Baki the Grappler è uno dei manga più longevi e seguiti attualmente pubblicati in Giappone. Nonostante sia in giro da ben 35 anni, questo incredibile traguardo non ha permesso storicamente al manga di sbarcare facilmente in altri paesi occidentali, tra cui anche l’Italia, rimanendo a lungo confinato in madrepatria. Infatti, se non fosse stato per l’arrivo globale dell’adattamento anime Netflix nel 2018, non avremmo probabilmente mai potuto usufruire di quest’opera in modo “legale” e continuativo. Il suo poliedrico autore, Keisuke Itagaki, ha iniziato a scrivere e disegnare questa cruda storia nel lontano 1991 e, incredibilmente, non dà ancora alcun cenno di volersi fermare. Baki non è affatto il solito fumetto shōnen di combattimenti, ma è un’ossessione viscerale, lunga trent’anni, sul come diventare fisicamente e mentalmente “il più forte del mondo”.
Scheda tecnica del manga Baki the Grappler
| Caratteristica | Dettaglio |
|---|---|
| Titolo originale | Grappler Baki (グラップラー刃牙) |
| Autore (Mangaka) | Keisuke Itagaki |
| Anno di inizio pubblicazione | 1991 |
| Rivista di serializzazione | Weekly Shōnen Champion (Akita Shoten) |
| Genere | Arti marziali, Azione, Shōnen |
| Piattaforma anime | Netflix |
Indice dei contenuti
Com’è nato Baki the Grappler
L’autore, Keisuke Itagaki, ha avuto una vita personale piuttosto avventurosa e fuori dal comune, entrando nella squadra paracadutisti nelle Forze di Autodifesa giapponesi e praticando attivamente boxe e diverse arti marziali a livello competitivo. Da questa sua dura esperienza formativa e dal suo forte senso di mascolinità incentrata sull’esaltazione della pura forza fisica, decide agli inizi degli anni ’90 di lanciare la sua serie manga sulla rivista Weekly Shonen Champion e, da lì in poi, ha continuato a pubblicare ininterrottamente la sua opera con costanza fino ai giorni nostri.
La trama: un riassunto delle parti principali
Baki the Grappler (1991 – 1999)

La lunga storia parte seguendo un giovane ragazzo di 13 anni che si allena duramente e brutalmente sin dalla sua nascita per soddisfare il morboso desiderio di sua madre: battere il proprio padre in un combattimento mortale. Un obiettivo realistico, se non fosse che suo padre, Yujiro Hanma, è universalmente riconosciuto come l’essere vivente più forte e letale del mondo. È soprannominato spaventosamente “L’Ogre” (L’Orco) ed è talmente forte, veloce e invincibile che i governi mondiali, tra cui i potenti Stati Uniti d’America, hanno dovuto firmare umilianti trattati di non aggressione con lui, agendo esattamente come se avessero a che fare con un’intera nazione dotata di un inarrestabile arsenale nucleare.
In questa primissima parte del manga vediamo Baki che cresce, affronta scontri fisici impossibili e fa la conoscenza dei primi personaggi iconici della serie, come il temibile yakuza Hanayama e il folle super soldato Gaia. La serie finisce con Baki che abbandona momentaneamente il Giappone per girare in incognito il mondo e apprendere sulla propria pelle tutte le forme di arti marziali esistenti, per poi tornare dopo 4 anni in patria ed entrare di diritto nel torneo dell’arena sotterranea che si svolge segretamente sotto il Tokyo Dome nella capitale nipponica. Lì si raggiunge uno degli apici narrativi e visivi della serie, dove decine di lottatori bizzarri entrano nella trama e vi rimarranno fino ad oggi. L’epico torneo si conclude con la sanguinosa vittoria di Baki che, a soli 17 anni di età, viene proclamato “il ragazzo più forte del mondo”.
New Grappler Baki (1999 – 2005)

In questo nuovo e brutale arco narrativo, gli eventi della trama si fanno ancora più assurdi ed estremi di quanto non lo fossero in precedenza. Cinque pericolosissimi serial killer condannati a morte, provenienti da varie parti del mondo, scappano di prigione contemporaneamente perché vogliono disperatamente “conoscere la sconfitta” e vengono casualmente a conoscenza dell’esistenza di un ragazzo in Giappone che viene considerato il più forte. Arrivando minacciosi a Tokyo, vorranno sfidare Baki e gli ex partecipanti del torneo sotterraneo, che sono diventati ora preziosi alleati e compagni del ragazzo. Ma a differenza dei combattimenti leali nell’arena, ora non ci sono assolutamente più regole e l’uso indiscriminato di veleno, pistole, esplosivi, lame e trucchi sporchi è totalmente consentito in strada.
Dopo questa intensa saga urbana, c’è l’arrivo dell’attesissimo torneo Raitai disputato in Cina, dove Baki deve letteralmente lottare per guarire da un letale avvelenamento subito nell’arco precedente. Però, a differenza della saga del torneo sotterraneo, qui l’autore decide di non proporre quasi più combattimenti epici basati su tecniche marziali specifiche o parti coreografiche complesse e realistiche, ma porta su carta tecniche e abilità del tutto assurde che rendono il tutto squisitamente bizzarro, esagerato e caricaturale.
Baki: Son of Ogre (2005 – 2012)

