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Eroica Fenice

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Gastronomia Prodotti Tipici Campani, dove il tempo si è fermato

Nel cuore di Fuorigrotta, storico quartiere di Napoli, fra i numerosi edifici grigi e impersonali composti da uffici, banche e supermercati affollati, vi è una particolare gastronomia che riesce ancora a preservare non solo il gusto, ma anche l’accoglienza e la cordialità tipici della tradizione napoletana. Dal nome semplice ed efficace, la Gastronomia Prodotti Tipici Campani fa del suo punto di forza il più che riuscito binomio di buona cucina e ospitalità. Gastronomia Prodotti Tipici Campani – la tradizione dell’accoglienza Sito in via Diocleziano al numero 67, basta una sola occhiata all’interno del locale per capire che non si tratta di una gastronomia come le altre: i pochi tavoli presenti, l’aspetto semplice e informale, assieme ai lunghi scaffali ricolmi di prodotti tipici, fanno pensare alle salumerie di una volta, dove la regola non era l’apparenza o la quantità ma la qualità. Un’attività come c’è ne erano tante prima, dove non ci si limitava ad una relazione puramente commerciale, regolata dai prezzi e dalla convenienza, ma basata piuttosto su un rapporto di fiducia e conoscenza con il proprietario, che più che un commerciante, era considerato un sorta di confidente. Questo è naturalmente merito di Leonardo Testa che, avendo preso in gestione il locale di famiglia nel 2004, ne ha portato avanti lo spirito, offrendo ai suoi clienti un luogo dove poter rinfrancare non solo il corpo, ma anche ristoro per l’animo.  A rendere l’ambiente più conciliante, vi sono i numerosi prodotti di alta gastronomia come il Blu 61, formaggio erborinato con infiltrato di vino passito e mirtilli rossi, o le pregiate carni del maialino nero casertano. Ma il piatto forte resta sempre l’accoglienza calorosa, come testimonia la piccola libreria in fondo al locale, che contribuisce a trasmettere un senso di casa e intimità ai numerosi avventori che vi  succedono all’interno. La salumeria si riempie così di volti e di storie (in particolare del proprietario, ex lupo di mare) tanto da poter essere annoverate come specialità della casa, alla pari di vini pregiati come il Barolo. Gastronomia Prodotti Tipici Campani – Il menù Fin dal 1963, anno in cui la gastronomia ha aperto, si è posto come obiettivo un alto standard di gusto e qualità. Continuando la tradizione di famiglia, Leonardo Testa offre ai suoi clienti una vasta selezione oltre che di formaggi e salumi, anche di specialità della tradizione partenopea, quali la pasta e patate con speck e provola, le polpette al tartufo oppure grandi classici della cucina quali il tortano napoletano e la frittata di patate. Ad arricchire il menù, che cambia a seconda dei prodotti di stagione, innovativi piatti come gli spaghetti Leon, a base di burro di Echirè e alici del Cantabrico, o i dolci come la cremosa delizia al limone e il dessert di propria invenzione: Elenoir, a base di formaggio di capra e albicocca al cognac. Proprio l’importanza che Leonardo conferisce al dolce al fine del pasto sono l’ennesima prova di come pranzare nel suo locale risulti come un invito a casa di amici, dove il […]

