Per due diligence si intendono quei processi che le imprese dovrebbero implementare per identificare, prevenire e mitigare i rischi legati alle loro attività.
Confronto tra i modelli di due diligence
| Ambito di applicazione | Numero di fasi | Obiettivo principale |
|---|---|---|
| Diritti umani | 4 fasi | Identificare e mitigare impatti negativi sui diritti umani. |
| Supply chain (OCSE) | 5 fasi | Gestione responsabile della catena di fornitura di minerali. |
| Ambito economico | Analisi profonda | Verificare la solidità finanziaria e patrimoniale aziendale. |
Indice dei contenuti
Cos’è la due diligence
Si parla per la prima volta di due diligence nel cosiddetto rapporto Ruggie (ovvero i Guiding Principles on Business and Human Rights), documento che suggeriva alle imprese multinazionali di implementare un processo di due diligence per affrontare i rischi di mancata tutela dei diritti umani, e poi in un rapporto dell’OCSE in cui il rischio si riferiva all’utilizzo di metalli e minerali provenienti da aree di conflitto e ad alto rischio.
In ambito giuridico esiste un obbligo di due diligence in capo agli Stati: devono adottare tutte le misure necessarie per prevenire e reprimere il compimento di un atto illecito. In ambito economico, invece, il termine due diligence indica un’analisi organizzata approfondita, che serve per raccogliere e verificare tutte le informazioni (di natura finanziaria, economica, fiscale, ambientale, eccetera) su un’azienda. L’obiettivo è ottenere una fotografia completa e dettagliata delle condizioni dell’azienda presa in esame.
Questo tipo di analisi è necessaria quando un’azienda entra in contatto con soggetti esterni che vogliono acquistare la società, una parte delle sue azioni, eccetera. In questi casi, l’investitore ha bisogno di conoscere lo stato di salute dell’azienda, cioè la sua solidità economica, finanziaria e patrimoniale, prima prendere decisioni importanti.
La due diligence per i diritti umani
Le imprese devono definire una strategia aziendale per il rispetto dei diritti umani, alla quale deve seguire l’adozione di un processo di due diligence dei diritti umani, ovvero effettuare un controllo sulla filiera e su tutte le attività che possono essere a rischio e intervenire con una serie di azioni per mitigare il verificarsi di questo rischio. Il processo di due diligence deve tenere presente tre aspetti:
- il contesto del Paese all’interno del quale l’azienda opera, per capire se sussistano rischi specifici per i diritti umani;
- le conseguenze che potrebbero avere le attività di impresa sui diritti umani in quel contesto;
- le implicazioni che potrebbero provocare indirettamente tramite relazioni connesse alle loro attività, come soci d’affari, fornitori, agenzie di Stato.
La due diligence è un processo complicato, che riescono a fare solo le grandi aziende. Questo procedimento di due diligence, che non prevede il mero adeguamento alle leggi nazionali, ma soprattutto la gestione del rischio di violazioni dei diritti umani, con lo scopo di evitarli, potrebbe essere utile dato il suo approccio preventivo e proattivo. Inoltre, l’adozione di un sistema di due diligence è strumentale per le imprese che vogliono affermare in maniera chiara e credibile di rispettare i diritti umani. Il processo di due diligence per i diritti umani si articola in diverse fasi:
- Identificare e valutare degli impatti negativi sui diritti umani che possono essere causati dalle attività di un’impresa, tenendo conto del contesto specifico in cui si opera e dei soggetti potenzialmente interessati. Può essere un processo complesso e difficile, ma è fondamentale per rendere operativa la politica aziendale sui diritti umani e per il successo della due diligence. L’analisi dei rischi sui diritti umani andrebbe fatta prima dell’avvio di una nuova attività, ad esempio, prima dell’ingresso in un mercato, dato che i rischi per i diritti umani possono essere mitigati già nella fase di organizzazione di un nuovo progetto. In questa fase rientra anche l’analisi del contesto e del Paese in cui l’azienda opera: prima di investire in uno specifico luogo, l’impresa dovrebbe studiare le caratteristiche di questo Paese, il suo contesto politico, il grado di tutela dei diritti umani. Inoltre, nello svolgere il processo di valutazione degli impatti negativi, l’impresa dovrebbe tenere conto di tutti i diritti umani universalmente riconosciuti, ma chiaramente è molto difficile, quindi potrebbe procedere con una mappatura dei rischi per i diritti umani, al fine di definire una lista di priorità di azioni. La scelta delle priorità è un processo molto insidioso, infatti, sarebbe opportuno coinvolgere esperti in materia di diritti umani per gestire questa fase. Un’efficace procedura di valutazione degli impatti sui diritti umani richiederebbe anche la consultazione dei soggetti interessati dalle attività dell’impresa o delle organizzazioni locali della società civile.
