Riferimenti buddhisti in Jujutsu Kaisen, 5 elementi da scoprire

Riferimenti buddhisti in Jujutsu Kaisen, 5 elementi da scoprire

I riferimenti buddhisti in Jujutsu Kaisen sono inseriti all’interno dell’opera non come decorazioni o rappresentazioni casuali, bensì sono stati utilizzati dall’autore per dare un senso profondo ai poteri e alla filosofia dei personaggi. Gege Akutami, il creatore del manga, ha costruito l’intera storia come se fosse una parabola buddhista sul dolore e su come gli esseri umani facciano di tutto per uscirne.

I richiami sono tantissimi, ma mi soffermerò su 5 elementi che ritengo fondamentali e impossibili da ignorare per apprezzare ancora di più questo fenomeno globale dell’animazione giapponese.

Personaggio / Elemento Simbolismo Buddhista Associato
Gojo Satoru Il Buddha Illuminato, il Vuoto, Bodhisattva e Fudō Myōō
Yuji Itadori Il “Grande Veicolo” (Mahayana) e il cammino della sofferenza
Toji Fushiguro L’uomo intrappolato nel Samsara e la figura di Bishamonten
Ryomen Sukuna Divinità feroci deformate, Ashura e l’uso del Vajra
Mahoraga La Dharmachakra (Ruota della Legge) e i 12 Generali Celesti

1. Riferimenti buddhisti in Jujutsu Kaisen: Gojo Satoru

Riferimenti buddhisti in Jujutsu Kaisen, 5 elementi da scoprire
Gojo durante il risveglio

La creazione di questo personaggio, nonostante non sia stato pensato per essere il protagonista principale dell’opera, è diventata un simbolo cardine che tiene salda l’intera struttura narrativa. Gojo non è solo lo stregone più forte di Jujutsu Kaisen, ma rappresenta l’incarnazione vivente di figure chiave del buddhismo.

Quando Gojo pronuncia la celebre frase: “In tutto il cielo e la terra, io solo sono l’onorato” (天上天下唯我独尊), durante il suo secondo scontro contro Toji Fushiguro, sta citando testualmente le parole pronunciate dal Buddha storico Gautama al momento della nascita. Questa affermazione, all’apparenza arrogante, segnala il suo raggiungimento dello stato di “Buddha”, un evento che gli fa ottenere l’abilità dei Sei Occhi e gli cambia per sempre la percezione del mondo. I suoi poteri divengono, a tutti gli effetti, le abilità di un essere che ha raggiunto l’illuminazione (la buddità).

L’abilità dei Sei Occhi non è casuale. Gli conferisce la capacità passiva di percepire dettagliatamente tutto ciò che lo circonda, sentendo l’energia e lo scorrere del mondo, e garantendogli una riserva di energia malefica praticamente inesauribile. Tale condizione mentale, nel buddhismo, permette di svelare la falsità della realtà illusoria, superando l’impermanenza. Non a caso, le raffigurazioni divine del Buddha lo ritraggono spesso con un aspetto molto giovane. Gojo, sebbene sia un adulto, conserva un atteggiamento infantile e un volto che pare impermeabile all’invecchiamento.

Lo stesso nome del personaggio è carico di significato. Gojo Satoru (五条悟): i primi due caratteri (Gojo) indicano “le 5 condizioni” (i cinque sensi), mentre il carattere finale forma il verbo Satoru, traducibile come “comprendere” o “illuminarsi”. Nel pensiero buddhista, noi percepiamo il mondo attraverso cinque sensi limitati, ma è solo sviluppando la sesta percezione che si raggiunge la capacità di un Buddha: vedere la vera essenza della realtà.

Gojo come Bodhisattva e Fudō Myōō

Statua buddista
Statua del periodo Kamakura, XIII secolo d.C.