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Recensioni

MADE IN CHINA: postcards from Van Gogh

Dal 4 dicembre fino al 9 dicembre 2018 il Piccolo Bellini ha l’onore di ospitare sul proprio palco la compagnia teatrale Leviedelfool con “MADE IN CHINA: postcards from Van Gogh“, appassionante e suggestivo spettacolo che mette in scena la psiche di uno dei mostri sacri dell’arte, contestualizzandola in una realtà in cui tutto, persino i sentimenti, possono essere commercializzati e venduti. MADE IN CHINA: la produzione in serie della solitudine Le luci si accendono sul palco, mostrando una donna inginocchiata ed intenta a fissare il pubblico mentre fa roteare fra le sue dita un wagasa (tipico ombrello cinese). Quest’immagine, che richiama atmosfere vicine al cinema di Sorrentino, fa subito intuire che il viaggio appena iniziato avrà ben poco di ordinario. Lo spettacolo, difatti, diviene fin da subito un vero e proprio itinerario all’interno della mente di Vincent Van Gogh, mostrandoci il fragile uomo che si trova dietro un nome così grande. Per assottigliare la distanza che separa lo spettatore da un artista di tale calibro, Simone Perinelli, con un meraviglioso monologo, paragona l’innata abilità di ognuno di noi di trasmettere una parte del nostro essere all’arredamento della nostra casa o alle nostre movenze, con l’ossessione per i ritratti propria del celebre pittore. Accompagnati dal sapiente uso delle luci di Marco Bagnai, veniamo introdotti nella solitudine di un uomo che al suo interno avverte “un enorme fuoco, ma a cui nessuno viene a scaldarsi“, il cui unico sfogo resta quindi la pittura. La rappresentazione si fa dunque carica di riferimenti ai suoi dipinti più famosi: da “La sedia vuota” a “La notte stellata“, Perinelli ed una coinvolgente Claudia Marsicano si rendono protagonisti di intensi monologhi, senza tralasciare momenti di svago e leggerezza. Una comicità necessaria, che assieme alle musiche di Massimiliano Setti, aiuta a trasmettere il messaggio alla base del titolo, e che altrimenti risulterebbe pesante: il forte valore personale di un dipinto che viene totalmente annullato nella sua riproduzione in serie. Come si può evincere dal titolo, viene dato largo spazio a quest’argomento, mostrando come la commercializzazione sfrenata delle opere d’arte non solo ne annulli il messaggio, ma anzi lo capovolga portandolo all’esatto opposto. Impossibile non pensare a studiosi come W. Benjamin o Z. Bauman e alla sua società liquida, o a cineasti come Yu Haibo, regista di “China’s Van Gogh“, che si dimostra concettualmente legato alla rappresentazione teatrale. Esattamente come i personaggi citati sopra, Perinelli ed Isabella Rotolo (aiuto regia) si fanno quindi portavoce di un movimento di denuncia ad un capitalismo sfrenato che, se da un lato sacrifica sull’altare del guadagno economico il benessere dei propri operai, dall’altro lato offre in sacrificio il valore dell’opera d’arte stessa, mercificando così l’emozione che ne consegue e permettendo di usufruirne più e più volte, privandolo quindi della propria essenza. È chiaro che una volta persa la propria sacralità, quel dipinto diviene solo una tela imbrattata fonte di nausea, allo stesso modo di come ci si sente dopo aver esagerato ad un buffet “all you can eat”. Fonte foto: https://www.leviedelfool.com/spettacoli/made-in-china/ 