In Son of Ogre, Baki deve prepararsi psicologicamente e fisicamente allo scontro finale col padre Yujiro, ma prima deve misurarsi e battere colui che è considerato il secondo uomo più forte del pianeta, Biscuit Oliva. Lui è uno strano e viziato prigioniero degli Stati Uniti, talmente famoso, ricco e potente da essere chiamato “Unchained” (l’incatenabile). Baki si allena mentalmente combattendo contro un’ombra immaginaria di una mantide religiosa gigante (creata letteralmente con la sua mente) e poi si fa arrestare e rinchiudere volontariamente nel temibile carcere di massima sicurezza in America (l’Arizona State Prison) solo per sfidare apertamente Biscuit Oliva sul suo stesso territorio. Dopo averlo sconfitto in una titanica prova di forza pura, capita che un uomo preistorico (Pickle) intrappolato e ibernato in un blocco di sale rinvenuto in Messico viene portato in Giappone e risvegliato con lo scopo di farlo combattere con i lottatori dell’arena sotterranea, con Baki che deve ovviamente superare l’ennesimo, gigantesco ostacolo.
Il finale tanto atteso di questa lunghissima serie è lo scontro epocale e decisivo tra Baki e Yujiro, che inizia in modo grottesco con una specie di cena di famiglia surreale dove, a un certo punto, iniziano a combattere distruggendo tutto e lanciandosi nel vuoto da un palazzo di più di 50 piani. Questa immensa saga, all’epoca della sua pubblicazione, doveva essere la parte finale e conclusiva di Baki, essendo che ormai l’unico e originario scopo della trama (affrontare il padre) era stato raggiunto; ma l’autore Itagaki ha deciso di continuare ancora la serializzazione perché aveva in serbo ben altro elemento da inserire nella trama.
Baki-Dou (2014 – 2018) e la seconda parte (2018 – 2023)

Le assurdità fantascientifiche non sono ancora finite, e si passa al delicato tema della clonazione genetica. Alcuni scienziati riportano fisicamente in vita Miyamoto Musashi, il samurai più famoso e imbattuto della storia giapponese e considerato il guerriero definitivo. Musashi concepisce un unico e spietato modo di combattere: il tagliare, affettare e uccidere senza pietà il proprio avversario. Questa sua enorme incongruenza etica e letale con i lottatori sportivi moderni porterà alla sanguinosa morte di varie persone, tra cui uno storico compagno di Baki, e all’inevitabile scontro finale con il protagonista, che lo rispedisce metaforicamente nel mondo degli spiriti da cui era venuto.
La lunga saga finisce poi con un corposo pezzo dedicato alla figura di Nomi no Sukune, un moderno lottatore di sumo che ha una forza di presa tale da poter trasformare il carbone in un diamante stringendolo semplicemente tra le mani. Qui il tema esplorato dall’autore è vedere se il venerato sumo antico giapponese può battere realmente i lottatori di arti marziali miste moderni; tuttavia, questo arco narrativo risulta abbastanza semplice, lineare e privo di grandi colpi di scena, con i colossi del sumo che subiscono alla fine una sconfitta devastante e totale.
Baki Rahen (2023 – in corso)

