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Eroica Fenice

Culturalmente

Bufale in rete e debunking: chi vincerà?

Bufale in rete. Notizie false. Un giro veloce su Internet o sui social e ce ne sono per tutti i gusti: bufale sui vaccini, bufale sulla finanza mondiale, bufale sulla politica, sugli immigrati, sulle scie chimiche, bufale che mettono in dubbio addirittura la sfericità della Terra e, ultime solo in ordine di tempo, bufale sulla magnitudo dei terremoti. Teorie complottistiche, ipotesi di sette, “illuminati”, rettiliani, “poteri forti”; in una parola: disinformazione. Eppure è un controsenso che nell’epoca di Internet, dove la moneta di scambio mondiale è l’informazione a portata di touch (il click è già obsoleto), furoreggi “il complotto” come spiegazione passepartout a qualsiasi avvenimento, nazionale, mondiale o interplanetario che sia. Ovviamente il discorso è molto più complesso di quanto sembri ed è un fenomeno molto più frequente nell’ultimo decennio; tuttavia ha avuto molti esempi celebri anche nel corso degli anni, come la finta diretta radiofonica dell’invasione aliena di Orson Welles datata 1938. Ma qual è la motivazione principale? Cosa spinge alla diffusione virale di notizie non vere, “bufale” della rete? Cos’è il debunking? Si può parlare del problema ad ogni livello ed affermare che la filosofia alla base di una bufala è l’occasione di dare voce alle paure ataviche dell’uomo e a ciò che non riesce a spiegarsi facilmente. La complessità spaventa e la mente umana risolve la situazione inventando spiegazioni tanto semplicistiche quanto oscure, scaricando la responsabilità su “qualcosa di più grande”, al di fuori di se stessi; un po’ come quando gli antichi vedevano presagi di catastrofe in un’eclissi di sole. Ma questo avveniva un migliaio di anni fa. E allora, com’è possibile che nel 2016 migliaia di persone credano che la terra sia piatta? Com’è successo che si pensi che il decesso di molti bimbi per le più comuni malattie esantematiche sia causa dei vaccini? Eppure, oggi i mezzi per informarsi sono molteplici: primo fra tutti l’enorme e potente mondo di Internet. Ed è proprio il web ad avere il pregio/difetto di dare voce a tutti, senza distinzione alcuna. Che siano persone assennate e persone ingenue, scienziati e truffatori, persone dotate di senso critico e persone che subiscono passivamente il bombardamento mediatico quotidiano, ognuno ha il diritto di esporre la propria visione delle cose; ogni parola scritta, detta e illustrata da ognuno va ad aggiungersi e mescolarsi al già gigantesco calderone di Internet. Ci sono poi (molte) persone che cercano di fare distinzione tra vero e falso, tra informazione e panzana e nel web sono conosciuti come debunkers. Il debunker è colui che snocciola la fandonia, la smonta, spiega la realtà dei fatti e ne posta le fonti – rigorosamente attendibili e non provenienti da siti acchiappaclick o blog; è un lavoro continuo, che necessita di molta pazienza.  Nella migliore delle ipotesi, il debunker riesce ad aprire gli occhi a coloro i quali subiscono passivamente qualunque cosa compaia su un social network o su un blog. Ma per alcuni l’operazione che porta alla luce la bufala risulterebbe addirittura inutile, come afferma Walter Quattrociocchi, dirigente del laboratorio di Scienze Sociali Computazionali (CSSLab) della Scuola […]

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Culturalmente

Addio ad Anna Marchesini: il ricordo dell’attrice

Anna Marchesini se n’è andata e oggi, con i suoi funerali, la salutiamo. Con lei se n’è andata la comicità pura, che non aveva bisogno delle battute da bar per far ridere. Una comicità così immediata da trasformare “I promesi Sposi” in una grande opera comica, una comicità così vera da far ridere il pubblico sui suoi stessi luoghi comuni. Una comicità così poliedrica da dar vita a più di 100 personaggi diversi che sono entrati ormai nella storia della televisione e dell’immaginario collettivo. Con una lunga gavetta teatrale che comincia con la formazione all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” e continua con la messa in scena di alcune opere di Molière e Čechov, Anna Marchesini entrerà anche nel mondo del doppiaggio. Nell’82 incontrerà i suoi due compagni di viaggio: Tullio Solenghi, nell’ambito di un programma per la televisione svizzera, e Massimo Lopez nell’ambiente del doppiaggio. Ne nasce il sodalizio comico che farà ridere l’Italia -e non solo- per oltre 10 anni. Nell’82 il Trio Marchesini-Solenghi-Lopez entra nella storia della comicità e della televisione italiana Il trio Marchesini-Solenghi-Lopez entrò nella storia della televisione grazie a programmi come Tastomatto, Domenica in, il Festival di Sanremo e Fantastico (quest’ultimo divenne anche un caso internazionale per uno sketch del Trio sull’ayatollah Khomeyini). Il sodalizio del Trio è rimasto tale fino al 1994, dopodiché non ci furono più produzioni di spettacoli. I suoi membri iniziarono le carriere soliste e Anna Marchesini, dopo alcuni spettacoli comici in televisione, e dopo aver portato varie imitazioni all’edizione del ’98 di “Quelli che il calcio”, tornò al suo amato teatro con molte produzioni di Bennett, tra cui “Una patatina nello zucchero”. Nel 2000 tornò anche nel mondo del doppiaggio dando la voce alla spassosissima antagonista Yzma ne “Le Follie dell’Imperatore” e nel 2002 fu al fianco di Pippo Baudo nel Festival di Sanremo con gli sketch di Merope Generosa, la sessuologa impacciata. Nel 2006, l’artrite reumatoide di cui soffriva la costrinse a fermarsi per un lungo periodo, ma nel 2008 era di nuovo in tv con “Non esiste più la mezza stagione” per festeggiare con i suoi compagni di sempre, Solenghi e Lopez, in occasione dei 25 anni del Trio. Cominciò ad insegnare all’accademia “Silvio D’amico” e nel mentre, iniziò anche la sua carriera di scrittrice, dando la luce a “Un terrazzino di gerani timidi” (2011), “Di mercoledì” (2012), “Moscerine” (2013). Anna Marchesini: una comicità poliedrica e irresistibile  Il talento comico di Anna Marchesini è emerso anche nelle sue ultime apparizioni televisive a “Che tempo che fa”, intervistata da Fabio Fazio, nelle quali la sua travolgente ironia faceva passare in secondo, ma anche in terzo o quarto piano, la malattia che piano piano la stava consumando. L’ultimo atto si è consumato due giorni fa, con la sua morte nella città natale, Orvieto. Cara Anna, è calato il sipario. Sappiamo che un bis non è possibile, e allora ti dedichiamo un’ultima standing ovation. Applausi a te, donna dai mille volti, che hai fatto della tua carriera un inno alla vita attraverso la comicità straripante e intelligente. Ciao, […]

