Edogawa Ranpo è uno di quei nomi in cui è impossibile non imbattersi quando si studia la letteratura giapponese, soprattutto se si è appassionati di gialli e racconti del mistero. Non è solo un normale scrittore famoso, ma è anche l’uomo che ha portato i racconti gialli nel suo paese, genere che prima occupava una sezione puramente marginale nel mercato letterario dell’epoca. Il suo vero nome era Tarō Hirai, ma scelse “Edogawa Ranpo” perché, per assonanza, somigliava molto al nome di Edgar Allan Poe. Questo fa già capire quanto amasse i classici occidentali dedicati al mistero e da cosa abbia tratto maggiore ispirazione per iniziare la sua produzione.
Chi era Edogawa Ranpo?

Ranpo nacque nel 1894 e, prima di diventare uno scrittore a tempo pieno, fece ogni tipo di lavoro. Vendette tagliolini di soba per strada, lavorò in un ufficio postale e gestì persino una libreria dell’usato, dove ebbe molto tempo per leggere. Non fu una vita facile, ma proprio questa gavetta fatta di lavori umili e di osservazione della gente comune ha dato alle sue storie quel tocco di realtà che mancava ai racconti dell’epoca, solitamente più legati ad ambienti aristocratici o a situazioni poco credibili.
Negli anni ’20 iniziò a pubblicare i suoi primi racconti. Il Giappone stava cambiando velocemente durante il periodo Meiji e la gente aveva voglia di storie nuove, diverse dalle storielle troppo razionali e prevedibili. Ranpo portò così il metodo deduttivo di Sherlock Holmes e il tema dell’oscurità di Poe, mescolandoli con la cultura giapponese e le nuove scoperte tecnologiche appena arrivate dall’occidente.
Lo stile misto tra logica e l’assurdità
Le opere di Ranpo si dividono in due grandi filoni. Da una parte ci sono i gialli classici, quelli dove scoprire il colpevole è l’obiettivo principale. Dall’altra invece c’è quello che i giapponesi chiamano ero guro (erotico-grottesco), storie che sono molto più difficili e particolari da seguire rispetto al primo filone, essendo basate tutte sull’atmosfera, sui sentimenti repulsivi dei personaggi e su descrizioni perverse.
Un esempio famoso è “La poltrona umana“, racconto in cui un uomo si nasconde dentro una poltrona per sentire il peso delle persone che ci si siedono sopra. È un’idea assurda, ma Ranpo la scrive in un modo che fa capire perfettamente cosa stia girando nella mente malata dell’uomo e le sue sensazioni. Inoltre, queste storie sono spesso raccontate dal punto di vista del suo famosissimo alter ego Kogoro Akechi.
Kogoro Akechi: la seconda faccia di Edogawa Ranpo
Capita alle volte che i grandi scrittori di gialli abbiano bisogno di un detective ricorrente che colleghi tutte le loro storie. Per Ranpo, questo era Kogoro Akechi. All’inizio Akechi non sembrava un eroe, era un ragazzo trasandato e con i capelli spettinati che viveva in una casa piena di libri, ma era un genio nella deduzione e nella percezione di ciò che lo circondava.
Con il tempo e il passare dei racconti il personaggio è cambiato, diventando più elegante ed educato verso i personaggi che lo approcciano, fino ad somigliare quasi del tutto a Sherlock Holmes. Addirittura si troverà a combattere, in senso logico, contro criminali stravaganti come il “Ladro dalle venti facce“. Questo antagonista era un maestro dei travestimenti che non rubava mai per soldi, ma solo per il puro gusto della sfida. Questo dualismo tra detective e ladro ha creato un modello che in Giappone funziona ancora oggi in moltissime storie di mistero e in vari personaggi della cultura pop giapponese.
La belva nell’ombra: il confine tra realtà e finzione

