialmente sono rimasti tentativi, perché io volevo fare l’attrice. Tornata in Italia, paradossalmente ho iniziato a fare stand up comedy… Cioè in una città come New York, piena di stand up comedy, non l’ho presa molto sul serio, torno in Italia, dove ai tempi la stand up comedy non esisteva e inizio a farla. Ho iniziato facendo i Zelig Lab, comicità un po’ più tradizionale dove però mi sentivo un pesce fuor d’acqua. Poi nel 2014 mi sono trovata con altri ragazzi che si sentivano come me e lentamente è nato il gruppo Melamercia, formato da me e altri tre comedians: Luca Anselmi, Edoardo Confuorto e Giorgio Magri. Da lì ho iniziato a fare stand up comedy. Chi sono i Melamarcia? Un gruppo di amici? No, inizialmente non conoscevo il resto del gruppo, siamo diventati amici in seguito. Ci siamo trovati perché eravamo tutti degli outsiders. Le realtà come Zelig non facevano per noi, le alternative a Milano erano molto limitate e chiuse, non riuscivamo a trovare un posto dove collocarci nella realtà milanese e quindi eravamo tutti nella situazione di non sapere dove andare. Ci siamo detti «eh vabbé, creiamola noi questa situazione!». E da lì è iniziato. Ti consideri una femminista ma ne parli con molta ironia. Perché quest’approccio? Il movimento femminista ha bisogno di ironia. È la cosa principale che manca nel movimento femminista, c’è un’incapacità di prendere le cose con leggerezza, c’è un’incapacità di autocritica e sopratutto c’è una mancanza di interesse per il divertimento, e secondo me questa è una lacuna molto molto grande che provo a riempire io. Pensa te che presunzione. Io scrivo i miei testi, ma non mi sono seduta a tavolino pensando «adesso scrivo una cosa femminista». È stato qualcosa di organico. È successo perché essendo l’ambiente dello stand up […]

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Cinema & Serie tv

Suspiria di Luca Guadagnino al cinema

Nelle sale italiane dal 1 gennaio 2019, Suspiria di Luca Guadagnino è un film che non rispetta le convenzionali regole dell’horror, a favore di una maggior attenzione sui complessi temi della memoria e del senso di colpa. Accompagnati dalla camaleontica Tilda Swinton e l’enigmatica Dakota Johnson, lo spettatore si ritrova immerso in una narrazione che si dimostra singolare e innovativa . Suspiria – La trama Ambientato a Berlino negli anni della guerra fredda, la pellicola narra le oscure vicende che hanno come protagonista Susy Bannion (Dakota Johnson), ambiziosa ballerina che riesce ad entrare nella prestigiosa Markos Dance Academy gestita da Madame Blanc (Tilda Swinton). Ma le articolate coreografie e la bravura delle insegnanti non sono le uniche componenti a rendere la Markos Academy unica nel suo genere: fra le sue mura si cela un antico ed oscuro segreto legato ad un’arcaica setta e alla misteriosa scomparsa di alcune studentesse. Il dottor Kemplerer, inconsapevole di quali forze stia sfidando, cercherà di far luce sul mistero, convincendo anche l’allieva Sarah (Mia Goth) ad aiutarlo nella pericolosa indagine. Suspiria – Non chiamatelo remake Nonostante il film porti il titolo e lo stesso incipit narrativo della celebre pellicola del maestro dell’horror italiano Dario Argento, le due opere sono in realtà molto diverse fra loro, tanto da chiedersi se sia giusto definire l’ultimo lavoro di Guadagnino un remake. Durante lo sviluppo del film si ha l’impressione che il regista abbia realizzato un’opera che si discosta dall’originale non soltanto per un diverso sviluppo di trama, ma sopratutto per i delicati temi che vengono affrontati con l’evoluzione della storia. Se nella pellicola del 1977 il professor Milius e Sarah, interpretati da Giorgio Piazza e Stefania Caselli, hanno un ruolo marginale e di contorno, nel lungometraggio del 2019 i due personaggi assumono un’importanza maggiore, non solo per il loro coinvolgimento attivo nell’indagine ma anche per il loro background. Il regista utilizza il passato dell’anziano psicologo per mostrarci il senso di colpa di una città che avverte ancora gli effetti della dittatura nazista, che si concretizzano nella rappresentazione dell’iconico Muro e nella divisione della città in due sezioni. Suspiria – La regia Dopo il successo di Call me by your name Guadagnino torna al cinema con una fiaba nera dalle tinte storiche. Nonostante le differenze, è chiaro l’omaggio che il giovane regista compie ad un cult del cinema italiano, che, afferma in un intervista, l’ha affascinato fin da ragazzo. Nel film Tilda Swinton (Ave Cesare, A bigger splash), sua musa ispiratrice e già protagonista di diversi film di successo del regista, dimostra tutta la sua abilità recitativa interpretando tre ruoli diversi ma metaforicamente legati fra loro: Madame Balnc, il professor Kemplerer ed Helena Markos. Ciò è stato possibile grazie alla bravura del make up artist Mark Coulier, che trasforma la talentuosa attrice rendendola irriconoscibile. Il film dimostra inoltre il suo valore attraverso un sapiente uso del montaggio e nella realizzazione delle atmosfere, merito anche della costumista Giulia Piersanti. La pellicola si impreziosisce inoltre con la colonna sonora realizzata da Thom Yorke, cantautore […]