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Food

La Dea Bendata di Ciro Coccia compie 5 anni

La Dea Bendata, rinomata pizzeria sita in Corso Umberto I a Pozzuoli, festeggia i suoi 5 anni di attività: e per celebrare l’occasione il maestro pizzaiolo Ciro Coccia introduce nel suo menù non solo una nuova ed innovativa ricetta, ma anche la possibilità di compiere una buona azione mentre si gustano le sue più famose specialità. La Dea Bendata, 5 anni dalla sua nascita Nell’autunno del 2013 apre sul lungomare di Pozzuoli la Dea Bendata, una pizzeria che si distingue fin da subito per l’elevata qualità delle materie prime impiegate nella preparazione dei suoi piatti. Ciò si riscontra nella leggerezza dei suoi impasti, che permettono al cliente di gustare elaborate pizze quali la Sogni di latte (ricetta a base di burrata pugliese, pecorino romano e capocollo martina franca) o le tradizionali montanarine fritte, senza che risultino pesanti e difficili da digerire. Il successo non tarda ad arrivare, e nel giro di un anno, la pizzeria ottiene i Due Spicchi nella guida Pizzerie d’Italia Gambero Rosso, certificando così l’alto livello del locale. Naturalmente ciò è possibile in primis grazie a Ciro Coccia, che essendo cresciuto fra lievito e farina nella pizzeria di famiglia “Fortuna” sita nel quartiere della Duchesca, ha affrontato nel corso degli anni una lunga gavetta, che l’ha portato a comprendere che non basta conoscere la tecnica, ma è necessaria passione e dedizione per padroneggiarla. Altro ingrediente indispensabile per la riuscita di una buona pizza è la collaborazione che deve nascere attorno al banco di cucina, ed è proprio a dimostrazione di ciò che viene introdotta nel menù la pizza Locanda del Testardo, realizzata con la collaborazione dello chef Luca Esposito. La pizza, che porta il nome del noto locale di Bacoli, ha come ingredienti una crema di broccoli, broccoli baresi, crudo di gamberi bianchi, provola e noci di Sorrento; dimostrando così come anche l’inventiva sia un ingrediente fondamentale, al pari della farina 00 o dell’olio. La Dea Bendata, il menù celebrativo Ma le gustose sorprese continuano: per celebrare il successo de La Dea Bendata dal 2013 ad oggi, Ciro Coccia ha elaborato un menù celebrativo di 5 portate, una per ogni anno di attività, scegliendo fra i piatti più rappresentativi ed apprezzati dal pubblico. Il menù celebrativo sarà disponibile dal 1 dicembre fino all’ultimo dell’anno, e ne faranno parte la Cornucopia (frittura completa all’italiana), le iconiche montanarine fritte, la pizza napoletana per eccellenza: la Margherita DOP, e  la già citata Sogni di Latte e la nuovissima Locanda del Testardo. Oltre a deliziare i clienti, il menù celebrativo è associato ad un iniziativa solidale in favore del territorio che ha regalato al noto pizzaiolo molte soddisfazioni. In associazione con la Congregazione della Presentazione di Maria Santissima al Tempio di Licola Mare, parte del ricavato del menù sarà destinato all’acquisto di calze della Befana e dolciumi per i bambini dell’oratorio, unico punto di aggregazione presente sul territorio.

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Cinema & Serie tv

Il vizio della Speranza di Edoardo De Angelis | Recensione

Dal 22 novembre 2018 è proiettato nelle sale italiane l’ultima opera di Edoardo De Angelis: Il vizio della Speranza. Il film, vincitore al Festival del Cinema di Roma del Premio del Pubblico BNL, è una storia di coraggio, determinazione e solidarietà in una terra, Castelvolturno, in cui il lieto fine è difficile da raggiungere, ma non impossibile. Accompagnati dalle musiche di Enzo Avitabile, la pellicola trasporta lo spettatore in un mondo denso di simbolismo, senza alterare il difficile contesto che fa da sfondo alla vicenda. Il vizio della Speranza – La trama Lungo il corso del Volturno, fra immondizia e abusivismo, scorre la vita di Maria (Pina Turco), ragazza segnata dal dolore sia nel corpo che nell’anima da un terribile evento accaduto nella sua infanzia. Figlia dedita alle cure della madre Alba (Cristina Donadio) e braccio destro di Zì Marì (Marina Confalone) maîtresse astuta e dal fare materno, Maria trascorre la sua vita rispettando il ruolo che le è stato assegnato, e assicurandosi che le ragazze “alle sue dipendenze” eseguano gli ordini. Coinvolta in prima persona in un traffico di neonati, con il compito di traghettare le donne incinte fino al punto di incontro per il fatidico scambio, la sua esistenza riceve una piega inaspettata quando prende vita in lei il seme della speranza. Nonostante sia consapevole del calvario che l’attende, e affiancata dal suo fedele pitbull, Maria intraprende un cammino costellato non solo dalla miseria ma anche dalla solidarietà, poiché l’una non può esistere senza l’altra. Il vizio della Speranza – La regia Dopo il successo di Indivisibili con la vincita di sei David di Donatello, Edoardo De Angelis torna con una nuova e suggestiva storia. Anche stavolta lo scenario è la Campania, nello specifico Castelvolturno, e anche stavolta il regista napoletano decide di affidare la maestosità dei suoi paesaggi a Ferran Paredes Rubio con cui aveva già collaborato per la realizzazione di Perez. Con un cast prevalentemente al femminile, eccezion fatta per Massimiliano Rossi (Mozzarella Stories, Indivisibili) perfettamente calato nel ruolo del solitario Carlo Pengue, il film prende spessore innanzitutto dalla recitazione di Pina Turco(La Parrucchiera) e Marina Confalone(Così parlò Bellavista, Amiche da morire)che riescono a conferire ai rispettivi personaggi una propria identità a partire dalle movenze e dagli sguardi che gli imprimono. La pellicola si presenta come una rivisitazione tutt’al femminile della Sacra Natività, con continui riferimenti alla Madonna cristiana tramite le diverse donne che si succedono sullo schermo e al ruolo che ricoprono, tutti improntati al tema della maternità. A rendere il film più leggero, oltre all’ingenuità fanciullesca di Virgin interpretata da Nancy Colarusso, sono i simbolismi che aiutano lo spettatore a comprendere gli stati d’animo dei protagonisti ed i loro sentimenti, utilizzando a questo scopo non solo gli animali ma anche alcuni specifici oggetti, come l’emblematica felpa di Maria che presenta la stessa fantasia della trapunta con cui viene coperta dopo essere stata tratta in salvo, oppure tramite la vecchia giostra di Pengue (riferimento ai 400 colpi di Truffaut) che, come afferma il regista, “attraverso il movimento centrifugo si […]