- Integrare all’interno dell’azienda i dati rilevati nella valutazione dei rischi sui diritti umani. Nella pratica, l’impresa che ha causato o che è a rischio di causare un effetto negativo sui diritti umani, dovrà adottare tutte le misure necessarie per interrompere tale effetto. Queste stesse misure devono essere adottate anche in caso di abusi dovuti all’attività di soggetti terzi che collaborano con l’impresa, in questi casi sarebbe opportuno che l’impresa interrompa i rapporti d’affari. In alcuni studi si sottolinea la necessità, in queste prime fasi, di istituire un team in azienda che si dedichi alla questione dei diritti umani, che dovrebbe avere l’autorizzazione a prendere decisioni importanti, contatti diretti con tutte le funzioni dell’azienda e le risorse adeguate per la prevenzione. Il processo di integrazione richiede anche la diffusione di una cultura improntata al rispetto dei diritti umani, che parta dall’alta direzione fino a diramarsi ai singoli dipendenti, al fine di riconoscere il rispetto dei diritti non solo come un comportamento conforme alle leggi, ma come un valore aggiunto e necessario per l’impresa. Un metodo per diffondere la cultura aziendale è con programmi di formazione, oppure, un altro strumento potrebbe essere affrontare le questioni relative ai diritti umani durante il processo di selezione del personale, cercando di conoscere la posizione del candidato su tali tematiche.
- Verificare l’efficacia delle misure adottate in materia di diritti umani. Gli indicatori possono essere qualitativi e quantitativi oppure dei commenti di attori interni ed esterni all’impresa. Questa fase è molto utile anche per il continuo miglioramento della procedura di due diligence, perché le carenze individuate possono aiutare a capire come agire meglio in futuro.
- Procedure di rendicontazione dei risultati degli impatti sui diritti umani e delle politiche adottate per porvi rimedio. Questa rendicontazione deve garantire trasparenza e responsabilità nei confronti di soggetti o gruppi potenzialmente coinvolti e l’impresa deve fornire informazioni sufficienti per valutare se gli interventi adottati risultino adeguati. La comunicazione può assumere forme diverse: relazioni pubbliche e formali, pubblicazioni sul sito aziendali, riunioni con la partecipazione delle parti interessate, eccetera.
Due diligence for Responsible Supply Chains
Il Due Diligence Guidance for Responsible Supply Chains dell’OCSE richiama l’attenzione delle imprese sul rischio che queste corrono nell’operare in contesti difficili, ovvero dove c’è la possibilità di concorrere alla violazione dei diritti umani attraverso le attività nella catena di fornitura nel settore dei minerali.
Le linee guida suggeriscono processi di due diligence specifici a seconda del minerale e della posizione dell’impresa nella filiera. Il processo si compone di cinque fasi:
- Stabilire sistemi di gestione aziendale: ovvero, comunicare ai fornitori e al pubblico la politica aziendale in merito all’approvvigionamento di minerali provenienti da aree di conflitto o ad alto rischio; stabilire un sistema di controllo sulla catena di fornitura dei minerali; stabilire un meccanismo di reclamo, eccetera.
- Identificare i rischi nella catena di approvvigionamento;
- Progettare e attuare una strategia per rispondere ai rischi identificati: ovvero, riportare i risultati della valutazione dei rischi al personale designato dall’impresa; elaborare ed adottare un piano di gestione del rischio e monitorare gli sforzi di mitigazione del rischio;
- Implementare audit (verifiche) da parte di soggetti terzi indipendenti per fare un’analisi della due diligence;
- Riportare i risultati sulla due diligence nella supply chain: le aziende dovrebbero pubblicamente riferire in merito alle loro politiche e prassi legate al processo di due diligence e fornire le info sull’approvvigionamento responsabile di minerali.
Considerazioni finali
Non c’è dubbio che l’approccio proattivo, analitico e organizzativo di un processo di due diligence possa condurre a risultati molto positivi, ma il punto debole di questi processi è che non sono obbligatori per le imprese. Le proposte per rendere obbligatoria la due diligence sono diverse:
- gli Stati possono adottare delle nuove misure che chiedano alle imprese di condurre un processo di due diligence, sia come obbligo giuridico diretto (ovvero formulato in una legge, come ha fatto Obama nel 2012), oppure in via indiretta offrendo alle aziende la possibilità di usare la due diligence come forma di tutela contro accuse di violazioni dei diritti umani;
- stabilire incentivi e benefici per le imprese che fanno il processo di due diligence;
- incoraggiare attraverso meccanismi di trasparenza e comunicazione: molti Stati richiedono alle imprese di rivelare la presenza o assenza di attività di due diligence e di individuare eventuali danni che le loro attività possono creare;
- combinazione degli approcci precedenti.
Adesso è presto per capire quale sarà l’evoluzione del processo di due diligence, però il grado di accettazione fa ben sperare, anche se gli Stati possono introdurre misure diverse per sollecitare le imprese in questo senso e limitare il compimento di atti illeciti.
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