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Recensioni

“Carlotta e il giovane Werther” de Gli Artimanti

Dall’11 al 13 gennaio 2019 la compagnia Gli Artimanti porta in scena Carlotta e il giovane Werther nello spazio teatrale dei Quartieri Airotos in Via Carlo de Cesare 9, nei pressi di Via Toledo. Lo spettacolo riprende uno dei classici della letteratura romantica, utilizzando i concetti alla base del romanzo e del movimento artistico per dare voce alla condizione femminile odierna. Carlotta e il giovane Werther: il diritto alla felicità secondo gli Gli Artimanti Carlotta (Federica Di Cesare) vive una vita serena, impiegando i suoi giorni da casalinga prendendosi cura dei suoi sei fratelli, del padre e del consorte Alberto (Massimo Sconci). Una realtà tranquilla, forse anche troppo: vivendo al fianco di un marito rude e incurante, simbolo della convenzione sociale che regola i rapporti fra moglie e marito, Carlotta conduce un’esistenza frustrante e priva di contatti. L’opportunità di risvegliarsi dalla banalità della sua routine avviene con l’incontro di un giovane che stravolge il suo modo di pensare e di vivere. Assieme a Werther (Lorenzo Giannetti) uomo spensierato e dinamico, Carlotta inizia il suo personale cammino verso la libertà di pensiero e d’azione, uscendo dal ruolo impostale dalla società come donna che trova la sua unica realizzazione nella personificazione dell’angelo del focolare. Lo spettacolo punta a stravolgere la classica e stereotipata figura femminile prendendo come punto di partenza Carlotta di I dolori del giovane Werther, donando spessore e profondità al personaggio tramite la scenografia di Mirco Di Virgilio, che offre allo spettatore diversi elementi per comprendere la condizione della donna. Il medesimo concetto è inoltre espresso dalla regia di Manuel Capraro, che riesce a distinguere in maniera netta e precisa gli stati d’animo della protagonista tramite l’uso di brani e luci. La rappresentazione inaugura la rassegna teatrale Allegati a cura di Quartieri Airots, con la quale l’associazione napoletana ribadisce il proprio concetto di teatro ampliato e aperto verso una pluralità di linguaggi e realtà culturali a confronto. L’associazione culturale si occupa della produzione, promozione e diffusione di spettacoli teatrali, laboratori ed eventi culturali, puntando al coinvolgimento del quartiere e alla creazione di sinergie con altre realtà culturali operanti dentro e fuori dal territorio campano. Dal 2017 l’associazione Quartieri Ariots ha in affidamento la Chiesa del Carminiello a Via Toledo, attuale sede del Teatro dei 63. Di seguito tutte le info utili: Biglietto: interno 12 €-ridotto 10 € Info: compagnigliartimanti@gmail.com  – 333 6868857 Prevendite: info@airots.it – 081 18498998 Rassegna teatrale “Allegati” Eventi in calendario Laura 1-2-3 febbraio – Teatro dei 63 Muta – workshop teatrale  a cura di Civilleri/Lo Sicco 25-26-27-28 febbraio – Teatro dei 63 Bianca 1-2-3 marzo – Teatro dei 63 L’ora blu 22-23-24 marzo – Quartieri Airots La sentinella di Elsinore 11-12-13-14 aprile – Teatro dei 63 Human Animal 26-27 aprile – Teatro dei 63 Rosa Balestrieri 10-11-12 maggio – Quartieri Airots Fonte foto: https://www.airots.it/spettacoli/carlotta-e-il-giovane-werther/