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Culturalmente

Padre Gabriele Amorth, storia di una vita incredibile

Gabriele Pietro Amorth, meglio noto come Padre Amorth, è indubbiamente una delle figure più interessanti del nostro secolo. Da partigiano a politico, da sacerdote impegnato nel giornalismo fino alla fondazione dell’Associazione Internazionale degli Esorcisti nel 1990, ripercorriamo insieme le tappe di un personaggio che ha dedicato la sua vita a combattere il male in ogni sua forma. Gabriele Amorth – Prima dell’abito talare Gabriele Pietro Amorth è nato a Modena il 1 maggio del 1925. Cresciuto in una famiglia cattolica, Gabriele Amorth alla sola età di 18 anni viene convocato dalla Repubblica di Salò per essere arruolato contro le forze dagli Alleati che stavano rapidamente liberando l’Italia dalla dittatura nazi – fascista. Renitente alla leva militare, si unisce ai partigiani cattolici della Brigata Italia attiva in Emilia Romagna, ricoprendo ruoli d’importanza e partecipando attivamente alla Resistenza, tanto da ricevere nel settembre del 2015 la “Medaglia della Liberazione” dal prefetto di Roma Paola Basilone. In seguito alla conclusione del conflitto mondiale si iscrive alla facoltà di giurisprudenza  e, successivamente alla laurea, segue le orme del padre, fondatore del Partito Popolare a Modena, entrando in politica. Anche in quest’ambiente dà prova di possedere ottime capacità, tanto da portarlo a divenire il vice delegato del Movimento Giovanile della Democrazia Cristiana. Padre Gabriele Amorth – La vita monastica Nonostante la prospettiva di una brillante carriera politica, Gabriele Amorth decide di dedicare la propria vita a Dio che, a parer suo, l’aveva sempre difeso e guidato. In seguito all’incontro con Don Giacomo Alberione, decide di entrare a far parte dell’Ordine dei Paolini, e nel 1951 viene consacrato sacerdote a Roma. All’interno della congregazione si occupa della redazione del mensile Madre di Dio e collabora con diversi enti di divulgazione cattolica come Famiglia Cristiana e Radio Maria. Sorprende quindi, che dopo trent’anni dall’inizio del suo sacerdozio e all’età di 61 anni, Gabriele Amorth abbia intrapreso il difficile compito di esorcista. In più di un’intervista spiega che questo inaspettato cammino è stato intrapreso in seguito ad una conversazione con il cardinale Ugo Poletti, che gli propose di affiancare l’esorcista Candido Amantini. Nonostante l’iniziale scetticismo e la paura di non essere all’altezza del compito, Padre Gabriele Amorth accetta l’incarico affidatogli, iniziando così il percorso che lo porterà a divenire l’esorcista più famoso e attivo d’Italia, praticando esorcismi giornalmente. Nonostante il suo impegno nella lotta al male, Padre Amorth non abbandonò mai la scrittura, trascrivendo le sue esperienze più significative in diversi libri che hanno riscosso un notevole successo di pubblico, quali Un esorcista racconta ed  Esorcisti e psichiatri. Il suo impegno per la scrittura è dovuto anche al voler combattere l’idea che il Demonio sia un concetto anziché un essere senziente, poiché secondo Padre Amorth:“la strategia del Demonio consiste nel far credere che non esista”. Padre Gabriele Amorth – Il lascito spirituale   La notizia della morte di Padre Gabriele Amorth il 16 settembre 2016 in seguito ad un infezione polmonare, ha una grandissima risonanza, spingendo numerosi fedeli ad assistere ai suoi funerali nella Chiesa degli Apostoli a Roma. Padre Amorth godeva di una discreta notorietà non […]