In questo racconto Ranpo gioca con l’idea dell’ossessione. La storia parla di uno scrittore di gialli che incontra una donna, sua grande ammiratrice, la quale è terrorizzata dal fatto che un suo vecchio amante la stia perseguitando. La donna chiede quindi a lui, essendo un esperto, se possa aiutarla. Il problema è che quest’uomo sembra in grado di conoscere ogni cosa della ragazza senza però farsi vedere da nessuno o lasciare alcuna traccia.
Qui però non c’è solo una semplice caccia all’uomo, ma è anche una sfida psicologica dove non si riesce a capire mai chi stia manipolando chi e chi abbia doppi fini. Il titolo stesso, “La belva nell’ombra”, fa pensare a qualcosa di mostruoso, ma la verità è che il mostro non appare mai, rimanendo sempre nascosto nell’ombra. Oppure magari Ranpo voleva dare l’idea che esistesse solo nella testa dei personaggi, ma non si sa con certezza. Inoltre, durante la trama, Ranpo inserisce elementi erotici legati all’adulterio tra lo scrittore e la ragazza, già sposata. Questo è un racconto perfetto per rappresentare lo stile generale di Ranpo.
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La strana storia dell’isola panorama: un sogno che diventa incubo

Questa opera fa parte del filone degli ero guro ed è parecchio difficile da apprezzare. La storia è raccontata dal detective Akechi attraverso i suoi appunti su una vicenda che aveva seguito. Parla di un uomo che eredita una fortuna immensa tramite un sotterfugio e decide di usarla per costruire un’isola privata che era da sempre la sua ossessione. Ma non è un’isola normale, ma un paradiso artificiale pieno di bellezze assurde che vanno oltre la comprensione umana.
Quindi, mentre costruisce il suo mondo perfetto, deve convivere con la paura costante di essere scoperto che lo porta in una costante paranoia. È una storia che parla di quanto possa essere pericoloso cercare di trasformare un sogno in realtà a ogni costo. Nell’isola Panorama non c’è solo il mistero, ma è una critica a chi si isola dal mondo per vivere nelle proprie fantasie, finendo per distruggere tutto quello che ha intorno.
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Personaggi ispirati a Edogawa Ranpo
L’eredità di Ranpo la si vede in moltissime opere attuali in Giappone. Se si guardano anime o si leggono manga, lo si incontra di continuo.
Il caso più ovvio e iconico è Detective Conan, col protagonista che si chiama Conan Edogawa. Il nome “Conan” viene da Arthur Conan Doyle, ma il cognome “Edogawa” è un omaggio diretto a Ranpo. Senza le storie di Akechi, probabilmente non avremmo mai avuto l’iconico detective con gli occhiali e le decine di racconti di Ranpo che sono stati riproposti nell’omonima serie.
Il secondo più noto è nell’opera Bungou Stray Dogs, un’anime dove vari letterati giapponesi (non solo Ranpo) vengono inseriti come personaggi. Qui Ranpo ha il potere della “Super Deduzione” e, anche se è un po’ arrogante, riflette bene l’idea che lo scrittore aveva del detective di “qualcuno che vede quello che gli altri ignorano”.
Il terzo, un po’ meno noto, è il detective nel videogioco della Atlus Persona 5, Goro Akechi. Il suo nome è chiaramente ispirato a quello di Kogoro Akechi, con la sola assenza del “Ko-“. Qui il personaggio unisce i due lati del noto detective, alternando una personalità da vero gentiluomo a un’altra più selvaggia e grezza.
Perché è ancora importante?
Per il Giappone, Edogawa Ranpo fu quello che in Europa fu lo Sherlock Holmes di Doyle, portando un genere che tutt’oggi ispira moltissimi personaggi del Sol Levante. Nonostante i suoi libri non siano così conosciuti fuori dal Giappone, il pubblico occidentale ha comunque assimilato passivamente le sue storie e l’archetipo del suo detective. Prima di lui, il giallo in Giappone era quasi del tutto irrilevante, ma Ranpo prese quel genere straniero e lo rese giapponese a modo suo.
Non serve essere esperti di letteratura per godersi un suo racconto, anche se potreste trovarvi immersi in fasi deduttive piene di dettagli ed elementi dove bisogna prestare molta attenzione per non perdere il colpo di scena. I suoi libri, però, sono relativamente brevi, con un massimo di 200 pagine o poco più. Se volete scoprire la vera origine di molte storie di mistero riproposte negli anime di oggi, vi consiglio vivamente di leggere le sue opere.
Fonte immagini: Wikipedia, Amazon