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Culturalmente

Il videogioco come ottava arte?

Il videogioco può essere considerato come l’ottava arte? È noto che l’arte è suddivisa in sette categorie, che vengono identificate come architettura, musica, pittura, scultura, poesia, danza ed infine cinema. Ma cos’è che rende queste discipline degne di tale nome? Si può trovare risposta a questa domanda consultando il vocabolario, che conferisce alla definizione di “arte” il seguente significato: “attività umana volta a creare opere a cui si riconosce un valore estetico, per mezzo di forme, colori, parole o suoni; complesso delle opere prodotte in un’epoca o paese che denotano l’insieme di caratteri culturali”. Ma a cosa è dovuto il valore estetico? Sicuramente ad un gusto personale, ma anche alla capacità di suddetta opera di suscitare nel fruitore un’emozione legata ad essa. Tutti elementi che possono essere riscontrati anche nel settore videoludico, eppure nonostante ciò permane una forte opposizione nei confronti di questo genere. La demonizzazione del videogioco Non è raro che i videogame siano soggetto di critiche, venendo considerati come un incubatrice di aggressività e solitudine, accusati di alienare dalla realtà chi ne fa uso. Le dichiarazioni del ministro Calenda sono infatti solo l’ultima di una lunga serie di invettive compiute verso questo genere, che viene spesso tirato in causa per episodi di violenza che non hanno nulla a che fare con esso. Complice di questa linea di pensiero è sicuramente un atteggiamento chiuso al progresso e al cambiamento, tanto da farci pensare ai dotti di Salamanca di Umberto Eco, venditori di apocalisse che mettono in guardia il mondo da una minaccia che va contro i “vecchi valori”. Certamente un uso prolungato o eccessivo può comportare seri danni, e la decisione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità di inserire la dipendenza da videogame nell’elenco delle malattie internazionalmente riconosciute non solo è una decisione necessaria, ma è anche segno di attenzione verso una problematica che prima veniva ignorata o sminuita. Questo però non dev’essere un motivo per additare il videogioco come la fonte di ogni male, ricordandoci che anche il cinema ai suoi albori veniva considerato dagli stessi fratelli Lumière una “moda passeggera” oppure un “semplice intrattenimento”, come lo definì George Orwell nel saggio Libri contro sigarette. Questi esempi sono utili a dimostrare come la diffidenza o la svalutazione accompagni spesso la nascita di una nuova disciplina. Rivoluzione digitale e nascita dell’OMI: Opera Multimediale Interattiva L’avvento delle tecnologie informatiche nella seconda metà del XX secolo e la conseguente rivoluzione digitale hanno portato ad una crescente tecnologizzazione di ogni aspetto legato all’uomo e alla società, andando ad influenzare anche le attività definite come passatempi. In particolare quest’ultimi rappresentano un importante aspetto non solo della nostra quotidianità, concorrendo allo sviluppo fisico, mentale ed interiore dell’individuo, ma anche di un più alto punto di vista, che potremmo chiamare sociale e pre-culturale, come lo definisce Johan Huizinga nell’opera Homo Ludens. Lo storico dimostra come la cultura (intesa come insieme di valori, usi e costumi) sorga dapprima come un gioco, e che in seguito l’aspetto ludico venga messo in secondo piano celandosi nei fenomeni culturali della società a cui appartiene. Il videogioco esprime questo concetto nella sua piena […]