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Musica

Sony pigliatutto: le conquiste della major musicale

Il business musicale sembrava morto, soprattutto con l’avvento del digitale, gli mp3 e i dischi che non si vendono più. Va da sé che le major musicali hanno dovuto adeguarsi ai tempi e alle mode. Di certo, una major che non solo non ha accusato il colpo ma è anche passata al contrattacco è la Sony, che ora primeggia sulle altre due concorrenti la Universal Music e la Warner Music. Eppure il nuovo anno, per la Sony, non sembrava essersi aperto con i migliori auspici. Infatti si è tenuto a febbraio il processo che vedeva interessata la cantante pop Kesha contro il suo manager Dr. Luke. Kesha ha accusato Dr. Luke di averla riempita di alcool e droghe in diverse occasioni, prima di abusare di lei. La cantante, inoltre, aveva anche accusato Dr. Luke di esercitare un controllo eccessivo sulla sua carriera e di non sentirsi più al sicuro fisicamente lavorando con lui. D’altro canto Dr. Luke ha respinto tutte le accuse e nel processo è stato difeso dagli avvocati della stessa Sony, cioè la major discografica per cui lavora. Il giudice, comunque, ha deciso di respingere le accuse per insufficienza di prove mediche atte a confermare le accuse; è diventata virale la foto della stessa Kesha che piange in aula subito dopo la lettura della sentenza. Sentenza da subito molto criticata, anche dai big del mondo dello spettacolo come Lady Gaga, Lorde e Taylor Swift, che si sono schierate subito a favore della cantante lanciando sui social l’hashtag #FreeKesha. La Sony ne è uscita vincitrice ma di certo l’immagine di una major che “incatena” i propri artisti, passando sopra anche a presunti crimini contro la persona, non è per nulla positiva per gli affari. Le conquiste della Sony e le indiscrezioni: Michael Jackson e Adele A marzo la Sony acquista il tesoro di Michael Jackson: il 100% dei diritti di oltre 3 milioni di canzoni, compresi l’intero catalogo della Motown e i diritti dei pezzi dei Beatles (Jackson aveva comprato i diritti dei Beatles nel 1985 per 41,5 milioni di dollari, battendo in un’asta addirittura sir Paul McCartney), un affare da oltre 750 milioni di dollari. E, secondo le indiscrezioni, i festeggiamenti andranno avanti in attesa del colpo grosso che dovrà concludersi tra un paio di settimane: 90 milioni di sterline per il passaggio a Sony di una delle grandi voci contemporanee, Adele. Se fosse vero, si andrebbe a chiudere il contratto più ricco della storia della musica britannica. Adele diventerebbe la donna più pagata nel mondo dell’intrattenimento, surclassando il precedente record di Whitney Houston che chiuse con 70 milioni di sterline per il passaggio all’Arista nel 2001 e quello di Robbie Williams che chiuse con 80 milioni alla EMI. A questo punto è facile pensare che se l’industria musicale mondiale è in crisi, la Sony invece è viva e vegeta.

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Cinema & Serie tv

Lupin al cinema, il ritorno del ladro gentiluomo

Finalmente ci siamo, torniamo Lupin al cinema! Il “ladro gentiluomo”, dal 22 al 24 febbraio, ritorna nelle sale cinematografiche con “Lupin III: the movie”, live action uscito nel 2014, ma che arriva soltanto ora nel nostro Paese. “Lupin III” è solo l’ultimo della moltitudine di film, OAV e lungometraggi dedicati al ladro gentiluomo creato da Monkey Punch (pseudonimo di Kazuhiko Katō), a sua volta ispirato all’Arsenio Lupin dei romanzi di Maurice LeBlanc. Lupin III è forse uno dei personaggi più iconici e conosciuti della generazione a cavallo tra gli anni ’70 e i ’90, cresciuta con le sue destrezze sì ladresche ma chiaramente mai delinquenziali – tant’è che spesso e volentieri, nel corso degli episodi dell’anime a lui dedicato rinunciava spesso al bottino per aiutare lo sfortunato di turno- come era altrettanto palese il debole di Lupin per le donne, soprattutto per l’ambigua e prorompente Fujiko. Nel film in programmazione nelle sale, il ricercato numero uno dalle polizie di tutto il mondo – in particolare dall’ostinato quanto esilarante ispettore Zenigata, che ha fatto della sua cattura un mantra di vita (“ti troverò, Lupin!“)- affiancato dal fedelissimo Jigen – con la sua fulminea Smith&Wesson – e dal silenzioso Goemon dalla sempre infallibile katana, entrerà a far parte di “The Work”, organizzazione che raggruppa tutti i borseggiatori più illustri, a capo della quale c’è il veterano Dawson. Dawson verrà ucciso nel corso della rapina di un’antica collana, che a sua volta un tempo conteneva una pietra preziosissima chiamata “Cuore rosso cremisi di Cleopatra”. Quando si verrà a sapere che il rubino e la collana si ricongiungeranno presto per ricomporre di nuovo l’inestimabile gioiello che verrà custodito in una gigantesca cassaforte chiamata “L’Arca di Navarone”, Lupin deciderà di organizzare il colpo per impossessarsene.  Il ritorno di Lupin al cinema con un film approvato da Monkey Punch Questo è il primo film sulle gesta del ladro franco-giapponese ufficialmente riconosciuto da Monkey Punch stesso, tant’è che il doppiaggio italiano è stato eseguito con gli stessi attori della serie animata; motivi in più per farsi incuriosire da questa nuova avventura, tanto più che l’Italia è sempre stata particolarmente affezionata al personaggio di Lupin- tanto da vedere in onda una serie interamente dedicata alle imprese del ladro guascone nel nostro Paese, chiamata appunto “Lupin III – l’avventura italiana“. È inoltre italiano anche uno dei cortometraggi di ispirazione “lupeniana” più belli: “Basette“, interamente ambientato a Roma, è a ragione considerato da molti  non solo un omaggio, ma una piccola perla nel suo genere. 