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Food

Braceria Pastore, 50 anni di gusto e qualità

Una passione lunga 50 anni quella della macelleria – braceria Pastore del Vomero, che da tre generazioni delizia il palato dei suoi clienti con prodotti di alta gastronomia, frutto dell’attento connubio fra innovazione e tradizione. Braceria Pastore: dalla macelleria alla brace L’accogliente locale, sito in Via Michelangelo da Caravaggio al n. 58, si presenta informale ed elegante, con un’atmosfera calda che rispecchia la dedizione della famiglia Pastore per la buona cucina. Fondata da Domenico Pastore nel 1968, la macelleria nel giro di pochi anni passa alla gestione del figlio Antonio, che ha rafforzato il progetto del padre mantenendo alti gli standard di qualità e professionalità. Nel 2014, l’impegno di Antonio viene ripagato non solo con l’apertura della braceria annessa all’attività di famiglia, ma anche con il passaggio delle redini al figlio Luca che ne diviene titolare. Il locale si distingue per la possibilità che offre al cliente di scegliere personalmente il taglio di carne da gustare, direttamente dal bancone della macelleria. Singolare anche la scelta di porre la brace a carbone vegetale all’interno della sala, permettendo così di seguire la cottura delle pietanze dal vivo e di lasciarsi tentare dagli irresistibili aromi che sprigiona. Naturalmente i punti forti del menù sono carni quali la Manzetta prussiana o l’entrecôte di Black Angus, ma grazie a Linda (moglie di Antonio) anche i vegetariani possono godere di specialità napoletane come i friarielli o la parmigiana di melanzane. A conclusione di una cena così ricca e gustosa assicuratevi di lasciar spazio al dolce, soprattutto se preparato dalle sapienti mani di Mario Di Costanzo, leader nel settore dolciario, che mantiene viva la tradizione dell’azienda di famiglia istituita nel 1979 e che 