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Cinema & Serie tv

5 film da non perdere nel 2019: Il Re Leone, Suspiria e…

5 film da non perdere l’anno prossimo, il 2019 Il 2018 sta per concludersi e con esso la sua stagione cinematografica, che con film quali Sulla mia pelle, Il vizio della Speranza,  Roma e tanti altri, si è dimostrata prolifica e impegnata sotto ogni punto di vista e per ogni genere. Ma anche le uscite previste per il 2019 non sono da meno, e, anche se con qualche difficoltà, abbiamo stilato per voi una classifica dei 5 film fra le numerose pellicole in arrivo per il prossimo anno che non potete assolutamente perdere! 5  film da non perdere nel 2019 Suspiria di Luca Guadagnino Remake della celebre pellicola del maestro dell’horror italiano Dario Argento, Suspiria è l’ultimo lavoro di Luca Guadagnino, regista che ha ottenuto fama e successo sia in Italia che all’estero con Io sono l’amore (2009) e Chiamami con il tuo nome, vincitore dell’Oscar 2018 come miglior sceneggiatura non originale. Il film, in uscita nelle sale italiane il 1 gennaio 2019, narra le oscure e misteriose vicende che si svolgono all’interno della scuola di danza gestita da Madame Blanc (Tilda Swinton) a Berlino nel 1977. Protagonista è Dakota Johnson nei panni di Susie Bannon, ambiziosa ballerina americana che si ritroverà coinvolta nelle diaboliche macchinazioni di una antica quanto potente setta. Ad aumentare il prestigio dell’opera che già così si preannuncia di alto livello, vi sono le musiche di Thom York, voce solista dei Radiohead, che ha curato la colonna sonora. Questo è sicuramente un film da non perdere! Once upon a time in Hollywood di Quentin Tarantino L’autore di film cult quali Le Iene (1992) e Pulp Fiction (1994) torna al cinema con il suo nono (e forse penultimo) film dal titolo  C’era una volta in Hollywood, in chiaro omaggio al maestro del cinema Sergio Leone. La pellicola presenta un cast d’eccezione con protagonisti Leonardo Di Caprio e Brad Pitt,insieme sul grande schermo per la prima volta nei rispettivi panni di una star del cinema western ed il suo stuntman. Assieme ai celebri attori anche Al Pacino, Kurt Russel, Tim Roth e Margot Robbie, quest’ultima come interprete di Sharon Tate, attrice brutalmente assassinata da Charles Manson il 9 agosto 1969. Della trama si sa solo che sarà incentrata sui personaggi di Di Caprio e Brad Pitt, e che si svolgerà ad Hollywood proprio nel periodo dell’efferato omicidio. L’uscita in America è prevista per il 26 luglio 2019, per l’edizione italiana dovremmo aspettare invece l’autunno dello stesso anno. Il Re Leone, live action di Jon Fraveau Fra i più conosciuti ed amati capolavori della Disney, Il Re Leone apparve per la prima volta nelle sale cinematografiche nel 1994 riscuotendo anche all’epoca un enorme successo, tanto da far guadagnare ad Hans Zimmer un Oscar e un Golden Globe per la miglior colonna sonora. Nel 2019 Jon Frevau, regista del riadattamento de Il libro della Giungla (2016) e dei primi due capitoli di Iron Man, ripropone la magia del classico Disney totalmente rinnovata in live-action. La trama la conosciamo tutti: nel regno della savana si celebra la nascita di Simba, cucciolo di leone erede al […]

