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Eroica Fenice

‘BELLA CIAO’ un’inedita versione di un canto popolare, un inno di Libertà e Resistenza umana, sociale e civile

Pochi artisti oggi in Italia possono scegliere di interpretare un canto così conosciuto e profondamente
significativo come Bella Ciao e riuscire nell’intento di creare un’opera allo stesso tempo nuova e intensa
come hanno fatto i Marlene Kuntz. La loro versione è infatti una canzone che conserva tutta la forza e
l’urgenza dell’originale, così come è cantata e amata in tutto il mondo, ma allo stesso tempo si rivela un
brano del tutto attuale e profondamente radicato nel tempo presente, sia dal punto di vista musicale che
artistico, sociale e culturale. Ne è prova la scelta di Riace come luogo reale e ideale dove girare il video che
accompagna questa nuova interpretazione.

Che i Marlene Kuntz abbiano voluto lanciare un segno forte e preciso, così legato ai tempi che viviamo,
è evidente. Un segnale all’insegna di senso etico e civico. Ma la loro è anche e soprattutto un’operazione
artistica, destinata a rimanere nel tempo.

In trent’anni di carriera la band capitanata da Cristiano Godano ha già dato ampiamente prova di saper
arrivare in modo forte e memorabile al pubblico, spesso proprio grazie a singoli che sono penetrati sotto la
pelle di una platea che va ben al di là di quella dei fan di più lunga data.

Lungo il cammino che li ha portati alla pubblicazione di ‘Bella Ciao’, i Marlene Kuntz ritrovano anche la
straordinaria collaborazione con Skin. La partecipazione convinta dell’artista britannica al progetto, la sua
interpretazione e la sua voce accanto a quella di Godano aggiungono al brano una profondità, un’atmosfera
e un impatto ancora più forte, coinvolgente, unico e memorabile.

«Bella Ciao è un canto per la libertà, il canto di tutti. Noi invitiamo le persone ad abbracciarsi, non a
dividersi, e la libertà è il presupposto principale per avere lo stato d’animo positivo e buono per farlo. Non si
tratta di buonismo, e nemmeno di avere soluzioni in tasca a problemi enormi destinati a diventare sempre
più complessi, ma di avere la mente predisposta a sentimenti di pace, a comprendere gli altri, a cercare
soluzioni umane per tutti, a mantenere la calma.

“Bella ciao” dunque è l’emblema della resistenza nei confronti di una deriva che consideriamo portatrice
di tensioni. E, dal nostro punto di vista, di valori ben poco poetici.
E siccome la poesia piace a tutti, facciamo in modo di essere coerenti con questo slancio poetico insito
nell’essere umano.

I Marlene Kuntz hanno sempre voluto contribuire alla diffusione del fare e del vivere poetici, e chi ci
segue lo considera un nostro valore riconosciuto e stimabile. Per noi è dunque particolarmente importante
sottolineare la radiosa bellezza di un mondo che sia vario, armonioso e melodico, perché varietà, armonia
e melodia, sono requisiti essenziali della poesia.

I muri reali o ideologici che vogliono dividerlo di questi tempi paiono voler distruggere queste premesse:
pienezza e varietà di volti e parole che nella loro abbondanza creano, ciascuno nel loro ambito, un risultato
magnifico e poetico.

Per noi il mondo è magnifico perché è vario, non perché è chiuso in sé stesso e diviso in spicchi non
comunicanti fra loro.

Se si guarda il video che ne abbiamo fatto, e che con forza abbiamo voluto girare proprio a Riace, si può
arrivare a una conclusione: la successione di volti che esso propone è varia, e rende il tutto armonioso,
concorde, melodioso. È un mondo ideale, laddove quello reale è più complesso, e lo sappiamo bene,
ma vale quanto detto poco sopra: avere lo stato d’animo positivo, mantenendo la calma. Sono volti che
raccontano dell’umanità nella sua splendida varietà, fatta di colori diversi, di emozioni diverse, di storie
diverse, di sensazioni, odori, sapori, sentimenti, passioni, ognuna preziosa e fondamentale. Questa è poesia.
Non può salvare il mondo da sola, ma può contribuire a farlo. Lo pensiamo da sempre. Nel nostro piccolo,
devolveremo il ricavato a Riace, che costituisce tutt’ora un modello funzionante di coesistenza fra le genti.».

Marlene Kuntz

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