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Cinema & Serie tv

5 motivi per vedere Romanzo Criminale – La serie

In occasione del decennale della prima tv trasmessa il 10 novembre del 2008 su Sky, parliamo di uno dei telefilm italiani di maggior successo: Romanzo Criminale – La serie. B“bei tempi andati” o l’innocenza perduta, all’azione violenta contro chiunque si frapponga fra i protagonisti e i loro obiettivi. La macchina da presa, attraverso studiate composizioni, diviene un ulteriore elemento chiarificatore che aiuta lo spettatore a comprendere meglio le diverse gerarchie e i vari stati d’animo di chi è inquadrato in quel momento. Persino la sigla di testa non è lasciata al caso: i primi piani dei protagonisti che si stagliano in sovrapposizione su mucchi di banconote alternati da una stecca da biliardo che colpisce le palle sul panno verde sono la metafora non solo della smodata ricerca di potere dei protagonisti, ma anche di come tutti i personaggi, nessuno escluso, non siano altro che pedine coinvolte in un gioco ben più grande di loro. 4)  Il dettaglio che crea l’atmosfera Come detto in precedenza, la buona riuscita di Romanzo Criminale – La serie è dovuta non solo al regista e agli attori, ma soprattutto all’intera troupe coinvolta nel progetto che riesce in maniera magistrale nel proprio intento. In ogni puntata sono numerose le scene ambientate all’esterno che danno la possibilità allo spettatore di poter osservare uno spaccato di vita quotidiana di quel periodo: dalle insegne dei negozi ai pantaloni a zampa d’elefante, per finire alle auto d’epoca e ai segnali stradali, l’intera città di Roma è stata totalmente ricostruita, permettendo così alla capitale di mostrarsi in tutto il suo decadente splendore. Anche gli interni sono stati ricostruiti secondo la moda dell’epoca, con ampi spazi aperti e luminosi (l’abitazione del Freddo o di Scrocchiazeppe) che si contrappongono ad ambienti chiusi e con la forte presenza di disegni geometrici (il Bar Franco, iconico covo della banda). Ciliegina sulla torta è la colonna sonora a cura di Pasquale Cataleno (Napoli velata, L’uomo in più) che tramite un sapiente uso di strumenti ad arco e la splendida fotografia di Paolo Carnera (A.C.A.B, Suburra)  riesce a trasmettere allo spettatore tutto il carico emotivo che i protagonisti affrontano nel corso della vicenda. Ma non sono solo le composizioni originali a rendere il comparto musicale di Romanzo Criminale così incisivo: l’uso di canzoni dell’epoca quali Tutto il resto è noia di Franco Califano o Pazza idea di Patty Pravo scandiscono momenti narrativi fondamentali, assieme ad altri pezzi iconici di quegli anni quali The passenger di Iggy Pop o Figli delle stelle di Alan Sorrenti, che contribuiscono a far percepire l’inconfondibile atmosfera di quegli anni. 5) La serializzazione della fiction Romanzo Criminale – La serie segna un punto di svolta nella produzione della cosiddetta “fiction all’italiana”, abbandonando una narrazione che nasce e termina in ogni puntata in favore di una di più ampio respiro, che si sviluppa nel corso dei diversi episodi e dove gli eventi hanno una forte correlazione fra di loro. Concepita da Sollima come un film a puntate, la serie (assieme a Lost e Breaking Bad) si erge quindi a capostipite di […]

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Cinema & Serie tv

Silent Hill: la materializzazione dell’inconscio

Silent Hill è divenuta nell’immaginario collettivo un posto che richiama angoscia e paura. Nata sul piccolo schermo e in seguito al suo successo trasportata anche al cinema, la piccola cittadina americana sita sulle coste del lago Michigan continua a terrorizzare ed attrarre gli appassionati del survival horror e non solo. Ma quali sono gli elementi che hanno permesso a questo brand di raggiungere il successo? Silent Hill – il videogioco Sviluppato nel 1999 per Playstation 1 da Hideo Kojima con il Team Silent, il gioco prodotto da Konami segue le misteriose vicende che hanno luogo nell’immaginaria cittadina di Silent Hill. Ispirandosi alla vicenda di Centralia in Pennsylvania che, a causa di un forte incendio nelle miniere di carbone site sotto la comunità, è divenuta una città fantasma, e facendo grande riferimento alla cinematografia di Lynch e ad “Allucinazione perversa” di Adrian Lyne, il giocatore ha la possibilità di entrare in un mondo dove l’inconscio dei protagonisti non è più relegato nella loro mente, ma prende una vita ed una forma propria, il più delle volte con un aspetto mostruoso e con intenti tutt’altro che benevoli. Ciò è dovuto ai traumi che i personaggi hanno precedentemente subito e che non riescono a superare, riflettendo così i loro disturbi nell’ambiente che li circonda e nella forma delle creature che sono costretti ad affrontare, in conformità a come Dante nella Divina Commedia immagina le pene dei condannati per analogia o contrapposizione. Così nel primo capitolo troviamo Henry Mason, che nel corso della ricerca di sua figlia, scomparsa a seguito di un incidente stradale, si trova a dover fronteggiare mostri quali le iconiche infermiere, simbolo dell’agonia provata dalla bambina in passato, costretta ad una lunga degenza a causa delle ferite riportate a seguito di un oscuro rituale. Essendo stata creata in contrapposizione a titoli più action come Resident Evil, l’attenzione per l’aspetto psicologico resta un elemento costante nella saga anche nei capitoli successivi, portando Masairo Ito, monster design della serie, ad ispirarsi ad opere di artisti inquieti e tormentati come Francis Bacon e il suo Tre studi per figure ai piedi di una crocifissione, dal quale trarrà spunto per i Munnequin, creature che appaiono nel secondo capitolo e che, con il loro aspetto vagamente muliebre ma pur sempre spaventoso, simboleggiano le pulsioni sessuali del protagonista James Sunderland, recatosi a Silent Hill dopo aver ricevuto una lettera dalla moglie che credeva morta da anni. È nello stesso capitolo che compare un’altra creatura iconica dell’universo di Silent Hill: Pyramid Head. Egli è un mostro nel senso più arcaico del termine (il latinismo mostrum deriva da monere, che vuol dire “ammonire”) e nonostante rappresenti un nemico, sarà grazie a lui che James riuscirà ad accettare il suo passato, dirigendosi verso un nuovo inizio. Silent Hill il film – la trama Protagonista della pellicola è Rose Da Silva (Radha Mitchell) che decide di portare sua figlia adottiva Sharon a Silent Hill, poiché durante l’ennesimo episodio di sonnambulismo, la bambina continua a ripetere di doversi recare nella misteriosa cittadina. Contravvenendo così al volere […]