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Teatro

Mario Autore porta La locandiera al Teatro Instabile di Napoli

Il 27 e il 28 dicembre 2018 torna in scena uno dei classici del teatro italiano più famosi di sempre: La locandiera di Carlo Goldoni, con la regia di Mario Autore. Lo spettacolo andrà in scena al TIN – Teatro Instabile di Napoli, ed è rappresentato dalla compagnia teatrale Unaltroteatro. La locandiera – come si innamorano gli uomini di Mario Autore La celebre storia vede protagonista l’affascinante ed esuberante Mirandolina (Federica Pirone), proprietaria di una locanda dove viene corteggiata da ogni cliente, in particolar modo dal Marchese di Forlimpopoli (Gianluca Cangiano) aristocratico decaduto, e dal facoltoso Conte di Albafiorita (Vincenzo Castellone). I due personaggi, opposti sia negli atteggiamenti che nelle tecniche di seduzione, si illudono di poter conquistare la locandiera, che lascia ad entrambi l’illusione di una possibile conquista, in virtù del buon esito dei suoi affari. Il delicato equilibrio viene però spezzato dall’entrata in scena del Cavaliere di Ripafratta (Gaetano Franzese), aristocratico misogino che non nasconde il suo disprezzo per le donne e per chi se ne invaghisce. Ferita nel suo orgoglio femminile, Mirandolina si ripromette di far innamorare il Cavaliere, ricorrendo ad ogni astuzia e persino all’aiuto dell’inconsapevole Fabrizio (Mario Autore), cameriere della locanda anch’egli innamorato della sua padrona. La commedia, che già all’epoca fece scalpore per il ruolo che la figura della donna assume nei confronti dell’uomo, è stata riadattata da Mario Autore, che elimina ogni riferimento storico a favore di una più facile comprensione dello spettacolo. Anche i costumi vengono rielaborati da Federica Pirone con l’intento di eliminare ogni riferimento all’epoca, introducendo però nella scenografia e nella sceneggiatura elementi tipici della cultura partenopea. La rappresentazione riesce infatti a mostrare con ironia il difficile rapporto che vige fra l’uomo e la donna, mettendo in risalto l’astuzia dell’atteggiamento seduttivo femminile e l’incapacità dell’uomo di comprenderlo. Lo spettacolo assume grande importanza anche dal punto di vista sociale, ribaltando la condizione della donna da vittima di violenza a scaltra burattinaia dei sentimenti altrui. La grande novità della commedia consiste però nel ruolo del pubblico, che diviene un vero e proprio personaggio con cui gli attori dialogano nel corso della vicenda e degli sketch comici, come se avessero a che fare con altri avventori del locale. A favore di ciò anche la particolare disposizione della platea, che elimina la classica lontananza degli attori dal pubblico per ricreare un senso di partecipazione. Per favorire l’immedesimazione nella storia, per chi ne avesse voglia vi è la possibilità di partecipare ad un aperitivo che si tiene al locale Mazz in Via dei Tribunali 359, poco prima dello spettacolo, e che vedrà Mario Autore intrattenere gli astanti con canti e chitarra. Foto di Claudia Scuro