La figura del Buddha non è l’unica sovrapponibile a Gojo; egli incarna anche le peculiarità di un Bodhisattva. Parliamo di un individuo che, raggiunta l’illuminazione, decide deliberatamente di restare sulla Terra per guidare gli altri esseri verso lo stesso traguardo. Gojo non si limita a combattere le maledizioni, ma esercita il ruolo di insegnante presso l’Istituto di Arti Occulte di Tokyo. La sua inarrivabile unicità, tuttavia, lo isola inevitabilmente dai comuni mortali, tanto che le alte sfere degli stregoni lo considerano alla stregua di un mostro.

L’aura mostruosa di Gojo si ricollega anche a Fudō Myōō, divinità irata posta a protezione della legge buddhista. L’impeto di Gojo in battaglia lo rende l’incarnazione di una rabbia selvaggia e minacciosa, con sguardi feroci che ricalcano l’iconografia tradizionale dei Myōō. In lui convivono la natura di spietato esecutore e quella di guida spirituale per i suoi allievi.

Il vuoto e l’infinito

L’espansione del dominio di Gojo poggia sul concetto buddhista di “Vuoto”, considerato uno spazio extraterreno. Nel manga, questo si traduce in uno spazio infinito che paralizza le vittime riversando nei loro cervelli una mole incalcolabile di informazioni. Ricevendo questi stimoli, l’avversario finisce col “vedere tutto” dell’universo, il che equivale a non “vedere niente”, poiché il cervello non riesce a processare i dati in tempo, causando la paralisi. Il buddhismo, infatti, insegna che lo scopo non è comprendere intellettualmente l’intero cosmo, ma diventarne spiritualmente consapevoli.

2. Yuji Itadori, il cammino della sofferenza

Il personaggio di Yuji Itadori è spesso passato in secondo piano nel corso della storia. Non è il guerriero più forte né lo stratega più brillante; semplicemente, continua a lottare sprofondando in una spirale di dolore senza fine. Il suo ruolo acquisisce senso in chiave religiosa: Yuji non deve risplendere di luce propria, ma rappresenta il fedele buddhista incamminato su un sentiero di dolore verso la salvezza. Quando afferma “io sono solo un ingranaggio di un fine più grande”, cita indirettamente il “Grande Veicolo”, il principio del buddhismo Mahayana volto a salvare l’umanità dal ciclo delle rinascite (causa della sofferenza eterna). L’ultima ending dell’anime (stagione 3) presenta testi cupi e malinconici, volti a enfatizzare proprio l’agonia di Yuji. Nel buddhismo, però, questo dolore è vitale: attraversandolo si arriva a comprendere la natura stessa della sofferenza, proprio come fece il Buddha Gautama.

3. Toji Fushiguro: il guerriero fuori dal ciclo

Riferimenti buddhisti in Jujutsu Kaisen, 5 elementi da scoprire

Toji è l’opposto speculare di Gojo, ma riveste pari importanza allegorica. Se Gojo è l’essere illuminato, Toji è l’uomo irrimediabilmente ancorato al mondo materiale, dominato dall’egocentrismo e dall’avidità. La sua figura è legata a Bishamonten, dio della guerra e guardiano del nord. L’iconografia classica di Bishamonten prevede una lancia in una mano e una piccola pagoda nell’altra, simbolo del “tesoro” da proteggere. Toji possiede uno spirito maledetto a forma di “verme” che funge letteralmente da magazzino tascabile per la conservazione delle sue armi.

Essendo privo di energia malefica, Toji rappresenta l’individuo che ha spezzato il ciclo del karma in modo brutale, divenendo invisibile alle leggi del mondo degli stregoni. Nonostante ciò, rimane schiavo del proprio orgoglio e dei desideri terreni, condannandosi a rimanere intrappolato nel ciclo della sofferenza, il Samsara.