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Cinema & Serie tv

Achille Tarallo: l’ultimo film Antonio Capuano

“Achille Tarallo”, ultimo lavoro del regista napoletano Antonio Capuano,prodotto da Skydancers, Mad Entertainment e Rai Cinema, sarà proiettato nelle sale cinematografiche dal 25 ottobre 2018. Il film, come la maggior parte dei lavori del regista, è ambientato a Napoli e segue le vicende amorose e lavorative di Achille Tarallo, un uomo che non si accontenta della realtà ma ambisce ad incidere dischi di grande successo per lasciare l’ambiente in cui vive per uno più congeniale al suo animo d’artista. Con Biagio Izzo, nella parte del protagonista, il noto cantante Tony Tammaro e l’attore teatrale Ascanio Celestini come soci di Achille (rispettivamente Café e Pennabic), il film si distacca dalla commedia napoletana per orientarsi verso un genere più serio ed “amaro”, senza però abbandonare il sorriso e la fluidità della pellicola. Achille Tarallo – La trama Achille Tarallo è un autista di autobus presso l’ A.N.M, ha una grande famiglia che rispecchia lo stereotipo del napoletano che urla in continuazione, una passionale amante e un cane come confidente. Ma sopratutto Achille ha un sogno: diventare un cantante famoso al pari di Fred Buongusto. Assieme all’amico Café ha formato un duo che, aiutati dall’impresario Pennabic, reinterpreta le canzoni classiche napoletane in italiano, perché secondo il protagonista “usare l’italiano è come indossare un abito elegante“. Purtroppo per Achille, nessuno della sua famiglia crede in lui, anzi, lo beffeggiano per questa sua mania di volersi allontanare dalla sua cultura, rimproverandolo perché non accetta le sue radici. Ma un improvviso lutto familiare porterà Achille ad un incontro casuale che potrebbe cambiare non solo la sua vita, ma quella di tutti i componenti della sua famiglia (cane compreso!), che si renderanno conto di quanto la vita sia bella o brutta in base a come la si guardi. Achille Tarallo – La regia La pellicola è la prima commedia di Antonio Capuano, che ha costruito la sua fama di regista tramite film drammatici o con docu–fiction perlopiù incentrate sulla sua città d’origine, arrivando anche ad ottenere diversi riconoscimenti, quali il Premio dei critici per il David di Donatello con La guerra di Mario. Risulta quindi singolare la scelta dell’artista di volersi cimentare in un nuovo genere, ma a questa domanda risponde: “Sono gli altri a voler dare sempre un’etichetta, e non ne capisco il perché. Non posso mantenerla, ci sto stretto. Ho semplicemente usato i canoni che mi sembravano più adatti. E per esprimere la felicità bisogna essere semplici: la felicità è leggerezza”. Di ciò ne è espressione anche la fotografia del lungometraggio, che si dimostra smagliante, chiassosa e colorata, in perfetta sintonia con il personaggio interpretato da Monica Assante di Tatisso, che riesce in una vera e propria trasformazione vestendo i panni della folcloristica ed esuberante moglie di Achille. Gran parte del film è stato girato con la cinepresa a spalla, conferendo così dinamismo e velocità alle sequenze, in particolar modo sia quelle in cui la star è Napoli con i suoi rumori ed i suoi colori, sia quelle in cui la scena è condivisa dai […]