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Culturalmente

MTV è morta (forse), viva MTV

È una “nongiovane” che vi scrive: questo è per tutti i nati tra la fine degli anni ’80 e gli inizi dei ’90. Per tutti quelli che nel passaggio tra le medie e il liceo hanno avuto la loro prima formazione musicale tra le ultimissime musicassette, i cd passati sottobanco e i primi mp3 (se riuscivi a scaricare da Napster con la connessione 56k, il giorno dopo a scuola eri considerato un hacker). Per tutti quelli che, come me, nel pieno degli anni ’90, si sono ritrovati un nuovo canale televisivo, MTV music television, ed erano pronti al futuro. MTV Italia è stato un po’ il fratello maggiore di tutti noi, il fratello figo, quello yeah, quello che ti faceva conoscere la musica giusta, a te che non ne capivi assolutamente nulla. Grazie ad MTV conoscemmo Britney Spears E tutte le reginette del pop (fa nulla che dopo poco meno di un decennio caddero in disgrazia l’una dopo l’altra), le boyband come i Backstreet boys, i Linkin park – se eri un rockettaro duro e crudo. Facevamo i compiti davanti a Mtv Select, dove potevi richiedere il tuo video preferito via telefono e il tuo SMS poteva essere letto in diretta dal VeeJay. Ve li ricordate i Veejay? I dread di Marco Maccarini e la dolcezza di Giorgia Surina, il pizzetto di Daniele Bossari, Victoria Cabello che era quella tosta (diceva le parolacce in diretta, oh), il “nongiovane” Francesco Mandelli che era ancora “nongiovane” e non “il solito idiota”, le Kris&Kris che ci parlavano di quella terra leggendaria che era Ibiza con MTV on the beach. MTV sapeva di cosa avevamo bisogno Infatti le news duravano 5 minuti e c’era una serata alla settimana dove potevamo conoscere il sesso grazie a Loveline di Camila Raznovich (che ringraziamo ancora sentitamente, l’alternativa era l’angolo delle “domande piccanti” sul Cioè…). Avevamo l’Anime Night con Ranma 1/2 e NeonGenesis Evangelion, c’era Daria con il suo sarcasmo e Celebrity Deathmatch con le star in plastilina che si davano battaglia sul ring, telefilm di culto come Scrubs; c’era Elisa che cantava ancora in inglese e c’erano gli MTV unplugged, i bellissimi live in acustico dei nostri cantanti preferiti che subito dopo entravano nella classifica dei dischi più venduti. C’era MTV brand new che passava le band alternative come i Placebo e i Muse e c’era la Dancefloor Chart con Blue (Da be dee) degli Eiffel 65 che veniva trasmessa in loop con i suoi orribili alieni blu. C’era TRL total request live che trasmetteva da piazza Duomo a Milano – diventando itinerante in estate – dove potevi incontrare le tue star preferite se ti facevano salire in studio – e male che andava rimanevi giù a saltare e sventolare il tuo striscione in diretta. Venne l’11 settembre 2001 e il giorno dopo su MTV c’era Imagine di John Lennon a rotazione, come un mantra, a rassicurarci, come fanno i fratelli. E quando c’erano gli MTV music awards il giorno dopo a scuola non si parlava d’altro perché c’era stata una carrellata […]

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Cinema & Serie tv

“Io e lei”di Maria Sole Tognazzi: siamo una coppia normale

Mentre proprio in questi giorni i nostri Politici sono lì a mettersi d’accordo – forse – sulla possibile legislazione che possa regolamentare le coppie di fatto, etero e omosessuali, ecco che nelle sale arriva il nuovo film distribuito da Lucky Red Io e lei, per la regia di Maria Sole Tognazzi. Sabrina Ferilli e Margherita Buy interpretano Marina e Federica, la prima ex attrice e ora commerciante, caratterialmente estroversa e a suo agio con la propria omosessualità, l’altra un affermato architetto, più algida e schiva, con un matrimonio alle spalle e un figlio ormai adulto. Marina e Federica si amano, stanno insieme da 5 anni e sono una coppia ormai consolidata. Una coppia come tante. In crisi, come tante. Io, lei e Maria Sole Tognazzi In effetti è questo il tema che Io e lei si trova ad affrontare: la normalità di di due persone che credono di avere un futuro insieme ben delineato e che invece si trovano a dover mettere tutto in discussione. La miccia è il desiderio di Marina, dopo aver ricevuto un copione da un suo amico e fan, di ritornare a recitare, idea fortemente contrastata da Federica; la scintilla è la paura che i suoi colleghi vengano a sapere della sua relazione con Marina e, forse senza neanche sapere come, si ritrova ad avere come amante un oculista sua vecchia conoscenza. Ovviamente il punto della questione non è il sesso dell’amante – ci mancherebbe – ma proprio il fatto di ritrovarsi in una situazione comunissima: etero o gay non cambia nulla. “Signora è inutile che ride, guardi che capita a tutti. Si chiama calo del desiderio. Agli uomini li distrugge” sbotta Marina, con tutta la fisicità e il romanesco che la Ferilli può enfatizzare. Il film si fa comunque leggere attraverso l’ironia e, anzi, la Tognazzi lascia pure che i suoi personaggi prendano in giro le proprie interpreti – guarda caso Marina una volta recitava ed è innegabile che sia irresistibile nella sua romanità, mentre Federica è sempre il tipo distaccato e un po’ nevrotico. L’unica eco macchiettistica che il film si riserva è la figura del domestico filippino, ma a chi ha conosciuto il grande Ugo Tognazzi ne Il vizietto, riconoscerà anche l’omaggio che la figlia ha voluto riservare al padre.  i siamo una coppia normale

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Nerd zone

ASMR: il relax corre sul web

Keep calm and ASMR. Se a volte ci troviamo ad ascoltare il suono della pioggia, delle onde del mare, del vento tra le foglie, si fa spazio in noi un senso di calma e tranquillità. In particolari situazioni, un suono particolarmente lieve, un fruscio continuo, un tono di voce gentile, basso o sussurrato producono in noi delle sensazioni di relax e benessere che possono essere avvertite anche come sensazioni fisiche come un leggero formicolio dietro la testa o alla schiena proprio perché il nostro corpo in quel momento si sta rilassando. Ebbene, c’è chi ha pensato che questi fenomeni potessero essere adatti ad una sorta di terapia per combattere l’ansia e l’insonnia o semplicemente per rilassarsi e lasciarsi andare dopo una giornata particolarmente stressante. E il boom sul web è servito e va sotto il nome di ASMR. Letteralmente ASMR è Autonomous Sensory Meridian Response ed ha dato vita ad una community che diventa sempre più grande: su Youtube sono stati caricati oltre 2 milioni di video durante i quali whisperers (letteralmente “sussurratori”) da tutto il mondo creano video con lo scopo di suscitare “tingles” (cioè sensazioni rilassanti e piacevoli) nello spettatore. Questi video hanno anche format molto differenti: ad esempio, ci sono registrazioni di suoni naturali, rumori di penne su carta, pagine di un libro che vengono sfogliate, passeggiate in mezzo alla natura, oltre che a “giochi di ruolo” in cui i “whisperer” si dedicano allo spettatore stesso, fingendo sedute dal parrucchiere, alla spa o  altre situazione rilassanti con l’obiettivo di suscitare, appunto, uno stato di rilassamento mentale. Per rendere poi i suoni e le sensazioni che ne derivano più “reali”, gli autori di questi video utilizzano dei microfoni “binaurali”, cioè particolari microfoni che registrano i suoni in modo da riprodurli verosimilmente a come lo ascolterebbe l’orecchio umano, effetto che può essere ulteriormente amplificato ascoltando poi con gli auricolari. Il fenomeno dell’ASMR non ha in realtà fondamenti propriamente scientifici. Molti esperti credono che si tratti di un semplice effetto “placebo”, soprattutto se si considera la sua diffusione via web. Tuttavia, nella comunità scientifica si fa spazio una corrente più possibilista. Ad esempio, il professor Tom Stafford, un esperto di psicologia e delle scienze cognitive dell’Università di Sheffield, fu citato dal The Indipendent in un articolo che trattava gli effetti del ASMR e affermava: “È molto probabile che sia reale, ma attualmente è molto difficile la ricerca. L’esperienza interiore è al centro di una moltitudine di ricerche psicologiche, ma quando ti trovi di fronte a qualcosa del genere che non puoi né vedere né sentire e che non capita a tutti, si finisce in una zona d’ombra.” Suggestione o realtà? -ASMR: il relax corre sul web-