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Attualità

CLIC – 10 giorni guidati dal vento di Paolo Goglio

«Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto» questa citazione tratta da Walden ovvero vita nei boschi dello scrittore americano Henry David Thoreau racchiude perfettamente il concetto alla base  del film di Paolo Goglio, che detiene il primato come film interamente girato con la cosiddetta tecnica “selfie“. CLIC – 10 giorni guidato dal vento di Paolo Goglio, la trama Il titolo (“Condividi, Iscriviti, Like, Contattami”) è l’acronimo dello slogan ripetuto da Paolo, regista, attore ed (in)influencer combattuto dal desiderio di evadere da un sistema fasullo e dall’ipocrisia dei rapporti umani che, in cerca di quiete interiore intraprende un viaggio di 10 giorni lungo i paesaggi naturali della Danimarca, lasciando che sia il vento a decidere le varie tappe. Ma, nonostante le premesse, Paolo è perennemente armato del suo smartphone, pronto a registrare qualsiasi evento e a condividerlo con i suoi followers, cercando un approccio che catalizzi su di lui l’attenzione del volubile pubblico del web. CLIC – 10 giorni guidato dal vento, la regia Proiettato per la prima volta all’Anteo di Milano il 12 dicembre del 2018, il film spicca subito per la singolare decisione di realizzare l’intero lungometraggio seguendo la regola del selfie. La coraggiosa scelta registica si rivela più che adatta, andando a supporto sia della narrazione che dell’ideologia con cui nasce il progetto. Come si può intuire dal titolo, l’opera esprime non solo il disagio di una società dove le interazioni sono ormai governate dalla tecnologia, ma sopratutto l’ossessione di voler condividere ogni istante ed ogni pensiero, convinti che in questo modo non andranno persi. Anche l’assenza di altri personaggi di rilievo all’interno della storia combacia perfettamente con il concetto che è alla base del selfie, dando così allo spettatore la possibilità di osservare il protagonista in atteggiamenti che sono probabilmente quelli della maggioranza degli utenti social in relazione al proprio profilo: costruiti e studiati con attenzione. Nonostante ciò non mancano i momenti più leggeri, in particolare la sequenza in cui Paolo prova e riprova il saluto da rivolgere ai suoi fan, ricreando in chiave comica la scena del cult Taxi Driver con Robert De Niro allo specchio. Grande importanza assumono anche gli ampi paesaggi incontaminati, che fungono non solo come invito metaforico ad ampliare i propri orizzonti, ma anche come cornice dei monologhi interiori del protagonista. D’altronde non poteva essere altrimenti dato che il film è stato prodotto da Amore con il Mondo, associazione fondata dallo stesso Paolo Goglio, con il fine di valorizzare il patrimonio ambientale e di favorire il reinserimento dell’individuo in un contesto sociale e naturale. Perfettamente in linea con il pensiero dell’associazione, il film è stato realizzato da volontari e appassionati, dando la possibilità anche a chi non aveva esperienza di partecipare alla sua realizzazione.

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Food

Gastronomia Prodotti Tipici Campani, dove il tempo si è fermato

Nel cuore di Fuorigrotta, storico quartiere di Napoli, fra i numerosi edifici grigi e impersonali composti da uffici, banche e supermercati affollati, vi è una particolare gastronomia che riesce ancora a preservare non solo il gusto, ma anche l’accoglienza e la cordialità tipici della tradizione napoletana. Dal nome semplice ed efficace, la Gastronomia Prodotti Tipici Campani fa del suo punto di forza il più che riuscito binomio di buona cucina e ospitalità. Gastronomia Prodotti Tipici Campani – la tradizione dell’accoglienza Sito in via Diocleziano al numero 67, basta una sola occhiata all’interno del locale per capire che non si tratta di una gastronomia come le altre: i pochi tavoli presenti, l’aspetto semplice e informale, assieme ai lunghi scaffali ricolmi di prodotti tipici, fanno pensare alle salumerie di una volta, dove la regola non era l’apparenza o la quantità ma la qualità. Un’attività come c’è ne erano tante prima, dove non ci si limitava ad una relazione puramente commerciale, regolata dai prezzi e dalla convenienza, ma basata piuttosto su un rapporto di fiducia e conoscenza con il proprietario, che più che un commerciante, era considerato un sorta di confidente. Questo è naturalmente merito di Leonardo Testa che, avendo preso in gestione il locale di famiglia nel 2004, ne ha portato avanti lo spirito, offrendo ai suoi clienti un luogo dove poter rinfrancare non solo il corpo, ma anche ristoro per l’animo.  A rendere l’ambiente più conciliante, vi sono i numerosi prodotti di alta gastronomia come il Blu 61, formaggio erborinato con infiltrato di vino passito e mirtilli rossi, o le pregiate carni del maialino nero casertano. Ma il piatto forte resta sempre l’accoglienza calorosa, come testimonia la piccola libreria in fondo al locale, che contribuisce a trasmettere un senso di casa e intimità ai numerosi avventori che vi  succedono all’interno. La salumeria si riempie così di volti e di storie (in particolare del proprietario, ex lupo di mare) tanto da poter essere annoverate come specialità della casa, alla pari di vini pregiati come il Barolo. Gastronomia Prodotti Tipici Campani – Il menù Fin dal 1963, anno in cui la gastronomia ha aperto, si è posto come obiettivo un alto standard di gusto e qualità. Continuando la tradizione di famiglia, Leonardo Testa offre ai suoi clienti una vasta selezione oltre che di formaggi e salumi, anche di specialità della tradizione partenopea, quali la pasta e patate con speck e provola, le polpette al tartufo oppure grandi classici della cucina quali il tortano napoletano e la frittata di patate. Ad arricchire il menù, che cambia a seconda dei prodotti di stagione, innovativi piatti come gli spaghetti Leon, a base di burro di Echirè e alici del Cantabrico, o i dolci come la cremosa delizia al limone e il dessert di propria invenzione: Elenoir, a base di formaggio di capra e albicocca al cognac. Proprio l’importanza che Leonardo conferisce al dolce al fine del pasto sono l’ennesima prova di come pranzare nel suo locale risulti come un invito a casa di amici, dove il […]