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Cinema & Serie tv

X Galà del Cinema e della Fiction in Campania

Lunedì 8 ottobre si è tenuto l’incontro d’inaugurazione della X edizione del Galà del Cinema e della Fiction in Campania nel prestigioso Palazzo Zapata, ad oggi sede dell’Università Telematica Pegaso. All’interno della suggestiva cornice vanvitelliana Valeria Della Rocca, presidente dell’associazione “Donne&Turismo” e Managing director di “Solaria Service”, e Marco Spagnoli, direttore del “Giornale dello Spettacolo” e Direttore Artistico dell’evento, hanno messo in risalto i valori che sono alla base della kermesse e che ne hanno permesso la nascita. Parola d’ordine del galà del cinema: Cineturismo Come è facile intuire dalla parola stessa, con questo termine ci si riferisce ad un tipo di turismo incentrato sul cinema e sulle opere audiovisive in generale che, in comunione con i luoghi protagonisti delle storie riportate sullo schermo, aiuti il turista a conoscere meglio ed apprezzare il capoluogo campano. In questo modo il Galà del Cinema e della Fiction, che vede il Patrocinio della Regione Campania e del Comune di Napoli, fin dai suoi esordi è stato un importante mezzo di valorizzazione della cultura partenopea, di cui hanno potuto beneficiare non soltanto gli attori e i registi già affermati, ma soprattutto le stelle nascenti di questo settore, assieme ai numerosi giovani coinvolti in ogni tipo di attività. Sono diverse e varie le iniziative di quest’anno che vedono coinvolte le università di Napoli, a partire dai workshop per finire ai convegni, tutte aperte al pubblico fino ad esaurimento posti. “Tutto ciò”, spiega Valeria Della Rocca, “per far conoscere e raccontare una realtà che spesso si presenta difficile ma che può e deve essere cambiata”. Difatti da quando la kermesse è nata, nel 2008, ha acquisito man mano maggior prestigio e fama, arrivando a coinvolgere nomi importanti a livello internazionale quali i registi Mario Martone e  Matteo Garrone che il 3 ottobre hanno ritirato rispettivamente il Premio speciale alla Regia e il Miglior Film Drammatico, oppure la stilista, imprenditrice ed artista Ester Gatta, presente al convegno d’inaugurazione e vincitrice quest’anno del Premio speciale Professionista dell’Audiovisivo, impegnata nel sociale, che afferma: “partecipare a questo evento significa vivere Napoli come un enorme set”. Una menzione speciale anche per Stefano Maria Ortolano (Le avventure acquatiche di Steve Zissou, Road to Capri) che si aggiudica il premio per l’Eccellenza Artistica alla Scenografia. A dimostrazione del crescente prestigio del Galà del Cinema e della Fiction vi è la collaborazione non solo dell’emittente locale Napoli tivù, che ci permette di seguire interviste e retroscena, ma anche di Trenitalia che offre a chiunque abbia l’invito un’agevolazione per raggiungere il capoluogo partenopeo. I prossimi appuntamenti Nel convegno d’inaugurazione è stato presentato il programma dell’evento che, come detto prima, si compone di numerose iniziative rivolte a chiunque fosse interessato ed a cui è possibile partecipare fino ad esaurimento posti. Il tutto culminerà nel Galà che si terrà il 13 ottobre presso il Castello Medioevale di Castellammare di Stabia, a cui sarà consentito l’accesso solo tramite invito. Per maggiori informazioni basta visitare il sito ufficiale del Galà del Cinema e della Fiction in Campania oppure continuare a seguire […]

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