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Attualità

Milo Manara, le Stanze del desiderio

“Da parte mia non faccio molta differenza tra erotismo e pornografia. La vera differenza sta nei limiti del buon gusto. Forse la pornografia può essere definita come l’aspetto industriale dell’erotismo”. Le donne di Milo Manara hanno, finalmente, raggiunto Napoli in una mostra presso il Palazzo delle Arti di Napoli, dove dall’11 Aprile e fino al 30 Maggio, saranno visitabili Le stanze del desiderio. Insieme a queste, in un’esposizione di oltre un centinaio di tavole, sono esposti lavori originali e storici del fumettista di Luson. In un percorso che include delle vere e proprie stanze, si delinea il cursus di un disegnatore che ha fatto della sua opera un’ode alla femminilità. Maestro dell’erotismo, Manara tratteggia con la china la sensualità delle sue donne-icone in modo così sfacciato, così provocante e così svampito, da farle sembrare terribilmente naturali e genuine, quasi riuscissimo ad immaginarne il profumo, la voce, lo scuotere i capelli via dal viso. Una femminilità forte che ha suscitato lo scalpore della Marvel, con cui il disegnatore collabora per X-men Ragazze in fuga, e che ha generato un vero e proprio caso per la ormai celebre copertina di Spider Woman #1. Che dire poi della bella e mostruosa Partenope, raffigurazione della sirena da cui Napoli prendeva il suo nome in età antica, dai tratti paurosamente simili a quelli di Angelina Jolie, cui il PAN ha dedicato uno spazio esclusivo insieme alle tavole inedite de L’Oroscopo, romantiche compagne delle tavole dedicate a una delle eroine più amate di Manara, la bellissima Miele, protagonista di Candid Camera.  Le donne di Manara sono sì il documento del suo modo di concepire l’arte, la letteratura e la cinematografia, ma non sono l’unica voce narrante del suo mondo. La maestria di Milo Manara entra ed esce dalle Stanze del desiderio, ora facendo capolino e stravolgendo a suo modo lo standard della pubblicità, come nelle tavole disegnate per lo spot Eni o nelle spassose tavole Reclame dal sapore nettamente felliniano insieme a quelle di Viaggio a Tulum, incursione nel tema cinematografico che ha il suo protagonista  nel volto del nostro Marcello Mastroianni; ora affiancando la figura del suo maestro e amico Hugo Pratt, creatore di Corto Maltese, col quale collabora in Tutto ricominciò in un’estate indiana, debitamente ispirato a La lettera scarlatta di Hawthorne e che omaggia nel suo H.P. Colpiscono, infine, le tavole appartenenti ad un collezionista privato raffiguranti la storia de Lo Scimmiotto, fumetto estremamente interessante, nato dalla collaborazione di Manara con lo sceneggiatore Silverio Pisu, incentrato su un importante personaggio della letteratura cinese, il re-scimmia Sun Wu-Kung, completamente riletto ed adattato per costruire una chiara metafora di Mao e del popolo cinese negli anni e nei sentimenti del ’68. In quest’opera Manara trova modo di ricominciare a disegnare le sue affascinanti figure femminili, questa volta nel contesto di un’avventura impegnata politicamente e socialmente, nonché impregnata di un profondo e dissacrante umorismo. Ancora una volta e per sempre un Milo Manara tutto da godere. – Milo Manara, le Stanze del desiderio a Napoli – […]

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Culturalmente

All you can read: la degustazione letteraria

“All you can you read” è l’originale iniziativa letteraria che può risolvere il problema della pausa pranzo al lavoro. Quando infatti si lavora, l’ora di pranzo può diventare un problema, se non si è ben organizzati: panini mangiati per strada o, al contrario, salatissimi pasti consumati al ristorante e mangiati frettolosamente non sono l’ideale e, anzi, si rischia di tornare nella sede lavorativa più stressati di prima. Immaginate invece di uscire dall’ufficio, di raggiungere un luogo carino e confortevole, di sedervi al tavolo e iniziare a mangiare il vostro pranzo e magari, tra una chiacchiera e un boccone, di appassionarvi al brano che una voce calda e vivace vi sta leggendo in quel momento, e rilassarvi. Addirittura vi vengono offerti  anche dolce e caffè. Appunto, “All  you can read”, ovvero “Tu mangia con calma, il libro te lo leggiamo noi”. Questa bella iniziativa, promossa dall’associazione culturale Dramelot,  è partita questo gennaio nel centro di Torino, precisamente in via Mazzini 46, e si tiene ogni mercoledì. Con un ingresso di quattro euro ci si può sedere, usufruire del guardaroba e dei servizi, arrivare e andarsene quando si vuole, prendere e lasciare libri in libero scambio, mangiare comodamente il proprio pranzo, alzarsi e servirsi caffè e dolce  e, soprattutto, vivere un originale momento letterario con la voce degli attori con una solida formazione allo Stabile di Torino come Elisa Galvagno, Francesca Bracchino e  Andrea Bosca – il protagonista di “Magnifica presenza” di Ferzan Ozpetek. Nell’”All you can read” si posso svestire, anche se solo per la durata della pausa pranzo, i panni del lavoratore per entrare in quelli dello spettatore o, meglio ancora, in quelli del “degustatore letterario”: infatti ogni mercoledì il menù varia e prevede un nuovo brano da un libro scelto dalla stessa associazione Dramelot, che accoglie a volte anche i suggerimenti dei suoi stessi iscritti, così da favorire un momento di svago intelligente e anche un sano e vivace dibattito letterario.  -All you can read:la degustazione letteraria-