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Recensioni

MADE IN CHINA: postcards from Van Gogh

Dal 4 dicembre fino al 9 dicembre 2018 il Piccolo Bellini ha l’onore di ospitare sul proprio palco la compagnia teatrale Leviedelfool con “MADE IN CHINA: postcards from Van Gogh“, appassionante e suggestivo spettacolo che mette in scena la psiche di uno dei mostri sacri dell’arte, contestualizzandola in una realtà in cui tutto, persino i sentimenti, possono essere commercializzati e venduti. MADE IN CHINA: la produzione in serie della solitudine Le luci si accendono sul palco, mostrando una donna inginocchiata ed intenta a fissare il pubblico mentre fa roteare fra le sue dita un wagasa (tipico ombrello cinese). Quest’immagine, che richiama atmosfere vicine al cinema di Sorrentino, fa subito intuire che il viaggio appena iniziato avrà ben poco di ordinario. Lo spettacolo, difatti, diviene fin da subito un vero e proprio itinerario all’interno della mente di Vincent Van Gogh, mostrandoci il fragile uomo che si trova dietro un nome così grande. Per assottigliare la distanza che separa lo spettatore da un artista di tale calibro, Simone Perinelli, con un meraviglioso monologo, paragona l’innata abilità di ognuno di noi di trasmettere una parte del nostro essere all’arredamento della nostra casa o alle nostre movenze, con l’ossessione per i ritratti propria del celebre pittore. Accompagnati dal sapiente uso delle luci di Marco Bagnai, veniamo introdotti nella solitudine di un uomo che al suo interno avverte “un enorme fuoco, ma a cui nessuno viene a scaldarsi“, il cui unico sfogo resta quindi la pittura. La rappresentazione si fa dunque carica di riferimenti ai suoi dipinti più famosi: da “La sedia vuota” a “La notte stellata“, Perinelli ed una coinvolgente Claudia Marsicano si rendono protagonisti di intensi monologhi, senza tralasciare momenti di svago e leggerezza. Una comicità necessaria, che assieme alle musiche di Massimiliano Setti, aiuta a trasmettere il messaggio alla base del titolo, e che altrimenti risulterebbe pesante: il forte valore personale di un dipinto che viene totalmente annullato nella sua riproduzione in serie. Come si può evincere dal titolo, viene dato largo spazio a quest’argomento, mostrando come la commercializzazione sfrenata delle opere d’arte non solo ne annulli il messaggio, ma anzi lo capovolga portandolo all’esatto opposto. Impossibile non pensare a studiosi come W. Benjamin o Z. Bauman e alla sua società liquida, o a cineasti come Yu Haibo, regista di “China’s Van Gogh“, che si dimostra concettualmente legato alla rappresentazione teatrale. Esattamente come i personaggi citati sopra, Perinelli ed Isabella Rotolo (aiuto regia) si fanno quindi portavoce di un movimento di denuncia ad un capitalismo sfrenato che, se da un lato sacrifica sull’altare del guadagno economico il benessere dei propri operai, dall’altro lato offre in sacrificio il valore dell’opera d’arte stessa, mercificando così l’emozione che ne consegue e permettendo di usufruirne più e più volte, privandolo quindi della propria essenza. È chiaro che una volta persa la propria sacralità, quel dipinto diviene solo una tela imbrattata fonte di nausea, allo stesso modo di come ci si sente dopo aver esagerato ad un buffet “all you can eat”. Fonte foto: https://www.leviedelfool.com/spettacoli/made-in-china/ 