Le armi in possesso di Toji

Lancia Invertita del Cielo
Lancia Invertita del Cielo

In Jujutsu Kaisen, l’arsenale bellico nasconde complessi significati spirituali, e le armi di Toji ne sono l’esempio perfetto. La Lancia Invertita del Cielo rimanda alle armi brandite dai guardiani buddhisti per fendere l’ignoranza e annientare il male. La lancia di Toji agisce in modo speculare, “tagliando” e annullando le tecniche maledette altrui. È lo strumento che consente a un umano di ferire un essere “illuminato” come Gojo. Inoltre, Toji utilizza una catena chiaramente ispirata alla “corda Nera” di Fudō Myōō, usata dalla divinità per intrappolare i demoni e purificarli.

4. Ryomen Sukuna e le divinità feroci

Ryomen Sukuna Vajra

L’antagonista principale della serie, Sukuna, trae origine da una figura mitologica del testo Nihon Shoki (720 d.C.), in cui viene descritto come un mostro con quattro braccia. Tuttavia, il suo design e il suo agire in Jujutsu Kaisen richiamano marcatamente le divinità irate buddhiste. Sebbene tali divinità abbiano lo scopo di spaventare i demoni per proteggere i fedeli, Sukuna ribalta il paradigma: egli è il male assoluto che piega la sacralità per seminare il terrore. La sua espansione del dominio, il “Santuario Malefico“, è un altare buddhista corrotto e grottesco.

Le quattro braccia evocano la figura divina di Ashura, mentre la sua iconica lancia abbinata al gioiello Vajra lo assimila a uno Shitennō (guardiano dei punti cardinali). Il Vajra (“portatore di fulmine” o “diamante”) rappresenta l’axis mundi, il pilastro cosmico del credo buddhista. Nel manga, Sukuna sfrutta questo stesso oggetto sacro per devastare i nemici lanciando folgori gigantesche.

5. Mahoraga e la Ruota della Legge

Mahoraga Jujutsu Kaisen

Tra i riferimenti buddhisti più palesi spicca senza dubbio Mahoraga (Makora). L’evocazione suprema di Megumi Fushiguro presenta un design tutt’altro che fortuito. Sulla sua testa troneggia una ruota: si tratta della Dharmachakra, la “Ruota della Legge”. Se nella religione rappresenta l’insegnamento del Buddha e la diffusione della verità, Akutami ne fa lo strumento dell’inarrestabile e letale abilità di adattamento della creatura in battaglia.

L’esistenza di Mahoraga è indissolubilmente legata al numero otto: possiede una spada con otto impugnature e la sua ruota conta otto sfere. Nel buddhismo il numero otto è sinonimo di perfezione e completezza (come gli otto petali del fiore di loto). Tradizionalmente i Mahoraga sono considerati esseri divini legati ai serpenti, ma nel manga la creatura viene definita “Generale Divino”, un riferimento diretto ai celebri Dodici Generali Celesti preposti alla difesa del Buddha della Medicina, Yakushi.

Perché è importante conoscere questi riferimenti buddhisti in Jujutsu Kaisen?

Come abbiamo potuto constatare, nella complessa opera nata dalla mente di Gege Akutami gli elementi buddhisti non assolvono una mera funzione estetica, ma strutturano le fondamenta stesse della narrazione. Il fulcro concettuale del manga è la presa di coscienza che la vita terrena è inquinata dal dolore. Le “maledizioni” nascono e prendono forma a partire dalle emozioni negative degli esseri umani, ovvero dalle stesse pulsioni che incatenano gli uomini al ciclo inesauribile della sofferenza (il Samsara).

Il messaggio di fondo risuona potente: la forza bruta, da sola, non salva nessuno. Lo stesso Gojo Satoru, pur essendo un essere “illuminato” e dal potere smisurato, si dimostra incapace di estirpare definitivamente il dolore da un mondo in costante mutamento e segnato dalla mortalità. Afferrare questi messaggi allegorici è vitale non solo per comprendere la grandezza di Jujutsu Kaisen, ma si rivela una chiave di lettura preziosa per decodificare innumerevoli altre opere dell’animazione giapponese intrise della medesima matrice culturale e filosofica.

Fonte immagini: Wikipedia, Fandom | Immagine in evidenza: Locandina Pubblicitaria

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A proposito di Di Puorto Ugo

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