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Libri

La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin

“In principio fu il fischio”. A Mattinella, un piccolo paese dell’entroterra irpino -proprio “sull’osso pezzillo dello stivale italiano”- all’alba degli anni ’70 inizia “La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin“, alias Isidoro Raggiola. Il piccolo Isidoro è speciale perché appena viene al mondo non si mette a piangere, come ci si aspetta da un neonato, ma inizia a fischiare come un uccellino. O meglio, inizia a “urlafischiare”. Isidoro vive con l’amato padre Quirino, comunista, poeta affetto da strabismo e l’adorata madre, Stella Dimare , pastaia deliziosa e chiamata così perché in paese nacque la moda di abbinare il nome col cognome; cresce nella sua Mattinella “che sta su da 300 anni e non crollerà mai!”, in una casa in cui al mattino cala nebbia fatta di farina -la farina che Stella usa per impastare le sue richiestissime creazioni- e che alla sera è luogo delle “serate delle belle parole”, in cui Quirino si mette a recitare frasi e poesie che conserva gelosamente nelle scatoline di Idrolitina e da cui verranno fuori vocaboli nuovi, come “tristelice” o “dolcevìso”. Isidoro non solo sa “urlafischiare” come un un uccello, ma è proprio amico di un vero merlo indiano, Alì, che è anche il suo “manager” e che lo accompagnerà nella sua crescita di giovane uomo. Sembra l’inizio di una favola, una storia alla Gianni Rodari, questo romanzo scritto da Enrico Ianniello, regista, traduttore e attore casertano che ha lavorato con mostri sacri come Nanni Moretti e Toni Servillo. “La vita segreta di Isidoro Sifflotin”, edito da Feltrinelli e nelle librerie da poche settimane, è una bella storia a ritmo di fischi e di bellissimi neologismi che riesce ad essere contemporaneamente un’avventura, una favola, uno spaccato di vita dei nostri padri -ma anche dei nostri figli- e addirittura portatore di un messaggio rivoluzionario. Infatti il nostro Isidoro, con una spassosa combriccola di paesani, tra cui lo stralunato “Canzone”, terrà addirittura dei concerti nelle zone limitrofe in cui inizierà a trasmettere un messaggio rivoluzionario fatto di fischi e urlafischi, con cui i lavoratori -attraverso il “fischiabolario”- potranno ribellarsi al padrone. Così il lettore si ritrova a vivere la scanzonata infanzia di Isidoro che si innamorerà della bellissima e coraggiosa bambina spastica Marella e farà amicizia con l’etnologo francese “Renò” –che lo ribattezzerà Sifflotin, cioè fischiatore– fino  alla data del 23 novembre 1980; da qui la natura irrompe così violentemente nella vita di Isidoro e del Sud Italia tutto che perfino il lettore cercherà di trovare rifugio nei rassicuranti neologismi di papà Quirino e nei melodiosi fischi di Isidoro, e sarà costretto ad affrontare col prodigioso bambino tutto l’orrore del violento terremoto dell’Irpinia e le scelte di vita che ne deriveranno. Con in testa le parole della madre Stella, “Sparte e capisce”, ovvero “dividi e comprendi”, Isidoro Sifflotin comincerà un nuovo capitolo della propria vita in cui incrocerà personaggi come la bella crocerossina Renata, il cieco napoletano Enzo Cecòf del misterioso “Giappone del Monte di Dio” e addirittura il presidente Pertini; con loro e da loro il prodigioso ragazzo che urlafischiava capirà che nella vita non sono le ali […]

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Nerd zone

Link2Universe: un ponte per l’Universo

Da sempre la Scienza è l’arte di ammirare la Natura e le sue meraviglie; studiarla, quindi, è la modalità per comprenderla ed interpretarla. Il modo più comune in cui ammiriamo la Natura è guardandola con stupore: un tramonto, il cielo stellato, una cometa, sono elementi meravigliosi ma a cui difficilmente riusciamo a dare una spiegazione. La colpa è da attribuire anche a come immaginiamo che sia la divulgazione scientifica: qualcosa di ostico, difficile e, a volte, noioso. Pur non potendo avere il nostro personale professor Keating (il compianto Robin Williams ne “L’Attimo Fuggente”), a farci vedere le cose sotto un altro punto di vista ci prova Adrian Fartade con il suo Link2Universe. Link2Universe (e il suo canale Youtube Link4Universe) è un portale di divulgazione scientifica che si occupa principalmente di astronomia, cosmologia e fisica, abbracciando poi anche campi come la chimica e la biologia. Il sito non è solo un punto di riferimento per chi è già ferrato nel campo astronomico, ma si propone di rendere accessibile lo studio dell’Universo anche agli internauti meno esperti. Adrian e il suo team, stimolando l’entusiasmo e la curiosità, sembrano rendere semplice anche il misterioso Bosone di Higgs. Che l’argomento sia una curiosità comune (“come mai il cielo è scuro la notte?“), una curiosità decisamente strana ( “quanti gattini entrerebbero nell’Universo?“) o lo studio di un corpo celeste, Link2Universe collega direttamente il libro di scienze all’osservazione diretta di un fenomeno, stimolando una sana sete di conoscenza. Chiedendo ad Adrian com’è nata una passione tanto grande per la Scienza, lui risponde: Sin da quando ero bambino, ho sempre avuto l’istinto a raccontare le cose che mi appassionavano. Ci sono foto di me, a 9 anni, in piedi sul tavolo che spiego ai parenti la fotosintesi (l’avevo appena imparata a scuola). Da lì ho solo continuato, aiutandomi da una parte col teatro – diventando attore per migliorare le mie tecniche di racconto- e dall’altra ho molto approfondito i miei studi, laureandomi in storia e filosofia della scienza proprio per la passione che ho nelle grandi idee rivoluzionarie della storia umana. Cosa ti ha spinto inizialmente e cosa ti spinge ora a fare una divulgazione scientifica accessibile a tutti? Mi è venuto naturale un giorno aprire un canale in cui parlarne. L’idea è nata anche per la stanchezza per la divulgazione scientifica in Italia, sempre molto anonima, distaccata e meramente giornalistica: volevo creare qualcosa di nuovo, una community. Non ho mai voluto creare una piattaforma di semplice informazione ma ho sempre cercato di parlare a tutti, conoscere le persone e fare qualcosa di più diretto e coinvolgente. Questo per far capire che la scienza non è qualcosa di astratto e lontano ma che è qualcosa che riguarda tutti in qualche modo: la scienza è la curiosità che abbiamo da bambini di vedere cosa c’è sotto un sasso o in che modo bruciano le cose sul fuoco… Sono tutte cose che da piccoli facciamo spontaneamente con quel senso di meraviglia che coinvolge anche gli altri bambini. E con questo progetto volevo che questo senso di gioco e meraviglia tornassero caratteristiche […]

