Visione d’inferno di Hideshi Hino | Recensione

Visione d'inferno di Hideshi Hino | Recensione

Visione d’inferno è un manga autoconclusivo di Hideshi Hino, pubblicato in Giappone nel 1984 e successivamente in Italia nel 1992. Hideshi Hino è considerato uno dei padri fondatori del genere horror nel mondo della fumettistica, influenzando artisti come Junji Ito. Visione d’inferno è considerato il capolavoro per eccellenza di Hino: un manga gore, splatter e grottesco, che cela una profonda introspezione sulla vita dell’autore e sul Giappone del dopoguerra.

Trama

Il racconto segue le vicende di un anonimo pittore che utilizza il sangue per dipingere i suoi quadri. Il pittore invita noi lettori a osservare alcuni dei suoi ritratti, che rappresentano prove per la sua opera finale. Ci presenta 13 quadri che raccolgono il suo passato e descrivono il degrado del genere umano, con particolare attenzione al racconto delle bombe atomiche sganciate sul Giappone.

Inferno su carta

Una lettura superficiale potrebbe ingannare il lettore. Certamente si rimane affascinati dal disegno del maestro Hino: il tratto unico, l’originalità dei personaggi e la perversione che emergono tra le pagine di questo manga colpiscono profondamente. Tuttavia, potrebbe apparire come un semplice tripudio di sangue ed aberrazioni, caratteristiche tipiche di alcuni prodotti splatter. Hideshi Hino, però, è un artista che sapientemente riesce a incanalare nei suoi disegni tematiche e riflessioni profonde. Le braccia e le teste tagliate, il sangue sgorgante e il cannibalismo non sono altro che rappresentazioni violente di una discesa simbolica verso l’inferno da parte del genere umano. Hino, attingendo anche alle sue esperienze giovanili, vuole rappresentare l’orrore che l’uomo ha perpetuato durante il suo cammino sul pianeta. In particolare, troviamo una rappresentazione chiaramente esagerata, secondo lo stile dell’autore, di un Giappone deflagrato e abbandonato a sé stesso dopo l’arrivo delle due bombe atomiche sul territorio nel 1945, un evento che per anni ha trasformato la quotidianità della popolazione nipponica. I 13 ritratti che questo folle autore ci mostra, sono differenti rappresentazioni di un’umanità corrotta in un inferno esteriore ed interiore. Il finale dell’opera è enigmatico e motivo di discussione tra i lettori, secondo i quali cela un significato simbolico ed esistenziale. L’epilogo del manga, infatti, non è descritto in modo chirurgico e, secondo l’autore, è interpretabile in base alle esperienze personali di ciascun lettore, alla sofferenza e al senso di corruzione che permeano l’animo umano.

Perché leggere Visione d’inferno

La lettura di Visione d’inferno è imprescindibile per gli appassionati del mondo manga, essendo un caposaldo del genere horror e una fonte d’ispirazione per opere entrate a far parte della memoria collettiva, come Silent Hill e i lavori di Junji Ito. Gli occhi spalancati, il sangue che scorre a fiotti, ci trasportano in un mondo sospeso tra l’onirico e il reale, dietro il quale si celano profonde riflessioni sulla sofferenza e sulla natura dell’esistenza umana.

Fonte immagine: In Your Face Comix

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