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Food

La Dea Bendata di Ciro Coccia compie 5 anni

La Dea Bendata, rinomata pizzeria sita in Corso Umberto I a Pozzuoli, festeggia i suoi 5 anni di attività: e per celebrare l’occasione il maestro pizzaiolo Ciro Coccia introduce nel suo menù non solo una nuova ed innovativa ricetta, ma anche la possibilità di compiere una buona azione mentre si gustano le sue più famose specialità. La Dea Bendata, 5 anni dalla sua nascita Nell’autunno del 2013 apre sul lungomare di Pozzuoli la Dea Bendata, una pizzeria che si distingue fin da subito per l’elevata qualità delle materie prime impiegate nella preparazione dei suoi piatti. Ciò si riscontra nella leggerezza dei suoi impasti, che permettono al cliente di gustare elaborate pizze quali la Sogni di latte (ricetta a base di burrata pugliese, pecorino romano e capocollo martina franca) o le tradizionali montanarine fritte, senza che risultino pesanti e difficili da digerire. Il successo non tarda ad arrivare, e nel giro di un anno, la pizzeria ottiene i Due Spicchi nella guida Pizzerie d’Italia Gambero Rosso, certificando così l’alto livello del locale. Naturalmente ciò è possibile in primis grazie a Ciro Coccia, che essendo cresciuto fra lievito e farina nella pizzeria di famiglia “Fortuna” sita nel quartiere della Duchesca, ha affrontato nel corso degli anni una lunga gavetta, che l’ha portato a comprendere che non basta conoscere la tecnica, ma è necessaria passione e dedizione per padroneggiarla. Altro ingrediente indispensabile per la riuscita di una buona pizza è la collaborazione che deve nascere attorno al banco di cucina, ed è proprio a dimostrazione di ciò che viene introdotta nel menù la pizza Locanda del Testardo, realizzata con la collaborazione dello chef Luca Esposito. La pizza, che porta il nome del noto locale di Bacoli, ha come ingredienti una crema di broccoli, broccoli baresi, crudo di gamberi bianchi, provola e noci di Sorrento; dimostrando così come anche l’inventiva sia un ingrediente fondamentale, al pari della farina 00 o dell’olio. La Dea Bendata, il menù celebrativo Ma le gustose sorprese continuano: per celebrare il successo de La Dea Bendata dal 2013 ad oggi, Ciro Coccia ha elaborato un menù celebrativo di 5 portate, una per ogni anno di attività, scegliendo fra i piatti più rappresentativi ed apprezzati dal pubblico. Il menù celebrativo sarà disponibile dal 1 dicembre fino all’ultimo dell’anno, e ne faranno parte la Cornucopia (frittura completa all’italiana), le iconiche montanarine fritte, la pizza napoletana per eccellenza: la Margherita DOP, e  la già citata Sogni di Latte e la nuovissima Locanda del Testardo. Oltre a deliziare i clienti, il menù celebrativo è associato ad un iniziativa solidale in favore del territorio che ha regalato al noto pizzaiolo molte soddisfazioni. In associazione con la Congregazione della Presentazione di Maria Santissima al Tempio di Licola Mare, parte del ricavato del menù sarà destinato all’acquisto di calze della Befana e dolciumi per i bambini dell’oratorio, unico punto di aggregazione presente sul territorio.

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