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Voli Pindarici

Homocaust – hanno sterminato l’Amore

Guardo i miei piedi, secchi come artigli, venire fuori dal logoro straccio che indosso: una lurida veste grigia, con un triangolo all’altezza del cuore, nero, come tutto qui intorno. Niente ha più colore, è tutto morto. L’erba che vedo oltre il filo spinato pure sembra fatta di filo spinato, rovi che appestano la terra. Il cielo è cupo e sembra metallo mangiato dalla ruggine. La stessa ruggine di cui sembra fatta la divisa dei tedeschi. Ci hanno chiuse qui, ci aggiriamo così magre che siamo già fantasmi. Sono debole ma mi sono quasi abituata alla fame che strizza le budella. All’inizio non dava tregua, non mi dava modo di pensare e forse era meglio così. Un giorno ho sentito odore di bruciato e ho visto fumo provenire da un lungo comignolo in fondo al campo. Era un odore strano, dolciastro. Chissà cosa arrostivano, non riuscii a non chiederlo alla ragazza scheletrica che stava alzando pietre con me. Lei ha alzato gli occhi e mi ha guardato senza espressione. Una vecchia è scoppiata a ridere sguaiata, scoprendo i due denti che le rimanevano: ” Se parli e non lavori, ti troverai anche tu alla brace”. Capii. Vomitai bile e quella notte tremavo più forte nel mio cubicolo, chiamando sotto voce la mamma. Ci hanno rasate: come le altre non ho più capelli, quei capelli che Chiara amava accarezzarmi. Chiara! Dio mio, ti prego, lei no! Forse non l’hanno vista, non hanno visto i suoi occhi!  Io quegli occhi li amavo già quando da piccole giocavamo dietro la bottega dei suoi genitori; stavamo sempre con Lorenzo, che aiutava il padre in campagna, e Mario, il figlio del tipografo. Avevamo quell’età in cui la vita sa d’avventura; Chiara era la più grande e la nostra capobanda, pendevamo dalle sue labbra, soprattutto io. Ma dopo i 15 anni non stava più bene che maschi e femmine stessero insieme: era finito il tempo dei giochi, ora Lorenzo e Mario aiutavano i loro padri a lavorare. Ma io e Chiara eravamo inseparabili. Il forno della sua famiglia e la bottega dove mia madre faceva la sarta affacciavano sullo stesso cortile; ogni pomeriggio spuntava nella bottega, portava a mia madre una pagnotta calda di forno, mi prendeva per mano e correvamo via. Era così bello parlare e sognare con lei. I suoi capelli profumavano di pane e il cuore mi scoppiava quando mi guardava.  Una domenica, mentre uscivo dalla Messa, mi si avvicinò Mario, cappello nella mano e vestito elegante. Camminammo fino a casa e lui mi parlò di come ormai lavorasse nella tipografia del padre. Raggelai quando si congedò sfiorandomi le labbra.  Mia madre non trovò motivazioni al mio turbamento. -Sara, un così bel giovane che ti fa la corte da sempre…ed è anche un buon partito! Terrorizzata, corsi a cercare Chiara giù al forno e la trascinai via:  -Sara, fermati! Che è successo? Piangevo, le parole a singhiozzo. -Mario. C’è stato un bacio. Ti prego, cancellamelo da dosso! Diventò di sale per un momento. Poi rise a prendermi in giro: – Ti sistemi col figlio del tipografo e piangi? Non fare la bambina, Sara. E poi come potrei mai cancellartelo? Mi spinsi a cercare le sue labbra. Mi allontanò senza fiato, gli occhi d’argento spalancati. Aspettavo un suo schiaffo e invece mi […]

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Cinema & Serie tv

Perez: discesa nel cuore freddo di Napoli

Demetrio Perez è “l’avvocato delle cause perse” della famosa massima; un avvocato d’ufficio che poteva essere un grand’uomo di legge, se non fosse che tutta la sua vita è stata segnata dalla paura. E allora si aggira nelle aule di processuali cupo e invisibile, accettando passivamente che gli altri decidano per lui, trascinando la sua vita quasi per inerzia, fino al giorno in cui Luca Buglione, inquietante boss della camorra, decide di farsi difendere proprio da lui. Perchè? “Io vi mica vi ho scelto perché siete il più bravo avvocato?!… Vi ho scelto semplicemente perché state inguaiato”, è la lapidaria “sentenza” del boss. Inguaiato perché l’unica figlia di Perez, Tea, è innamorata di Francesco Corvino, un camorrista che lei crede innocente. E in tutto questo, cosa può c’entrare un carico di diamanti stipati nella pancia di un toro? Perez, uscito il 4 ottobre al cinema e presentato a Venezia 71, è il nuovo film sceneggiato e diretto da Edoardo De Angelis, regista di “Mozzarella stories”, che vede protagonista un ottimo Luca Zingaretti, inibito, dismesso e tormentato, e il nuovo talento della serie Gomorra, Marco D’Amore; un film che si propone di essere coraggioso già dalle intenzioni, in quanto in genere noir è poco trattato in Italia. La storia è ambientata a Napoli, ma una Napoli diversa, lontana dalle immagini da cartolina del mare e del sole. Al contrario, il palcoscenico della vicenda è il Centro Direzionale: un agglomerato di grattacieli, strade e metallo, il “cuore freddo della città”, come ha voluto descriverlo lo stesso De Angelis, ospite della rassegna teatrale “PulciNellaMente” di S.Arpino. Un palcoscenico attivo, uno scorcio metropolitano quasi nordico, scintillante e freddo come la canna della pistola che Demetrio Perez si è visto costretto ad utilizzare, dopo essersela vista puntata contro. Non è neanche un caso che la vicenda in cui viene avviluppato e trascinato l’avvocato prenda forma nelle ore notturne. Nella stessa mancanza di luce, infatti, lo spettatore si ritrova a proiettare sia la forte angoscia che incalza Perez nel suo tentativo di reagire, per una volta, al corso degli eventi, sia le possibilità dello stesso di uscirne vivo. Nella storia, la notte ingoia tutto, rendendo indistinguibili  prudenza e menefreghismo, tentativi di reazione e rabbia repressa, legalità e illegalità, i cui confini saranno tracciati solo nel momento in cui la l’alba illuminerà i protagonisti.  Questi sono solo alcuni dei motivi per cui Perez si è rivelato un progetto ambizioso; sono stati di questo parere anche altri “addetti ai lavori”, tant’è che la Code 39 film, casa di produzione americana, ne ha richiesto i diritti per farne così un remake oltreoceano. -Perez: discesa nel cuore freddo di Napoli – 

