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Eroica Fenice

Attualità

Tirocinio Formativo Attivo: la farsa continua

Tutto è cominciato il 7 maggio 2014, quando, un comunicato stampa del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, ha annunciato che venerdì 9 maggio sarebbe stato pubblicato sul suto del MIUR il bando per il secondo ciclo del Tirocinio Formativo Attivo (TFA).  Il bando è stato pubblicato solo il 16 maggio, con una settimana di ritardo rispetto alla data stabilita. Già allora avremmo dovuto capirlo: fra gli aspiranti docenti e il Ministero dell’Istruzione, le distanze e le incomprensioni sarebbero aumentare a dismisura.   Dal 14 al 31 luglio si sono svolte nelle varie regioni d’Italia le prove preselettive del Tirocinio Formativo Attivo per le diverse classi d’ insegnamento: orde umane di più o meno giovani si sono accalcate ai cancelli delle scuole scelte come sedi delle prove, hanno aspettato con ansia il segnale per entrare, hanno preso posto e, una volta aperta la busta contenente il test, hanno risposto mettendo una crocetta sull’ opzione che sembrava essere più convincente. L’ ingrediente segreto per superare la prova? La preparazione, certo; ma anche una buona dose di fortuna, perché, in certe situazioni, quando la cultura diventa nozione, lasciare tutto al caso e alla filastrocca Ambarabaciccicoccò può davvero essere d’aiuto, permettendo di raggiungere l’agognato punteggio minimo di ventuno. La fase delle prove preselettive del Tirocinio Formativo Attivo, gestite dal consorzio Cineca a livello nazionale, è passata non senza lamentele e denunce: ricorsi per domande errate, qualche furbetto che ha usato lo smartphone, apertura delle buste avvenuta in orari diversi nelle varie province d’Italia.  Insomma, finora niente di nuovo, niente che non conoscessimo già, il solito fritto misto all’italiana. La vera novità, l’elemento originale, è l’attesa di questi giorni lunghissimi, in cui si sarebbero dovute svolgere le altre due prove gestite direttamente dai vari atenei.  I patti erano chiari: nel bando del 16 maggio è scritto che entro la fine del mese di ottobre 2014 si sarebbero dovute espletare sia la prova scritta che la prova orale, così da permettere l’attivazione dei corsi entro la fine di novembre.  Anche queste scadenze, come da tradizione, sono slittate perché, in alcune regioni, le università telematiche, come eCampus e Pegaso, hanno deciso di inserire nella piattaforma Cineca una disponibilità di posti, aumentando così l’offerta regionale e alterando i numeri iniziali. Le regioni interessate a questo disallineamento sono Lombardia – dove sono miracolosamente comparsi 1900 posti in più rispetto ai 3064 stabiliti dalla nota ministeriale del 16 maggio 2014, Campania e una parte del Lazio. Da parte sua, il MIUR ha richiesto agli atenei un riallineamento dell’offerta formativa entro il 29 ottobre. Il riallineamento non è avvenuto, nessun accordo è stato trovato e, di tutta risposta, gli atenei delle regioni interessate hanno sospeso il bando e rinviato le prove.  Ancora rinvii, ancora date non rispettate. Sempre meglio, dobbiamo ammetterlo, di ciò che è accaduto all’ Università di Perugia, che, a sole due ore dall’ inizio della prova scritta per la classe di concorso A060, ha pubblicato un avviso relativo allo slittamento della prova  a data da destinarsi. Sullo […]