Siamo arrivati finalmente all’ultima serie attualmente in corso di pubblicazione. Il focus della narrazione ora si è spostato sorprendentemente su Jack Hammer, il feroce fratellastro maggiore di Baki, che ha portato il suo fisico al limite dell’umano con l’uso estremo e reiterato della chirurgia ossea per allungare i suoi arti e l’utilizzo massiccio di varie droghe e steroidi potenzianti. Jack usa ora in combattimento uno stile brutale basato unicamente sui morsi (il Goudou), il che dimostra ancora una volta come Itagaki abbia ancora tantissima voglia di inventarsi modi assurdi e grotteschi per portare avanti dei combattimenti sempre più al limite del reale e del gore.
La serie animata (Netflix e OVA)
L’animazione televisiva della lunghissima serie di Baki inizia nel lontano 1994 con l’uscita home video di un OVA della durata di 45 minuti, intitolato Baki The Ultimate Fighter. Questo violento mediometraggio è un ottimo prodotto dell’animazione old school anni ’90 che si concentra esclusivamente sul primissimo scontro tra il giovane protagonista e il letale lottatore Kosho Shinogi. Lo stile estetico dell’OVA è molto più pulito e proporzionato rispetto ai disegni successivi, e Baki appare ancora come un semplice adolescente atletico che non possiede ancora l’anatomia muscolare esagerata che lo renderà iconico nel mondo.
Dopo un lungo periodo di attesa, nel 2001 arriva finalmente la prima vera serie TV, Baki the Grappler. Divisa in due corpose stagioni, l’opera animata copre fedelmente l’infanzia difficile e violenta di Baki e il suo primo, traumatico scontro con il padre Yujiro; mentre la seconda stagione si focalizza interamente sui frenetici combattimenti del Torneo Massimo dell’arena sotterranea. Nonostante un budget palesemente limitato e un’animazione in molti tratti di bassissima qualità tecnica, la serie riuscì comunque ad essere completata con grande successo di ascolti in Giappone.
Infine, dopo anni di silenzio, il colosso Netflix decide coraggiosamente di rilanciare a livello globale il franchise, coprendo con nuove stagioni tutti gli archi narrativi lasciati in sospeso, riprendendo la narrazione animata esattamente dove si era interrotta bruscamente nel 2001 (ovvero dall’arco dei Condannati a Morte). Attualmente le stagioni su Netflix sono arrivate alla prima parte della saga di Baki-Dou (con l’introduzione di Musashi), avvicinandosi sempre di più verso la copertura completa e totale del lunghissimo manga di Itagaki.
Lo stile artistico e l’evoluzione dei disegni
Lo stile di disegno dell’autore del manga è cambiato moltissimo in 35 anni di pubblicazione. Per soffermarci su ogni singolo e progressivo cambiamento dovremmo analizzare minuziosamente almeno 14 cambi di stile evidenti; ma, per convenienza di sintesi, ne ho presi principalmente 4 in esempio per tracciare l’evoluzione:
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Nel 1991, con i primissimi volumi, Itagaki era partito con uno stile di disegno abbastanza pulito, privo di ombreggiature pesanti e con anatomie muscolari che rientravano ancora (più o meno) in canoni proporzionali realistici per un manga sportivo.
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Verso la fine della prima serie e l’inizio dell’arco New Grappler Baki, lo stile cambia bruscamente e i corpi dei lottatori diventano immensamente più massicci, grotteschi e totalmente fuori dagli schemi anatomici umani, con inquadrature esageratamente laterali, frontali o da dietro per esaltare la schiena, e fisici molto più allungati, in uno stile visivo che ricorda fortemente i classici dipinti giapponesi Ukiyo-e.
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Cambia nuovamente e si raffina in Son of Ogre, raggiungendo quello che molti fan e critici considerano il miglior livello artistico mai toccato da Itagaki: un mix perfetto di fasce muscolari ultra-realistiche e iper-dettagliate, unito all’uso perfetto e cinematografico delle ombreggiature (i chiaroscuri) e a una resa dell’impatto dei colpi molto più cruenta e realistica.
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Infine, con la serie più recente Baki-Dou, Itagaki “impazzisce” completamente proponendo uno stile decisamente più androgino e caricaturale. C’è una quasi totale assenza di ombreggiature a matita, fattore che fa risaltare molto le linee di contorno chiare, e i personaggi (anche quelli più massicci) ora hanno inspiegabilmente facce molto più tondeggianti e quasi femminili nei lineamenti, che contrastano volutamente e fortemente con l’immensa muscolosità dei loro corpi pompati.
Perché recuperare quest’opera?
A livello di coerenza interna, ciò che accade nell’assurda trama di Baki può essere accostato molto alle bizzarrie di Le Bizzarre Avventure di JoJo o ad altri manga completamente fuori di testa ed esagerati. Questo perché i classici combattimenti arti-marzialistici (atti a dare scontri sportivi spettacolari e bilanciati) sono praticamente scomparsi da Baki già a partire dalla seconda serie, lasciando spazio quasi esclusivamente a scontri che sono totalmente psicologici, surreali, o volti puramente a mettere in drammatica evidenza la mostruosa supremazia fisica di un personaggio, ma non hanno quasi mai più uno scopo “fattuale” o tecnico realistico.
L’opera di Baki the Grappler non cerca assolutamente di essere profonda o filosofica. Ci sono sicuramente alcuni messaggi filosofici di fondo sul concetto spietato di forza assoluta, sulla dignità del guerriero, oppure l’odio evidente e politico che l’autore pone verso gli Stati Uniti (spesso umiliati nel fumetto); ma questi rari temi sono sempre accompagnati da un tale grado di assurdità visiva e narrativa che non rende certo questi messaggi la parte principale da ricercare nella trama. Però, nonostante tutto, rimane comunque un prodotto d’intrattenimento estremamente godibile, capace di incollare alla pagina e che potrà intrattenere ed esaltare il lettore proprio per queste sue caratteristiche così orgogliosamente trash e “over the top”.
Fonte immagini del testo: Wikipedia, Fandom / Immagine di copertina in evidenza: Locandina promozionale Netflix