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Notizie curiose

Lumière e la foresta di Luna al Romics

  Torna ottobre: torna il Romics con Lumière e la foresta di Luna! Anche quest’anno, la Fiera di Roma, dal 2 al 5 ottobre, verrà invasa dal consueto fiume di persone,  cosplayer, addetti ai lavori e semplici fan di videogiochi, fumetti, cartoni animati e quant’altro. Saranno quattro giorni ricchi di eventi, tornei e attività di cui avremo un assaggio il 2 ottobre alle ore 16:00, presso lo stand della Scuola internazionale di Comics, con la presentazione, appunto, di “Lumière e la Foresta di Luna“, favola dark scritta da Simona Borrelli, autrice già nel 2007 del dark-fantasy “Sidembress” , ed illustrata da Valentina Brancati, allieva proprio della Scuola internazionale di Comics. A sentirle, le due autrici di Lumière e la foresta di Luna, sono giustamente fiere della propria opera sulle orme dei fratelli Grimm, classica, a tratti oscura, con un intento metaforico, modellata sul viaggio all’interno della parte oscura di ognuno di noi. Il punto di origine è stato uno sketch di Valentina: due bambini con corna di cervo. Un’idea grafica embrionale che dava già la dimensione gotica della storia, con uno stile -sottolineano le due autrici- quasi grezzo e con una struttura precisa, che racchiude mondi fantastici in pochissime descrizioni. Una storia metaforica– continuano le autrici di Lumière e la foresta di Luna– in cui i due protagonisti  si perdono dentro la parte “buia” di noi, quella parte poco battuta che potrebbe essere rappresentata, appunto, da una foresta. E chi passa attraverso l’oscurità dei suoi intricati rami, compie continue scelte per affrontare paure ed indecisioni,  per tornare alla luce della rinascita. I disegni e lo stile grafico di Lumière e la foresta di Luna, all’inizio più luminosi e leggeri, seguono di pari passo la discesa dei due protagonisti nei misteri della foresta, cioè in quella parte di noi che ancora non conosciamo, modificandosi così nei toni del seppia e del nero, con tratti via via più cupi e grotteschi– precisa Valentina Brancati. Questo e tanto altro è Lumière e la foresta di Luna. Lumière non è solo il protagonista di una favola– continua Simona Borrelli- ma è chiunque arrivi ad un punto di rottura con sé stesso , quando le certezze che si avevano non bastano più e si deve osare il cambiamento, soprattutto per affrontare il mondo dei sentimenti. In caso contrario, si rischia di vivere in un eterno stato di immobilismo e fissità, condizione in cui vivono, appunto, gli antagonisti  di Lumière , persone che trascorrono la loro vita bloccati nel tempo, collezionando oggetti che, in effetti, danno loro la sicurezza di non dover rischiare mai di guardare in faccia le proprie emozioni e “il mondo lì fuori”. “Lumière e la foresta di Luna” non è solo una favola per ogni età, è un lavoro a quattro mani che colpisce, un progetto dalle atmosfere affascinanti e l’intento ben preciso: incitare a non restare fermi, a non avere paura di osare, per quanto dure siano le prove che la vita ci pone davanti. Hai letto: Lumière e la foresta di Luna al Romics

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Attualità

Due mamme per una bimba: la prima adozione gay

Che la società sia sempre più avanti della politica, soprattutto in questo Paese, non è una novità. Che gli organi giudiziari seguano a ruota questa evoluzione dei tempi della società, invece, sorprende. La notizia è di pochi giorni fa: il Tribunale dei minori di Roma, con una sentenza storica per il nostro Paese, ha dato il via libera all’adozione di un bambino da parte di una coppia di due donne, la prima adozione gay in italia. Tutto comincia nel 2003, quando due donne che si amano decidono di sposarsi in Spagna e di andare a vivere insieme a Roma.  Una delle due ha avuto una bimba tramite procreazione assistita all’estero. Le due donne, quindi, decidono di intraprendere il cammino più difficile e più dolce, diventare mamme, dedicandosi con amore alla crescita e all’educazione di questa piccola vita, costruendo così una solida base affettiva. La quale base affettiva ora, tramite la sentenza del Tribunale, è stato riconosciuta anche a livello legale: la bambina è figlia di entrambe le donne. Questa consuetudine è ormai da tempo adottata in moltissimi paesi europei come la Spagna, la Germania e i Paesi Scandinavi ed è chiamata tecnicamente “stepchild adoption”, cioè l’adozione, da parte di uno dei due componenti della coppia, del figlio naturale o adottivo del partner, solitamente riferito a coppie omosessuali. Il Tribunale di Roma ha accolto il ricorso della madre non biologica sulla base dell’articolo 44 della legge sull’adozione del 4 maggio 1983, n. 184, modificata dalla legge 149 del 2001, che contempla l’adozione in casi particolari. Ovvero “nel superiore e preminente interesse del minore a mantenere anche formalmente con l’adulto, in questo caso genitore ‘sociale’, quel rapporto affettivo e di convivenza già positivamente consolidatosi nel tempo”, indipendentemente dall’orientamento sessuale dei genitori. Maria Antonia Pili, legale dell’Associazione italiana avvocati famiglia e minori, a cui le due donne si erano rivolte, ha spiegato che «il Tribunale per i Minorenni di Roma ha correttamente interpretato la norma di apertura già contenuta nella Legge sull’adozione. Non si è trattato dunque – ha precisato l’avvocato – di concedere un diritto ex novo, ovvero di creare una situazione prima inesistente, ma di garantire nell’interesse di una minore la copertura giuridica a una situazione di fatto già consolidata, riconoscendo così diritti e tutela ai quei cambiamenti sociali e di costume che il legislatore ancora fatica a considerare, nonostante le sempre più diffuse e pressanti rivendicazioni dei moltissimi soggetti interessati». Un passo da gigante, sia per la giurisprudenza che per la società italiana, nel riconoscimento del diritto delle coppie dello stesso sesso a formare una famiglia. Ovviamente la sentenza ha spaccato l’opinione pubblica ma, soprattutto, il mondo politico che si è diviso in plausi di soddisfazione, da parte di Arcigay e Arcilesbica, e moniti d’indignazione da parte del gruppo di centro-destra “Fratelli d’Italia” che parla di “un vero e proprio colpo di Stato” o, come dichiara Giorgia Meloni di AN-FI: «Ancora una volta la magistratura si sostituisce alla legge, emanando una sentenza ideologica e drammatica in tema di adozioni». Da parte […]