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Teatro

“Rhinoceros in Love”: un amore che viene da lontano

Catene, impalcature di ferro, due materassi, un televisore rotto, qualche sedia sparsa qua e là; sono questi gli oggetti che riempiono il palcoscenico del teatro Mercadante di Napoli dove, il 25 e il 26 ottobre, la National Theatre Company of China  ha portato in scena  un classico del teatro contemporaneo cinese, Rhinoceros in Love. Rhinoceros in Love, pièce scritta dall’ affermata drammaturga Liao Yimei e messa in scena da suo marito Meng Jinghui, icona e maestro del teatro d’avanguardia in Cina, ha riscosso dappertutto un grandissimo successo. Rappresentata per la prima volta nel 1999 al Teatro dell’Accademia d’Arte e Gioventù cinese, Rhinoceros in Love racconta la storia del tormentato ed esasperato amore  di Malu, allevatore di rinoceronti, per Mingming, giovane dattilografa di cui è pazzamente innamorato e che non corrisponde i suoi sentimenti, pur mostrandosi talvolta ambigua e poco convinta. Il nobile e profondo sentimento provato da Malu si oppone alla superficialità e alla frivolezza che caratterizzano la comitiva di cui fa parte e da cui cerca di prendere le distanze: giovani privi di ideali, il cui unico interesse sembra essere vincere la lotteria. Nessuno lo capisce meglio del suo rinoceronte Tula, di cui si occupa riservandogli cure e premure speciali. Proprio come Malu, Tula è un animale particolare, diverso dagli altri. Da giorni si rifiuta di mangiare e non mostra alcun interesse per il nuovo recinto a cui è stato destinato.  Diversamente dalla pièce di Eugène Ionesco, dove il rinoceronte è il simbolo del totalitarismo che trasforma gli individui fino ad omologarli, qui l’animale  è la metafora della tristezza e della solitudine di chi non riesce a inserirsi in una società ormai malata, assetata di denaro, dove tutto, anche l’amore, viene banalizzato, vanificato, quantizzato. A Malu – animale sociale in via d’estinzione per il suo modo di pensare, di agire, di amare – non resta che rassegnarsi all’idea che Mingming non sarà mai sua, nonostante le mille promesse di felicità e i suoi versi d’amore, sinceri, seppur poco elaborati, di cui gli amici si burlano; eppure, nonostante sia lunatica e incoerente, Mingming non è affatto un mostro: soffre anche lei, gridando il suo amore per un uomo che non compare mai in scena e di cui, dice, si accontenterebbe di essere l’amante, il cane, la serva. In questo triangolo amoroso, il carnefice diventa vittima e la vittima carnefice, in un circolo vizioso che fa da sfondo ad una generazione  assuefatta e annichilita dall’ idea di ricchezza e di compravendita. Tutte le cose bianche diventano come inchiostro nero se paragonate a te: è il primo dei due versi che compongono la poesia che Malu dedica a Mingming; così, mentre segue corsi di inglese e di informatica per adeguarsi ai tempi che corrono e per essere alla moda, per essere accettato da Mingming e dal gruppo sociale di cui non si sente parte, Malu scrive poesie d’amore, ripetendone i versi fino allo sfinimento, quasi come per affermare  la sua soggettività e quindi la sua esistenza, quasi come per dire:“Questo sono io, un […]

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Attualità

Alluvione a Genova: colpa di tanti, braccia di pochi

Ennesima alluvione a Genova. Ormai è diventata una triste consuetudine: in questo periodo dell’anno, i genovesi sono alle prese con le pale e il fango. Le alluvioni e le calamità naturali a Genova hanno storia lunga: già nel 1970, le fortissime precipitazioni del 7 e dell’8 ottobre provocarono l’  esondazione del Bisagno e del Fereggiano e la piena dei torrenti Sturla, Polcevera, Leira, Chiaravagna e Cantarena, con il crollo del ponte romano situato nella zona di S. Agata, di cui restano solo alcune rovine.  Oggi, come più di trent’anni fa,  ad  Ottobre la città  ligure di blocca in un pantano di fango e di giustificazioni. La notte fra il 9 e il 10 Ottobre, Genova ha rivissuto le stesse paure del 2011 e gli abitanti sono stati costretti  spostarsi ai piani alti delle case. Da quella notte, la città è immobile. I disagi sono stati tantissimi: auto sommerse, linee ferroviarie interrotte, impossibilità di raggiungere il posto di lavoro, scuole chiuse.  Sono più di 200 i genovesi costretti ad abbandonare le proprie abitazioni ed accolti in delle strutture specifiche allestite per far fronte all’emergenza: una di queste, quella di Pontedecimo, a Nord del capoluogo ligure, offre accoglienza agli sfollati di Volpalcevera che venerdì sera, a causa di una frana, hanno lasciato la propria casa. La gente ha paura, è spaventata. C’è rabbia sul volto dei genovesi e un interrogativo aleggia nell’ aria  che si fa sempre più tesa: di chi è la colpa? Come spesso accade in queste situazioni, le responsabilità non ricadono mai solo su una persona. Le polemiche al sindaco, Marco Doria, dilagano, e infuriano quelle contro la Protezione Civile, per la mancata allerta dell’ alluvione della notte fra il 9 e il 10; ma, forse, la vera responsabile di tutto ciò è la lentezza con cui queste questioni vengono affrontate: per ben tre anni, i lavori che avrebbero consentito di aumentare la portata del torrente Bisagno nel suo tratto finale, quello che  dalla stazione Brignole  arriva alla foce, sono in una fase di stallo. I lavori, iniziati nel 2006, sono stati  bloccati nel 2011, quando il  Tar della Liguria ha   accolto il ricorso di due consorzi d’imprese, la Pamoter e la Fincosit, escluse dall’ assegnazione del secondo lotto dei lavori. Ma di fronte ad un morto, le colpe non contano. Pochi parlano di lui: Antonio Campanella, 57 anni, vittima della forza del Bisagno in piena. Stava tornando a casa, dopo aver fatto, come tutte le sere, la sua solita passeggiata  al bar prima di andare a dormire. Una scelta che si è rivelata fatale. Noi vogliamo parlare di lui. Nel paese delle mille domande, dove i politici e le istituzioni si passano la “patata bollente” cercando di giustificare ciò che non doveva accadere, noi vogliamo parlare di Antonio. Ex-infermiere in pensione, abitava  in una casa ormai vuota dopo la morte della madre, all’ultimo piano di un palazzo a due passi dal fiume. Le persone del posto lo ricordano con affetto e con un sorriso, per la sua simpatia e […]

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