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Notizie curiose

Orange is the new black: bulle e pupe dietro le sbarre

Piper Chapman ha commesso un reato, dieci anni fa: ha trasportato una valigia piena di soldi provenienti dal cartello internazionale di droga gestito da Alex Vause, la sua amante. Una sola volta.  Oggi Piper rinnega del tutto il suo passato e ha cambiato completamente stile di vita, è diventata una ragazza della middle-class, promessa sposa di Larry, scrittore squattrinato, e decide di consegnarsi alle autorità per pagare il prezzo di quel suo unico errore: questo è il motivo per cui sconterà 15 mesi nel carcere femminile di minima sicurezza di Litchfield, in compagnia di spacciatrici , tossicomani, ladre e truffatrici ed è per questo che, intevitabilmente, la sua vita cambierà. Questo è “Orange is the new black“. Dopo il successo dell’irriverente Weeds, Jenji Kohan sforna un altro successo di qualità e lo fa attraverso Netflix, il canale streaming che ormai fa incetta di migliaia di abbonati ogni anno; un’innovazione assoluta anche nelle modalità di distribuzione di un genere di prodotto pensato solitamente per i palinsesti televisivi. Se negli Stati Uniti Netflix ha reso già disponibile la seconda serie di Orange, che ha bissato il successo di pubblico, critica e premi – ai Critic’s choice awards e ai GLAAD awards di quest’anno- in Italia la prima serie è distribuita dal nuovo canale streaming Infinity, mentre da settembre verrà trasmessa in chiaro su Mya. Liberamente ispirata all’omonima biografia di Piper Kerman, Orange is the new black è una storia dove la figura femminile predomina e buca lo schermo, lasciando l’uomo sullo sfondo a farle da spalla.  All’inizio si parte con la storia di Piper ma, con l’avanzare delle puntate, la storia si apre ad una narrazione più corale e ironica, che mette ben in luce le somiglianze, le differenze, le pazzie, le lotte e l’amore attraverso le storie delle singole detenute.  Incollando gli occhi allo schermo, Orange is the new black racconta che, il più delle volte, niente è come sembra, che dietro ciò che può mostrarsi come lo stereotipo della pusher, della tossica, dell’assassina, della folle, della criminale matricolata, si nasconde invece una storia complessa e sorprendente.  Ulteriore intento della serie è riuscire a raccontare senza filtri i problemi e le mancanze del sistema carcerario americano, oltre che l’appiattimento della vita dietro le sbarre, in cui bianche, nere, ispaniche e donne anziane vivono, negli spazi comuni, in gruppi distinti, in quanto ormai “è una questione tribale, non c’è mica razzismo qui!”.  La ruvidezza delle esperienze di ogni singola detenuta sottolinea quanto le emozioni e i sentimenti siano indispensabili per non perdere la propria identità nella realtà carceraria ma che, al contempo, per sopravvivere, ci sia bisogno di mostrare unghie e denti, mettendo definitivamente alla berlina l’espressione “sesso debole”. Una serie davvero ben scritta e ben recitata Orange is the new black, che fa riflettere e che diverte con tanti colpi di scena entusiasmanti, già dalla prima puntata. Uno su tutti: nel carcere di Litchfield è detenuta anche Alex Vause, proprio l’ex amante di Piper che la coinvolse nel traffico di droga. Solo che Piper ancora non lo sa.   […]

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Notizie curiose

Mondiali: la caduta degli dèi verde-oro e la sconfitta degli orange. La finale sarà Germania- Argentina

Se si dice Brasile, si dice calcio. Se si parla di seleção, si parla della nazionale più forte del mondo. In Brasile il calcio è la filosofia di vita di un intero paese. Un paese enorme, tra metropoli e favelas, tra foresta amazzonica e spiagge immense, tutto unito nel pallone. Un paese che ha come eroi undici calciatori che fanno meraviglie, che volteggiano col pallone attorno agli avversari, facendoli ballare a ritmo di samba e incantando il mondo intero. O almeno era ciò che succedeva. Il Brasile ora è il paese che si è risvegliato shockato e umiliato dopo la caduta dei propri miti, in un incontro chiuso con 1 gol a favore contro 7 della monumentale fomazione tedesca, nella semifinale mondiale giocata a Belo Horizonte. Una disfatta storica, qualcosa che semplicemente non ci si aspetta.  Per il Brasile, tutto ciò che poteva andare storto l’ha fatto, partendo dal cruento infortunio di Neymar nei quarti di finale contro la Colombia, con la stella carioca uscita dal campo in barella e con una vertebra lombare fratturata. Il Brasile non solo si è scoperto improvvisamente Neymar – dipendente, ridimensionato, indisciplinato nel tenere le proprie posizioni e privo dei guizzi del suo reparto offensivo, ma addirittura si è mostrato da subito impaurito da una Germania solida, compatta e determinata a portare a casa il risultato. Le marcature della semifinale mondiale si aprono all’11’ del primo tempo, con un corner da destra battuto da Kroos e tiro di piatto di Muller che batte Julio César. 1 a 0 per la Germania, l’inizio del disastro mondiale. Il reparto offensivo tedesco è come un panzer per giocatori brasiliani che diventano praticamente inesistenti: David Luiz non riesce a marcare, Hulk è poco incisivo, Fred imbarazzante e Julio Cèsar si arrangia come può. Al 23′, passaggio in area di Müller per Klose che con doppio tentativo insacca nel sette. 2 a 0 per la Germania e record di gol segnati in un mondiale per Miroslav Klose, che aggancia Ronaldo a quota 16.  Il Brasile non ha neanche il tempo di rendersi conto di cosa stia succedendo che arriva una doppietta di Kroos, al 24′ e al 26′, e il gol di Khedira al 29′ . Spettacolo teutonico. Alla fine del primo tempo, Germania- Brasile 5 a 0. Il 5 a 0 più veloce della storia dei mondiali. La marea verde-oro sugli spalti è attonita e in lacrime, l’atmosfera è surreale; dal lontano 1950 cominciano ad arrivare gli echi del “Maracanazo”, la storica sconfitta brasiliana, contro tutte le previsioni e in un paese sicuro di una scontata vittoria, nella finale mondiale contro l’Uruguay al Maracanã di Rio De Janeiro, a seguito del quale furono proclamati 3 giorni di lutto nazionale, anche per le numerose persone che furono colte da infarto e si tolsero la vita subito dopo la fine della partita. Comincia il secondo tempo e il c.t. brasiliano Scolari sostituisce Fernandinho per Paulinho e Hulk per Ramires, nella speranza che la sua seleção si scuota dal torpore ipnotico che la attanaglia. Nella seconda parte del match […]

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